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Vedere attraverso fumo e fiamme? Finalmente è possibile grazie all'oggetto messo a punto dall'Istituto Nazionale di Ottica del CNR di Firenze: un dispositivo olografico non più grande di una torcia, che funziona grazie a un laser a infrarossi capace di penetrare attraverso fiamme e fumo. Inutile dire che è qualcosa che farebbe molto comodo al personale del soccorso antincendio. Ne parliamo con Eugenio Pugliese, ricercatore del Cnr-Ino e co-autore della ricerca.
Arriva il polimero che si muove con la luce. Lo hanno messo a punto al Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia (DISAT) del Politecnico di Torino e potrebbe trovare applicazione nella cosiddetta robotica soffice. L’idea di usare la luce come mezzo per impartire movimenti meccanici è in circolazione da un po’ di tempo, ma i polimeri oggi in grado di realizzare dei movimenti foto-indotti hanno capacità di movimento limitate a poche direzioni predeterminate. Il polimero messo a punto a Torino, e descritto sulla rivista Nature Communications, può invece essere mosso e deformato in tutte le direzioni, e questa flessibilità va a tutto vantaggio della sua applicabilità. Lo racconta Emiliano Descrovi, professore di Fisica del DISAT del Politecnico di Torino.
Ha conquistato la copertina della prestigiosa rivista Advanced Electronic Materials il tatuaggio elettronico progettato al Center for Materials Interfaces dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Si tratta di un dispositivo ultra-sottile in grado di trasmettere sensazioni tattili, che si applica come uno di quei tatuaggi temporanei che piacciono tanto ai bambini e che vengono prima stampati su carta e poi trasferiti sulla pelle. In futuro, dispositivi come questo potrebbero trovare spazio nel gaming, nel mondo della robotica, delle protesi e in quello della chirurgia a distanza, dove permetterebbe di restituire al chirurgo le sensazioni tattili rilevate da un robot chirurgico. Ne parliamo con Virgilio Mattoli, ricercatore del Center for Materials Interfaces dell’Istituto Italiano di Tecnologia.
Nello Spazio, un pannello fotovoltaico produce fino a 10 volte l’energia che può produrre sulla superficie terrestre: energia che può essere spedita sulla Terra sotto forma di microonde e lì trasformata in energia elettrica. USA, Cina e Giappone ci stanno lavorando e così anche l’Europa, col suo progetto Solaris, che dovrebbe consentire di decidere, entro il 2025, se continuare o meno un programma di sviluppo per la commercializzazione dell'energia solare nello Spazio. Per il fotovoltaico spaziale servono tecnologie molto avanzate, ma che già esistono. La sfida è soprattutto rappresentata dalla logistica e dalla gestione di un’attività estremamente complessa in un ambiente ostile, e dove non si può intervenire facilmente a posteriori. Ne parliamo con Walter Cugno, responsabile Esplorazione e Scienza di Thales Alenia Spazio, azienda alla guida del progetto Solaris.
È possibile che la soluzione al problema della discontinuità delle fonti rinnovabili quali sole e vento venga dallo spazio? L’idea di spedire enormi campi fotovoltaici nello Spazio, dove il sole non tramonta mai, e trasmettere l’energia sulla Terra ha vari decenni, ma solo da pochi anni appare realistica. A renderla una concreta prospettiva è stato l’avvento dei primi vettori spaziali riutilizzabili, come quelli messi a punto da SpaceX. Ci sono però alcuni obiettivi da raggiungere, come la realizzazione di moduli fotovoltaici leggeri ed efficienti e di stazioni di antenne riceventi a terra di diversi chilometri quadrati di superficie. Per studiarne la fattibilità, l’Agenzia Spaziale Europea ha lanciato il progetto Solaris, che vede impegnato un consorzio di grandi imprese del continente. Ce ne parla Nicola Rossi, responsabile Innovazione per Produzione e Rinnovabili di Enel.
