Radio Radicale - Il Mondo a pezzi

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Radio Radicale - Il Mondo a pezzi episodes

  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 14/04/2025
    La decisione di Donald Trump di sospendere l'applicazione dei dazi 'reciproci' per 90 giorni: una frenata indotta dai timori che la fuga dai titoli del Tesoro americano aveva provocato. Si sarebbe andati incontro ad una situazione di illiquidità, poiché i Treasures rappresentano la spina dorsale del sistema weconomico-finanziario mondiale. Una situazione simile si era vissuta solo con la crisi del 2008 e con l'impatto del Covid. Il clima di incertezza creato dall'Amministrazione Trump ha creato sfiducia sui titoli di Stato, le azioni e sul dollaro. E la crisi di fiducia può essere più grave della guerra delle tariffe. Si fa concreto il rischio di un rialzo dell'inflazione. Il Presidente Usa fa retromarcia anche sui dazi imposti su Iphone, pc, microchip. Ma il segretario al Commercio precisa che sarà una sospensione temporanea. Nel braccio di ferro con la Cina, è quest'ultima a trovarsi in una posizione di forza, poiché da anni ha concentrato i suoi sforzi per rendersi autonoma dagli Usa. E grazie all'enorme valore di risparmio accumulato, sarebbe in grado di rilancira i consumi interni. L'Ue rischia di rimanere stritolata dal conflitto Usa-Cina. Nei 90 giorni di pausa è necessario costruire un percorso negoziale. L'arma di deterrenza di cui dispone è la possibilità di colpire le esportazioni di servizi digitali statunitensi: Amazon, Google, Facebook. Anche se Trump parla solo del disavanzo legato ai beni, questi settori consentono agli Usa una posizione di suprplus innegabile. Ma saranno uniti gli Stati Ue in questa sfida? La Francia sembra convinta, ma altrettanto non si può dire né di Germania, né di Irlanda. La proposta della Commissione Ue di un'area di libero scambio Ue-Usa 'dazi zero': avrebbe senso se Trump fosse convinto dei benefici del libero commercio, ma tutto fa supporre che non sia così.
    22 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 8/04/2025
    La risposta ai dazi dell'Amministrazione Trump: la Commissione Ue propone 'dazi zero' sui prodotti industriali, il Vietnam si arrende e decide di azzerarli dopo che il Presidente Usa ha annunciato l'imposizione di tariffe del 46 per cento. Ma elaborare una strategia per i Paesi colpiti, poiché i consiglieri di Trump considerano penalizzanti barriere per l'economia Usa anche l'Iva o le normative europee che riguardano i prodotti ottenuti con colture Ogm o la carne prodotta con ormoni. I discutibili metodi con cui, in occasione del 'Liberation Day', è stato calcolato e mostrato in tabella l'elenco dei dazi che l'Amministrazione Usa imporrà. A Trump non basterà, poiché quel che ha in mente, fin dagli anni Ottanta, è rifondare il sistema dei rapporti economici e le regole internazionali che, a suo dire, costituiscono un furto ai danni degli americani: per Trump il commercio internazionale è un costo, le importazioni penalizzano il Paese, l'obiettivo da raggiungere è posizionare gli Stati Uniti al centro di relazioni bilaterali che garantiscano un saldo in pareggio o un surplus. Trump giustifica questi interventi invocando una legge di sicurezza nazionale: è il primo Presidente Usa ad utilizzarla per imporre tariffe. E al momento gli Usa sono il Paese che applica i più alti dazi al mondo. I timori del mondo della finanza e il crollo a Wall Street: se finora c'è stata una sopravvalutazione dei mercati azionari e un abnorme aumento delle quotazioni, una correzione che pure sarebbe stata ragionevole ha effetti disastrosi se operata in pochi giorni. Le buone performance dell'economia Usa fino all'arrivo di Trump sono minacciate ora da un rischio recessione sempre più alto: una recessione autoprovocata. Ma se i danni inflitti all'economia inducessero Trump a fermarsi, probabilmente tenterebbe di svendere un ribasso negli obiettivi come una vittoria
