Radio Radicale - Il Mondo a pezzi

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Radio Radicale - Il Mondo a pezzi episodes

  • Il Mondo a pezzi - Intervista settimanale al Professor Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 3/02/2025
    Con tre ordini esecutivi Donald Trump ha deciso l'innalzamento di dazi verso Canada, Messico (25 per cento) e Cina (10 per cento). Una scelta criticata da molti economisti, convinti che si ritorceranno contro gli Usa, colpendo con Canada e Messico un'area economicamente integrata attraverso l'accordo di libero scambio UMSCA: fu lo stesso Trump, nel corso del primo mandato, a rinegoziare il vecchio accordo Nafta. Saranno i consumatori americani a pagare l'innalzamento dei dazi, che potrà provocare una risalita dell'inflazione e costringeranno la Federal Reserve ad una frenata nella discesa dei tassi di interesse. Se economicamente la scelta è discutibile, quel che persegue Trump è l'obiettivo politico di riscrivere i rapporti di forza nel mondo, convinto com'è che l'ordine liberale vada contro gli interessi Usa. La scelta 'soft' nei confronti della Cina, colpita da dazi al 10 per cento: Trump si rende conto che misure più pesanti avrebbero messo a rischio un Paese che è fonte di approvigionamento di componenti necessarie all'industria americana. Allo stesso tempo, non va dimenticato che la Tesla di Elon Musk ha in Cina una parte importante della sua catena di produzione. Cosa farà l'Ue di fronte alla minaccia di dazi? Servirebbe l'elaborazione di un pacchetto negoziale dei 27 Paesi, uniti, per evitare trattative bilaterali con gli Usa
    19 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 27/01/2025
    Donald Trump smantella il New Green Deal, definendolo un imbroglio e decide il ritiro dagli accordi sul clima di Parigi. Il neopresidente intende azzerare la legislazione varata dall'amministrazione Biden per favorire la transizione ambientale: incentivi, sussidi, investimenti di enormi dimensioni. Già nel suo primo mandato Trump decise il ritiro dagli accordi di Parigi: ma in quella occasione Elon Musk e i giganti delle big tech criticarono la scelta. Servirà comunque una legge del Congresso per decidere questo passo. Trump ha promesso di ridare slancio alla produzione e all'estrazione di combustibili fossili. Le grandi compagnie di idrocarburi statunitensi hanno ampiamente finanziato la sua campagna elettorale. Non sarà però facile tornare indietro rispetto alle scelte dell'amministrazione Biden, poiché grandi aziende hanno investito nella transizione verde. Le decisioni di Trump potrebbero esser contrastate da alcuni Stati. Il ruolo della Cina, che ha massicciamente investito in questi anni nella transizione verde e la produzione di auto elettriche. Cosa accadrà nell'Ue? La presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen ha affermato che l'agenda verde non è in discussione. Ma alcuni Paesi chiedono una pausa o una riflessione. Quel che certamente va ripensato è l'enorme aggravio burocratico che pesa sulle imprese europee: serve urgentemente una semplificazione delle procedure
    21 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 20/01/2025
    Le previsioni sull'economia mondiale di Onu e Fmi coincidono nella previsione di una crescita che resta modesta, attestandosi all'incirca al 3 per cento per il 2025. E in entrambi le incertezze sono connesse alle attese delle politiche economiche e commerciali che metterà in campo l'amministrazione Trump. L'economia Usa conserverà comunque il suo vantaggio, poiché può contare su una capacità di rinnovamento tecnologico e sull'impulso dato dall'amministrazione Biden. Con ogni probabilità le politiche di Trump (deregolamentazione, detassazione, innalzamento delle tariffe connesse alla guerra commerciale) consentiranno in una prima fase una spinta al consolidamento della crescita Usa. Ma è altrettanto probabile che in seguito emergano le contradddizioni insite in queste politiche. Per quel che riguarda l'Europa, i due rapporti escludono la possibilità di una recessione. La crescita oscillerà intorno all'1,3 per cento. Si conferma il dato postivo delle economie del Sud Europa come Spagna, Portogallo e Grecia. Ma quel che continua a zavorrare l'Ue è la frammentazione dei mercati finanziari, che impedisce investimenti decisivi per lo sviluppo dei settori innovativi. Continua ad arrancare la Cina per via della debolezza dei consumi del mercato interno. Restano alti i rischi connessi all'esportazione sul continente europeo del surplus di merci che troverà ostacoli tariffari sul fronte Usa
    20 min
  • Il Mondo a pezzi - Intervista settimanale al Professor Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 6/01/2025
