La scuola italiana è un paradosso che cammina. Produce eccellenze riconosciute nel mondo e una
tradizione pedagogica come la scuola primaria del modello Reggio Emilia, che altri paesi
studiano e imitano. Eppure non riesce a trattenere i suoi migliori talenti, a premiare chi sceglie
l’insegnamento, o a offrire ai propri studenti edifici dignitosi, palestre attrezzate, laboratori al
passo con il tempo. I numeri raccontano una storia scomoda: un laureato su sei non comprende
un testo complesso, il premio salariale della laurea è la metà della media europea, oltre 155.000
italiani hanno lasciato il paese solo nel 2024 e quasi la metà erano laureati. In un paese in cui per
ogni bambino ci sono sei anziani, disperdere il capitale umano dei propri giovani non è solo un
fallimento educativo, ma è un errore strategico di proporzioni storiche. A tutto questo si aggiunge
oggi la sfida dell’intelligenza artificiale, che interroga alle radici il senso stesso
dell’apprendimento e del pensiero. Ne parliamo con il Prof. Giovanni Cogliandro, filosofo,
dirigente scolastico, docente all’Università di Tor Vergata e alla Pontificia Università San
Tommaso d’Aquino