Indizi di futuro

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Indizi di futuro episodes

  • Particolato fine
    Buongiorno, oggi e Domenica 19 giugno 2021, io sono Roberto e questo è “Indizi di futuro” il podcast che indaga il presente per immaginare come sarà il domani. Ogni mattina alcune notizie apparse sui principali quotidiani, si trasformano in una scintilla che accende un faro sul divenire della nostra società.
    European Environment Agency, ovvero l’Agenzia Europea dell’ambiente ha creato una mappa che riguarda l’inquinamento urbano, ovvero la qualità dell’aria nelle città europee.
    In questo modo possiamo valutare la qualità dell’aria nell’ultimo biennio, e confrontarla con quella delle altre città europee.
    Avere il primato non è cosa buona. Per nulla.
    Ricchi e poveri respiriamo la stessa aria, esattamente un adulto che non compia particolari attività, inala ed esala, ovvero immette ed espelle, circa 8 litri di aria per ogni minuto.
    Non è poco, per dare un’ idea di quanta aria inaliamo in un giorno dovete immaginare 11520 bottiglie una in fila all’altra.
    Be coprono una bella distanza.
    E se vi siete chiesti come facciamo a consumare tutto quell’ossigeno, vi voglio rassicurare, l’aria che respiriamo contiene circa il 20% di ossigeno e di questo ne consumiamo circa un quarto, cioè il 5% rispetto all’aria inalata, quindi circa 1728 litri al giorno.
    Una bella quantità, eppure non ci si fa tanto caso alla qualità dell’aria.
    Nei luoghi più inquinati, ad esempio a Nuova Delhi ci sono gli “Oxigene bar” luoghi dove si va a respirare un poco di aria buona.
    Per fortuna da noi non è necessario.
    Si parlava comunque di città inquinate, in particolare viene indagata la quantità di particolato fine degli ultimi due anni, ovvero un tipo di inquinamento che reca danni alla salute dell’uomo, e la cattiva notizia è che al seconda posto c’è una città italiana.
    Si tratta di Cremona.
    Anche al quarto posto c’è una città italiana, si tratta di Vicenza.
    Mentre sul lato opposto, ovvero la meno inquinata è una città svedese che si chiama Umea, mentre la città meno inquinata in Italia, sempre utilizzando lo stesso metro, si tratta di Sassari, al secondo posto Genova, la mia città, la città in cui vivo.
    Nell’ultimo decennio i livelli di inquinamento sono scesi, ma non ancora abbastanza, sempre L’AEA, l’Associazione Europea dell’Ambiente, stima che nel 2018, gli ultimi dati che ho trovato, l'esposizione al particolato fine abbia causato 417000 morti premature in 41 paesi europei.
    Un dramma, un mostro silente che strappa più che le nostre vite, una parte di esse.
    In Italia la zona della Pianura Padana mostra importanti problematiche al riguardo, e nell’ordine sono in allarme diverse città, ovvero Brescia, Pavia, Venezia, Piacenza, Bergamo, Treviso, Milano.
    La classifica non è completamente esaustiva, poiché la copertura dell’indagine non è totale, ma ha comunque interessato 327 centri urbani, direi un buon campione.
    La domande che sorge è: da dove arrivano le polveri sottili?
    Il traffico e le attività industriali sono le principali cause di formazione delle polveri sottili che penetrano gli alveoli polmonari e causano malattie respiratorie e cardiocircolatorie.
    Naturalmente queste polveri esistono anche in natura, come ad esempio possono essere causate dall’erosione delle rocce, da un’eruzione vulcanica, e da molti altri fenomeni.
    Comunque abbiamo imparate a conoscerle e le stiamo combattendo, non passerà molto che riusciremo ad abbassarne ancora la presenza, perché il futuro ci porta in quella direzione.
    A domani
    6 min
  • South working
    Benvenuti, oggi e Sabato 18 giugno 2021, io sono Roberto e questo è “Indizi di futuro” il podcast che indaga il presente per immaginare come sarà il domani. Ogni mattina alcune notizie apparse sui principali quotidiani, si trasformano in una scintilla che accende un faro sul divenire della nostra società.
    Fedor Mikhailovich Dostoevsky ha scritto frasi che hanno segnato l’esistenza di ognuno di noi, fra queste una è rimasta memorabile, la disse un suo personaggio, tal Myskin, il protagonista de l’Idiota che pur se in modo controverso ci racconta che il male si può sconfiggere: “La bellezza salverà il mondo”.
