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Un sistema di rientro atmosferico per minisatelliti, la realizzazione di una capsula spaziale con capacità di rientro autonomo; la possibilità di effettuare esperimenti in microgravità in tempi brevi e a costi ridotti, con la possibilità di recuperare i carichi spediti nello spazio. Sono alcuni degli obiettivi su cui la Campania, tra i pochi cluster High-tech tra le regioni obiettivo convergenza dell’Unione Europea, ha puntato, finanziando diversi progetti del settore aerospazio. Solo con i bandi step I e 2, destinati alla ricerca scientifica e allo sviluppo di tecnologie, sono stati assegnati 55 milioni a venti progetti del comparto tra il 2025 e il 2026. Ormai la sfida non è andare semplicemente, si fa per dire, nello spazio, è anche andarci in modo autonomo e tornare sulla terra possibilmente in un punto preciso predefinito e con strumenti riutilizzabili. In particolare ci sono tre progetti ritenuti strategici che hanno segnato la strada per raggiungere la meta: sono Mistral, Cadira, terminati nel 2020 e Cadirasat Fm in fase di completamento. Complessivamente hanno ottenuto un cofinanziamento di circa 7 milioni di fondi Fesr Campania. Ne abbiamo parlato con il presidente del distretto aerospaziale della Campania, Luigi Carrino,con il responsabile Spazio del centro di ricerche Cira, Salvatore Borrelli e con l'amministratore delegato del gruppo Space Factory, Norberto Salza.
Nelle nostre città non è cambiato il modo in cui ci muoviamo: l’auto resta dominante, anche per piccoli spostamenti quotidiani. A Roma ci sono 640 vetture ogni mille abitanti, il doppio di quelle di Parigi, e nelle ore di punta occorrono 35 minuti per percorrere meno di 10km, 115 le ore perse in un anno nel traffico. Gli italiani però vorrebbero cambiare e usare mezzi alternativi più sostenibili, soprattutto la bicicletta. Cosa manca allora affinché l'intenzione si traduca in comportamenti concreti? Quali gli strumenti per rendere le nostre città più vivibili, le nostre strade non solo distese di auto, ma spazi di vita sociale e di relazione e le nostre scelte di mobilità realmente libere e consapevoli? Facciamo il punto in occasione della Settima Europea della Mobilità Sostenibile che si è chiusa il 22 settembre. Ne parliamo con Carlo Carminucci, direttore ricerca ISFORT e responsabile osservatorio AUDIMOB; Paolo Ruffino esperto di mobilità sostenibile di Haskoning; Matteo Jarre esperto di mobilita sostenibile di Decisio; Henk Swarttouw presidente di European Cyclist Federation; Stefano La Rovere, Global Director per Robotica, Meccatronica & Imballaggi Sostenibili Amazon.
Un muro di pietra ancora in piedi, due volte a botte perfettamente disegnate e una targa: Ufficio turistico. Questo è quel che resta di Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Una targa che suona come una beffa all'ingresso del paese, distrutto dalle scosse di terremoto del 24 agosto e 30 ottobre 2016. 52 morti fra Arquata e la frazione di Pescara del Tronto. Qui non si può entrare. Del resto a vedere cosa: mucchi di macerie, non c'è più neanche la strada che portava al borgo. E che portava alla rocca medievale, ora imbrigliata dalle strutture di supporto e sorvegliata da una gru, ma che - fiera - ci prova ancora a dominare la vallata del Tronto, su cui si snoda la strada consolare della Salaria, che da Roma porta all'Adriatico. Tutt'intorno una natura che se ne frega del terremoto e mostra tutta la sua bellezza. Non si può entrare ad Arquata del Tronto, ma un permesso chiesto in fretta e furia e siamo dentro. Gran silenzio, noi che ci aggiriamo attenti a non inciampare, un po' storditi da tanta bellezza tradita, accompagnati da Francesco Riti, del soccorso alpino speleologico delle Marche. Per quanti vivono nelle casette il timore è quello di dover aspettare altri dieci anni per rivedere una casa vera. Il lavoro da fare è tanto, come ci diciamo con il Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli. E per ricostruire una comunità occorre anche restituire a questa comunità i riferimenti artistici di cui era ed è ricca. Ad Amatrice, lì dove la vita è ripresa, nell'aera food dove i turisti si fermano a mangiare l'amatriciana e dove gli abitanti possono ritrovarsi, si lavora sulle opere ferite. Ci accompagna Stefania Zucconi, restauratrice di beni culturali.
L'estate più calda mai vissuta non resterà un ricordo ma un monito ad attrezzarci per quelle future. Con l'arrivo dell'autunno occorre ripensare in particolare le città dove le superfici cementificate non lasciano scampo, dove l' ombra è difficile da trovare. Quella degli alberi rimane sulla carta degli ambiziosi progetti di riforestazione urbana perché ancora non è stata fatta alcuna programmazione. Vivai pubblici in gran parte smantellati, quelli privati non hanno alberi pronti per la messa a dimora perché per la gran parte prenotati all'estero. Ne parliamo con il professore di Arboricoltura Francesco Ferrini mentre con la biologa Beatrice Bisaglia scopriamo l'autunno delle erbe spontanee, edibili e curative. Tra queste la piantaggine e la malva.
