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A partire da alcune righe di una meravigliosa storia sufi (incentrata sull’immagine simbolica di un fiume che sparisce nelle sabbie del deserto), Pier Giorgio ci guida a cogliere l’insegnamento in essa contenuto: quando siamo totalmente identificati con la persona che abbiamo, e la scambiamo per ciò che Siamo, anziché fluire (come un fiume) con la Vita, cerchiamo con ogni sforzo di dirigerla, controllarla. In questo modo ci opponiamo al suo corso, siamo rigidi (come un blocco di ghiaccio) identificati in uno o più ruoli. Così perdiamo l’opportunità di poter vedere, proprio a partire dalle nostre stesse rigidità, il Dono più grande: la Consapevolezza. Dono che può essere scoperto, ma che non può esserci dato dagli altri per quanto ci amino, né agli altri nonostante li amiamo, possiamo dare.
In questo podcast, tratto da un incontro a Milano, Pier Giorgio ci conduce ad osservare, ognuno nella propria esperienza, come spesso capita di avvicinarsi alla meditazione cercando qualcosa, maggiore benessere e tranquillità ad esempio. Anche nelle relazioni è spesso l'attrazione fisica ad essere il principio della frequentazione. Tutto questo non ha niente di sbagliato. Anzi, può rappresentare l'occasione iniziale di approccio e se viene trascesa, senza rimanerne attaccati, può portare a scoprire qualcosa di ben più grande. Questo sia nelle relazioni che nella meditazione.
Ogni notte, quando viviamo quello che Ramana Maharshi chiama "il sonno senza sogni", è un dono, un momento di "Bardo", di passaggio (che accomuna il sonno, alla morte e alla meditazione), durante il quale abbiamo la possibilità di sperimentare direttamente “Chi realmente Siamo”, perché è il momento in cui la persona svanisce ed emerge la nostra Reale Natura. Ogni mattina al risveglio, se ci fermiamo un attimo a osservare anziché rituffarci subito nel mondo delle percezioni, abbiamo la possibilità di cogliere un’occasione preziosa, che ci viene offerta, per saltare dalla coscienza personale alla Consapevolezza, che non può essere definita o capita mentalmente (come quando impariamo ad esempio una lezione o un argomento di studio), ma solo sperimentata direttamente da ciascuno di noi, e non tramite l’esperienza di qualcun altro che l’ha vissuta. Questa realizzazione come non ha bisogno di essere capita, definita, neanche ha bisogno di essere trasmessa a parole, ma accadrà da sé che si trasmetterà agli altri, come si colgono i buoni frutti di un albero quando la maturazione è avvenuta.
Le riflessioni condivise da Pier Giorgio in questo podcast (tratto dal Corso di Meditazione Profonda e Autoconoscenza, tenuto a Venezia), possono portarci a cogliere profondamente antichi insegnamenti e a intuire la Pace, la Felicità, l'Amore se interiorizzate al di là della sola comprensione razionale. Inoltre possono disvelare l'illusione che ci fa credere di non essere mai abbastanza degni, di dover continuamente migliorare, facendoci confondere la nostra Reale Essenza con l'identità personale.
In questo brano, estratto da un incontro a Milano, Pier Giorgio condivide delle preziose riflessioni su come la fede sarà intesa, sempre di più, come il richiamo a Qualcosa di Vivo e importante, con il conseguente impulso a condividere queste intuizioni perché se n'è colta la preziosità. Mentre l'aver fede era inteso, nel passato, nella vecchia coscienza, solo come essere seguaci di qualcuno o di un'idea. Pier Giorgio condivide inoltre, in chiusura di podcast, importanti spunti su come il dono della comprensione possa diventare una trappola, se restiamo invischiati nel voler capire sempre di più, anziché farci portare dalla comprensione stessa verso il salto all'intuizione di Qualcosa di più grande, che la mente non può afferrare e definire.
Pier Giorgio, in questo breve ma potente podcast, espone delle riflessioni molto profonde sull’essenza della meditazione, spesso diffusamente considerata come una tecnica per calmarsi o per gestire aspetti della nostra personalità. La sua essenza consiste nella scoperta di Chi veramente Siamo, nell’emersione del Sacro in noi (che è una grazia, non qualcosa che possiamo ottenere) a prescindere dall’esteriorità della nostra persona, e dall’esigenza di migliorare la persona secondo i nostri interessi individuali.
In questo podcast, proseguo del precedente, Pier Giorgio ci fa comprendere l’importanza di osservare le proprie paure, ponendo l’attenzione sul fatto che le paure che più ci condizionano sono quelle che non sappiamo di avere. Attraverso un efficace esempio, ci porta a riflettere sul fatto che una vita fatta di controllo e regolarità, a prima vista potrebbe sembrare una vita priva di paura, in realtà essa c’è, ma viene tenuta sotto al tappeto. Non vediamo che questa regolarità e disciplina sono forme di sicurezza per non sentire la paura: si corre così il rischio, però, di non sentire oltre alla paura anche la gioia, la pienezza della vita.
In questo podcast, Pier Giorgio illustra le varie forme con le quali emerge e si manifesta la paura: un’ansia occasionale, il bisogno di controllare tutto e la continua ricerca di sicurezze, l’assenza di una gioia autentica e indipendente da situazioni contingenti del quotidiano. A volte non individuiamo queste manifestazioni, e perciò può sembrarci di non avere paura; in realtà, spesso, siamo inconsapevoli dei meccanismi di difesa che adottiamo per non sentirla. Pier Giorgio ci propone una semplice ma potente domanda di auto-osservazione, che ci può consentire di accorgerci delle paure che possiamo aver ricevuto sotto forma di condizionamenti (spesso trasmessi con la convinzione di fare il nostro bene) dalla nostra famiglia, e dalle esperienze vissute nel passato.
Questo breve brano è tratto da un incontro presso la Scuola di Lama Luigi a Sassari, in cui è introdotto il libro "La luce sul sentiero". Qui Pier Giorgio offre delle preziose intuizioni relative al fatto che il Sentiero c’è già per tutti, quando siamo pronti a vederlo, e a cogliere i doni che la Vita continuamente offre, e che siamo chiamati a rioffrire a nostra volta.
In questo podcast, che fa seguito al precedente, Pier Giorgio riflette sul fatto che le paure che maggiormente ci bloccano sono quelle che non sappiamo di avere, che proprio come dei "parassiti" assorbono gran parte della nostra energia. Successivamente, anche attraverso degli esempi concreti, mostra come elementi della natura (i fulmini, il fuoco, la forza dell’acqua, ecc…), inizialmente percepiti come distruttivi dall’uomo, poi si sono rivelati fonti di energia e preziose risorse per l’uomo stesso. Tutto questo è simbolico di ciò che può capitare a ciascuno di noi, in relazione alle paure contingenti e quotidiane. Se diveniamo consapevoli della loro presenza, e se smettiamo di combatterle come nemiche, le paure possono rivelarsi fonti di energia, e preziosi spunti per l’autosservazione.
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