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Di record in record i pagamenti digitali in Italia hanno raggiunto i 518 miliardi. Il dato aggiornato ci racconta del 45% dei consumi senza prendere in mano banconote o monete, relegate ormai al 38% dei nostri acquisti. Il sorpasso si è visto nel 2024, ma marciamo sempre più veloci verso una società cashless. Eppure resta il tema: una carta è un servizio e per averla dipendiamo da qualcuno, a cui diamo i nostri dati, e da cui dobbiamo passare. Quel che abbiamo in tasca passa per lo più, se non quasi totalmente, da circuiti che non sono europei e in un contesto instabile è un rischio. Nel nuovo scenario globale, i sistemi di pagamento tornano al centro come infrastrutture strategiche di sicurezza, interoperabilità e innovazione. Crescono smartphone e wearable, mentre si affacciano stablecoin, Digital Euro e AI agent. Noi aggiorniamo il pallottoliere e Facciamo i conti...
Meno occupate, meno pagate, meno gratificate, più laureate, competenti e indipendenti le ragazze italiane ora fanno la valigia. Una rivoluzione in qualche modo storica, visto che le emigrazioni sono sempre state al maschile. Il dato ora, invece, sfiora la parità a livello nazionale, con le ragazze che lasciano l'Italia che per la prima volta nelle regioni del nord sono anche più dei coetanei maschi. Motivo? Le ragazze oltre e, spesso, più di maggiori possibilità di guadagni cercano Paesi con "più diritti civili". Tradotto significa più parità, più possibilità di essere trattate come i colleghi maschi, di non dover scegliere tra carriera e famiglia. E meno ragazze significa culle vuote, e, insieme, nuovi nati per altri Paesi, che oltre ai talenti si prendono anche la crescita demografica. Una stima che arriva fino a 60mila nati in meno in Italia all'anno, da giovani donne italiane che, invece, i figli oltre che la carriera li fanno altrove. D'altra parte, le donne sono meno "inventrici del futuro" rispetto ai maschi, non solo perché seguono meno le carriere stem, ma perché anche quando lo fanno le loro invenzioni restano nell'ombra. A dirlo sono i numeri e noi Facciamo i conti...
La vera vincitrice degli ultimi anni sul palco di Sanremo è stata l'industria musicale, tornata a crescere proprio grazie ad una formula rinnovata del festival. L'effetto streaming sui conti si è fatto sentire in tutti i mesi successivi e non solo della settimana del festival. Si compirà anche quest'anno il miracolo? Quel che è certo è che ormai oltre il 60% degli incassi musicali passa dal web. Il mito di un online gratis è definitivamente tramontato: tra film, serie, musica, gaming e anche news gli italiani nel 2025 hanno speso 4miliardi di euro, in gran parte in abbonamenti. Dove andiamo? Noi Facciamo i conti...
E ora che si sono spenti i riflettori delle olimpiadi diffuse, ci scordiamo della montagna? Eppure, negli ultimi mesi la politica si è interrogata, tra polemiche e discussioni, su quel che è montagna. Geograficamente circa il 35% del territorio italiano lo è, ma dal punto di vista amministrativo e politico la lista dei comuni montani è molto più lunga, stabilita da una legge del dopoguerra. Il nuovo decreto montagna prova a ridisegnare un perimetro. I comuni montani scenderanno, si fa per dire, a 3.715. Ma quanto vale l'importanza di chiamarsi montagna?
Ogni anno in Europa, compriamo (e paghiamo, meno ma paghiamo) fino a 19 kg di nuovi vestiti, accessori, scarpe. E produciamo 16 kg di rifiuti tessili. Alcuni degli abiti che scartiamo diventano second hand, il fenomeno degli ultimi anni. Ma ben poco arriva ormai sui banchi del mercato, dove pure lo vorremmo. Molto, forse anche troppo, nei canali di bassa qualità dall'Africa al Pakistan. Tanto, sicuramente troppo, non si riutilizza. Non è solo colpa della fast fashion e della nostra voglia di fare acquisiti. La macchina del riciclo tessile si è messa in moto senza un tassello, e in attesa che arrivi rischia di saltare il banco. E un'economia delle piccole cose che in Italia vive dal dopoguerra. Ora si prova a correre ai ripari e si lavora ad una legge che rimetta tutto in carreggiata. Noi Facciamo i conti...
