
Sign up to save your podcasts
Or


By Radio 24
Focus economia è il programma quotidiano dedicato all'approfondimento dei temi dell'attualità dell'economia e della finanza, realizzato con i protagonisti della giornata economico finanziaria e il
... more4.9
1414 ratings
The podcast currently has 2,466 episodes available.
The most played episodes among Podcast App listeners.

Itinerari previdenziali: il 30% dei contribuenti paga quasi l’80% dell’Irpef È stato presentato ieri al Cnel, nel corso di un convegno promosso in collaborazione con Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità, l’ultimo Osservatorio di Itinerari Previdenziali, che analizza i redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025 e fotografa un’Italia caratterizzata da una forte “asimmetria” fiscale: il 30% dei contribuenti italiani, quelli che hanno redditi da 29mila euro a salire, si fa carico di quasi il 79% dell’Irpef, che vale complessivamente poco più di 216 miliardi considerando anche le addizionali. Il carico è concentrato soprattutto sugli 8 milioni di contribuenti che dichiarano nell'aliquota a partire da 35mila euro all’anno – più o meno 2mila euro netti al mese – e versano da soli il 65% di tutta l’imposta. Su 58,9 milioni di abitanti, nel 2024 hanno presentato la dichiarazione dei redditi 42,8 milioni di persone, ma solo 34,1 milioni hanno versato almeno un euro di Irpef. Circa 8,7 milioni, dunque, dichiarano ma non pagano l’imposta perché hanno redditi nulli o molto bassi, oppure perché deduzioni e detrazioni azzerano il conto. Rispetto ai 58,9 milioni di residenti, altri 16,1 milioni non presentano invece alcuna dichiarazione: dentro questa platea ci sono anche minori, familiari a carico e persone senza obbligo dichiarativo. Sommando i due gruppi si arriva ai 24,8 milioni di italiani che non versano Irpef. Gli italiani con redditi fino a 29mila euro rappresentano il 69,78% del totale dei contribuenti e pagano il 21,33% di tutta l’Irpef. Il rapporto evidenzia infine forti anomalie tra le categorie: un gioielliere dichiara meno di un insegnante, un ristoratore meno di uno sportellista delle poste e gestire un bar rende meno che guidare un autobus. Tra gli autonomi soggetti agli Isa, oltre la metà della platea ha un punteggio inferiore a 8, la soglia per accedere ai benefici fiscali e premiali dell’Agenzia delle Entrate. Questo non significa automaticamente essere evasori o sotto-dichiaranti, ma indica livelli di affidabilità fiscale inferiori a quelli ritenuti ottimali dall’amministrazione finanziaria. Interviene Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali.

