Jazz Anthology

Jazz Anthology

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Jazz Anthology episodes

  • Wayne Shorter (6)
    Dopo i suoi primi tre album per la Blue Note, Shorter in alcuni degli album seguenti passa a formazioni più ampie: è il caso dell'album immediatamente successivo, The Soothsayer, inciso nel '65 (ma all'epoca Shorter registra molto per la Blue Note e non tutto esce subito: per questo album bisognerà aspettare il 1980), in sestetto con Freddie Hubbard alla tromba, James Spaulding al sax alto, McCoy Tyner al piano, Ron Carter al basso e Tony Williams alla batteria, questi ultimi due suoi compagni nel gruppo di Davis. Dopo avere inciso altri quattro album, alla fine degli anni sessanta, nella fatidica estate del '69 (pochi giorni dopo le sedute di incisione da cui nasce Bitches Brew di Miles Davis), Shorter realizza un album folgorante, Supernova: con lui, che ormai impiega anche il sax soprano, ci sono John McLaughlin e Sonny Sharrock alle chitarre elettriche, Miroslav Vitous al contrabbasso, Jack DeJohnette alla batteria e Chick Corea alla batteria e al vibrafono, questi ultimi due suoi compagni nel nuovo gruppo di Davis (Corea alle tastiere ma talvolta dal vivo anche alla batteria). Pieno di atmosfere originali, speciali, anticipatrici, Supernova è uno degli album che meglio rappresentano l'affascinante epoca musicale della fine degli anni sessanta.
    1 hr
  • Wayne Shorter (6)
    Dopo i suoi primi tre album per la Blue Note, Shorter in alcuni degli album seguenti passa a formazioni più ampie: è il caso dell'album immediatamente successivo, The Soothsayer, inciso nel '65 (ma all'epoca Shorter registra molto per la Blue Note e non tutto esce subito: per questo album bisognerà aspettare il 1980), in sestetto con Freddie Hubbard alla tromba, James Spaulding al sax alto, McCoy Tyner al piano, Ron Carter al basso e Tony Williams alla batteria, questi ultimi due suoi compagni nel gruppo di Davis. Dopo avere inciso altri quattro album, alla fine degli anni sessanta, nella fatidica estate del '69 (pochi giorni dopo le sedute di incisione da cui nasce Bitches Brew di Miles Davis), Shorter realizza un album folgorante, Supernova: con lui, che ormai impiega anche il sax soprano, ci sono John McLaughlin e Sonny Sharrock alle chitarre elettriche, Miroslav Vitous al contrabbasso, Jack DeJohnette alla batteria e Chick Corea alla batteria e al vibrafono, questi ultimi due suoi compagni nel nuovo gruppo di Davis (Corea alle tastiere ma talvolta dal vivo anche alla batteria). Pieno di atmosfere originali, speciali, anticipatrici, Supernova è uno degli album che meglio rappresentano l'affascinante epoca musicale della fine degli anni sessanta.
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  • Wayne Shorter (6)
    Dopo i suoi primi tre album per la Blue Note, Shorter in alcuni degli album seguenti passa a formazioni più ampie: è il caso dell'album immediatamente successivo, The Soothsayer, inciso nel '65 (ma all'epoca Shorter registra molto per la Blue Note e non tutto esce subito: per questo album bisognerà aspettare il 1980), in sestetto con Freddie Hubbard alla tromba, James Spaulding al sax alto, McCoy Tyner al piano, Ron Carter al basso e Tony Williams alla batteria, questi ultimi due suoi compagni nel gruppo di Davis. Dopo avere inciso altri quattro album, alla fine degli anni sessanta, nella fatidica estate del '69 (pochi giorni dopo le sedute di incisione da cui nasce Bitches Brew di Miles Davis), Shorter realizza un album folgorante, Supernova: con lui, che ormai impiega anche il sax soprano, ci sono John McLaughlin e Sonny Sharrock alle chitarre elettriche, Miroslav Vitous al contrabbasso, Jack DeJohnette alla batteria e Chick Corea alla batteria e al vibrafono, questi ultimi due suoi compagni nel nuovo gruppo di Davis (Corea alle tastiere ma talvolta dal vivo anche alla batteria). Pieno di atmosfere originali, speciali, anticipatrici, Supernova è uno degli album che meglio rappresentano l'affascinante epoca musicale della fine degli anni sessanta.
