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In questo episodio affrontiamo un tema di grande importanza: come insegnare la Storia, come farla amare.
Spesso considerata complessa o addirittura noiosa, è invece fondamentale non solo per comprendere il presente ma anche e soprattutto per costruire il futuro.
Perché allora, in Italia, non riusciamo a darle la giusta attenzione? Perché sono appassionati di Storia coloro che hanno avuto un buon insegnante della materia? Cosa sbagliamo nel condividerla e/o nell’insegnarla?
Tentando di rispondere a queste domande, oggi esploriamo le criticità della divulgazione storica, con particolare attenzione a due controversi eventi che hanno avuto narrazioni spesso contrapposte e di parte: la Shoah e le Foibe - con l’esodo degli italiani dall’Istria e la Dalmazia.
Una produzione di Zero Contenuti
28 giugno 1914, Sarajevo: l'arciduca Francesco Ferdinando viene assassinato. Un evento, questo, che non solo ha innescato la Prima Guerra Mondiale, un conflitto di proporzioni devastanti, ma che ha anche dimostrato come tensioni locali e atti di terrorismo possano avere disastrose conseguenze globali.
Ad oggi, la situazione non è cambiata. Viviamo in un mondo complesso e globalizzato, dove le crisi e i conflitti di uno Stato possono rapidamente estendersi ad altri con effetti del tutto imprevedibili. Barbara Tuchman lo aveva già compreso nel 1962, data di pubblicazione con cui ripercorreva con grande attenzione e precisione quella che sarebbe diventata la vigilia della Grande Guerra: le enormi responsabilità dei governanti che agirono come sonnambuli sull’orlo del precipizio.
La pace e la sicurezza sono una responsabilità collettiva, non possiamo più guardare altrove pensando che conflitti apparentemente lontani non ci riguardino. È in quest’ottica che le parole di Barbara Tuchman risuonano ancora oggi, un monito a non commettere gli stessi errori, un eco per non dimenticare e, soprattutto, per imparare.
Una produzione di Zero Contenuti
Le recenti affermazioni di Emmanuel Macron, Presidente francese, e Jean-Claude Juncker, ex Presidente della Commissione Europea, hanno riacceso il dibattito sulla necessità di un esercito europeo. L'invasione russa dell'Ucraina - che sappiamo essere solo l’inizio di un forte desiderio di espansione del Cremlino - ha infatti reso evidente l'urgente bisogno di una maggiore autonomia strategica e militare dell'Europa, che dipende da ormai troppi anni dalla potenza americana e che, soprattutto, potrebbe finire in mano a Donald Trump.
In questo episodio ripercorriamo la storia di un’Europa che già negli anni '50, davanti al timore di una possibile invasione sovietica, aveva maturato l’idea di dar vita ad un esercito europeo. Parleremo dunque del progetto di Comunità Europea di Difesa (CED), capendo da un lato il motivo per cui fallì e dall’altro perché ancora oggi continua ad essere un importante precedente.
Una produzione di Zero Contenuti
Il Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 dai tre antifascisti Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, è ancora oggi considerato tra i testi fondanti dell’Unione Europea, nonché il documento dell’Europa dei sogni.
Il prossimo 8-9 giugno si terrà il decimo appuntamento elettorale per l’Europa, ma per ora il dibattito interno alla maggioranza dei 27 Paesi membri risulta essere monopolizzato più da giochi politici che da temi europei. In pochissimi sembrano infatti ricordarsi dei principi del Manifesto, salvo usarli più o meno a sproposito senza conoscerli.
La puntata si incentra quindi sul tema dell’Europa unita, da Ventotene a Mario Draghi, dalle speranze passate alle delusioni attuali, sottolineando come nascondersi dietro il puro richiamo a Ventotene non sia più sufficiente: per un’Europa unita, serve concretezza.
Il caso di Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, riporta alla ribalta un tema fondamentale per le nostre società: la libera informazione.
