Il gruppo Msc si candida al salvataggio dello stabilimento triestino di Wartsila. Lo ha rivelato il patron del gruppo di shipping, Gianluigi Aponte, in un'intervista al quotidiano il Secolo XIX, precisando che la sua intenzione sarebbe di produrre carri ferroviari all'interno dell'impianto. «Abbiamo raggiunto un accordo - ha detto Aponte nell'intervista - Wartsila ha chiuso uno stabilimento che produceva motori per uso marittimo e ha licenziato 300 persone. Noi riprendiamo le 300 persone e creiamo una fabbrica di carri ferroviari per le merci». Si tratta, ha aggiunto l'armatore, che ha da poco comprato il 50% di Italo, «di mezzi particolari che permettono di trasportare più carico». Quella di Wartsila a Trieste, ha proseguito Aponte, «è una bella struttura che, peraltro, ci serve». Negli ultimi anni Msc ha fatto ingenti investimenti per integrare la catena della logistica, soprattutto in Italia: significa che oltre a dominare il trasporto di merci via nave ha acquisito terminal portuali e aziende di trasporti. Msc controlla tra le altre cose Medway, una compagnia ferroviaria per il trasporto di merci, e Medlog, che costruisce poli logistici: cioè i punti in cui le merci passano da un mezzo di trasporto a un altro, per esempio dai treni ai tir. Grazie a Wärtsilä produrrà anche i treni, controllando completamente la catena della logistica. Aponte ha anche parlato dell'operazione Ita Airways. «Per noi - ha sottolineato - quel dossier è chiuso. La compagnia è stata aggiudicata a Lufthansa e, a meno che non ci siano problemi di Antitrust, o cose di questo genere, per il momento lo ritengo chiuso». L'armatore, però, apre anche uno spiraglio, qualora ci fosse una richiesta del Governo italiano. «Se il Governo me lo chiedesse, potremmo vedere», ha detto. «Per il momento, però, non ci penso perché per me è partita chiusa». Ne parliamo con Raoul de Forcade, Il Sole 24 Ore.
Porti italiani in caduta. Calano le merci in 14 Authority su 16. Anche gli imprenditori lanciano l'allarme
Il 2023, scrive Raoul de Forcade sul Sole 24 Ore, non è stato un anno positivo per i porti italiani. Non lo è stato né sotto il profilo del traffico merci, le cui tonnellate sono complessivamente calate del 3%, tra gennaio e settembre (arrivando a 360 milioni), né dal punto di vista della movimentazione dei contenitori, scesa, nello stesso periodo, del 4,4% quanto a numero di teu (unità di misura pari un container da 20 piedi), pari a 8,44 milioni. Ci sono stati decisamente tempi migliori, anche guardando la resa dei singoli porti: nel periodo, quasi tutte le 16 Autorità di sistema portuale hanno mostrato il segno meno sulle tonnellate di merci spostate, uniche eccezioni quella della Stretto di Messina, con +1,9%, e quella del Mar di Sicilia Occidentale (Palermo) con +1,7%.
Non meno preoccupante la situazione dei container, settore in cui solo cinque Adps su 16 mostrano un segno più e a crescere, con l0eccezione di Gioia Tauro, che sale del 2,2% a 2,61 milioni di teu (TEU Sigla di twenty feet equivalent unit, che nei trasporti navali indica il container da 20×8×8 piedi), sono tutti porti che macinano esigui traffici di contenitori (Bari, con 57mila teu, Ancona, con 132.901, Palermo, con 19.300, e Catania, con 40.636). I dati emergono dalle tabelle di Ports Infographics 2024, il report realizzato da Assoporti e Srm (il centro studi che fa capo a Intesa Sanpaolo). Il documento, come si è accennato, si ferma ai primi nove mesi del 2023, il che rende la rilevazione ancora più allarmante, visto che a ottobre è iniziata la crisi del canale di Suez, che ha ulteriormente assottigliato i traffici, in particolare quelli container, nel Mediterraneo e, di conseguenza, negli scali italiani. Approfondiamo il tema con Raoul de Forcade de il Sole 24 Ore e Augusto Cosulich, agente marittimo genovese, presidente e amministratore delegato della "Fratelli Cosulich".
Corte dei Conti: non necessaria ulteriore proroga scudo erariale
Si è tenuta questa mattina alle ore 11.00 la Cerimonia di inaugurazione dell'Anno Giudiziario della Corte dei Conti, con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. In questa occasione il presidente della Corte dei Conti Guido Carlino, durante la relazione per la cerimonia ha dichiarato che non sembrerebbe necessaria una ulteriore proroga dello scudo erariale: «Il delineato sistema delle garanzie - ha detto Carlino - unitamente alla perimetrazione normativa dell'elemento psicologico, sembrerebbe rendere non necessaria la ulteriore proroga del cosiddetto "scudo erariale" introdotto in via eccezionale nel periodo pandemico per porre un rimedio alla 'paura della firma'». Il presidente della Corte dei Conti ha aggiunto che nello «scenario geopolitico ed economico aggravato da nuove incertezze», «la gestione della politica economica si trova davanti a nuove sfide», sia sul fronte dell'economia reale che dei conti pubblici. Carlino ha indicato la necessità di «garantire un percorso di riequilibrio dei conti e un graduale rientro del rapporto debito-Pil». È poi intervenuto anche il procuratore generale della Corte dei Conti Pio Silvestri che ha parlato dell'attuazione del Pnrr, la quale, secondo Silvestri, «è entrata nel vivo e già si registrano diverse segnalazioni di irregolarità. In particolare, ha spiegato, «si tratta di indebita percezione ovvero non corretto utilizzo dei fondi da parte dei soggetti attuatori, irregolarità nella percezione dei contributi sub specie di opere non conformi al progetto o di assai significativi ritardi nella loro attuazione». Infine la procura generale della Corte dei Conti ha evidenziato che: "nonostante l'ingente ammontare di risorse messe a disposizione, è stato registrato un modesto progresso nel loro utilizzo, nonostante sia stato constatato uno stadio sufficientemente avanzato nell'assegnazione delle medesime ai soggetti attuatori, pari a circa 142 miliardi, cioè a oltre il 70% delle risorse del Pnrr". Ne parliamo con Gianni Trovati, de Il Sole 24 Ore.