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  • Wayne Shorter (5)
    La misura della qualità eccelsa del quintetto di Miles Davis la dà in maniera indiscutibile il materiale registrato dal vivo: e nei live con il quintetto di Davis - prendiamo come esempi le registrazioni al Plugged Nickel di Chicago nel '65 e al festival di Newport nel '67 - Shorter è nelle sue prestazioni a livelli tra i più alti di tutta la sua carriera. Mentre lavora con Miles, Shorter prosegue con la sua produzione discografica personale: nel '64, dopo Night Dreamer e Juju (vedi la terza puntata) incide un terzo album, Speak No Evil, in quintetto con Freddie Hubbard alla tromba, con al piano e al contrabbasso i suoi due compagni nel gruppo di Davis nel quale Shorter è entrato da poco, e cioè Herbie Hancock e Ron Carter, mentre alla batteria c'è sempre Elvin Jones.
    1 hr 1 min
  • Wayne Shorter (5)
    La misura della qualità eccelsa del quintetto di Miles Davis la dà in maniera indiscutibile il materiale registrato dal vivo: e nei live con il quintetto di Davis - prendiamo come esempi le registrazioni al Plugged Nickel di Chicago nel '65 e al festival di Newport nel '67 - Shorter è nelle sue prestazioni a livelli tra i più alti di tutta la sua carriera. Mentre lavora con Miles, Shorter prosegue con la sua produzione discografica personale: nel '64, dopo Night Dreamer e Juju (vedi la terza puntata) incide un terzo album, Speak No Evil, in quintetto con Freddie Hubbard alla tromba, con al piano e al contrabbasso i suoi due compagni nel gruppo di Davis nel quale Shorter è entrato da poco, e cioè Herbie Hancock e Ron Carter, mentre alla batteria c'è sempre Elvin Jones.
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  • Wayne Shorter (5)
    La misura della qualità eccelsa del quintetto di Miles Davis la dà in maniera indiscutibile il materiale registrato dal vivo: e nei live con il quintetto di Davis - prendiamo come esempi le registrazioni al Plugged Nickel di Chicago nel '65 e al festival di Newport nel '67 - Shorter è nelle sue prestazioni a livelli tra i più alti di tutta la sua carriera. Mentre lavora con Miles, Shorter prosegue con la sua produzione discografica personale: nel '64, dopo Night Dreamer e Juju (vedi la terza puntata) incide un terzo album, Speak No Evil, in quintetto con Freddie Hubbard alla tromba, con al piano e al contrabbasso i suoi due compagni nel gruppo di Davis nel quale Shorter è entrato da poco, e cioè Herbie Hancock e Ron Carter, mentre alla batteria c'è sempre Elvin Jones.
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  • Omaggio a Ennio Morricone: The Big Gundown
    Rendiamo omaggio a Ennio Morricone con l'album, The Big Gundown, che alla sua musica dedicò negli anni ottanta John Zorn, album che assieme a quelli dedicati da Hal Willner a Nino Rota, a Thelonious Monk, a Kurt Weill (di cui ci siamo occupati in quattro puntate di Jazz Anthology in aprile e maggio) fa parte della gloriosa stagione di avvio del fenomeno degli album-tributo. Zorn era stato coinvolto negli album dedicati a Monk e a Weill, e proprio incidendo il suo brano per l'album su Monk, Zorn aveva scoperto le risorse offerte dallo studio di registrazione in termini di sovraincisione e montaggio: questa esperienza dello studio di registrazione come strumento per comporre, per creare delle composizioni originali, confluisce in The Big Gundown. Morricone era stato una passione di Zorn praticamente da sempre, ma l'idea dell'album, inciso fra l'84 e l'85 e uscito nell'86, non era stata sua ma del produttore Yale Evelev. Dalla metà degli anni settanta Zorn era uno dei catalizzatori dell'avantgarde del Lower East Side: la sua associazione con un nome come quello di Morricone in un album pubblicato da un'etichetta importante come la Nonesuch diede una spinta notevole alla sua affermazione presso un pubblico più vasto.
