Il cacciatore di libri

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Il cacciatore di libri episodes

  • "Splendi come vita" di Maria Grazia Calandrone e "Quel luogo a me proibito" di Elisa Ruotolo
    1965: una bambina di pochi mesi viene abbandonata su un prato a Villa Borghese, a Roma. Poco dopo la madre si suicida. La notizia finisce su tutti i giornali e la piccola viene adottata da una coppia. Quando la bimba ha 4 anni, la mamma le svela che è stata adottata. Una notizia che deflagra non tanto nella mente della piccola, ma inaspettatamente in quella della madre che realizza una mancanza, pensa, come madre, di essere un falso. Da quel momento in poi diventa sferzante con la figlia, vittima del disamore. Questa è la storia vera della poetessa Maria Grazia Calandrone che ha deciso di raccontarla nel romanzo "Splendi come vita" (Ponte alle Grazie). Un romanzo potente e doloroso che parte da una storia intima e personale, ma diventa universale.

    Nella seconda parte parliamo di "Quel luogo a me proibito" di Elisa Ruotolo (Feltrinelli). La protagonista è una donna cresciuta in un contesto sociale e culturale soffocante. Un contesto in cui viene evidenziato il concetto di vergogna e lei si sente schiacciata e invisibile. La madre è "prigioniera della morale" e "capolavoro di obbedienza" e anche la protagonista cresce con queste regole. Ma, a 42 anni, l'incontro con un uomo mette in dubbio il suo modo di stare al mondo. Si crea una profonda spaccatura fra il modo di pensare e vivere appreso in famiglia, e la vitalità che sente emergere dentro di sè.
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  • "Quando tornerò" di Marco Balzano e "I poteri forti" di Giuseppe Zucco
    Una donna romena che lascia la famiglia per andare a fare la badante in Italia e garantire ai figli un futuro migliore. Il figlio Manuel, adolescente, che non comprende questa scelta ed è arrabbiato con la madre. L'altra figlia, Angelica, che apparentemente vive questo distacco con maggiore serenità, ma che deve prendersi cura del fratello più piccolo e anche del padre. Queste tre voci compongono il romanzo "Quando tornerò" di Marco Balzano (Einaudi). Ancora una volta Balzano, dopo "L'ultimo arrivato" (Premio Campiello 2015) e "Resto qui" (finalista Premio Strega 2018), racconta una storia che parla di legami con le proprie radici ma anche di sradicamento, consegnandoci personaggi pieni di dolente umanità.

    Nella seconda parte "I poteri forti" di Giuseppe Zucco (NN Editore). Una raccolta di cinque racconti lunghi in cui ci sono situazioni insolite in cui i protagonisti ingigantiscono le proprie emozioni, soprattutto le paure, arrivando a perdere il senso della realtà. C'è un uomo che viene svegliato nella notte dall'orribile risata della moglie e pensa che lei voglia tagliargli la testa. C'è un uomo che per ripagare i suoi debiti con uno strozzino accetta di fare il guardiano di un palazzo e scopre che in cantina è segregata una donna. Ci sono due adolescenti che intrecciano una storia d'amore guardando le immagini dei migranti che annegano in mare. Situazioni surreali e a volte grottesche, che ricordano le atmosfere di "Lo cunto de li cunti" di Basile e il film "Racconto dei racconti" di Garrone.
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  • "Il libro delle case" di Andrea Bajani e "Un giorno lo dirò al mondo" di Alessandro Milan
    Raccontare la storia dei personaggi attraverso le case dove hanno vissuto. È quello che fa Andrea Bajani nel romanzo "Il libro delle case" (Feltrinelli). Il protagonista è un uomo nato a metà degli anni '70 che viene semplicemente chiamato "io", come gli altri personaggi vengono chiamati "madre", "padre", "sorella" e così via. In ogni capitolo si apre una finestra sulla vita di "io" attraverso le tante case dove è stato fra Roma, Torino e Parigi. La casa del sottosuolo, ossia quella dell'infanzia, la casa del radiatore, quella di famiglia, la casa sotto la montagna. Ma ci sono anche le case di persone realmente esistite come la casa del Prigioniero, ossia Aldo Moro, e la casa di Poeta, facendo riferimento a Pier Paolo Pasolini. E ci sono, infine, anche luoghi dell'anima come la casa di ricordi fuoriusciti.

