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Una scia di agghiaccianti crimini scuote le maggiori città del Veneto a cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80. I serial killer si firmano Ludwig, inneggiano al nazismo, colpiscono omosessuali, senzatetto, tossicodipendenti. Francesco Migliaccio ci porta nel cuore di questa storia terribile e ancora parzialmente avvolta nel mistero, un capitolo mostruoso della cronaca nera italiana che non tutti conoscono e che dovrebbe essere un monito contro pericolose e attuali derive dell'intollerenza.
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All’inizio degli anni Novanta, la Catania bene viene scossa da un crimine efferato: Antonella Falcidia, medica e docente universitaria, viene ritrovata cadavere nella sua abitazione, massacrata da oltre venti coltellate. I primi sospetti cadono sul marito, importante chirurgo: i rapporti tra i due, stando alle prime dichiarazioni di amici e conoscenti, sono tesi. L’uomo, però, ha un alibi di ferro. Il delitto resta senza colpevole fino a quando il PM Faro decide di riaprire le indagini e di affidarle alle sempre più moderne tecnologie dei RIS. Una macchia di sangue sul divano, grazie al supporto di uno scanner, evidenzia tre lettere...
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Il Mostro di Bolzano ha colpito in Trentino tra il 1985 e il 1992. Quattro prostitute e una studentessa di 15 anni le vittime di Marco Bergamo, operaio saldatore.
Il presidente della Corte d'assise, il dottore Martinolli dirà: «Bergamo è giunto alla perversione estrema: l'omicidio per godimento. Dopo il primo assassinio ha scoperto che uccidendo appagava il suo piacere, e nello stesso tempo distruggeva l'oggetto temuto e odiato: la donna. [...] Per Bergamo, uccidere rappresentava ormai l'estrema perversione sadica, la modalità più forte per possedere la donna».
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Nella Roma degli anni Venti, appena contagiata dalla febbre fascista, alcune bambine vengono massacrate da un mostro che nessuno è mai riuscito a identificare. L’opinione pubblica è sconvolta: chi sarà mai quest’uomo del mistero che stupra e uccide senza pietà povere vittime indifese? Ne parlano i giornali, ne parlano i borghesi, ne parlano i popolani. Il regime, dalle ultime fila arrivando al Duce stesso, non possono più tollerare questo clima di tensione, che mette in cattiva luce il suo operato. Ed emanano l’ordine: bisogna arrestare qualcuno, sia egli colpevole o innocente. E a farne le spese è il mediatore Gino Girolimoni, il cui nome è diventato sinonimo di crudeltà spietata e intollerabile. Peccato che l’uomo fosse totalmente innocente. Tra orrori, menzogne e politiche, inizia un viaggio in uno dei casi giudiziari più controversi del Novecento italiano…
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Via Bagnera è una piccola viuzza di Milano, tra via Torino e via Santa Marta. Viene percorsa ogni giorno da centinaia di persone che, probabilmente, ignorano la storia efferata avvenuta proprio qui nel 1859. Poco prima che Jack lo squartatore terrorizzasse Londra con i suoi crimini efferati, anche Milano ebbe il suo “mostro”. Condotto da Francesco Migliaccio, Demoni urbani, in questa puntata, ci porta nel capoluogo milanese negli ultimi mesi della dominazione austriaca, tra fermenti unitari e la fisiognomica di Lombroso.
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