Priscilliano, vissuto nel IV secolo d.C., fu il primo individuo messo a morte come eretico, preludio a una prassi ricorrente nel Medioevo e nell'età moderna. Di famiglia aristocratica, Priscilliano fondò una scuola di cristianesimo rigorista a Bordeaux, attirando ostilità dai vescovi Idazio di Merida e Itacio di Ossonuba. Nel 380, il concilio di Saragozza condannò alcune sue tesi, ma Priscilliano, sostenuto dai suoi seguaci, divenne vescovo di Avila. La sua posizione divenne precaria politicamente quando nel 383 il generale Magno Massimo cercò il sostegno della Chiesa. Nel 384, il concilio di Bordeaux lo condannò nuovamente. Nel 385, Priscilliano e i suoi seguaci furono arrestati, torturati e condannati a morte per stregoneria ed eresia. La condanna suscitò inquietudine nell'Impero romano, poiché era la prima volta che si giustiziava un eretico con accuse pretestuose. I vescovi avversari di Priscilliano furono deposti, e il papa Siricio espresse il suo dissenso. Questo evento segnò un cambio nella Chiesa, che, dopo essere stata perseguitata, cominciava ora a reprimere il dissenso internamente, alleandosi col potere temporale.