La puntata 42 di Scaffali Scomposti è interamente dedicata alla celebrazione di Umberto Eco in occasione del decennale della sua scomparsa, avvenuta il 19 febbraio 2016. L'episodio si apre con un esperimento narrativo generato dall'intelligenza artificiale: un'ipotetica conversazione con il Professore.
I conduttori, Gabriele Biandolino e Salvatore Copani, approfondiscono i seguenti temi centrali:
• La Biblioteca come mondo: Viene descritta la leggendaria biblioteca personale di Eco composta da 50.000 volumi, riflettendo sul significato del possesso fisico dei libri e sulla biblioteca come fulcro narrativo nel romanzo Il nome della rosa.
• Analisi Letteraria e Consigli: Salvatore definisce Il nome della rosa un capolavoro multiforme (giallo, storico, filosofico) e suggerisce di leggerlo insieme al saggio Eretici ed eresie medievali di Grado Giovanni Merlo per orientarsi tra le complessità delle eresie citate nel testo.
• Il rapporto con la tecnologia e la società: Viene ricordata la celebre critica di Eco verso i social network e la superficialità della comunicazione moderna. I conduttori ipotizzano che, data la sua natura curiosa, Eco oggi avrebbe studiato l'IA con estremo interesse critico anziché demonizzarla.
• Cultura Alta e Bassa: Si celebra la capacità di Eco di trattare con la stessa dignità accademica Aristotele e i fumetti, James Bond o la televisione, abbattendo i muri tra i diversi livelli di sapere.
• Sinergie Musicali: La puntata propone un percorso originale collegando la vita e le opere di Eco a cinque dischi monumentali: la paranoia tecnologica dei Radiohead, il medioevo dei Led Zeppelin, l'eclettismo di David Bowie, la stratificazione colta di Franco Battiato e la comunicazione uomo-macchina dei Kraftwerk.
• Rubriche finali: Vengono consigliati i saggi Lector in fabula, che analizza il ruolo attivo del lettore nella costruzione del senso di un testo, e il romanzo Baudolino, incentrato sul mito del regno del prete Gianni.
L'episodio si conclude citando un celebre aforisma di Eco sulla lettura: chi non legge vive una sola vita, chi legge ne vive 5.000, perché la lettura è un'immortalità all'indietro.