Un gel di cellule staminali e una avveniristica stampante 3D: questi gli ingredienti principali di 3D.FETOPRINT, un progetto per dare vita a una cura innovativa per la spina bifida, premiato con un Consolidator Grant da due milioni di Euro dal Consiglio Europeo della Ricerca (ERC). La patologia, una delle più gravi che possono colpire in fase fetale, deve essere corretta già in quella fase per evitare danni irreparabili, ed è proprio ciò che si propone di fare il gruppo di Alessandro Pellegata, professore del Politecnico di Milano, grazie a una stampante 3D miniaturizzata. 3D.FETOPRINT è un esempio degli ultimi sviluppi dell'ingegneria tissutale, una branca dell’ingegneria biomedica che mira a ricostruire o rigenerare tessuti e organi danneggiati o patologici. Ne parliamo con Alessandro Pellegata.
È il primo primo trattore portuale per movimento merci che funziona a idrogeno. Presentato pochi giorni fa al porto di Valencia in Spagna, è stato testato per la prima volta nel terminal ro-ro dello scalo spagnolo dal Gruppo Grimaldi, nell’ambito del progetto europeo H2Ports del valore di 4 milioni di euro. Ma è stato sviluppato da un team tutto italiano composto da consorzio ATENA, ENEA, Università di Napoli ‘Parthenope’ e Cantieri del Mediterraneo. Il mezzo è capace di recuperare energia durante l’abbassamento dei carichi, e 12 kg di idrogeno gli garantiscono un’autonomia di circa 6 ore, pari a un turno di lavoro completo. Ne parliamo con Viviana Cigolotti, responsabile laboratorio Accumulo di energia, batterie e tecnologie per la produzione e l’uso dell’idrogeno dell’ENEA.
La difesa dei nostri dati è oggi affidata a metodi di crittografia che non saranno in grado di sopravvivere all’avvento dei computer quantistici. Il mondo della ricerca è già impegnato a mettere a punto metodi crittografici più avanzati, inattaccabili anche dai più potenti computer quantistici. Tra questi c’è l’offuscamento, una tecnica per rendere praticamente illeggibile il codice dei programmi. Il progetto ObfusQation, premiato con un ERC grant da 1,5M di €, punta a sviluppare nuove tecniche di offuscamento in grado di resistere agli attacchi portati dagli algoritmi quantistici, oltre che strumenti in grado di offuscare gli stessi algoritmi quantistici. Ce ne parla Giulio Malavolta, professore di Informatica dell’Università Bocconi.
Anche se negli ultimi mesi l’acqua non è certo mancata, tutti ricordiamo la lunga siccità che ha caratterizzato l’anno e mezzo precedente. L’utilizzo diretto delle acque reflue depurate per fini agricoli o industriali, rappresenta una delle migliori opzioni per far fronte ai periodi siccitosi, oltre a ridurre a monte il fabbisogno di depurazione e a valle l’uso di fertilizzanti. Ma per poter sfruttare con sicurezza questa risorsa, serve un certo livello di sofisticazione, per evitare problemi sanitari o di accumulo nei terreni di sostanze indesiderate. Ne parliamo con Manuela Antonelli, professoressa di Ingegneria Sanitaria del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano.
Nonostante la profilazione degli utenti sia un'attività core per realtà quali social, motori di ricerca e altri applicativi internet, questi sistemi non tengono conto di diverse sottigliezze come la sensibilità di un individuo a un determinato contenuto, o i suoi specifici interessi. In realtà, come utenti, siamo ben poco consapevoli dei criteri con cui vengono offerti contenuti sulla rete. Rendere più trasparente il rapporto tra chi offre e riceve contenuti, sono obiettivi del progetto PERSONAE, ideato da Debora Nozza - assistant professor presso il Dipartimento di Computing Sciences dell’Università Bocconi - e finanziato dall’Unione Europea con un ERC Starting Grant da 1,5 Milioni di Euro. A parlarne è proprio l'ideatrice del progetto.
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