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Con giocosa leggerezza e ironia, Pier Giorgio, rispondendo alla domanda posta da un partecipante a un recente ritiro, dona preziose indicazioni che portano a intuire la differenza che passa dall’aver capito mentalmente qualcosa e averlo scoperto. Lasciandosele girare dentro, queste intuizioni potrebbero predisporci a trascendere il solo piano mentale e a scoprire Qualcosa di più grande che la mente non può definire.
In questo podcast, tratto dal recente ritiro estivo in Sardegna, Pier Giorgio (rispondendo con profonda leggerezza ad una domanda posta da un partecipante) condivide delle preziose riflessioni, che possono suscitare intuizioni e un sano dubbio sul fatto che ciò che percepiamo e chiamiamo realtà, potrebbe essere una prospettiva limitata ai soli nostri sensi e quindi, di fatto, un’illusoria e parziale prospettiva dell’Ego umano. E questo ci ancorerebbe al piano materiale (in base al quale abbiamo costruito teologie dettate solo dall'ego), ostacolando l’aprirci a considerare una Realtà più ampia e profonda, che corrisponde alla nostra Vera Natura.
In questo breve brano, estratto da una lettura del Leone Rosso, Pier Giorgio ci invita ad affidarci a quel Qualcosa che sceglie per noi le varie condizioni della nostra vita. Non per punirci, ma perché proprio quelle condizioni, anche quando l’ego le rifiuta o le giudica sfavorevoli, possono essere il terreno più fertile per la nostra autentica fioritura.
In questo breve brano estratto da un incontro svoltosi a Napoli, Pier Giorgio spiega un meccanismo che, se non visto, ci spinge a ricercare costantemente in ogni fase della vita nuove esperienze, come se fossero esse a darci la felicità. In questo modo potremmo perderci sempre dietro a nuovi traguardi da raggiungere, per scoprire ogni volta un momentaneo appagamento, al quale segue una delusione perché lo scambiamo per la felicità. Attraverso gli insegnamenti del Buddha e l’episodio della samaritana, Pier Giorgio ci invita a illuminare in noi questa dinamica, che potrebbe consentire l’emersione della consapevolezza interiore, che è la felicità che trascende la dimensione dell’ego (il “mondo”), e quindi di conseguenza farci godere le esperienze del mondo e i ruoli che in esso interpretiamo, condividendo in queste esperienze la vera felicità, essendo chiaro in noi che essa prescinde dalle nostre stesse esperienze.
Attraverso la condivisione della vicenda di Kashi, raccontata da Yogananda nel suo meraviglioso libro “Autobiografia di uno Yogi”, Pier Giorgio ci offre delle preziosissime intuizioni che possono farci cogliere l’illusorietà di ciò che definiamo nascita e morte, e che la nostra vera Essenza, in realtà, esiste senza fine.
N.B. L’immagine a cui ci si riferisce nell’audio, è la copertina del podcast.
Pier Giorgio in un’uscita serale nella quale ci ha accompagnato a meditare nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, situata al centro di Roma, ci invita ad accogliere il silenzio donandoci dei preziosi spunti, come quello di non avere l’obbligo e la necessità di cambiare vita per essere più recettivi alla Pratica, ma piuttosto è fondamentale cambiare la percezione che ho della mia vita, e ci indica che per fare questo non serve più diventare un asceta che dimora in una grotta. Cambiare la percezione della vita avviene praticando il Silenzio, non credendo più ai pensieri, e svanendo in esso.
Nota: la cupola di cui si parla è quella della foto del podcast.
Pier Giorgio condivide in questo episodio riflessioni che possono portarci a scoprire uno stile educativo che sta emergendo, non incentrato esclusivamente su divieti e regole, ma sull'importanza di portare un ragazzo a maturare consapevolezza, anche attraverso la testimonianza da parte degli adulti della propria esperienza, attraverso il dialogo diretto, di ciò che ci caratterizza tutti sul piano delle forme: talenti, doti, inclinazioni, ma anche attraverso quei lati "bui" come gelosia, rabbia, paura, ecc, che fanno parte di noi, e quindi vanno accolti, hanno ragione di essere, e se illuminati dalla consapevolezza, possono contribuire alla “fioritura” di ognuno.
In questo prezioso pezzo estratto da un recente ritiro a Venezia, Pier Giorgio condivide delle riflessioni che ci portano a riconoscere e osservare le caratteristiche che sempre più hanno e avranno, le relazioni profonde, con l’emergere della Nuova Coscienza. La consapevolezza della resistenza a mollare, a lasciarsi andare, porterà a oltrepassare una "superficializzazione" delle relazioni, e ci indirizzerà alla scoperta di una condivisione più profonda, che avverrà a livello delle proprie emanazioni e non dei soli contenuti mentali. Questo porterà a un’intima comunione, che non si riduce alla sola comunicazione verbale, che spesso si ferma a convinzioni che non corrispondono a scoperte avvenute in noi, ma a sole ‘chiacchiere’. La conseguenza sarà che alcune relazioni si esauriranno, altre inizieranno o si approfondiranno, approdando ad un’autentica intimità.
In una breve, e bellissima, storia sufi si racconta di un fiume che, dopo un percorso fatto di tante anse, giunge a un deserto dal quale verrà assorbito, ma questo è percepito come l’ennesimo ostacolo. Come in altre storie sufi e zen, anche in questa è contenuta un’indicazione pratica per ognuno di noi: le difficoltà che incontriamo nella nostra esperienza, e che vorremmo istintivamente evitare, possono essere anch’esse portatrici di un insegnamento? Certamente nel lavoro che svolgiamo e negli aspetti concreti del quotidiano, i problemi vanno affrontati e risolti; questa storia, fa notare Pier Giorgio, ci parla però di un livello più profondo dell’Esistenza. I sufi, attraverso la metafora del fiume, ci vogliono preparare a delle dinamiche in cui tutti incorriamo quando si scopre Dio (o in qualsiasi modo lo si voglia definire); quando anche solo si sfiora il contatto con quell’Amore, che percepiamo come folle, incondizionato, gratuito, che scardina la logica consueta della mente, possono manifestarsi delle resistenze in noi, sottoforma di obiezioni o di senso di inadeguatezza per ciò che percepiamo come difficoltà, che in questo caso, non va superata, ma accolta e ascoltata.
In questo brano, preso da un incontro ad Ancona, Pier Giorgio porta la nostra attenzione su come gli insegnamenti dei Maestri, sia occidentali sia orientali, conducano alle medesime intuizioni, e come noi tendiamo a catalogarli, classificarli, definirli, riducendoli così, solo a cibo per la mente. Ad esempio l'impermanenza, di cui hanno parlato sia Eraclito (nel cosiddetto Occidente) che il Buddha (nel cosiddetto Oriente). Se ne cogliamo la Bellezza e il profondo Valore, l'intuizione dell'impermanenza, ci può schiudere alla scoperta di Ciò che è permanente ed eterno, e che va ben oltre la nostra mente, e che non può essere compreso e definito da una etichetta mentale, ma solo scoperto e accolto da ciascuno di noi.
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