Musica, colori, tecnologia: l'apertura delle olimpiadi a Milano e Cortina è stata uno show. D'altra parte, spettacolo, tecnologia e sport a cinque cerchi sono indissolubilmente legati: Berlino 1936 fu la prima edizione delle Olimpiadi ad essere trasmessa in televisione, proprio le Olimpiadi Invernali di Cortina 1956 segnarono la prima diffusione in diretta televisiva in diversi paesi europei, con il debutto di Eurovision. Uno spettacolo dietro lo spettacolo che sperimenta un'economia che sarà. Questa edizione non fa eccezioni, anzi. L'accordo da 800 milioni di dollari con il gigante cinese Alibaba da Tokyo 2020 al 2028, ha visto con la società di Jack Ma il cloud fare concorrenza al satellite, che dominava dal 1964 le trasmissioni olimpiche. Questa di edizione dei Giochi segnerà un record nelle trasmissioni streaming e l'avvento dell'intelligenza artificiale. Innovazioni destinate, in futuro, ad approdare ad altri eventi e nella vita quotidiana. Siamo andati a sbirciare dietro le quinte, l dove si è accesa la macchina dello spettacolo olimpico: decine di schermi, metri di cavi e una macchina che si è messa in moto nell'ex fiera di Milano, al Portello
"Quando si parla di Olimpiadi tutti guardano la data di apertura che è il 6 febbraio. In realtà, in aeroporto le Olimpiadi sono già arrivate". Così Riccardo Kustermann Olympic and Paralympic Project Director di Sea Milan Airports, fa il punto alla vigilia dell'apertura di Milano-Cortina 2026. E spiega: "un'atleta che viene per sciare, ad esempio, ha mediamente 2025 paia di sci, oltre a tutta la sua attrezzatura. Il suo staff si porta dietro anche il lettino per fare i massaggi o la box della sciolina. Per dare un ordine di grandezza: una sola squadra olimpica sono 210 atleti, 1100 bagagli di cui 500 bagagli fuori misura. Significa dei giorni in cui avremo 5.000 bagagli fuori misura, quando normalmente Malpensa in un giorno ne gestisce 300. "Adesso stiamo non più testando, siamo al picco più alto, per noi dal 28 gennaio al 2 febbraio". Ecco perché la sfida olimpica non si gioca solo sui campi da hockey o sulle piste da sci. Solo il 13% degli investimenti è in impianti sportivi. Facciamo i conti delle olimpiadi di aeroporti, autostrade, collegamenti alpini o dei taxi in città.
Se il futuro dell'auto non fosse solo l'elettrico ma la guida autonoma? Avremo tutti il nostro maggiolino Herbie? Dalla fantasia del cinema alla realtà il passo sembra sempre più breve: dopo Tesla e le sperimentazioni cinesi è arrivata ad aprire il 2026 anche Nvidia. "Un giorno un miliardo di automobili in circolazione sarà costituito da veicoli autonomi. Potreste noleggiare un robotaxi, oppure possederne direttamente uno, lasciando che si guidi da solo. Ogni veicolo sarà alimentato dall'intelligenza artificiale", ha annunciato il CEO Jensen Huang. Uomo dell'anno del 2025 anche in questo 2026 sembra pronto alla prossima rivoluzione, visto il primo veicolo a guida autonoma di Nvidia sarà sulle strade degli Stati Uniti entro marzo, prima di giugno in Europa. Ma l'Italia non resta indietro: con l'economia delle piccole cose vi portiamo in viaggio nell'Italia dei motori da Torino, alla motor valley fino a Milano. Dove l'auto a guida autonoma sogna di diventare realtà. O, forse, già lo è, e sarà la prossima rivoluzione della nostra economia delle piccole cose.
Sfiorati i 500milioni al box office nel 2025, più di 68 milioni di biglietti staccati nei cinema, sul podio dei più visti in sala due su tre film italiani. Checco Zalone ha riacceso i riflettori sul grande schermo, tra sale che tornano a riempirsi e sfide da raccogliere. Una tutta politica, dopo le decisioni in manovra finanziaria sul tax credit e l'allarme per le produzioni in corso, con set che pensano di lasciare il Bel Paese in attesa di capire cosa succederà. Un'altra di capitali e nuovi assetti internazionali dopo l'operazione da 83miliardi di dollari per l'acquisizione di Warner Bros annunciata da Netflix a inizio dicembre. Piccole cose che s'intrecciano con la grande economia.
Gennaio mese di saldi: scarpe, maglioni o felpe che non sono arrivate coi regali di Natale, o acquisti rinviati per risparmiare, tornano d'attualità, ma con il caro vita che pesa per molti. Quasi nove su dieci sono entrati o entreranno in un negozio, ma almeno uno su due qualcosa lo compra anche online. La novità è che se il pacco arriva da fuori Europa (leggi principalmente Cina) se vale meno di 150 euro ha una tassa di 2 euro. Di fatto l'Italia ha anticipato il dazio, che sarà di 3 euro, deciso dall'Europa da luglio. Non siamo i soli, con noi Francia, Belgio e Olanda. Ma è davvero la Cina il problema? O quel che non ci sono più sono i negozi? Magari vicino casa? Noi Facciamo i conti...
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Quanto condiziona le nostre scelte l'economia nascosta dietro le piccole cose? Si moltiplicano gli aeroporti e voliamo low cost. A teatro spopolano i monologhi perché sono una moda, ma anche perché…

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