    Se a queste parole che di certo non attengono alla bellezza delle forme, aggiungiamo una frase di Eraclito: “Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare”, il risultato che ne consegue è South Working.
    Ovviamente si tratta soltanto di un pretesto per parlare di lavoro a distanza, della magia di alcuni luoghi e di come il tempo perduto di alcuni paesi dimenticati da decenni, possa essere oggi messo a frutto.
    Come una motocicletta d’epoca, dimenticata in un garage, nascosta da vecchi teli, che oggi la si scopre come se fosse appena uscita dal rivenditore.
    Ogni pezzo è nuovo, ha solo bisogno di una spolverata.
    La gioia per un collezionista, ma in generale per chiunque sia in grado di comprenderne il valor
    Così alcuni vecchi paesi abbandonati dai più, e tenuti in vita da pochi, si presentano ai nostri occhi.
    Ci sono delle terre che sono state dimenticate, a causa principalmente del lavoro, ma anche dal desiderio delle persone, spesso le più giovani, di voler stare al centro di quello che accade nel mondo.
    Pensate alla differenza fra le opportunità di lavoro e divertimento che offre Milano, e poi proprio subito dopo pensate a Petralia Sottana, un incantevole paesino situato nel territorio delle Madonie, nell’omonimo parco. Uno di quei luoghi dove la natura è incontaminata e il centro abitato profuma di storia, di edifici medioevali, di vita a misura d’uomo, e con il 5g e con la fibra, potrebbe essere un gran bel posto dove lavorare.
    In più il comune ha costituito una ventina di postazione, dove chi ha deciso di lavorare da remoto può trascorrere la sua giornata lavorativa.
    Nessun costo ela connessione è veloce.
    Si tratta del secondo presidio della zona, anche a Castelbuono hanno organizzato una struttura simile.
    Ovviamente dietro allo spazio fisico di lavoro c’è la speranza di far nascere sinergie, progetti che si sviluppano l’uno con l’altro. Insomma di questi tempi con un buon collegamento alla rete e un po’ di fantasia si possono fare grandi cose, e se la Silicon Valley è nata nei garage delle case di chi abitava quei luoghi, be perché non partire da un coworking comunale nella natura incontaminata che sovrasta la città di Palermo?
    Nei prossimi mesi, e nei prossimi anni probabilmente progetti come questi fioriranno in molti luoghi o e se prima le località si preoccupavano di cercare turisti disposti a trascorrere sulle loro terre le vacanze, ora i luoghi più belli, ma anche più capaci di offrire servizi, si contenderanno coloro che lavorando da remoto saranno in grado di vivere dove più gli piace, e perchè no, cambiare abitazione anche piuttosto di frequente.
    A domani.
    6 min
  • Intifada degli aquiloni
    Benvenuti, oggi e venerdì 18 giugno 2021, io sono Roberto e questo è “Indizi di futuro” il podcast che indaga il presente per immaginare come sarà il domani. Ogni mattina alcune notizie apparse sui principali quotidiani, si trasformano in una scintilla che accende un faro sul divenire della nostra società.
    A volta è proprio la mancanza del necessario che fa aguzzare l’ingegno, perché non è poi così difficile vivere senza una auto sportiva da 300 000 euro parcheggiata nel garage di casa, mentre se hai fame, e non c’è cibo a portata di mano, o in qualche altro modo reperibile, be allora diventa difficile resistere, così come quando arriva un drone sopra la tua testa, e tu non sai come ricambiare l’attacco.
    In questi casi il cervello si adopera a cercare un’idea, e spesso la trova.
    Così in Palestina è nata l’intifada degli aquiloni.
    In lingua araba vengono chiamati “Zenana”, una parola che vuole dire tante cose, ma in questo caso il significato che gli si attribuisce è: “riservato alle donne”, e si riferisce a quel luogo della casa frequentato dalle donne, da dove proviene quel chiacchiericcio tipico di persone che parlano con gioia, di chiacchiere, e che da una certa distanza può assomigliare a un ronzio.
    Ecco il perché questo è il nome in arabo che si da ai droni, per quel rumore indistinto, quel ronzio che emettono nell’aria.
    Per altro una pessima similitudine, perché se le donne generano la vita, e se le chiacchiere fanno venire in mente un immagine gioiosa, i droni, in quei luoghi, la vita la spengono.
