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"La ragazzina" di Valeria Parrella e "La guardiana" di Caterina Battilocchio
La storia di una ragazzina controcorrente, determinata e coraggiosa. Una ragazzina che vuole portare a termine una missione, combattendo anche contro i pregiudizi che la circondano. La ragazzina si chiama Giovanna, passata alla storia come Giovanna d'Arco, la pulzella d'Orleans che, ispirata dalle voci dei santi e delle sante che dialogano con lei, sa di avere una missione precisa: mettersi a capo di un esercito per riconquistare i territori che gli inglesi avevano sottratto alla Francia durante la Guerra dei Cento Anni e rimettere sul trono Re Carlo. La sua storia viene raccontata da Valeria Parrella nel romanzo "La Ragazzina" (Feltrinelli) con un linguaggio attuale anche perché tutta la storia dell'eroina di Francia trova echi nella contemporaneità. Certo, oggi non si viene scomunicate per aver indossato degli abiti maschili, come nel Quattrocento, ma ora, come allora, le ragazze subiscono soprusi e pregiudizi. Un piccolo romanzo (circa 140 pagine) che diventa romanzo civile, che narra il passato per parlare all'oggi.
Nella seconda parte parliamo di "La guardiana" di Caterina Battilocchio (Garzanti). Un romanzo che narra un rapporto intenso fra una nonna e una nipote. Nonna Tita muore a 93 anni avendo predisposto fin nei minimi dettagli come dovrà essere il suo funerale e anche come dovrà ricordarla il prete durante la messa. Mora, la nipote trentenne, legatissima alla nonna, resta spiazzata da questa scomparsa, ma soprattutto un po' infastidita da quello che il prete ha detto durante il funerale riferendosi a un errore compiuto in vita da Tita, per il quale lei aveva sofferto. A quale errore si riferiva? Una domanda che resta sullo sfondo mentre Mora, rimasta senza lavoro, lascia Roma e va a Rocca, paese della nonna, per lavorare in una casa di riposo per anziani, dove cercherà di applicare il "metodo autobiografico" che aveva portato avanti in una comunità per tossicodipendenti. Mora parte dall'idea che, attraverso la scrittura del proprio passato, gli anziani possano recuperare non solo la propria identità, ma soprattutto la propria dignità, e così inizia a raccogliere le loro testimonianze.
By Radio 244.7
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"La ragazzina" di Valeria Parrella e "La guardiana" di Caterina Battilocchio
La storia di una ragazzina controcorrente, determinata e coraggiosa. Una ragazzina che vuole portare a termine una missione, combattendo anche contro i pregiudizi che la circondano. La ragazzina si chiama Giovanna, passata alla storia come Giovanna d'Arco, la pulzella d'Orleans che, ispirata dalle voci dei santi e delle sante che dialogano con lei, sa di avere una missione precisa: mettersi a capo di un esercito per riconquistare i territori che gli inglesi avevano sottratto alla Francia durante la Guerra dei Cento Anni e rimettere sul trono Re Carlo. La sua storia viene raccontata da Valeria Parrella nel romanzo "La Ragazzina" (Feltrinelli) con un linguaggio attuale anche perché tutta la storia dell'eroina di Francia trova echi nella contemporaneità. Certo, oggi non si viene scomunicate per aver indossato degli abiti maschili, come nel Quattrocento, ma ora, come allora, le ragazze subiscono soprusi e pregiudizi. Un piccolo romanzo (circa 140 pagine) che diventa romanzo civile, che narra il passato per parlare all'oggi.
Nella seconda parte parliamo di "La guardiana" di Caterina Battilocchio (Garzanti). Un romanzo che narra un rapporto intenso fra una nonna e una nipote. Nonna Tita muore a 93 anni avendo predisposto fin nei minimi dettagli come dovrà essere il suo funerale e anche come dovrà ricordarla il prete durante la messa. Mora, la nipote trentenne, legatissima alla nonna, resta spiazzata da questa scomparsa, ma soprattutto un po' infastidita da quello che il prete ha detto durante il funerale riferendosi a un errore compiuto in vita da Tita, per il quale lei aveva sofferto. A quale errore si riferiva? Una domanda che resta sullo sfondo mentre Mora, rimasta senza lavoro, lascia Roma e va a Rocca, paese della nonna, per lavorare in una casa di riposo per anziani, dove cercherà di applicare il "metodo autobiografico" che aveva portato avanti in una comunità per tossicodipendenti. Mora parte dall'idea che, attraverso la scrittura del proprio passato, gli anziani possano recuperare non solo la propria identità, ma soprattutto la propria dignità, e così inizia a raccogliere le loro testimonianze.

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