    Nella seconda parte parliamo di "Un giorno lo dirò al mondo" di Alessandro Milan (Mondadori). La storia di Rocco Derek Barnabei, il suo controverso caso giudiziario (condannato a morte per stupro e omicidio mentre si proclamava innocente), la denuncia delle violenze nel braccio della morte e la battaglia contro la pena capitale erano diventate un'ossessione per Alessandro Milan, che aveva seguito il caso come giovane giornalista di Radio 24. Un mix equilibrato fra la ricostruzione del caso giudiziario (prove non esaminate e una difesa debole portata avanti da avvocati d'ufficio) ed emozioni, quelle di Derek e quelle di Milan che intervistò diverse volte Barnabei rinchiuso nel braccio della morte in Virginia. Un romanzo che mette in evidenza le discrepanze nelle indagini, ma che, al di là della colpevolezza o meno di Barnabei, è una denuncia contro la pena di morte.
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  • "Italiana" di Giuseppe Catozzella e "Adesso che sei qui" di Mariapia Veladiano
    Maria Oliverio, soprannominata Ciccilla, è stata una brigantessa nella Calabria di metà '800. Nel romanzo "Italiana" (Mondadori) Giuseppe Catozzella ricostruisce la sua storia a partire dalla sua infanzia in una famiglia poverissima di un paesino della Sila. L'ostilità da parte della sorella Teresa che era stata affidata a una coppia ricca, ma che alla morte dei genitori adottivi era tornata in famiglia rinnegando le sue origini umili. Il rapporto passionale e anche violento con il marito Pietro. E poi l'ingresso in una banda di briganti che compiono sequestri di persona per poi donare i riscatti ai contadini poveri. Alexandre Dumas si è ispirato alla vicenda di Ciccilla e di Pietro per scrivere il suo Robin Hood e ora Catozzella ci fa scoprire una vicenda vera, sconosciuta per molti.

    Una donna che si prende cura della zia malata di Alzheimer è, invece, al centro del romanzo "Adesso che sei qui" di Mariapia Veladiano (Guanda). Per Andreina la zia Camilla è stata quasi una madre, è lei che l'ha cresciuta. La scoperta della malattia, l'incredulità, e poi la cura affidata non solo ad Andreina, ma anche alle badanti straniere, ognuna con il suo carico di dolore, che riescono a creare con l'anziana donna malata un rapporto di comprensione e affetto.
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  • "La disciplina di Penelope" di Gianrico Carofiglio e "I guardiani della laguna" di Paolo Lanzotti
    Accanto all'avvocato Guerrieri e al maresciallo Fenoglio arriva Penelope Spada, arriva un nuovo personaggio creato da Gianrico Carofiglio e che debutta nel romanzo "La disciplina di Penelope" (Mondadori). Penelope è un ex pubblico ministero che ha dovuto lasciare la magistratura per aver commesso quello che lei definisce un grave errore. È una donna dura e piena di contraddizioni: fa sport e mangia sano, ma fuma un pacchetto di sigarette al giorno e beve molto alcol. Penelope non è un'investigatrice privata, ma qualche volta decide di fare indagini non ufficiali per i casi che le stanno a cuore. In questo romanzo un uomo le chiede di indagare sull'omicidio della moglie avvenuto un anno prima e per il quale lui stesso era stato indagato. Il caso era stato archiviato, ma il giudice aveva scritto una formula ambigua che lasciava molte ombre sul marito e lui vuole riscattarsi soprattutto agli occhi della figlia.

    Nella seconda parte parliamo di un giallo storico: "I guardiani della laguna" di Paolo Lanzotti (tre60). È un giallo storico ambientato nel 1753. Il protagonista è Marco Leon, al servizio dell'Inquisizione di Stato, che deve indagare su omicidio eccellente cui seguiranno altri delitti. Ma Leon, che è a capo degli Angeli Neri, le spie dell'epoca, deve anche affrontare un caso internazionale e deve vedersela con il suo antagonista, conosciuto come "il francese".
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  • "Una donna in guerra" di Roberto Costantini e "La felicità degli altri" di Carmen Pellegrino
    "Una donna in guerra" di Roberto Costantini (Longanesi) è una spy story, secondo volume della tetralogia con protagonista Aba Abate, alto funzionario dei Servizi Segreti italiani. Una donna che conduce due esistenze parallele: come Aba ha una vita normale con un marito e due figli adolescenti, ma quando entra in azione prende il nome di Ice. Questo romanzo inizia dove finisce il primo "Una donna normale". Senza svelare troppo possiamo dire che sono stati arrestati due terroristi islamici che volevano farsi esplodere al Campidoglio, a Roma, ma nell'azione Aba ha perso un amico. Ora deve capire chi sono i mandanti di quel fallito attentato e dovrà, dunque, indagare sempre nell'ambito del terrorismo internazionale che interessa anche la finanza.