    Stiamo parlando della “Striscia di Gaza”, dove questi aggeggi volanti, portano la morte in tanti diversi modi.
    Possono essere utilizzati per disperdere una manifestazione, utilizzando gas lacrimogeni, possono riprendere la folla, e così identificarla per successive rappresaglie, possono lanciare ordigni, arrivano a trasportare centinaia di chilogrammi, oppure fare missioni mirate, chirurgiche, con lo scopo di uccidere una sola persona.
    Ad ogni modo le mie prime parole riguardavano i mille modi in cui la necessità aguzza l’ingegno, così i palestinesi, privi di grandi risorse economiche hanno iniziato ad usare gli aquiloni.
    Spinti dalla guerra che proveniva dal cielo, hanno studiato come anche loro utilizzare un’arma che potesse muoversi lassù, e l’hanno trovata negli aquiloni.
    Il principio è semplicissimo, si costruisce un aquilone, se possibile con plastica trasparente, in modo che sia meno visibile da lontano, gli si lega uno straccio imbevuto di catrame, insomma un’antica lampada, e poi dopo averlo alzato nel cielo, lo si lascia libero di andare verso Israele, dove cadrà incendiando campi di grani, abitazioni, e tutto quello che incontrerà nella sua caduta.
    Semplici aquiloni, lasciati in balia del vento che sono costati molto ad Israele, già quasi 700 incendi, e più di 1500 acri di coltivazioni. Oltre naturalmente al numero di persone impiegate costantemente alla ricerca dei nuovi focolai e al lavoro per il loro spegnimento.
    Un discreto uso di palloncini è di aiuto all’iniziativa.
    Nella storia c’erano già stati diversi tentativi di usare palloni aerostatici per incendiare i territori nemici, ma mai di recente.
    Bene qualche indizio di futuro lo abbiamo trovato anche oggi, e se vi capitasse di essere da quelle parti, se doveste vedere qualcosa che brilla in cielo, attenti, potrebbe non essere una stella cadente.
    6 min
  • Amelia dei Paesi Bassi
    Benvenuti, oggi e Giovedì 17 giugno 2021, io sono Roberto e questo è “Indizi di futuro” il podcast che indaga il presente per immaginare come sarà il domani. Ogni mattina alcune notizie apparse sui principali quotidiani, si trasformano in una scintilla che accende un faro sul divenire della nostra società.
    Il regno dei Paesi Bassi nacque nel 1815, fu Guglielmo I il primo re a governare il paese, il suo motto “Io manterrò” e il suo colore, il noto arancione, provengono dalla sua casata Orange-Nassau.
    Il motto venne spiegato da Guglielmo d’Orange nel 1565, con una lettera che recitava:
    Manterrò virtù e nobiltà. Manterrò l’altezza del mio nome. Sosterrò l’onore, la fede e la legge da Dio, dal Re dai miei amici e da me.
    Io manterrò ne è l’abbreviazione.
    Ora sul trono è seduto, Guglielmo Alessandro Nicola Giorgio Ferdinando di Orange-Nassau nato nel 1967 a Utrecht e in carica dal 2013, succedendo alla madre Beatrice.
    Era dal 1890 che non regnava un uomo.
    La notizia di oggi riguarda una delle sue figlie, la primogenita Caterina Amalia, che a Dicembre diverrà maggiorenne, e come tale avrà diritto a una indennità da 1,3 milioni di Euro.
    Già perché al compimento dei 18 anni secondo la legge, avrebbe diritto a quel piccolo cadeaux ogni anno, ma la principessa ha dichiarato di rinunciarvi, almeno fino a che non farà qualcosa per meritarla.
    Un bell’esempio in un paese nel quale ci si litiga per avere un vitalizio, magari anche se si è stati accusati, e poi condannati per reati compiuti durante la propria attività politica e magari proprio a danno della popolazione, le cui tasse pagano proprio per consentire all’INPS di erogare quella cifra ogni mese.
    Amalia ha anche chiesto di poter rimborsare i 300 000 euro di reddito che ha percepito durante gli studi, e che soltanto quando svolgerà incarichi ufficiali per la corona si meriterà quel compenso.
    Non era mai accaduto prima, nessun membro della casa Reale aveva manifestato questo suo volere, ovvero aveva chiesto di rinunciare all’indennità.
    Amalia ha due sorelle più piccole che probabilmente avranno lo stesso diritto, ovvero lo matureranno e chissà quale sarà il loro comportamento.