Confindustria ceramica, settore tiene ma rischi da costo energia e Ets Si è aperta ieri a Bologna la 43esima di CERSAIE, il salone internazionale della ceramica per l'Architettura e l'Arredobagno, in programma nel quartiere fieristico di Bologna fino al 25 Settembre. Ci sono 597 espositori provenienti da 24 Paesi. Per il settore della Ceramica l’aumento dei costi dell’energia “è insostenibile per le aziende, bisognerebbe cercare di risolverlo. Il tema del costo del gas e degli Ets è un problema sul tavolo da anni, adesso però è diventato un problema mondiale”. Lo ha detto Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica,“Oggi non è possibile ribaltare l’aumento dei costi sul mercato, come successo durante il Covid, perché si uscirebbe dal mercato”, ha detto Ciarrocchi, spiegando che il problema è che le aziende si devono confrontare “con competitor stranieri che hanno non hanno i costi che abbiamo noi, non hanno la qualità che abbiamo noi, non hanno il tema della sostenibilità che abbiamo noi in Europa. Vendono prodotto spesso anche in dumping. Noi, se aumentiamo il prezzo, usciamo probabilmente dal mercato”. Secondo Ciarrocchi questo “provoca una riduzione delle della marginalità, ma soprattutto una riduzione degli investimenti”. Il discorso è legato a doppio filo a quello degli Ets, su cui in Europa è stato aperto un tavolo: (L’Ets, Emission Trading System, è la tassa sulle quote di Co2 imposta dalla Ue: pesa per circa 70 milioni di euro annui; con i nuovi benchmark in vigore dal 2026 al 2030 porterà i distretti ceramici dell’Emilia-Romagna a pagare più di 120 milioni l’anno). “In Europa le intenzioni sono buone, bisogna capire cosa ne verrà fuori. La richiesta immediata è un correttivo mirato del benchmark combustibile per le piastrelle, che allinei le quote gratuite alla realtà tecnologica del settore ed eviti la delocalizzazione. Un appello diretto, in questo senso, ai Ministri Foti e Urso e agli europarlamentari, perché non si sprechi la finestra aperta dal processo di aggiornamento in corso. A chi chiedeva se il comparto della Ceramica fosse a rischio, il presidente ha risposto che “il settore è ancora in salute, è un settore che ha le spalle larghe. Però poi gli attacchi che arrivano sia frontalmente che lateralmente nell'arco del medio-lungo periodo possono creare dei problemi”. Ne parliamo in studio con Augusto Ciarrocchi, (nella foto con Sebastiano Barisoni) presidente di Confindustria Ceramica. Caro carburante, l’autotrasporto in ginocchio: 11.200 euro di costi in più per ogni camion Il caro carburante continua a mettere sotto pressione l’autotrasporto italiano. Nell’ultimo anno i prezzi alla pompa di benzina e gasolio in Italia sono cresciuti rispettivamente del 23% e del 35%, mentre nell’arco di vent’anni sono entrambi raddoppiati. Dai dati di Uniontrasporti presentati oggi alla Fiera del Levante di Bari, emerge che l'instabilità politica "giova" al rendimento delle materie prime: in un anno, ha fatto balzare a livello mondiale il rendimento medio di tutte le principali materie prime del 35% (S&P GSCI - Commodity Index): il greggio del 47% (+10% nell'ultimo mese), la benzina del 74% e, mentre il gas naturale è rimasto pressoché stabile, l'indice del gas commercializzato in Europa è schizzato di un 128%. Una corsa che pesa in particolare sulle imprese di autotrasporto, per le quali il carburante rappresenta un costo incomprimibile. Secondo Confartigianato Trasporti, da febbraio a oggi il caro-carburanti è costato in media 11.200 euro in più per ciascun camion, con le aziende che da mesi stanno assorbendo rincari che mettono sotto pressione liquidità e margini. E la corsa del diesel non si è ancora fermata. Nei giorni scorsi sono state inoltre segnalate, in modalità servito, punte vicine ai 2,90 euro al litro su alcune tratte autostradali e superiori ai 3 euro presso singoli impianti della rete ordinaria. Per contenere l’impatto degli aumenti il Governo ha previsto per le imprese di autotrasporto un ristoro sotto forma di credito d’imposta, fino al 70% della maggiore spesa sostenuta tra marzo e agosto 2026 per l’acquisto di gasolio rispetto al prezzo di febbraio, inizialmente finanziato con 386,2 milioni di euro. A questi si aggiungono ulteriori 11,4 milioni di euro destinati alle imprese di trasporto merci e persone in conto terzi. Approfondiamo il tema con Claudio Riva, presidente Confartigianato Trasporto. Istat: il deficit resta al 3,1%, ostacolo alla spesa per energia e difesa. Cosa succede adesso Niente da fare. Nemmeno la prova d’appello apre all’Italia la strada verso l’uscita anticipata dalla procedura Ue per disavanzi eccessivi. Nei conti economici nazionali 2025 diffusi dall’Istat il deficit del 2025 resta infatti al 3,1% del Pil, e anzi in valore assoluto addirittura cresce di 355 milioni rispetto ai calcoli di aprile: rimanendo quindi ancora una volta sopra la soglia fatidica tracciata a Maastricht 34 anni fa. Per dire addio al braccio correttivo del Patto di stabilità, bisognerà quindi attendere l’anno prossimo, quando gli esami si faranno a partire dal disavanzo 2026, probabilmente al 2,7-2,8% invece del 2,9% previsto ad aprile. «Ne prendiamo atto, non senza rammarico», commenta il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. La lunga battaglia ai crediti d’imposta illegittimi da Superbonus non è bastata. Forse anche per ragioni di calendario, perché non tutti gli sconti fermati da agenzia delle Entrate e Guardia di finanza sono riusciti a scendere in tempo dal carro dei conti ufficiali, fotografati dall’Istituto di statistica. Sul piano formale, l’ultima parola sarà pronunciata a novembre dalla Commissione Ue, sulla base dei dati che saranno certificati da Eurostat il 21 ottobre prossimo: ma a guidare l’esito sono i numeri dell’Istat. La nuova tabella torna a infrangere le speranze espresse in queste settimane dal Governo; in una replica delle vicende vissute ad aprile, quando il 3,1% comunicato dall’Istituto di statistica gelò le ambizioni cullate dall’Esecutivo fin dall’estate del 2025, come emerge dai confronti dell’epoca con gli analisti del Fondo monetario internazionale. Questa volta, però, le conseguenze rischiano di essere più evidenti. E immediate. Un deficit 2025 certificato sotto al 3% avrebbe infatti dovuto portare alla chiusura della procedura per disavanzi eccessivi. E avrebbe di conseguenza permesso di mettere in programma i 36 miliardi di deficit in deroga concessi in due anni dalle regole Ue per le spese in energia e difesa senza vedersi incluso il disavanzo aggiuntivo nei calcoli del Patto di stabilità. Rimanendo nel braccio correttivo, invece, l’Italia si vedrebbe conteggiare anche negli anni prossimi tutto il disavanzo in questi parametri, allungando e complicando ulteriormente il percorso di uscita dalla procedura. L’ennesima sorpresa statistica può rimettere in discussione l’intero impianto ipotizzato a inizio agosto, quando il ministro dell’Economia Giorgetti prospettò al Parlamento l’ipotesi di pianificare un deficit extra pluriennale da 14 miliardi per l’energia e 22 per la difesa e le Camere approvarono le risoluzioni che incaricavano il Governo di avviare il negoziato con Bruxelles. Nel nuovo quadro tracciato dai numeri dell’Istat, un ripensamento torna all’ordine del giorno. Senza l’attivazione della clausola, però, rischia di complicarsi anche la vita della prossima manovra, l’ultima prima delle elezioni. Con il deficit in deroga si potrebbe finanziare infatti una quota di spese già previste dal bilancio nazionale, a patto naturalmente che rispondano ai criteri Ue sulle destinazioni ammissibili per il disavanzo aggiuntivo. I tendenziali domestici si libererebbero così di un po’ di peso, e potrebbero caricare di nuove misure. La stessa triangolazione era stata sviluppata l’anno scorso con la rimodulazione straordinaria del Pnrr, che aveva offerto per questa via 5,1 miliardi alla legge di bilancio. Facciamo il punto con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore e Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’Osservatorio conti pubblici italiani Università Cattolica (senatore dimissionario, eletto con il Pd, fino al 31/05/23),