    22 min
  • Il Mondo a pezzi - Intervista al Professor Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 31/03/2025
    I dati sull'economia americana restano relativamente confortanti: la crescita prosegue e la disoccupazione resta bassa. Ma sono allarmanti i dati sull'indice di fiducia dei consumatori e delle imprese. E i mercati azionari sono in discesa. Il clima di incertezza legato alla politica dei dazi dell'amministrazione Trump colpisce le imprese, che rallentano o rinviano gli investimenti. Contrariamente a quanto affermato da Trump, l'amministrazione Biden gli ha consegnato un'economia solida e in crescita, seppur alle prese con un'inflazione in discesa ma persistente. Durante il suo primo mandato Donald Trump si dimostrò sensibile all'andamento dei mercati e corresse alcune sue scelte. Ma questa volta il Presidente appare deciso a difendere quella che considera una rivoluzione e si dice certo che ad un periodo di sacrifici seguirà l'età dell'oro, poiché è convinto che il sistema economico globale basato su apertura dei mercati, multilateralismo e regole, abbia penalizzato gli Stati Uniti. Sarà molto difficile ottenere con la politica dei dazi un miglioramento del deficit commerciale Usa: non gli riuscì neanche ai tempi del primo mandato quando, al contrario, aumentò, se pur di poco. Né sarà possibile riportare la manifattura in patria, poiché è un settore in diminuzione in tutto il globo, a vantaggio dei servizi. La politica protezionista scelta da Trump potrebbe portare gli Usa al livello dei dazi degli anni '30. Rischi di recessione. Cosa potrebbe far cambiare idea a Trump su questa strategia? Forse la risalita dell'inflazione
    20 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista al professor Paolo Guerrieri - Puntata del 24/03/2025
    La guerra dei dazi tra Usa e Ue. Trump annuncia che il 2 aprile sarà il giorno della liberazione degli Usa. L'Unione europea rinvia a metà aprile la possibile risposta sulle 'contromisure'. Ma quella di Trump non è una normale partita commerciale che si potrebbe giocare negoziando. Le motivazioni e gli obiettivi addotti dal presidente Usa variano: dazi per provocare un ritorno agli investimenti negli Stati Uniti? O per finanziare i tagli alle imposte? O ancora per poter aumentare le spese e il deficit pubblico, costringendo quindi i Paesi europei a sottoscrivere titoli Usa? Trump non ha una strategia commerciale decifrabile e coerente: di volta in volta immagina contropartite misurandole sulla forza dell'interlocutore. Se è inevitabile negoziare con Trump per evitare una dannosa guerra commerciale, è opportuno che la Commissione Ue metta a punto 'misure di compensazione' e prepari una lista di beni e settori Usa su cui applicare dazi. L'esempio dei semi di soia, che colpirebbe Stati repubblicani come la Louisiana. Un altro terreno su cui l'Europa può negoziare con gli Usa è quello delle grandi aziende e piattaforme come Google, Amazon, big tech. L'Ue difenda le norme di regolamentazione introdotte per difendere i diritti dei propri cittadini dalla potenza di queste grandi aziende che si sono schierate con Trump. Se necessario, come ha suggerito Mario Draghi, aggiorni queste regolamentazioni per renderele più flessibili e per evitare che soffochino l'innovazione nell'Unione europea. Evitare la strada intrapresa dal governo inglese che, per avere da Trump concessioni sui dazi, si ripropone di diminuire multe e tassazioni alle big tech.