    Ad ogni modo la primogenita con questo gesto ha conquistato il popolo della sua terra e probabilmente ha dato un esempio anche ai regnanti di altri paesi, che mentre le difficoltà di molte persone, accentuate dalla pandemia, rendono la gestione delle necessità impresa ardua, loro vivono negli agi, nel lusso più sfrenato, grazie a rendite che non corrispondono a meriti.
    In Europa esistono ancora dodici monarchie, e anche se spesso la presenza di un sovrano ha carattere simbolico, esiste una profondo legame fra le vicende della casa Reale e gli accadimenti che hanno formato la cultura del popolo. Oltre ai citati Paesi Bassi, le altre monarchie in Europa sono: il principato di Monaco, la Gran Bretagna, la Norvegia, la Danimarca, il Belgio, il Lussemburgo e il Liechtenstein, la Spagna, la Svezia, Andorra e Città del Vaticano.
    Bene, anche oggi abbiamo incontrato un indizio di futuro.
    A domani
    6 min
  • La Poliomielite
    Benvenuti, oggi e Mercoledì 16 giugno 2021, io sono Roberto e questo è “Indizi di futuro” il podcast che indaga il presente per immaginare come sarà il domani. Ogni mattina alcune notizie apparse sui principali quotidiani, si trasformano in una scintilla che accende un faro sul divenire della nostra società.
    Era il 25 agosto del 2020 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato che il continente africano è Polio free.
    Prima delle campagne vaccinali avvenute negli anni sessanta, le epidemie di poliomielite interessavano migliaia di bambini in tutto il mondo.
    Dal lancio del Global Polio Eradication Initiative il numero dei casi è sceso del 99% e possiamo considerarla endemica in solo due paesi: Il Pakistan e l’Afghanistan.
    La poliomielite è una malattia che interessa principalmente i bambini sotto i cinque anni di età, si tramette a causa di ingestione di acqua o cibo contaminato, o per il contatto ad esempio con la saliva di una persona malata. Non ci sono farmaci in grado di curarla, ma il vaccino riesce a evitare le conseguenze, ovvero la previene.
    Dal 5 al 15% dei bambini che la contraggono raggiungono la morte in breve periodo, mentre una piccola parte rimane paralizzata.
    Ci sono portatori asintomatici, o alimenti che possono essere veicolo di contagio. Se la popolazione non fosse vaccinata, le probabilità di grande diffusione sarebbero alte anche nei paesi occidentali, dove il il livello di igiene è alto.
    Ad ogni modo non è di questo che vi volevo parlare, ma del fatto che il 30 marzo a Jalalabad in Afghanistan tre operatrici sanitarie che vaccinavano i bambini contro la poliomielite, sono state uccise in un attentato.
    I talebani avevano avvisato che non avrebbero permesso le immunizzazioni nel territorio sotto il loro controllo.
    Ovvio che l’Unicef, che supportava la campagna vaccinale si sia dichiarato indignato.
    Ieri sempre in Afghanistan, in una serie di attacchi, sono state uccise quattro persone, l’obiettivo erano le squadre di personale addetto alle vaccinazioni che lavoravano per scacciare la malattia dal territorio, dai figli appartenenti alla popolazione e che li hanno uccisi.
    I casi di operatori umanitari uccisi mentre svolgono la propria missione è molto alto, e la richiesta umanitaria dei paesi in questioni viene poi contraddetta da atti di terrorismo.
    Questo è un momento cruciale per la eradicazione della Polio e “siamo vicini a fare la storia ponendo fine a questa malattia” ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesus il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
    Bene, pare che il vaccino abbia debellato questa terribile malattia, ultimo caso in Italia di bimbo italiano, è risalente al 1983.
    Il vaccino Salk, da colui che riuscì a realizzarlo, fu iniettato nel 1954 a 400 000 bambini negli USA, rivelandosi efficace e sicuro. Dal 1954 al 1951 la malattia ridusse la sua incidenza dell’87,4%. In Italia il vaccino fu introdotto nel 1958.
    Dal 1961 venne utilizzato il vaccino Sabin, e nel 1964 negli USA si passa alla vaccinazione di massa, e anche in Italia nello stesso anno viene adottato il vaccino Sabin con una vaccinazione di massa dei bambini da 4 mesi a 5 anni.
    Nel 1967 la vaccinazione viene resa obbligatoria in Italia, al primo e terzo anno di età.
