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Leonarda Cianciulli ha avuto un’infanzia difficile nell’Irpinia dei primi del Novecento. Maledetta da una madre che la rinnega e da una zingara che le annuncia la morte di tutti i suoi figli, dopo decine di aborti riesce a mettere al mondo tre maschietti e una femminuccia.
Dedita all’arte dei tarocchi e a piccoli riti di stregoneria, la donna è continuamente tormentata da incubi in cui i suoi figli sono minacciati da spiriti maligni e negativi. Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale la Cianciulli, che intanto si è trasferita nella ricca cittadina di Correggio, si convince che sacrificare vite umane a Dio è l’unico modo per impedire al figlio maggiore di essere convocato al fronte. E così è ispirata a realizzare un tremendo piano diabolico con tanto di sorpresa finale…
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Tra il 1971 e il 1989 Udine è sconvolta da una serie di omicidi che rimangono senza colpevole: undici in tutto. Secondo alcuni le indagini non si svolgono con la dovuta perizia, perché le vittime sono per la maggior parte prostitute. I crimini sembrano inizialmente casi isolati, o frutto di una vendetta interna al mondo della prostituzione; ma è col passare degli anni, e con l’affinarsi delle procedure investigative, che si cominciano a rivedere indizi e ad avanzare ipotesi. Spartiacque è l’ultimo omicidio, quello di Marina Lepre del 1989. E comincia a profilarsi all’orizzonte la figura di un vero e proprio “mostro”, che dopo aver ucciso incide il ventre delle malcapitate con un taglio dallo stomaco al pube. Ma forse non tutti i crimini sono ascrivibili alla stessa mano. E le indagini proseguono, dopo archiviazioni e riaperture, fino al 2019. Intanto, però, l’unico sospettato è deceduto anni fa. È mai veramente esistito un serial killer nella città di Udine?
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Sui colli intorno a Firenze, tra il 1968 e il 1985, avvengono una serie di efferati delitti: vengono uccise e mutilate giovani coppie che si appartano per cercare un po' di intimità.
È il celeberrimo caso del “mostro” di Firenze, fenomeno mediatico dell’Italia anni ’80, che catalizzò l’attenzione morbosa del grande pubblico e al tempo stesso agitò spettri sessuofobi nelle sacche più pudiche e puritane della società.
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I serial killer li immaginiamo freddi, metodici, razionali. Nel finale di stagione di Demoni Urbani, vi raccontiamo di un killer anomalo: disorganizzato, impulsivo, schizofrenico. Andrea Rea, l'assassino di Posillipo.
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1995. In una spoglia stanza del tribunale di Aosta, due giovani procuratori stanno interrogando un uomo dai modi molto gentili e collaborativi. Si chiama Andrea Matteucci, ha poco più di trent’anni ed è accusato di omicidio. Con grande flemma, l’uomo racconta tutti i dettagli dei delitti che ha commesso negli anni e trascina i magistrati in un quadro di violenza e depravazione, a stretto contatto con i meccanismi malati della sua mente e con le ferite profonde che hanno segnato la sua adolescenza infernale.
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Nella Milano del dopoguerra, tra macerie e speranze, ferite e borsa nera, si consuma un delitto efferato, la cui matrice è passionale, ma le cui radici sono molto più profonde. Protagonisti della vicenda sono Rina Fort, che passerà alla storia come “La belva di via San Gregorio”, Filippo Ricciardi, commerciante di stoffe e la sua famiglia. Alla fine, saranno tutti vittime di questa terribile storia.
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Insegna al DAMS, studia la New Wave americana, entra in contatto con personalità come Keith Haring: a Bologna, all’inizio degli anni Ottanta, la critica Francesca Alinovi è uno dei nomi di riferimento per quanto riguarda l’arte contemporanea.
Peccato che a stroncare la sua carriera arrivino 47 coltellate di cui una, alla giugulare, che risulta fatale. Il principale indiziato - e poi condannato - è il compagno della donna, Francesco Cianciabilla, di dodici anni più giovane.
Sul delitto, però, restano ancora delle ombre: perché i pantaloni di Cianciabilla non mostrano tracce di sangue? E ancora: esiste un nesso con altri due omicidi che hanno colpito altre personalità di rilievo del DAMS di Bologna, rimasti tutti irrisolti?
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Com'è fatta la psiche di un assassino? Un uomo, nell'arco di tre anni, uccide 9 prostitute, tutte avanti con l’età e poco piacenti, poiché gli ricordano la matrigna tanto odiata. È lucido o malato? Va solo punito o anche curato? Giancarlo Giudice, questo è il suo nome. Nel processo, iniziato a metà marzo del 1989, l’uomo viene dichiarato colpevole e condannato all’ergastolo, avvalorando così la teoria della sua capacità di intendere e di volere. Nel novembre dello stesso anno però, l’ergastolo viene trasformato in una condanna a 30 anni di reclusione più 3 in un manicomio criminale. A che punto stanno verità e giustizia?
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Francesca Rapisardi, che vive a Palermo negli anni Trenta del 600, è per tutti come “La Sarda”. Professione: avvelenatrice. La donna vende sieri letali per uccidere nemici, amanti perduti, sposi indesiderati. In molti fanno ricorso ai suoi “servizi”. Scoperta e poi catturata dalle autorità dopo una serie di morti inspiegabili, la donna viene messa a processo e condannata a morte.
Viene giustiziata il 16 febbraio 1633, a piazza Marina, davanti a una folla numerosa: la città, per l’occasione, decide di allestire addirittura degli spalti di legno per favorire la visione.
Peccato, però, che dopo Francesca le morti non si fermeranno…
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Demoni Urbani in questa puntata vi porterà nei meandri del porto di Genova, una città nella città, in un’epoca lontana, distante, il 1903. Un’epoca nella quale vivono tuttavia le stesse emozioni di oggi, gli stessi vizi e le apparenti virtù di una società che fa solo finta di essersi affrancata dal perbenismo e una morale maschilista dura a morire... E finché parliamo di perbenismo, di morale, poco male. Ma se, a causa di queste cattive convinzioni e pregiudizi, si arrivasse sino al delitto più grave, quello per il quale non vi è redenzione, almeno per la vittima, l’omicidio, sareste sempre di quest’idea?
Ancora oggi sono tante, troppe le uccisioni che hanno alla loro origine l’odio nei confronti delle donne e la difesa delle loro libertà. Quella di Ernestina Beccaro è la vicenda di una donna che amava la vita e che desiderava migliorarsi. Una femminista ante litteram, potremmo definirla. Uccisa due volte: la prima dal suo aguzzino, la seconda volta dalla società italiana.
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