Tra gli effetti più manifesti e incisivi della pandemia che si sono riverberati sulle nostre abitudini quotidiane c'è sicuramente quello dello smartworking. Gli italiani si sono improvvisati telelavoratori tra tante difficoltà iniziali, ma poi hanno saputo adattarsi al nuovo modello, seppure con modalità e reazioni molto differenziate. Ora che si cerca in tutte le attività di ritornare per quanto possibile ad una normalità e ad una situazione prepandemia, si pone anche la questione del lavoro.
Quanti desiderano ritornare alle proprie scrivanie in ufficio e alle conversazioni davanti alla macchina del caffè? Quanti vorrebbero continuare a gestirsi tempi e modalità della propria attività in modo autonomo da casa?
Su questo vogliamo fare il nostro sondaggio di oggi, chiedendo agli ascoltatori di schierarsi tra:
1 Tradizionalisti scrivanisti - Il lavoro da casa è solo un surrogato temporaneo del lavoro vero che si svolge in sede, in presenza, a confronto diretto con i colleghi e dove si è anche più produttivi, inutile nasconderlo
2 Smartisti pigiamisti - Non si deve tornare indietro. Lo smartworking responsabilizza il lavoratore, gli evita perdite di tempo e una inutile reclusione in ufficio
3 Casalingo aziendalisti . Il modello di lavoro ideale è quello misto, che per ogni settimana prevede alcuni giorni in sede e alcuni a casa