    Le principali epidemie che hanno colpito Europa e USA sono avvenute nelle comunità Amish, che non utilizzano i vaccini.
    L’Italia è stata dichiarata paese Polio free il 21 giugno del 2002.
    7 min
  • Referendum in Svizzera
    Benvenuti su Indizi di futuro, oggi e Martedì 15 giugno 2021, io sono Roberto e questo è il podcast che indaga il presente per immaginare come sarà il domani. Ogni mattina alcune notizie prese dai principali quotidiani si trasformano in una scintilla che accende un faro sul divenire della nostra società.
    La Svizzera è uno Stato federale, la Confederazione Svizzera é composta da 26 cantoni dove vivono circa 8 milioni e cinquecentomila abitanti.
    E’ uno degli stati più antichi al mondo con i suoi quasi mille anni di storia, perché l’unione dei primi tre cantoni risale alla fine del 1200, più precisamente al 1291 con la firma di un alleanza militare ed economica dei cantoni primitivi, almeno così convenzionalmente ha deciso, ed è ora uno dei paesi dove maggiore è il benessere, non solo economico, poiché molte delle sue città sono nella classifica mondiale dei luoghi dove meglio si vive. Nel 2021 Ginevra e Zurigo appaiono nelle prime dieci città del mondo per vivibilità, e Basilea non è lontana nella classifica.
    Domenica in questo paese dove le qualità della vita è un traguardo, si è tenuto un referendum, la consultazione del popolo è frequente nel paese, e
    il quesito, anzi i quesiti erano piuttosto importanti anche se la stampa in Italia non gli ha dato una grande rilevanza.
    Si trattava di mettere al bando i pesticidi sintetici, si erano dati un periodo di tempo di 10 anni, quindi un processo graduale, e di mettere fuori legge i generi alimentari importati, che utilizzassero nella loro preparazioni prodotti provenienti da coltivazioni che utilizzavano tali pesticidi.
    Si trattava di siglare son una legge una tendenza sul livello qualitativo dei prodotti, che già il mercato ha iniziato a selezionare, con la dizione “bio” infatti si distinguono i prodotti coltivati in modo naturale, molto richiesti dai clienti specie di certo ceto.
    L’esito era scontato, poichè la percentuale dei contrari sembrava essere intorno al 60%, ma la votazione ha sancito le previsioni.
    Sempre un no, all’eliminazione dei finanziamenti agli agricoltori che usavano pesticidi e antibiotici nelle coltivazioni e negli allevamenti.
    Invece si è detto si alla legge che da maggiore autonomia al consiglio federale per combattere la pandemia e aiutare chi ha subito un impatto economico negativo dalla stessa.
    Infine si è deciso di dare più- autonomia alla prevenzione contro il terrorismo.
    Insomma, la popolazione Svizzera sembra aver deciso di incrementare le norme che salvaguardano la sicurezza delle persone più che dell’ambiente, mostrando che forse la popolazione non è ancora matura per il grande passo, ovvero dare per scontati alcuni valori che in altri paesi sono ancora lontani, ma che in Svizzera parevano scontati.
    Forse allora così non è.
    Se la popolazione del paese che vince per la quarta volta di seguito la vetta della classifica di miglior paese dove vivere, ovvero la Best Countries report dell’università della Pennsylvania, è ancora concentrata su assistenza economica e sanitaria alla cittadinanza colpita da Covid e sicurezza contro eventuali atti terroristici, mentre non vuole salvaguardare le proprie coltivazioni e ciò che ne consegue, ad esempio i pesticidi inquinano le falde acquifere, e non vuole impedire l’ingresso di cibo le cui caratteristiche di naturalità sono provate, allora la strada da percorrere per tutti è ancora molto lunga.
    A domani.
    8
    7 min
  • Carbis Bay
    Benvenuti su Indizi di futuro, oggi e lunedì 14 giugno 2021, io sono Roberto e questo è il podcast che indaga il presente per immaginare come sarà il domani. Ogni mattina alcune notizie prese dai principali quotidiani si trasformano in una scintilla che accende un faro sul divenire della nostra società.
    Carbis Bay è in Cornovaglia, uno di quei posti che se non fosse per il fatto che gli avventurosi bagnanti devono indossare una muta per difendersi dalle fredde acque dell’oceano Atlantico, proprio la dove si va a tuffare nella Manica, sembrerebbe un paradiso tropicale. Mentre è una di quelle spiagge belle da vedere leggendo un libro, riparati dal vento in quelle strane sdraio di vimini, di solito a due posti che hanno una copertura che ricorda il baldacchino di un letto di altri tempi.