    1 hr
  • Omaggio a Ennio Morricone: The Big Gundown
    Rendiamo omaggio a Ennio Morricone con l'album, The Big Gundown, che alla sua musica dedicò negli anni ottanta John Zorn, album che assieme a quelli dedicati da Hal Willner a Nino Rota, a Thelonious Monk, a Kurt Weill (di cui ci siamo occupati in quattro puntate di Jazz Anthology in aprile e maggio) fa parte della gloriosa stagione di avvio del fenomeno degli album-tributo. Zorn era stato coinvolto negli album dedicati a Monk e a Weill, e proprio incidendo il suo brano per l'album su Monk, Zorn aveva scoperto le risorse offerte dallo studio di registrazione in termini di sovraincisione e montaggio: questa esperienza dello studio di registrazione come strumento per comporre, per creare delle composizioni originali, confluisce in The Big Gundown. Morricone era stato una passione di Zorn praticamente da sempre, ma l'idea dell'album, inciso fra l'84 e l'85 e uscito nell'86, non era stata sua ma del produttore Yale Evelev. Dalla metà degli anni settanta Zorn era uno dei catalizzatori dell'avantgarde del Lower East Side: la sua associazione con un nome come quello di Morricone in un album pubblicato da un'etichetta importante come la Nonesuch diede una spinta notevole alla sua affermazione presso un pubblico più vasto.
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  • Omaggio a Ennio Morricone: The Big Gundown
    Rendiamo omaggio a Ennio Morricone con l'album, The Big Gundown, che alla sua musica dedicò negli anni ottanta John Zorn, album che assieme a quelli dedicati da Hal Willner a Nino Rota, a Thelonious Monk, a Kurt Weill (di cui ci siamo occupati in quattro puntate di Jazz Anthology in aprile e maggio) fa parte della gloriosa stagione di avvio del fenomeno degli album-tributo. Zorn era stato coinvolto negli album dedicati a Monk e a Weill, e proprio incidendo il suo brano per l'album su Monk, Zorn aveva scoperto le risorse offerte dallo studio di registrazione in termini di sovraincisione e montaggio: questa esperienza dello studio di registrazione come strumento per comporre, per creare delle composizioni originali, confluisce in The Big Gundown. Morricone era stato una passione di Zorn praticamente da sempre, ma l'idea dell'album, inciso fra l'84 e l'85 e uscito nell'86, non era stata sua ma del produttore Yale Evelev. Dalla metà degli anni settanta Zorn era uno dei catalizzatori dell'avantgarde del Lower East Side: la sua associazione con un nome come quello di Morricone in un album pubblicato da un'etichetta importante come la Nonesuch diede una spinta notevole alla sua affermazione presso un pubblico più vasto.
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  • Wayne Shorter (4)
    ..Nel '64 il sassofonista George Coleman, che sa di non essere molto amato nel gruppo, lascia il quintetto di Miles Davis. Tony Williams, il batterista enfant prodige che Davis ha ingaggiato nel '63, suggerisce al trombettista di rimpiazzarlo con Sam Rivers: ma nel quintetto di Davis Sam Rivers dura giusto un'estate. Per Davis Rivers suona troppo free, non è il tipo di sassofonista che sta cercando. La prima opzione di Davis sarebbe Wayne Shorter, che però è impegnato con Art Blakey: ma appena Davis viene informato che Shorter ha lasciato i Messengers, Miles gli offre il posto. Con l'ingresso di Shorter, 31 anni, il secondo quintetto di Davis raggiunge l'assetto definitivo, con cui farà faville lasciando un segno trionfale negli anni sessanta. Shorter dà un contributo fondamentale tanto come solista che come compositore di diversi brani - basti citare il popolare Footprints - agli album del quintetto: Esp (registrato nel gennaio '65), Miles Smiles (ottobre '66), Sorcerer (maggio '67), Nefertiti (giugno-luglio '67).
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