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Paragonare diverse edizioni di UTMB è un po’ come paragonare le mele con le arance. Cambiano le condizioni, cambia il percorso (magari leggermente, ma ricordiamo che una differenza di un singolo chilometro a ritmo UTMB si riflette in media tra i sei e i sette minuti sul tempo finale, possiamo stimare all’incirca lo stesso ordine di grandezza per 100m di dislivello di differenza), cambia la densità competitiva, cambiano le conoscenze e le tecniche di allenamento: sono tutti fattori che incidono sulle performance. Credo che ogni performance vada valutata nel contesto in cui viene prodotta. Francois d’Haene che vinceva UTMB nel 2021 in 20:45 o Xavier Thevenard che lo vinceva in 21h una decina di anni fa, non erano atleti meno forti o meno degni di Tom Evans o Ben Dhiman che hanno corso in 19:18 e 18:16 - su percorsi sempre leggermente diversi, di cui abbiamo perso traccia delle caratteristiche, per cui è difficile compararli.
Semplicemente erano un prodotto della loro epoca e facevano il meglio con i mezzi e le conoscenze che avevano a disposizione. Erano sicuramente meno veloci rispetto agli atleti di oggi, ma l’unica differenza è questa, la velocità, che è conseguenza del fatto che lo sport è progredito fino a questo livello, non il loro valore sportivo.
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Luglio è passato fin troppo velocemente e pensando alle giornate che si accorciano giorno dopo giorno mi viene un po’ di magone. Il tempo ha già cambiato direzione.
La vegetazione porta i segni di un'estate troppo lunga e calda, i prati hanno perso il verde di maggio e aspettano un temporale che non arriva.
Per molti è il cuore della stagione e le energie sono ancora quelle buone, per molti altri sembra che la fatica di mesi di preparazione si sia ormai tutta depositata nelle gambe.
In questo eterno ritorno, in questo tempo dilatato e contemporaneamente effimero, nel pulviscolo che si solleva dai sentieri, nell’odore dei larici arroventati dal sole, nei tavolini affollati lungo l’Arve, nelle ore di attesa al tunnel, nei gelati che si sciolgono in mano ai bambini, nel completare un’altra rivoluzione attorno al Sole, mi sembra che a ogni estate raggiungiamo una sorta di punto di saturazione, da cui poi si torna indietro
Il Monte Bianco è sempre lì, indifferente ai calendari, alle gare, alle aspettative, ai nostri programmi, ogni anno un po’ più spoglio, più grigio e forse anche più cupo, con il peso lento degli anni e dei ghiacciai che si ritirano. Ci osserva, mentre torniamo ogni anno con gli stessi sogni e le stesse domande, che poi non sono mai esattamente gli stessi. Sogni minuscoli rispetto alla montagna, allo scorrere del tempo e all'immensità del mondo, ma che ci sembrano abbastanza grandi da portarci ancora una volta fin qui.
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Siamo alla vigilia dei campionati europei di trail e corsa in montagna in programma a Kamnik, in Slovenia, dal 5 al 7 giugno prossimi, ai quali parteciperà il nostro Henri nella prova vertical.
Io sono nel pieno della preparazione per Western States, tra molti alti e bassi, stanchezza, alcune long run memorabili, l’adattamento al caldo, i preparativi per la partenza, la sensazione e la preoccupazione, a volte, di sottrarre tempo a Rita e a tutte le cose importanti che esistono oltre alla corsa.
Mettiamo un po’ le mani avanti e diciamo subito che eravamo stanchi, che alcune cose avremmo potuto spiegarle meglio e che probabilmente abbiamo commesso diversi errori, a partire dalla conclusione di questa intro.
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Inauguriamo un nuovo format in cui cercheremo di portare all’interno del podcast delle conversazioni sull’allenamento e degli approfondimenti un po’ più tecnici rispetto a quanto siete stati abituati ad ascoltare finora. L’idea è arrivata da Henri Aymonod, già ospite di questo podcast nell’episodio 27 del settembre 2024, che ha voluto inaugurare questo spin-off di cui sarà co-conduttore, e che mi aiuterà nella registrazione e produzione degli episodi.
In questa registrazione molto poco preparata abbiamo condiviso aggiornamenti, impressioni, difficoltà e momenti belli di questa prima parte di stagione 2026, con uno sguardo su quello che accadrà nei mesi a venire.
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Cercare di mettere ordine nella jungla dell’informazione che si trova sopratutto online, in un panorama complesso e in costante evoluzione come quello del running nel 2026, tra attivazioni, influencer, brand e autoproclamati media, non è semplice, ed è comprensibile come in tutto ciò la sfera dell’alto livello si senta in qualche modo messa in secondo piano. Riconoscere le competenze degli allenatori, il valore della scienza e dell’allenamento, fare pulizia di messaggi che tendono più a vendere un prodotto che a fare informazione, è quantomai utile e necessario per un approccio più vero e più sano allo sport.