"Amore mio, andremo insieme a vivere là, nella mia valle dove ho imparato ad amare il sole", cantava nel 1962 Luigi Tenco. Il testo di "La mia valle" è dipinto in blu su una parete bianca di una casa di Ricaldone: lì c'è il Museo Luigi Tenco, che in quel luogo aveva trascorso l'infanzia e ora è sepolto. Sempre nel Monferrato, un altro luogo raccoglie grandi storie di musica, quelle dell'inventore dei cantautori moderni, il discografico Nanni Ricordi. Il museo a lui dedicato è una piccola chicca.
Nella visita di questi luoghi magici ci hanno accompagnato Sandra Garbarino, dell'Associazione Tenco, Sandra Gasparinetti Ricordi e Mario Melotti, sindaco di Sala Monferrato.
Dieci anni fa, il 24 agosto, la scossa di terremoto di magnitudo 6 che fece tremare il centro Italia. Siamo tornati ad Amatrice, diventata il simbolo del sisma 2016, per capire a che punto è la ricostruzione. Siamo entrati nella zona rossa insieme al sindaco Giorgio Cortellesi che, di fronte a gru e impalcature, ci confessa: “Qualcosa non ha funzionato, ma ora i lavori stanno partendo. Mi sembra già di rivedere le persone fra i vicoli e di sentire i profumi e i sapori di allora”.
Hanno tra i 17 e i 23 anni, sono per lo più maschi, da minorenni hanno compiuto dei reati. Ora hanno preso coscienza di quello che hanno fatto e si raccontano, all'interno di un viaggio dentro la messa alla prova, il percorso che può estinguere il reato, ma soprattutto aprire uno spazio di responsabilità, riparazione e cambiamento. Al momento sono circa 3500, in Italia, i giovani in messa alla prova, su quasi 18mila minorenni e giovani adulti in carico ai servizi della giustizia minorile. Alcuni arrivano da contesti fragili, altri hanno storie completamente diverse. Ma alla fine del percorso la domanda è sempre la stessa: la società è pronta ad accoglierli?
Un altro anno scolastico si è chiuso. Ed è una bella gara fra studenti ed insegnanti a chi è più stanco. Stanchi sicuramente, ma non demotivati, come troppo spesso vengono dipinti i nostri insegnanti. A dircelo è la quarta indagine sui docenti italiani, realizzata dall'università di Milano-Bicocca, l'Istituto Iard e Be for Education Foundation. Un'indagine che ha coinvolto 10mila insegnanti di oltre 400 plessi scolastici. Un lavoro che smonta molti dei luoghi comuni della nostra scuola. Non è vero che gli insegnanti siano sfiduciati e insoddisfatti: l'88 per cento di loro sceglierebbe nuovamente questa professione.
Inoltre sono sempre più coscienti della necessità di sviluppare competenze relazionali con i ragazzi e le ragazze, non hanno paura di sperimentare nuove metodologie didattiche che vadano oltre la lezione frontale e vivono come positiva la presenza di alunni che arrivano da altri Paesi.
Per anni è stata un cantiere, una promessa, per molti persino un simbolo delle opere che sembravano non dover finire mai. Oggi, invece, la Metropolitana di Catanzaro è partita davvero. Il primo treno ha lasciato la stazione tra curiosità, emozione e la soddisfazione di chi ha atteso quasi vent’anni per vedere questo momento. Un viaggio inaugurale che segna l’inizio di una nuova pagina per il capoluogo calabrese e per migliaia di cittadini che ogni giorno si spostano tra il centro, il quartiere marinaro e, presto, l’area di Germaneto. Dietro questi binari ci sono anni di attese, ostacoli e investimenti, ma anche la volontà di costruire una città più connessa e moderna. Oggi Catanzaro guarda avanti, e lo fa seguendo il percorso tracciato da queste nuove rotaie.
Uno ha iniziato a fare reati per mandare i soldi alla famiglia, l'altro perché si sentiva emarginato. Uno è un minore straniero solo, l'altro italiano, del Nord. Sono due dei 24 ragazzi presenti nel carcere di Rovigo, ultimo arrivato tra gli istituti penali minorili italiani, il diciannovesimo. Aperto a febbraio e pienamente operativo da marzo, è stato realizzato per sostituire il carcere minorile di Treviso, chiuso tra le polemiche legate a sovraffollamento e condizioni detentive. All'inizio l'istituto non è stato accolto bene dalla comunità locale, ora «si trova in una fase di rodaggio», sottolinea la direttrice Roberta Ghidelli. Al momento gli agenti sono 55 e gli educatori solo 4, ma a regime saliranno a 9. «Il carcere è ideato in modo tale che la vita si svolga fuori dalla sezione, ciò diminuisce le criticità», spiega la comandante Maria Grazia Grassi. Tra le attività c'è un laboratorio rap, dove, tra barre e beat, i ragazzi si raccontano.
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