    Cose da mari del nord.
    Ad ogni modo il luogo è noto in questi giorni perché vi si è svolto il G7, una riunione un po’ speciale, la prima postpandemia, e la prima in cui così forte mi è apparso lo schieramento fra Occidente e Cina.
    Clima e diritti umani sono le bandiere che sventolano con orgoglio davanti al desiderio della Cina di divenire una potenza economica, diritto che non si vuole negare, ma che a questo punto non può prescindere dal rispetto di alcune importanti regole.
    Al Cop 26, ne abbiamo parlato nei giorni scorsi, si dovranno siglare accordi, scrivere date e risultati che in quelle date vogliono ottenere, e la Cina se non muterà le sue politiche subirà a colpa di dazi, già decisi per le produzioni che utilizzano energie non sostenibili, il malcontento dei paesi occidentali
    A tal riguardo Draghi ha affermato che questo sarà il primo passo verso il possibile protezionismo.
    Ad ogni modo il centro di gravità dell’incontro è stata la campagna vaccinale, e più in generale l’uscita dalla pandemia entro il 2022, con la consapevolezza della necessità di aiutare i paesi poveri, che paradossalmente sono anche quelli che maggiormente subiscono gli effetti delle mutazioni climatiche.
    A tal riguardo si polarizzano i continenti, tra coloro che desiderano far crescere l’economia e coloro, l’asse occidentale, che vuole che cresca ma nel pieno rispetto del pianeta e nel pieno rispetto dei diritti umani.
    Ci sono state anche molti appuntito verso le autocrazie, poiché è inutile negare che i diritti degli uomini non sono ugualmente rispettati in ogni luogo.
    Paradossalmente, a mano a mano che il tempo trascorre, e i luoghi sempre più si assomigliano, cerchiamo di ridare una precisa identità alla natura per differenziarla in base alle sue proprie caratteristiche, e nel contempo cerchiamo invece di uniformare i diritti degli uomini.
    Quindi un mondo sempre più diverso perché ogni luogo si caratterizzerà per le sue proprie caratteristiche naturali, e sempre più uguali per quello che riguarda il rispetto dell’uomo.
    Se questi sono i propositi, ben venuto futuro.
    A domani.
    6 min
  • Cancel culture al Magdalen college di Oxford
    Benvenuti su Indizi di futuro, oggi e domenica 13 giugno 2021, io sono Roberto e questo è il podcast che indaga il presente per immaginare come sarà il domani. Ogni mattina alcune notizie dei principali quotidiani si trasformano in una scintilla che accende un faro sul divenire della nostra società.
    Il Magdalen College dell’Università di Oxford, è un collegio inglese fondato sotto il regno di Enrico VI quindi con sette secoli di storia, un’istituzione che ha il sapore della tradizione inglese e il cui edificio, la cui struttura, riflette perfettamente i fasti e il rigore di un epoca. Ospita gli studenti dell’Università di Oxford.
    La notizia che lo riguarda è piccola, molto piccola, tanto da non prendere la ribalta dei giornali, ma esplicativa del particolare momento che viviamo, perché anche dal punto di vista culturale il fermento, il ribollio, il desiderio di cambiamento investe ogni luogo della terra e ogni ambito.
    Bene al Magdalen college c’è una stanza comune, e in questa stanza comune c’è esposta una immagine, una fotografia della Regina Elisabetta.
    Potete immaginare l’attaccamento alle tradizioni degli inglesi, specie in alcuni settori dove l’avere una storia ha un valore, come nei collegi e nelle scuole. In particolare il college in questione pare così restio a fare cambiamenti che soltanto nel 1988, ha ammesso le donne, ed è stato l’ultimo college a Oxford a farlo.
    Ciò premesso, è stato indetto un referendum fra gli studenti che utilizzano quella stanza, sul da farsi dell’immagine di cui abbiamo fatto menzione, poiché era stato sollevato il problema che la regina rappresentava e ricordava l’epoca coloniale e quindi avrebbe potuto creare disagio fra gli studenti.
    La vittoria di coloro che erano favorevoli a togliere la fotografia è stata netta, e così con cura è stata riposta in qualche magazzino.
    Le radici colonialiste della corona sono note, ma un effetto domino sulla presenza dell’immagine della Regina avrebbe pesanti ripercussioni, pensate e monete e francobolli per esempio, nonché a ciò che rappresentano alcune tradizioni che nella corona vedono la loro giustificazione.