Per la Gen Z l'equilibrio fra vita privata e lavoro è la priorità assoluta L’equilibrio tra vita privata e lavoro è la priorità assoluta per la Generazione Z: lo indica il 60,4% dei giovani, davanti alla stabilità e alla sicurezza (47,6%), alla retribuzione (39,6%) e all’ambizione di carriera (29,8%). È quanto emerge dal “Gen Z Intelligence Report”, la prima indagine continuativa italiana dedicata alla Generazione Z e alla sua relazione con il mondo del lavoro, realizzata da Il Sole 24 Ore, con 24 ORE Ricerche e Studi, in partnership con WTW e con la collaborazione di University Box, che poggia su una community di oltre 1,2 milioni di giovani. Il progetto prevede la realizzazione di quattro report annuali, basati su survey periodiche, per analizzare dalle aspettative retributive alla flessibilità, dal benessere organizzativo alle opportunità di crescita professionale, fino al rapporto tra generazioni, tecnologia e intelligenza artificiale. Per le imprese, quindi, non basta più puntare esclusivamente sullo stipendio o sulle possibilità di carriera per trattenere i talenti: diventa fondamentale costruire un pacchetto capace di garantire un corretto rapporto tra retribuzione, attività ed equilibrio tra vita privata e lavoro. Cambia anche il valore attribuito ai benefit aziendali. Se per i baby boomers uno dei simboli più ambiti e distintivi della carriera era l’auto aziendale, per la Generazione Z il benefit preferito è oggi il tempo libero aggiuntivo, indicato dal 38% dei giovani, davanti a strumenti più tradizionali come palestra, eventi di team building o applicazioni dedicate al benessere. Anche le relazioni professionali restano importanti, ma vengono valorizzate soprattutto all’interno di team di piccole dimensioni, nei quali sia possibile avere un reale confronto e costruire un percorso di evoluzione personale e professionale. Approfondiamo il tema con Cristina Casadei, Sole 24 Ore.