    Si avvicina una nuova crisi del gas? Gli aumenti delle ultime settimane lo fanno temere. Il prezzo oscilla intorno ai 50 euro per megawattora: cifre ben lontane dai 150-350 raggiunti dopo la guerra in Ucraina. Ma anche dai 20 euro pre-guerra. Preoccupano le ripercussioni possibili sull'economia, in un clima di incertezza geopolitica e alla luce di previsioni di crescita che per l'Unione europea si attestano all'1,2-1,2 per cento. Per l'Italia previsioni di crescita modeste, allo 0,6 per cento secondo Banca d'Italia. Una fase di ripresa economica che resta comunque debole per l'Europa, se paragonata agli Usa. Il prezzo del gas torna a salire dopo due anni di inverni miti e dopo la decisione dell'Ucraina di non consentire più il passaggio del metano diretto verso l'Europa. Allarmano i rischi di speculazione. Servono soluzioni strutturali in Europa: se positiva è stata la scelta di diversificare le fonti di approvvigionamento dopo la guerra in Ucraina, i prezzi del gas restano comunque alti rispetto agli Usa e questo penalizza le aziende energivore europee: rischi di de-industrializzazione e di fuga delle imprese negli Stati Uniti. Servono decisioni di disaccoppiamento del prezzo del gas dall'elettricità e la costruzione di un mercato unico integrato europeo per l'approvvigionamento, acquisti comuni come al tempo dei vaccini anti-Covid, investimenti sulle energie rinnovabili. Il price cap può servire solo nell'immediato come misura per contrastare la speculazione e l'obiettivo di un prezzo fissato a 50 euro per megawattore resta comunque ambizioso, servirebbe un coordinamento reale tra i Paesi Ue.
    21 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 30/12/2024
    Quale impatto potrà avere sull'economia globale il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca? Fino a che punto attuerà il suo programma di dazi, tariffe e tagli delle tasse? In uno scenario più ottimistico Trump si terrà lontano da scelte radicali improntate al protezionismo e si concentrerà su taglio delle tasse e deregulation, per evitare il rischio di ritorsioni da parte di Cina e Ue che comporterebbero ripresa dell'inflazione e penalizzerebbe la crescita Usa. Se invece Trump decidesse di tener fede alle promesse fatte in campagna elettorale promettendo dazi e innalzamento tariffe per colpire Paesi come Cina, Messico, Canada, Ue, si innescherebbe una guerra commerciale, aggravando la frammentazione dell'economia globale. Sul piano interno, l'inflazione risalirebbe e la 'deportazione' degli immigrati avrebbe un impatto grave sul fronte del labour shortage. Si tratterebbe di uno dei piani economici più radicali che la storia degli Usa abbia mai conosciuto. Si avvierebbe un ciclo di politica in salsa populista, con una prima fase di boom economico, spinta della domanda, deregulation e taglio tasse. Per poi approdare ad una strozzatura dell'offerta, inflazione ed esplosione della spesa pubblica. La spinta di Trump a stravolgere le regole dell'ordine economico internazionale. La guerra commerciale e i dazi avrebbero un grave impatto sull'economia Ue. Ma l'Unione europea dovrà fare comunque, a prescindere dalla nuova Presidenza Trump, scelte determinanti e non più rinvibili per il proprio futuro, in modo da riconquistare competitività, poiché non si può contare più solo sulle esportazioni
    25 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 23/12/2024
    Il Presidente eletto Trump sarebbe intenzionato a chiedere agli alleati Nato l'innalzamento al 5 per cento del Pil per le spese della difesa. Con ogni probabilità la soglia potrebbe salire al 3 per cento. Una cifra difficilmente raggiungibile se non con investimenti comuni. L'ipotesi di eurobond. Il nodo dell'utilizzo delle nuove risorse impegnate per la difesa: si continuerà ad acquistare soprattutto armi e servizi Usa? Si riuscirà a coordinare le produzioni in campo militare ora gelosamente difese da ogni membro Nato nell'Ue? Cresce la pressione di Trump sull'Ue perché incrementi l'acquisto di GNL dagli Usa. Il protezionismo Usa e il rischio che la Cina inondi il mercato Ue con le sue esportazioni, a causa della debolezza della sua domanda interna
    13 min
  • Il Mondo a pezzi - Conversazione settimanale con Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 9/12/2024