    Il dibattito sugli errori del passato è vivo, ma è indubbio che se il boicottaggio può avere valide ragioni per indirizzare la cultura, giudicare sulla base del pensiero attuale quanto accaduto nel tempo, è come ritenere che nessuno conoscesse la geografia in epoca precolombiana, visto che non immaginavano la presenza di quelli che ora sono gli Stati Uniti.
    In un certo momento della storia, i paesi europei cercarono materie prima, spezie, cercarono nuovi insediamenti dove poter iniziare una nuova vita, spesso hanno iniziato il processo semplici porti al servizio delle navi, attorno ai quali si sono erette città, in altri casi sono state le praterie vergini dove allevare o coltivare, dove costruire il proprio futuro, a costituire villaggi e paesi.
    Spesso gli indigeni, ovvero gli abitanti del luogo, hanno subito gravi soprusi, altre volte hanno giovato dell’arrivo di altri popoli, in ogni caso è accaduto, come sono accadute le guerre. Le colpe dei padri possono essere imputate ai figli? Perché il tempo rende la stessa persona una persona diversa, e ciò che non era colpa in un certo momento lo può diventare in altro momento.
    Pensate agli abiti attuali indossati in altri tempi, oppure ancor oggi in altri luoghi, ad esempio una minigonna in un paese la cui religione la vieta. Forse è il momento di guardare al passato per non ripetere più gli errori commessi, ma con il fine di costruire un futuro migliore e non di cercare vendetta per le male azioni compiute.
    A domani
    7 min
  • Medaglie al valore civile.
    Benvenuti su Indizi di futuro, oggi e sabato 12 giugno 2021, io sono Roberto e questo è il podcast che indaga il presente per immaginare come sarà il domani. Ogni mattina alcune notizie dei principali quotidiani si trasformano in una scintilla che accende un faro sul divenire della nostra società.
    Il 30 aprile del 1851 con un regio decreto, Vittorio Emanuele diede vita a una onorificenza tuttora in uso, che è la medaglia al valore civile. Naturalmente con l’avvento della Repubblica si è scritta un’apposita legge che permettesse la gestione di questo istituto.
    Le medaglie vengono attribuite in relazione a un atto eroico come salvare persone in pericolo, impedire un disastro, ristabilire l'ordine pubblico, svolgere qualcosa di straordinario nell’ambito della scienza, come trovare un rimedio a una malattia che prima non si poteva curare, o ancora onorare la patria con atti o parole.
    I modi sono molti, ma c’è un comune denominatore, fare qualcosa per la qualcun altro o per la comunità.
    Molte persone si sono vaccinate, e mano a mano che prendiamo consapevolezza della malattia, e anche di qualche controindicazione della difesa dalla malattia, iniziamo a dipingere un panorama a giorni alterni più o meno fosco, a seconda delle notizie che arrivano. Sicuramente ha tinte scure il caso del Cile, il paese del Sud America dove è più alto il numero dei vaccinati, si tratta del 75% della popolazione che ha ricevuto almeno una dose e circa il 57% con entrambe le dosi.
    Perché spaventa quello che sta accadendo, perché nonostante i numeri appena esibiti, a causa di una variante chiamata brasiliana, almeno così pare che questa sia la causa, il paese torna in lockdown.
    I nuovi contagi in Teresa o una popolazione sotto i 49 anni nei tre quarti dei casi, e le terapie intensive sono vicine al collasso.
    Sappiamo tutti che i vaccini hanno dei margini di affidabilità, ma in certi casi questi margini sono sufficienti a mettere in crisi il sistema sanitario,
    Cosa accadrebbe senza vaccini?
    Ecco perché parlavo di medaglie al valore civile, perché tante persone, magari con tanti altri problemi di salute, si sono lasciate iniettare il vaccino, e quindi hanno fatto qualcosa per se stessi e anche per gli altri. Per se stessi sicuramente perché i numeri hanno messo in evidenza l’efficacia del vaccino, per gli altri perché dobbiamo penare al contagio come a una catena di cui ogni contatto costituisce un anello. E ogni volta che il virus incontra un anello capace di resistergli, la catena non prosegue a contagiare l’anello seguente.
    Ogni anello vaccinato, interrompe il contagio, e quindi non soltanto salva se stesso, ma anche coloro che entrano in contatto con lui.
