A distanza di pochi mesi dal record di agosto del NIF (National Ignition Facility), riuscito per la prima volta a produrre energia da fusione nucleare in quantità comparabile a quella utilizzata per innescarla, ha fatto eco un mese fa il record del JET, l'esperimento di fusione nucleare dello European Fusion Programme (probabilmente quello di maggior successo in questo campo) che è riuscito a mantenere accesa la reazione di fusione per circa 5 secondi, sprigionando 59 MJ di energia.
Come si capisce strada da fare ne resta ancora molta, ma l'accelerazione degli ultimi due o tre anni è evidente. Si moltiplicano anche le iniziative private ed è sempre più vicino il momento in cui entrerà in funzione ITER, il grande esperimento internazionale di fusione che si sta allestendo a Cardache.
Significa che la fusione potrebbe essere disponibile a breve per aiutarci nella decarbonizzazione? No, alquanto improbabile, ma il problema dell'approvvigionamento energetico non finirà nel 2050, nuove soluzioni saranno preziose anche allora.
Diamo dunque il via a una breve serie con cui esploreremo il mondo della fusione, iniziando dall'opinione di uno dei massimi esperti al mondo.
Ospite Ambrogio Fasoli, Professore di Fisica dei Plasmi dell'EPLF; Direttore del Swiss Plasma Center