    21 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 17/03/2025
    Le politiche protezioniste e i dazi verso l'Ue decisi da Donald Trump spingono la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen sul percorso di una diversificazione dei rapporti commerciali: si profila un riavvicinamento con la Cina e si riaprono spazi di intesa dopo le tensioni degli ultimi anni, durante i quali è stata considerata un 'rivale strategico' e tenuta a distanza per via del sostegno fornito alla Russia nell'agggressione all'Ucraina. Cina e Ue condividono ora la difesa del multilateralismo e dell'aperrura dei mercati, ma anche l'impegno sulla transizione green. Il modello di sviluppo cinese, però, non prevede un'inversione sul terreno della crescita dei consumi interni: ciò comporta che l'eccedenza di produzione potrebbe continuare a riversarsi sui mercati europei, aggravata dalle chiusure protezioniste statunitensi. Pericoloso sarebbe aumentare la nostra dipendenza dalla Cina su prodotti legati a tecnologie verdi come pannelli fotovoltaici, veicoli elettrici o anche nuove tecnologie, big data o intelligenza artificiale. Serve con la Cina il recupero di un rapporto funzionale ai nostri interessi, esigendo reciprocità nelle possibilità di investimenti europei nel Paese. Non si può evitare il confronto con la seconda pootenza mondiale, una relazione funzionale è indispensabile, anche perché non si può escludere che Donald Trump decida di giungere ad un accordo diretto con la Cina: a pagarne le conseguenze sarebbe proprio l'economia europea.
    20 min
  • Il Mondo a pezzi - Intervista settimanale a Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 3/03/2025
    Trump preannuncia l'imposizione di dazi verso l'Ue del 25 per cento e afferma che gli USA hanno un deficit commerciale di 300 miliardi di dollari. Un dato del tutto inattendibile. In sei settimane il neopresidente ha demolito il vecchio ordine mondiale liberale e sconvolto le regole del commercio internazionale, travolgendo persino gli accordi che lui stesso aveva negoziato, come quelli con Messico e Canada. Cosa può fare l'Unione europea? È certamente utile un approccio transattivo, una dura risposta ai dazi di Trump, che possa funzionare come deterrenza. Ma allo stesso tempo è giusto perseguire la strada della diversificazione dei mercati, come ha iniziato a fare la Commissione Von Der Leyen II, recandosi in India e preannunciando un accordo di libero scambio con questo Paese. È la strada dell'accordo Mercosur, che va assolutamente ratificato. Necessario anche riprendere una relazione consapevole con la Cina e la regione dell'Indo-Pacifico. Fondamentale è poi liberarsi di dazi e tariffe interne al mercato europeo: l'Fmi e il rapporto Draghi equiparano il valore delle barriere interne al continente europeo ad una tariffa del 44-45 per cento sulle produzioni. Per il Fmi il livello del commercio interno all'Ue rappresenta meno della metà di quello che c'è tra gli Stati Us: barriere interne, regolamentazioni diverse, carenza di infrastrutture che ostacola gli scambi interni. Sui servizi, secondo il Fmi e il rapporto Draghi, le barriere interne rappresentano l'equivalente di un dazio del 110 per cento. Servono una liberalizzazione e un rafforzamento del mercato interno che ci affranchi da un modello di crescita trainata dal commercio estero. Ed è fondamentale che l'Ue si presenti unita al confronto con l'Amministrazione Trump
    20 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 24/02/2025
    I risultati delle elezioni in Germania: Afd raddoppia i voti con il 20,8 per cento, Cdu/Csu al 28,6 per cento, crisi dei socialdemocratici della Spd (16,4 per cento), l'Alleanza di Sarah Wagenknecht al 4,9 per cento, sorpresa Linke che risale all'8,8 per cento, Verdi all'11 per cento, i liberali dell'Fdp non superano la soglia del 5 per cento e restano fuori dal Parlamento. La coalizione semaforo paga la litigiosità e l'incapacità di invertire la rotta rispetto agli ultimi anni di crisi economica. La crescita si è fermata, gli ultimi due anni della Germania hanno certificato la recessione. Da ormai 15-20 anni il Paese non investe né in infrastrutture tradizionali (porti, ferrovie, aeroporti) né in quelle immateriali, legate al digitale. Un sistema iper-regolamentato, imbrigliato da vecchie regole e in