    Insomma è una vera e propria guerra e molti si sono presi dei grandi rischi, mentre ogni giorno un esperto dice che un determinato vaccino va preso solo dai 60 anni, poi dopo due giorni dai 55 anni, mentre qualche mese fa lo si consigliava a chi invece aveva meno di quella stessa età.
    Insomma, in questo tourbillon di detto e contraddetto, che se non fosse per la gente che muore, ricorderebbe molto il “Caravan petrol” di Renato Carosone, dove ogni cinque minuti c’’era un nuovo capo da onorare, e nel nostro caso una nuova e diversa precisa indicazione su chi vaccinare, a che età e con quale farmaco, mi chiedo se non è giunta l’ora di premiare i caduti con una medaglia al valore civile, perché se non sono riusciti fare nulla, purtroppo, per se stessi, hanno contribuito alla salvezza della società, di tutti noi che siamo ancora qui.
    So che è una magra consolazione, ma iniziare a premiare coloro il cui comportamento è informato al bene comune e non solo al proprio, sarebbe un buon esempio, e sicuramente meritevole di un encomio al valore civile.
    Quindi medaglie al valore civile a coloro che nella guerra fra la popolazione e il Covid sono caduti per essere stati vaccinati, e per aver partecipato a creare quell’immunità di gregge che con il tempo potrebbe difenderci dal virus.
    7 min
  • Negoziati sul clima
    Benvenuti su Indizi di futuro, il podcast che indaga il presente per immaginare il domani. Ogni mattina alcune notizie dei principali quotidiani si trasformano in una scintilla che accende un faro sul divenire della nostra società.
    Oggi è venerdì 11 giugno 2021 e io sono Roberto.
    I negoziati sul clima paiono essere il nuovo oggetto del contendere tra gli attori politici mondiali. Se con Biden gli Stati Uniti si avvicinavano all’Europa, anche se gli obiettivi al riguardo sono meno ambiziosi, dall’altra parte la Cina non pare entusiasta di condividere la propria agenda della transizione energetica.
    Il COP26, la ventiseiesima Conferenza delle parti, che interessa le nazioni che hanno ratificato le convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà a novembre a Glasgow in Gran Bretagna si annuncia quindi vitale per comprendere se ci sarà una convergenza o se a colpi di dazi, oramai divenuti i cannoni dell’era moderna, le super potenze si affronteranno nei negoziati.
    Intanto i grandi gestori finanziari scrivono una lettera aperta a tutti i governi, con il fine di sensibilizzare nei confronti dell’ambiente, per anticipare il traguardo delle zero emissioni programmato intorno al 2050.
    Le emissioni nocive che incrementano l’effetto serra, a loro pare non vengano combattute con la sufficiente energia, cosi con i report degli esperti in bella vista esortano a un cambio di marcia nei confronti della corretta via da seguire per raggiungere i risultato desiderati.
    Non è di molti giorni fa l’allarme lanciato dall’organizzazione meteorologica mondiale, che afferma che nel prossimo quinquennio la temperatura salirà di 1,5 gradi, conciò che ne consegue, come cicloni, innalzamento del livello dei mari, aumento delle specie che hanno variato o allargato il proprio habitat in aree prima per loro inabitabili. Nel mediterraneo si sono già trovate 243 specie che non vi avevano mai vissuto, perché normalmente abitanti mari più caldi.
    I temi che rimpiccioliscono il mondo, ovvero che svelano la nostra interconnessione con gli altri Stati e gli altri continenti sono sempre più numerosi, e oltre al clima in prima posizione c’è la lotta contro il Covid.
    Biden annuncerà l’intenzione, o meglio la decisione presa di donare 500 milioni di dosi di vaccino Pfizer ai paesi più poveri. Un gesto che pare altruistico, meritevole, ma in realtà necessario, perché il virus non conosce frontiere nazionali, politiche, reddituali, sarà meglio che le nazioni più ricche si adoperino per fare in modo che il problema sia risolto in tutto il mondo, perché a differenza della fame che rimane nei paesi dove è, il virus si sparge senza badare ai confini.
    Questa renderà più impervie le vie dei migranti, e d’altro canto renderà più difficile per i paesi occidentali poter fruire di manodopera a basso costo, spesso illegale, senza diritti e con poche speranze per il futuro.
    Bene, come al solito tutto cambia, e abbiamo così qualche indizio per il futuro.
    A domani.
    6 min

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