Negli ultimi anni si è sollevato un acceso dibattito a proposito della reale sostenibilità delle bioenergie. A parte qualche eccezione, i biocarburanti di prima generazione hanno sostanzialmente fallito a causa dell'effetto ILUC, che sta a indicare lo slittamento a catena delle coltivazioni di terreno in terreno (di solito da uno più fertile a uno che lo è meno) che si verifica quando si introducono nuove colture energetiche.
L'effetto ILUC implica inevitabilmente un impatto ambientale, tale, in molti casi, da causare più emissioni dei carburanti fossili.
Questo paradosso delle bioenergie può però essere però evitato facendo attenzione a che biomassa si usa: la biomassa di scarto, per esempio, non pone problemi.
La notizia è che una ricerca dell'ENEA pubblicata sul Journal of Cleaner Production ha mostrato risultati straordinariamente buoni per i biocarburanti ottenuti da biomassa proveniente dalle fasce tampone, fasce di rispetto presenti tra i corsi d'acqua e i campi agricoli che servono a trattenere il suolo ed i nutrienti, larghe solitamente 5 m e obbligatorie in Italia.
Ospite Alessandro Agostini, Ricercatore del Dip. di Tecnologie energetiche e Fonti rinnovabili dell'ENEA