cui la burocrazia è un peso. L'impatto sull'economia dei costi dell'energia, lievitati dopo l'inizio della guerra contro l'Ucraina. Le grandi imprese tedesche si sono spostate negli Usa e in Cina. Servono investimenti, ma resta l'ostacolo del freno all'indebitamento che limita il deficit pubblico strutturale allo 0,35 per cento del Pil. Il candidato cancelliere Merz ha aperto alla possibilità di cambiare questa regola costituzionale, ma serve la maggioranza dei due terzi. E la Linke è da sempre contraria ad investimenti in difesa. Serve un percorso di reindustrializzazione: all'inizio degli anni Duemila, la Germania, allora 'malato d'Europa', uscì dalla crisi con politiche strutturali che permisero la modernizzazione dell'economia tedesca: il Paese puntò sulla 'scalata del valore', investendo su settori a più alto valore aggiunto, relegando nei Paesi dell'Europa dell'Est i settori industriali a più alta intensità di lavoro. Ora la 'scalata del valore' che serve è la trasformazione digitale, i Big data, l'Intelligenza artificiale. Sono cambiamenti che la Germania potrà realizzare con successo se l'Unione europea supererà il ritardo tecnologico che la frena e se proseguirà nel percorso di integrazione dei mercati
    20 min
  • Il Mondo a pezzi - Intervista a Paolo Guerrieri Paleotti - Puntata del 17/02/2025
    La minaccia di Donald Trump di 'dazi reciproci' verso i Paesi che applicano tarriffe sui prodotti Usa. Una misura che potrebbe avere una logica se utilizzata contro Paesi emergenti (come India o Brasile) che hanno tariffe alte, ma incomprensibile tra Paesi avanzati, dove i tassi sono bassi. Allarmante è che Trump voglia considerare come dazio anche l'Iva dei Paesi Ue, computandola quindi nella misura di ritorsione delle 'tarifef reciproche', stravolgendo le regole esistenti. Gli effetti dei dazi Usa nelle previsioni di Banca d'Italia: porterebbero ad una contrazione del Pil degli Usa del 2 per cento e di mezzo punto nella zona Euro. La Commissione Ue ha reagito preannunciando contromisure: potrebbe varare tariffe mirate a colpire alcune produzioni Usa e far ricorso agli 'strumenti di coercizione' già sperimentati nei confronti della Cina, tassando direttamente alcune aziende statunitensi che operano sul mercato europeo. E' fondamentale, in questo quadro, che l'Unione europea sfrutti a pieno le potenzialità di accordi come il Mercosur e punti anche su mercati come l'India. L'Italia avrà un ruolo determinante nella ratifica del Mercosur da parte del Consiglio Ue. E' una scelta molto più fruttuosa che puntare su relazioni speciali bilaterali con gli Usa. Quanto più sarà unita l'Ue, tanto più avrà potere negoziale con gli Usa
    22 min
  • Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri - Puntata del 10/02/2025
    Donald Trump è ormai alla quinta modalità strategica di politica tariffaria in tre settimane da presidente. La penultima è quella del ricorso a tariffe reciproche e l'ultima l'annuncio di dazi al 25 per cento su acciaio e alluminio in arrivo negli Usa. Il presidente non tiene in alcun conto le perplessità della maggioranza degli economisti, che ammoniscono contro il rischio che i dazi si ripercuotano sui consumatori Usa. Per Trump la guerra tariffaria è un formidabile strumento di politica estera. Quel che può tenere in considerazione, è la risposta dei mercari finanziari. Che strategia ha deciso di mettere in campo l'Ue? La presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha illustrato al bussola della competitività, che si muove sulla direzione indicata dai rapporti Draghi e Letta. Punti fermi sono un imput alla semplificazione per le imprese europee, una razionalizzazione delle norme regolatorie, l'eliminazione di barriere che rendono frammentato il mercato nell'Ue. Von Der Leyen conferma di voler puntare sulle tecnologie green. Ma come finanziare questo programma? Le risorse comuni che sarebbero necessarie restano un terreno minato per l'opposizione di alcuni Paesi, ma sono l'unico strumento per un recupero di competitività del continente europeo: poco può valere, rispetto a questi obiettivi, consentire flessibilità sugli aiuti di Stato
    21 min

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Podcast "Il Mondo a pezzi", Lunedì alle ore 10.00. Radio Radicale

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