Mi han detto che qualcuno ha circa 10 secondi di attenzione, allora dico subito “amerai il tuo prossimo come te stesso”, bene, buon riposo. Per gli altri facciamo un piccolo cammino? perché la domenica, avete ascoltato, la parola è di una sovrabbondanza… da Dio proprio, è enorme. Allora, il piccolo cammino qual è? Noi riscontriamo continuamente nella nostra vita delle fatiche nelle relazioni, eppure sappiamo che la relazione è la cosa fondamentale, perché tu puoi essere strapieno di cose, di tutti i tipi, ma se non hai qualcuno con cui condividerle non te ne fai niente. Perché dopo un po' sono sempre le stesse cose, non come le relazioni, che non sono mai le stesse, hanno sempre un divenire, un continuo movimento. Provate a chiederlo a chi è sposato da una cinquantina d'anni e tu dici, io avevo sposato un'altra persona, mi sono trovato questo, guarda mo', è una meraviglia! è la scoperta continua di un amore che cammina. Non senza fatiche, perché se uno dicesse, tranquillo non ci saranno fatiche, vi sta fregando, non è così.
In un continuo divenire però c'è un centro. E' per questo che veramente oggi la seconda lettura fa da trama, da collegamento, cuce insieme la parte del profeta Ezechiele che diceva: ma se vedi qualcuno che, insomma, è un malvagio bisogna che glielo dici, che per la sua malvagità morirà. Questo è sicuramente un'indicazione di tipo morale, cioè se tu fai il male, se tu hai la malvagità dentro, quella ti fa morire.
Poi a qualche d'uno succede anche biologicamente, per vari motivi succede, ma la cattiveria, la malvagità è una morte interiore, è una morte nelle relazioni. Cioè quella, la gente dopo un po' ti schiva. E Gesù dice nel Nuovo Testamento, un'attualizzazione di questo, ma come ce lo dice? In un modo che noi non ce l'aspetteremmo.
Dice, se il tuo fratello, pensate è un periodo ipotetico, se, e uno potrebbe dire se, sì, se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, vai a dirlo a lui, non andarlo a dire a 300 persone, a questa persona qui, al tuo fratello. E già ci faremmo del bene e lo stiamo facendo agli altri, perché ogni volta che lo diciamo agli altri, pensiamo di far del bene? Ditelo? No, ma ditelo! È che non siete convinti, perché lo facciamo sempre. Eh sì, ma se quello fosse una malvagità, lo fareste ancora? Sì, eh, allora vedete che non è tanto colpa del fratello.
Il problema del male è che gli facciamo posto dentro la nostra vita. Poniamo il caso che, beh, il mio fratello fa qualcosa contro di me, che cosa faccio? Glielo vado a dire? E uno potrebbe dire, sono 50 anni che glielo dico? Bene, è vero, eh, ma non finisce qui la storia. Anzi, guardate un po', dice: non ti ascolta, vai, prendi due o tre persone, diteglielo insieme, cioè che ci sia un segno che ci interessa l'altro, che quello che stiamo cercando di dire non è di cambiargli i connotati, ma di rimettersi in una prospettiva di comunione. Non vi ascolta? Dillo alla comunità.
Che vuol dire? Eh, su questa cosa bisogna che preghiamo insieme. Non è che dobbiamo buttarlo fuori perché si comporta così. Perché quando dice se non ascolta neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. E uno dice, lo caccio io, è un pubblicano, un pagano, non ascolta. Chi ha scritto questo Vangelo si chiama Matteo, ed era soprannominato per la sua professione il... ...il pubblicano. E' bellissimo! Lui ci sta facendo una testimonianza. A me è successo così. Io ero lontano, ero pubblicano, ero in una condizione, e il Signore mi ha chiamato.
Addirittura sono diventato uno dei dodici. Ho scritto un Vangelo, ci ho messo la vita. Allora, quello che Gesù nelle beatitudini diceva, beh, amerai il tuo prossimo, odierai il tuo nemico, ma io vi dico, amate i vostri nemici, pregate... Che cosa ci dici Gesù? Ma stai scherzando? No, ci sta dicendo quello che fa Lui, e facendo Lui questo a te, non ti dice niente? Se questo Lui lo fa a te, non ti dice che ti sta amando? Che ti sta accogliendo, ti sta perdonando? E tu non farai così? Per questo, vedete, San Paolo qui diceva, tutti i comandamenti, sì certo, tutti, tutti, però mi serve una sintesi, la sintesi è questa. Ama il tuo prossimo, come te stesso, il tuo prossimo. Ma non devo amare Dio? E come pensi di poter amare Dio se non ami il tuo prossimo? Come lo amerai? Nella tua testa. Ma se vuoi amare Dio, parti da lì, dal tuo prossimo. La carità, l'amore, non fa male al prossimo, anzi, è la pienezza della legge, dice San Paolo.
Proviamo a percepirlo come un invito a riscoprire per noi, per ciascuno di noi, un amore che ci perdona, diventandone segno, testimonianza.
Diventandone con la vita un piccolo sì di Dio anche per gli altri. E vi inviterei a non fermare il cervello qui alle mie parole, ma a portare dentro un po' un impegno: Signore, questa parola che oggi dici, in che senso la devo mettere in pratica? Come mi cambia in quel rapporto, in quello che non ci riesco a stare? Come si fa? Perché è forse proprio il suo parlarci una luce nuova per riaprire delle porte, delle finestre, dei capannoni interiori che forse avevamo chiuso proprio al nostro fratello, quindi anche al nostro Signore.
E da lì ripartire come figli e fratelli amati.