Partiamo da una premessa: che esiste un valore intrinseco nella performance e che in quanto atleti, la performance è il nostro obiettivo primario, insieme alla nostra salute fisica e mentale.
Co-host: Henri Aymonod
Ospiti: Kilian Jornet, Xavier Chevrier, Tito Tiberti, Paolo Germanetto
Maria Chiara Crippa è una psicologa specializzata in psicologia dello sport.
E’ stata per molto tempo la mia terapeuta, e la singola persona che credo più abbia inciso sul mio modo di fare sport e di riflesso anche sulla mia performance negli ultimi tre o quattro anni.
Il nostro percorso è terminato circa un anno fa, quando entrambi abbiamo percepito di essere arrivati alla fine di un capitolo importante. Da allora siamo rimasti spesso in contatto e il nostro legame certamente è cambiato, ma non si è mai interrotto. E’ difficile descrivere il sentimento di gratitudine che provo nei suoi confronti, e il riferimento che Maria Chiara continua a rappresentare per me.
In questo episodio parliamo della nostra esperienza, di alcuni temi che abbiamo toccato durante il nostro percorso, di psicologia dello sport, di emozioni, di fatica, di motivazione e di obiettivi. Ma anche delle dinamiche, grandi e piccole, che ci coinvolgono in quanto atleti, persone e individui sociali.
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William Boffelli è skyrunner, sci alpinista, ingegnere e recente autore del Fastest Known Time sul Monte Bianco da Chamonix. E' anche uno dei primi avversari che ho incontrato sui sentieri.
Il 4 agosto 2013, poco più che ventenni, ci presentammo sulla linea di partenza della skyrace Roncobello Laghi Gemelli, senza sapere che proprio quello sarebbe stato, in qualche modo, un inizio per entrambi. L’inizio di qualcosa di importante.
Ovviamente vinse Boffe, ed io finii un paio di minuti dietro di lui, ma lì nacquero un’amicizia e due carriere che dal punto di vista tecnico non avrebbero potuto svilupparsi in maniera più diversa, ma che a voler ben guardare, hanno diversi punti di contatto e un traguardo comune, quello di aver fatto diventare la nostra passione per la montagna e per la corsa parte del nostro lavoro.
In questo episodio parliamo di skyrunning e trail, di stile, di FKT o fastest known times, di Monte Bianco, di fatica e molto altro.
Risorse:
FKT Mont Blanc - Fastest Known Time
Strava track
Video
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In tanti me lo avete chiesto, ho pensato di metterlo qui. Perdonate la scarsa qualità dell'audio, registrato in auto, dalla Dwight D. Eisenhower Highway, dalle parti di Sacramento.
Canyons 100 - Strava activity
In questo episodio:
Recap e risultati di Canyons by UTMB, Tarawera, Transgrancanaria, Transvulcania, MIUT, Lake Sonoma, Gorge Waterfalls, GTWS Asia e il kickoff delle Skyrunning World Series con la sfida DD (Del Pero - Delorenzi).
E poi: campionati europei di road running, London Marathon, Boston Marathon e una riflessione sul debutto di Grand Slam Track.
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Watch:
Transgrancanaria Marathon
Chianti 50k
Sono campione d'europa!
Great Wall trail race highlights
Read:
Intervista a Spirito Trail - Canyons 100 by UTMB - Spirito Trail
OFF TRACK - Jacopo De Marchi
Jacob Kiplimo: lightning the spark - Athleticsweekly
Western States Golden Ticket Races and updated situation
Montrail Ultra Cup
WSER pregnancy policy
A statement to Warner Brothers Discovery from UCI mountain bike athletes
Gazzetta online - Intervista a Jim Walmsley post Chianti
USATF long trail team announced
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Matteo Pavana e Federico Ravassard sono due fotografi, sciatori e climber; più in generale sono dei professionisti e degli appassionati, profondi frequentatori e conoscitori della montagna, o meglio, di tutto ciò che intendiamo con il termine outdoor.
Federico e Matteo vivono ai due estremi opporti della catena alpina, eppure sono accumunati dalla stessa passione e soprattutto dalla stessa volontà di riflettere e provare a comprendere le dinamiche legate al mondo della montagna e degli sport outdoor, spesso complesse, problematiche e contraddittorie. Non si limitano a vivere passivamente il lavoro che fanno e ciò di cui si occupano, ma si sforzano di interpretarlo, capirlo e sono certo di poter dire anche di migliorarlo, entrambi mossi da un senso di responsabilità e gratitudine verso l’ambiente che frequentano e le persone che lo abitano.
Risorse:
Matteo Pavana
theverticaleye
Linea Calda (la versione integrale sarà pubblicata in un piccolo volume a fine Aprile 2025)
Federico Ravassard
Cafè des Glaciers
Raccontare la montagna in Italia nel 2025
federicoravassard
Filippo Caon
Sul sondaggione di Federico Ravassard. Note a margine
Il silenzio può essere qualcosa di importante
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