A 50 anni dallo scandalo Watergate, che vide due giornalisti del Washington Post svelare le malefatte del presidente Nixon, la vicenda Assange ci pone di fronte a un dilemma: come bilanciare il diritto alla libera informazione con la sicurezza nazionale?
Assange è infatti stato condannato negli Stati Uniti a 176 anni di carcere per aver pubblicato documenti riservati che svelavano presunti crimini di guerra e corruzione da parte del governo americano. Insomma, niente di diverso da ciò che fecero, anni prima, Carl Bernstein e Bob Woodward.
Cosa è cambiato, allora? Immergendoci nella storia e nell’ipocrisia americana attraverso queste due uguali ma diverse vicende, cerchiamo di capirlo insieme.
Una produzione di Zero Contenuti
Dall’agosto del 2021, quando l’esercito americano ha lasciato il paese, l’ombra dell’oblio sembra essere calata sull’Afghanistan.
Della dittatura talebana su Kabul non si parla più, così come dello stato in cui civili innocenti sono costretti a vivere: il divieto di accesso all’istruzione universitaria per le donne, i programmi scolastici riscritti sulla base della legge islamica, il coprifuoco che ogni sera impedisce il libero movimento.
In questo episodio, con il contributo di Fidelio Perchinelli, appassionato di storia, ci immergiamo nella storia dell’Afghanistan, un territorio che per 200 anni ha resistito - e tutt’oggi resiste - ai continui tentativi di occupazione e sottomissione delle grandi potenze mondiali, le stesse che adesso si coprono gli occhi, distogliendo il proprio sguardo da quello che, tristemente, è il loro lascito.
Una produzione di Zero Contenuti
Una guerra può essere giusta? Quando l'uso della forza militare è legittimo? Le atrocità di Hamas, i bombardamenti di Israele, l'uso di civili come ostaggi e scudi umani hanno riacceso un importante dibattito.
Norberto Bobbio ci offre una chiave di lettura per analizzare la complessità delle guerre di questo terzo millennio, quelle che hanno superato i limiti che erano stati condivisi prima della seconda guerra mondiale. Nonostante infatti le normative di riferimento, i conflitti non hanno più confini giuridici e colpiscono sempre di più una categoria ben precisa: i civili innocenti.
Esistono dunque guerre giuste o ingiuste? Proviamo a dipanarci in questa complessità ragionandoci sopra insieme.
Una produzione di Zero Contenuti
Il Tribunale dell’Aja ha ordinato ad Israele di prevenire atti di genocidio contro i palestinesi di Gaza, respingendo però la richiesta di un cessate il fuoco immediato. Una decisione controversa, che ha acceso il dibattito sulla politicizzazione del termine "genocidio".
In questo episodio, esaminiamo le insidie lessicali, le implicazioni geopolitiche e le possibili conseguenze di questa decisione di natura politica e non giuridica. Cerchiamo quindi di riportare la parola “genocidio" al suo corretto significato tecnico-giuridico evitando che il suo significo sia depotenziato ricordandoci sempre che il suo significato è esclusivamente questo: "l'intenzione di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”.
Un significato che, come sappiamo, si riferisce alla Shoah e quindi alla tragedia di un popolo, di persone che sono state perseguitate, uccise, sterminate. Le parole hanno un peso. Questo peso non può - e non deve - essere sottovalutato.
Una produzione di Zero Contenuti
27 aprile 2023: il Generale italiano Mario Mori è stato finalmente assolto. Con il contributo del collega Fabio Ghiberti, avvocato torinese, la puntata esplora la sua drammatica vicenda giudiziaria, che per 20 lunghi anni lo ha costretto ingiustamente alla gogna mediatica.
Una storia, la sua, di gloria e successi nella lotta contro il terroristo e le mafie, che nei vent’anni del processo è stata a lungo dimenticata, messa in ombra da quelle accuse rivelatesi poi infondate.
Ricalcando la tematica dell’episodio precedente, ci inoltriamo questa volta più nel dettaglio, abbracciando sia la storia del Generale sia quella dell’Italia, in un mondo governato dalle mafie: il nostro.
Una produzione di Zero Contenuti
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