Il 18 febbraio 1988 Pietro De Negri, cocainomane e pregiudicato, dopo aver subito a lungo prepotenze del pugile Giancarlo Ricci, lo attrasse nel proprio negozio con la scusa di rapinare uno spacciatore di cocaina che attendeva nell'esercizio; lo convinse poi a nascondersi in una gabbia per cani, apparentemente in esecuzione del piano, ma a questo punto lo sorprese e lo chiuse dentro. Alle 15 De Negri, che aveva assunto droga per tutta la notte, intraprese una spietata sevizia di sette ore nei confronti della sua vittima.
Dapprima gli incendiò il volto con della benzina, quindi lo stordì con una bastonata.
Poi trasse la vittima dalla gabbia e la legò a un tavolo, amputandole i pollici e gli indici d'entrambe le mani con delle tronchesi. Cauterizzate le ferite con l'aiuto della benzina, di modo che la vittima non morisse troppo presto per dissanguamento, mutilò l'ex pugile di naso e orecchie, e infine della lingua e dei genitali. Poi introdusse le parti amputate nella bocca di Ricci aiutandosi con una tenaglia e provocandone la morte per asfissia.
A notte, intorno alle 22, De Negri si sbarazzò del corpo. Si arrivò ben presto a scoprire chi fu il colpevole, e De Negri, una volta arrestato, confessò l'accaduto e non mostrò alcun pentimento.