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Maurizio Minghella, detto il «mostro del Valpolcevera», ex pugile, in Liguria, tra la primavera e l’ autunno del 1978 violenta e uccide 5 donne, tra le quali una quattordicenne. Nel 1996, grazie all’aiuto di Don Gallo e Don Ciotti, tenta di rifarsi una vita. Lavora, ha una moglie e un figlio. Ma tra il 2001 e il 2005, la sua furia omicida miete altre dieci vittime. Oggi è in carcere a Pavia, dopo due tentativi di evasione.
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Un omicidio nei pressi di una incantevole spiaggia che si affaccia sul mar di Sardegna, nei pressi di Arbus, scuote l’isola. Due turisti tedeschi, una coppia di amanti, viene brutalmente massacrata all’interno di un camper. È il 1982 e il caso non viene risolto. All’inizio degli anni Novanta, però, una rete di malavita viene sgominata a seguito delle dichiarazioni di un pastore-criminale, Sergio Curreli. Un collaboratore di giustizia sui generis, che presenta degli strani legami con il massacro del camper...
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In provincia di Verona, a Montecchia di Crosara, Pietro Maso massacra papà Antonio e mamma Maria Rosa in compagnia di tre amici, per ottenere una cospicua eredità. A motivare il ragazzo, oltre al denaro, sarebbe un’apatia senza senso che distrugge una famiglia e ne fa uno degli esempi più macabri di nichilismo adolescenziale d’accatto. Condannato a trent’anni di reclusione, Maso ritorna in libertà dopo uno sconto dovuto all’indulto. E riceve una telefonata inaspettata dal Vaticano.
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Il 30 Novembre del 1945 un mugnaio nota casualmente alcuni fili d’erba uscire da una cisterna interrata sotto il pavimento dell’aia. Decide di aprire la botola e rinviene alcuni corpi. Carabinieri e vigili del fuoco ne ripescano dieci, in decomposizione, apparentemente uccisi a bastonate. L’autopsia rivelerà essere stati gettati in acqua ancora vivi, con mani legate dietro la schiena e con blocchi di cemento assicurati ai piedi.
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Sonya Caleffi, una donna sempre affetta da problemi di depressione e disturbo della personalità, lavora come infermiera per diverse strutture ospedaliere tra Como e Lecco. All'inizio degli anni Duemila, la donna viene accusata di avere ucciso decine di pazienti terminali, iniettando loro bolle d'aria. Sono cinque gli omicidi per cui Sonya viene condannata; la sua psiche sofferente e la precisione diabolica con la quale ha pianificato la morte dei suoi pazienti sono una testimonianza ora lucida, ora folle...
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Alleghe è un bellissimo paesino in provincia di Belluno, baciato da un'incantevole cornice naturale, immerso nelle Dolomiti. E' stato teatro di una vicenda delittuosa che racchiude in sé i meccanismi e le dinamiche del giallo più impensabile. Una sequenza di morti distribuite su un arco temporale lungo tredici anni, dal 1933, e archiviate nelle maniere più fantasiose che, grazie alla curiosità e all'intraprendenza di un giovane giornalista prima e di un rampante carabiniere poi, è stata portata faticosamente alla luce.
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Sono gli esseri umani più indifesi, quelli che noi tutti dovremmo proteggere. Tre bambine. Ignorate, usate dagli adulti per i loro fini più abietti. L'Italia degli anni '70 non era lontana da ciò che oggi definiamo impropriamente "terzo mondo".
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11 dicembre 2006. Quattro persone, residenti a Erba nel condominio di via Diaz, vengono massacrate. Si tratta di Raffaella Castagna, trentenne, di suo figlio Youssef, della madre di lei, Paola Galli, e della vicina di casa, Valeria Cherubini. Qualcuno, dopo averli ammazzati, ha appiccato il fuoco nell’abitazione. A sopravvivere alla strage è il marito di quest’ultima, Mario Frigerio. La sua testimonianza dall’ospedale inchioda i colpevoli, Rosa Bazzi e Olindo Romano. Una coppia di vicini di casa della Castagna, con i quali i profondi dissapori si portano a un livello così insopportabile da sfociare in uno dei casi di cronaca nera più seguiti di sempre.
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Nel novembre 1975, Doretta Graneris ha un fidanzato. Si chiama Guido Badini, 23 anni, ragioniere, rimasto prematuramente orfano: il padre, morto in un ospedale psichiatrico quando ha 14 anni, la madre, sarta, malata di cancro. È la sera del 13 novembre 1975. Doretta e Guido si recano a casa di lei e Guido sparano in simultanea con pistole diverse, una Beretta ed una Browning. La famiglia Graneris viene decimata: muoiono il padre Sergio, la madre Itala, i nonni Romolo e Margherita, infine Paolo. Il fratello tredicenne, dapprima solo ferito e che cerca sino all’ultimo riparo, viene freddato con un colpo a bruciapelo. Il suo corpo giace vicino alla finestra. In tutto, le pistole di Guido e Doretta esplodono 19 colpi. La mattanza si è consumata, rapida e feroce, la famiglia di Doretta Graneris annientata. I ragazzi lasciano la villetta e si dirigono a casa di un altro amico, ove rimangono circa due ore. Come nulla fosse.
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Il celeberrimo caso di rapimento e omicidio avvenuto nel comune italiano di San Felice Circeo tra il 29 e il 30 settembre 1975. Le vittime sono due giovani amiche, Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, attirate con l'inganno da Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira in una villa di proprietà della famiglia di quest'ultimo, col pretesto di una festa, e qui torturate per gioco fino a provocare la morte di una di loro.
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