    Con Paolo Guerrieri Paleotti. La Commissione Ue sigla l'accordo Mercosur con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Ci sono voluti 25 anni. La Presidente Von Der Leyen: possiamo creare un mercato di 700 milioni di persone, è il più grande partenariato commerciale che il mondo abbia mai visto. Già nel 2019 un veto della Francia bloccò la firma. Il nuovo testo include anche il rispetto dell'accordo di Parigi sul clima e tiene conto delle obiezioni sugli standard europei nel settore agroalimentare e nel campo dei diritti dei lavoratori. Un accordo di grande valore commerciale, con una forte valenza politica: l'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca espone l'Europa a dazi molto penalizzanti da parte Usa. Allo stesso tempo L'Unione europea può recuperare terreno rispetto alla Cina, che sta moltiplicando i suoi investimenti in America Latina. Ma la ratifica dell'accordo non è scontata. Germania e Spagna sono favorevoli; ma Paesi come Francia, Polonia, Irlanda e -forse- l'Italia, al momento si oppongono. La Commissione può ratificare la parte commerciale, su cui ha competenza esclusiva insieme al Parlamento europeo. Ma per quel che riguarda le norme ambientali e diritti sociali, la ratifica passa per gli Stati. Al Consiglio Ue può essere bloccato dal 35 per cento rappresentato da Paesi che si oppongono: al momento questa percentuale non c'è, ma se l'Italia si unisse a questa schiera, sarebbe determinante. Nel nostro Paese Coldiretti e le associazioni delle aziende agroalimentari si oppongono, mentre quelle industriali, a partire da Confindustria, evidenziano i vantaggi di un mercato di sbocco per la nostra manifattura. La Commissione prevede compensazioni e addendum a tutela degli agricoltori. L'accordo può garantire l'approvigionamento di materie prime critiche su cui verrebbero eliminati dazi: sul mercato latinoamericano l'Ue potrebbe quindi rifornirsi di materiali strategici fondamentali per la transizione ecologica per cui al momento è dipendente dalla Cina all'80 per cento
    21 min
  • Il Mondo a pezzi - Conversazione settimanale con Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 2/12/2024
    Si insedia la Commissione Von Der Leyen II. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca non renderà certo agevole il percorso della Commissione europea, ma probabilmente servirà ad accelerare i tempi di riforme considerate ormai ineludibili e a indirizzare il nostro continente verso una maggiore integrazione. Il primo banco di prova sarà la Difesa comune: Von Der Leyen punta su un aumento delle risorse per questo settore e sul ricorso ad eurobond. Dopo l'aggressione russa all'Ucraina, le ostilità iniziali su questo strumento sono venute meno. Sul fronte economico la nuova Commissione potrebbe dover fronteggiare uno scontro commerciale pericoloso con la nuova Amministrazione Usa: ma il protezionismo di Trump è soprattutto un'arma geopolitica. E ci sono ampi spazi per un negoziato, proponendo un aumento di beni statunitensi come gas liquido o soia. C'è un mutuo interesse di Usa e Ue a scambi commerciali e investimenti. Von Der Leyen ha confermato di voler tenere la rotta sul Green Deal: la transizione verde va confermata, seppur tenendo conto delle difficoltà incontrate nella prima fase, rimodulandone il percorso. Su questo capitolo Trump ha manifestato totale contrarietà, ma l'Ue deve recuperare il ritardo, anche per non restare stritolata dalla Cina: è necessario evitare di continuare a rivolgersi a Pechino per acquistare materiali necessari alla transizione ecologica
    20 min
  • Il Mondo a pezzi - Conversazione settimanale con Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 25/11/2024
    Conversazione settimanale con Paolo Guerrieri Paleotti. Donald Trump nomina al Tesoro Scott Bessent, un esperto manager di fondi di investimento. Ha il compito di realizzare l'agenda del Presidente, che punta su taglio delle tasse, tariffe e 'deportazione' di immigrati in condizione irregolare. Bessent avrà margini di autonomia rispetto a Trump? Il Project 2025, tra i cui ispiratori si annovera Russel Vought, nominato all'Ufficio del Bilancio, prevede un rafforzamento dei poteri del Presidente senza precedenti. Che effetti avrà l'agenda Trump per l'economia americana? Pareri discordi. Secondo alcuni economisti il taglio delle tasse alle imprese e la deregulation faranno crescere il Pil e la produttività, riducendo il rischio di spinte inflazionistiche. In questa visione, il protezionismo di Trump non farà danni poiché le tariffe verranno utilizzate come leva di scambio per aprire i mercati esteri ed evitare che altri usino gli Stati Uniti come un mercato di casa. Di opposto parere alcuni economisti che ritengono che Trump, investito dal una forte legittimazione nel voto, terrà fede ai suoi propositi, imporrà dazi che provocherranno un innalzamento dei prezzi, un calo del Pil e che la Federal Reserve sarà costretta ad intervenire di fronte al rischio di stagflazione. Un elemento da considerare è il tempo: nei primi due anni potrebbero aversi effetti positivi, l'economia potrebbe crescere e la ripresa consolidarsi. Ma il protezionismo comunque provocherà aumento dei prezzi e quindi inflazione; la 'deportazione' porterà a scarsità di manodopera. Verrà consentito alla Federale Reserve di intervenire a porre rimedio?
    21 min

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Podcast "Il Mondo a pezzi", Lunedì alle ore 10.00. Radio Radicale

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