    Nella seconda parte parliamo di "La felicità degli altri" di Carmen Pellegrino (La nave di Teseo). Un romanzo sull'infanzia negata, su come si possono attraversare le ombre, sulla voglia di essere riconosciuti e amati. Con una scrittura elegante e raffinata, con riferimenti alla cultura dell'antica Grecia, al mito e alla religione, Carmen Pellegrino racconta la storia di Cloe, una donna che deve fare i conti con l'abbandono (è cresciuta in una casa famiglia), con la rabbia verso la madre e con il senso di colpa verso il fratellino scomparso da piccolo. Come dice la voce narrante è una storia di anastilosi, tecnica di restauro che rimette gli elementi ritrovati al posto giusto. La storia della ricostruzione di sè attraverso il recupero delle macerie.
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  • "Autobiografia di Petra Delicado" di Alicia Giménez-Bartlett e "Io non ti lascio solo" di Gianluca Antoni
    Per una volta l'ispettrice Petra Delicado, personaggio creato da Alicia Giménez-Bartlett, non deve indagare su un caso, ma forse deve affrontare l'indagine più complicata: quella su sè stessa. Nasce così "Autobiografia di Petra Delicado" di Alicia Giménez-Bartlett (Sellerio - traduz. Maria Nicola). Petra va per alcuni giorni in un convento e mette nero su bianco, in un diario, le tappe fondamentali della sua vita. Racconta di essere una figlia "nata per caso", di avere una madre dura e autoritaria, un padre più simpatico ma concentrato quasi esclusivamente sulla moglie. Racconta la scoperta della libertà quando, dopo aver frequentato una scuola religiosa, viene mandata alla scuola pubblica e qui l'incontro con i ragazzi che trova subito socievoli e divertenti. I primi fidanzati (e poi i vari matrimoni), le passioni, l'amore che "se non c'è pazzia, non c'è vero innamoramento". La gioventù durante la dittatura di Franco, l'università e la decisione, infine, di entrare in polizia. Questa è Petra Delicado, donna forte, dalla feroce ironia, che punzecchia costantemente il vice ispettore Garzon e che si batte contro i pregiudizi.

    Nella seconda parte parliamo di "Io non ti lascio solo" di Gianluca Antoni (Salani). Storia tenera e delicata sulle paure dei bambini e su come i bambini usino l'immaginazione per attraversare un dolore. La storia viene raccontata attraverso i diari di Filo e di Rullo, due ragazzini che scappano alla ricerca del cane di Filo perso nei boschi. In questa avventura incontrano Guelfo Tabacci, un uomo burbero che incute timore e che secondo i pettegolezzi del paese avrebbe, dieci anni prima, ucciso suo figlio Tommaso di pochi anni. Un romanzo su paura, immaginazione, e pregiudizi. Un'avventura che alla fine svelerà una verità inaspettata.
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  • "Sembrava bellezza" di Teresa Ciabatti e "L'acqua del lago non è mai dolce" di Giulia Caminito
    Nel nuovo romanzo di Teresa Ciabatti"Sembrava bellezza" (Mondadori) torna la voce narrante di "La più amata", arrivato in finale al Premio Strega 2017. Ancora una volta Teresa Ciabatti crea un gioco con il lettore: il vero diventa falso e l'immaginazione diventa vera. A ogni pagina c'è un ribaltamento. Il lettore ha la sensazione che l'autrice stia raccontando una storia vera (perché lei così dichiara all'inizio), ma poi ogni fatto viene contraddetto e la voce narrante dichiara: ti sto manipolando. Attraverso questo gioco, Teresa Ciabatti tocca temi a lei cari: la maternità problematica (Sono una cattiva madre?), il rapporto conflittuale con il corpo (Sono bella? Sono brutta?), il successo, l'invidia, la voglia di essere vista e la fame d'amore. Lo fa raccontando la storia di una scrittrice che in passato ha avuto successo e che ripensa con un senso di rivalsa alla sua adolescenza in cui era esclusa da tutto e tutti. E, punto centrale, ricorda il rapporto con l'amica Federica e la sorella Livia, considerata la più bella, che però rimane con un ritardo mentale dopo uno strano incidente.

