Lo spazio non è più soltanto un orizzonte scientifico o tecnologico. È diventato un terreno di competizione geopolitica che incide su sicurezza, economia e sovranità. La guerra in Ucraina, gli attacchi ai satelliti commerciali, la corsa cinese e il dominio di SpaceX hanno costretto l’Europa a cambiare passo. E negli ultimi giorni qualcosa si è mosso davvero. Alla ministeriale dell’Agenzia spaziale europea, i Paesi membri hanno approvato 22,067 miliardi di euro per i prossimi tre anni, il 99% della richiesta dell’ESA: un segnale politico forte. Il direttore generale Josef Aschbacher ha salutato il risultato come “straordinario”, la prova che i governi hanno compreso l’urgenza di rafforzare la presenza europea nello spazio. Perfino la scienza, finanziata su base obbligatoria, ha ottenuto l’intero importo previsto, con un incremento reale oltre l’inflazione. Ma all’orizzonte si sta preparando anche un altro capitolo, più silenzioso ma forse ancora più strategico. La Commissione europea lavora a una nuova infrastruttura satellitare a prontezza militare, capace di fornire alle capitali immagini ad alta definizione aggiornate ogni trenta minuti. Il commissario Andrius Kubilius lo definisce un progetto “cruciale”, che nella prima fase integrerà dati commerciali e risorse nazionali, mentre i requisiti operativi saranno definiti nel nuovo anno, insieme al negoziato sul prossimo bilancio. Intanto gli Stati membri dell’ESA hanno già messo sul tavolo 1,2 miliardi per i primi lavori. È il segnale di un’Europa che, dopo anni di dipendenze, prova davvero a giocare la partita anche nello spazio.