È in corso dal 7 settembre e si concluderà domani, 11 settembre, la missione imprenditoriale che farà tappa a Buenos Aires, San Paolo e Brasilia, portando oltre 90 imprese italiane nei due principali mercati del Mercosur (che include Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay). Guidata dal presidente Emanuele Orsini e organizzata insieme a ICE Agenzia, in stretto coordinamento con le Ambasciate d’Italia a Buenos Aires e Brasilia e in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina e la Câmara de Comércio Italiana de São Paulo – Italcam, la missione ha fatto tappa a Buenos Aires il 7 e 8 settembre, è proseguita a San Paolo il 9 e 10 settembre e si concluderà domani a Brasilia. Ad accompagnare le oltre 90 imprese anche un’ampia rappresentanza dei vertici di Confindustria e del Sistema Paese, con la partecipazione dei ministri Antonio Tajani e Giuseppe Valditara. Ne parliamo con Barbara Cimmino, vicepresidente di Confindustria per l'export e l'attrazione degli investimenti. Cdm alle 17, verso proroga taglio accise Il Consiglio dei ministri, convocato alle 17 a Palazzo Chigi, ha intenzione di varare la nuova proroga del taglio delle accise sul gasolio. La misura sarà contenuta nel decreto legge all'ordine del giorno, con "disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche". La nuova proroga del taglio sulle accise sui carburanti - quello in vigore fino a oggi è di 17 centesimi al litro solo sul diesel - durerà fino al 17 settembre. Facciamo il punto con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore. La Bce alza il costo del denaro di 25 punti base, tasso su depositi sale al 2,50%. Lagarde: «Rischi rialzo per inflazione e ribasso per crescita» Il Consiglio direttivo Bce ha deciso oggi di alzare, come atteso, i tassi di interesse di 25 punti base e ha avvertito che «il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato». «La decisione odierna - si sottolinea nel comunicato di fine vertice - sottolinea l’impegno del Consiglio direttivo di definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine». «Le prospettive restano molto incerte, con rischi orientati al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica. Riguardo allo shock energetico, i nuovi scenari formulati dai nostri esperti illustrano l’ampia gamma di esiti per l’evoluzione della crescita e dell’inflazione in base a diverse ipotesi sull’intensità e sulla durata dello shock, nonché sugli effetti indiretti e di secondo impatto. Con la decisione odierna il Consiglio direttivo resta in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza causata dal conflitto». Approfondiamo il tema con Franco Bruni, professore emerito del dipartimento di Economia dell’Università Bocconi, dirige l'Osservatorio Europa e Governance Globale dell'ISPI.

Al via oggi (e fino al 6 settembre) a Cernobbio, sul lago di Como, la 52esima edizione del Forum Ambrosetti, che riunisce il gotha di economia, finanza e politica. Il tradizionale appuntamento di fine estate anche quest’anno è un'occasione di confronto sugli scenari geopolitici, economici, tecnologici e sociali e sulle loro ricadute per imprese e Paesi. I lavori si sono aperti con un messaggio scritto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’intervento di Valerio De Molli, managing partner e ceo di The European House - Ambrosetti e TEHA Group. Tema della giornata d'esordio gli scenari geopolitici e macroeconomici globali. Tra gli appuntamenti della giornata, il confronto sul futuro dell’economia mondiale tra gli storici e analisti Niall Ferguson e Anne-Marie Slaughter, e il dibattito sulla competitività dell’Italia con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ed Enrico Giovannini (Università Tor Vergata ed ex ministro del Lavoro). Fa discutere invece la presenza del leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, che ha spinto il leader di Azione Carlo Calenda a rinunciare alla partecipazione. Passano nei nostri studi Enrico Giovannini, Professore di Statistica Economia dell'Università Tor Vergata e Renato Mazzoncini, Ad A2A. Tra rischio bolla Ai e tensioni sui bond, i mercati rimangono ottimisti. Per ora L’intelligenza artificiale potrebbe scatenare una recessione economica globale. E' l'avvertimento lanciato l'altro giorno dal governatore della Banca d’Inghilterra Andrew Bailey in una lettera indirizzata ai ministri delle Finanze del G20 per il summit di oggi in Carolina del Nord. Una “futura correzione di mercato” potrebbe diffondersi in tutto il mondo se la bolla dell’IA dovesse scoppiare, scrive nella missiva mettendo in guardia dalla "volatilità" causata dall’impatto degli shock energetici derivanti dalla guerra tra Stati Uniti e Iran. Intanto continuano le tensioni sui titoli di stato. I rendimenti dei titoli del Tesoro statunitense sono in rialzo, dopo un rapporto sull'occupazione più robusto del previsto. Il rendimento del titolo del Tesoro a 10 anni, il principale benchmark per mutui, prestiti auto e debiti da carte di credito, è salito di 4 punti base al 4,802%. Ad agosto, sono stati creati 162.000 posti di lavoro, contro attese per un +53.000: dati che fanno aumentare le possibilità di un rialzo dei tassi d'interesse, tra due settimane, per frenare l'inflazione. Ne parliamo in diretta da Cernobbio con Monica Defend, Responsabile dell’Amundi Investment Institute e Market Strategist di Amundi.
The podcast currently has 2,466 episodes available.

160 Listeners

17 Listeners

20 Listeners

0 Listeners

1 Listeners

0 Listeners

18 Listeners

1 Listeners

167 Listeners

18 Listeners

7 Listeners

0 Listeners

7 Listeners

22 Listeners

12 Listeners

69 Listeners

1 Listeners

2 Listeners

0 Listeners

0 Listeners

0 Listeners

0 Listeners

0 Listeners

17 Listeners

48 Listeners

30 Listeners

6 Listeners

18 Listeners

0 Listeners

0 Listeners

0 Listeners

0 Listeners

0 Listeners

0 Listeners

11 Listeners