    Nella seconda parte parliamo di "L'acqua del lago non è mai dolce", terzo romanzo di Giulia Caminito (Bompiani). Un romanzo intenso e apro con una protagonista piena di rabbia che a volte può apparire urticante, a volte suscita nel lettore grande compassione. Di famiglia modesta, Gaia subisce il bullismo da alcuni compagni di scuola di famiglie benestanti e reagisce improvvisamente con violenza. Su Gaia c'è il peso di una madre forte e determinata, con grande senso civico, che vede lo studio come riscatto sociale, e che però per Gaia è un modello irraggiungibile (la paura di non essere come lei e non di riuscire a vincere alcuna battaglia). E poi le amicizie adolescenziali e i tradimenti che Gaia, presa dalla sua rabbia, non sarà disposta a perdonare.
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  • "Luce della notte" di Ilaria Tuti e "Che cosa c'è da ridere" di Federico Baccomo
    Torna il commissario Teresa Battaglia, personaggio seriale creato da Ilaria Tuti, già protagonista di "Fiori sopra l'inferno" e "Ninfa dormiente". In "Luce della notte" (Longanesi), Teresa Battaglia, insieme all'ispettore Marini, deve indagare su quanto racconta una bambina: dice di aver visto un bambino sepolto sotto un albero. Non si capisce se sia un sogno, o meglio un incubo, o se sia qualcosa che la bambina ha ascoltato o visto realmente. La bimba, Chiara, fa fatica a raccontare, è chiusa in sè stessa, anche perché ha una malattia che le impedisce di essere esposta alla luce del sole, vive di notte, e ha subito la discriminazione degli altri bambini e dei loro genitori. Questo romanzo, come racconta Ilaria Tuti, nasce da un suo dolore personale e per questo ha deciso di devolvere i diritti d'autore di questo romanzo al Centro di riferimento oncologico di Aviano per la ricerca sul sarcoma di Ewing.

    Nella seconda parte parliamo di "Che cosa c'è da ridere" di Federico Baccomo (Mondadori). Un romanzo scritto con grazia, l'unico modo per far stare insieme l'umorismo e il dramma della Shoah. Si racconta la storia di Erich, un ragazzino ebreo che inizia la carriera di comico esibendosi nei cabaret della Berlino anni 30. Ma quando iniziano le persecuzioni razziali, finisce in un campo di transito, da dove partivano i treni per Auschwitz. Qui, come accaduto realmente a tanti artisti deportati, si esibisce davanti alle SS e agli altri prigionieri per cercare di salvarsi la vita. Ma Erich si domanda: si può ridere nella tragedia? E' lecito divertire il proprio aguzzino?
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  • "Quel giorno che incombe" di Antonella Lattanzi e "L'ombrello dell'imperatore" di Tommaso Scotti
    Un romanzo che provoca inquietudine e che entra sottopelle. "Questo giorno che incombe" di Antonella Lattanzi (Harper Collins) racconta la storia di una donna, Francesca, che si trasferisce da Milano a Roma con il marito e le due figlie piccole. Una nuova vita in una nuova città, in una nuova casa, in un nuovo condominio dove tutti sembrano essere amici e molto uniti. Forse troppo, tanto che Francesca li percepisce come una setta. Il marito, assorbito dal lavoro, la trascura e Francesca dedica tutto il suo tempo alle figlie iniziando ad avvertire strani fenomeni: dimentica le cose, sente che la casa le parla, inizia a diventare paranoica. Intanto nel condominio scompare una bambina di 5 anni, Teresa, episodio che turba profondamente Francesca. Un romanzo nero che segue parallelamente l'indagine sulla scomparsa e quanto avviene nella mente della protagonista.

    Nella seconda parte parliamo dell'opera prima di Tommaso Scotti,"L'ombrello dell'imperatore" (Longanesi). Un giallo ambientato a Tokio (l'autore vive da oltre dieci anni in Giappone). Un uomo è stato ucciso nella sua casa con un ombrello che rimane sulla scena del delitto. L'ispettore Takeshi Nishida, uno che non va a genio ai superiori perché in modo molto poco giapponese dice in faccia quello che pensa, deve trovare il colpevole e per farlo cerca di capire chi è entrato in possesso dell'ombrello, un ombrello sul quale si trovano le impronte dell'imperatore. È così che l'autore attraverso l'ombrello passato di mano in mano ci racconta le storie dei vari personaggi e ci mostra anche una Tokio e un Giappone meno conosciuti.
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