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"Le parole della pioggia" di Laura Imai Messina e "La volta giusta" di Lorenza Gentile
"Innanzitutto diciamo: sono nata in un giorno di pioggia. Solo allora impugniamo l'immenso ombrello che ci sovrasta, allunghiamo il piede in strada e prendiamo a camminare con loro per la città". A parlare sono le cosiddette "donne ombrello" che si possono prenotare attraverso una app in caso di pioggia improvvisa. Le "donne ombrello" sono le protagoniste del piccolo romanzo "Le parole della pioggia" (Einaudi) scritto da Laura Imai Messina con le illustrazioni di Emiliano Ponzi. È una sorta di favola delicata, ambientata a Tokyo.
Ancora una volta Laura Imai Messina ci porta nel Giappone dove vive da oltre vent'anni. Mentre queste donne accompagnano qualcuno in caso di pioggia, sotto l'ombrello si crea uno spazio intimo, fuori dal tempo, in cui si può stare in silenzio, si può conversare del più e del meno oppure si possono condividere pezzi di vita interiore. Spesso, però, le "donne ombrello", che sono studentesse, casalinghe, disoccupate, si vergognano di questo lavoro.
Tranne una, Aya. Per lei essere una "donna ombrello" è veramente una vocazione.
Nella seconda parte parliamo di "La volta giusta" (Feltrinelli) di Lorenza Gentile che avevamo già conosciuto con romanzi come "Le piccole libertà" che parlava della libreria Shakespeare & Co. di Parigi, "Le cose che ci salvano" e "Tutto il bello che ci aspetta". Il romanzo racconta di un "comune polvere", ossia un piccolo borgo che rischia di scomparire per lo spopolamento (ci abitano solo 15 persone). Lucilla e il compagno Enrico vincono un bando per riavviare una vecchia locanda con annesso negozio di alimentari e quattro camere. Un progetto condiviso, almeno all'apparenza, perché Enrico si tira indietro e Lucilla resta da sola a realizzare un progetto che però era di qualcun altro. Del resto lei si è sempre adeguata ai fidanzati che ha avuto, ai loro sogni, alle loro esigenze. Lucilla è una giovane donna piena di insicurezze, non si sente mai "abbastanza", pensa di avere qualcosa di sbagliato, ha un profondo senso di inadeguatezza. Ma di fronte all'abbandono di Enrico deve prendere una decisione: mollare tutto, deludendo però gli abitanti del piccolo borgo, oppure rimboccarsi le maniche e andare avanti da sola. Una storia di rinascita di una donna che si chiede "cosa è importante per me?".
"La bugia dell'orchidea" di Donato Carrisi e "Chiara" di Antonella Lattanzi
Un romanzo nel romanzo che suscita una profonda inquietudine. Uno scrittore che gioca con il suo doppio e in fondo gioca anche un po' con i lettori. "La bugia dell'orchidea" è il nuovo romanzo di Donato Carrisi (Longanesi) o forse dovremmo dire che è il romanzo di Victoria Anthon, perché è lei la voce narrante, scrittrice che ama stare nell'ombra. Nessuno conosce il suo volto, ogni sei mesi cambia casa e identità. Ed è lei, appunto, a "scrivere" la storia che i lettori si troveranno a leggere in "La bugia dell'orchidea". Ci sono tre piani temporali: 2005, 2015, 2025. Victoria Anthon nel 2015 riceve per lettera un articolo di giornale che parla di una strage familiare accaduta in un piccolo paesino dieci anni prima: un uomo aveva ucciso nel sonno la moglie e i tre figli e poi aveva chiamato i carabinieri per farsi arrestare. Non sa spiegare, però, perché abbia compiuto quel gesto, non c'è un movente. La scrittrice Victoria Anthon vuole capire chi e perché le ha inviato quell'articolo, insomma chi e perché vuole tirarla dentro in una vicenda accaduta appunto nel 2005. Victoria decide così di andare in questo paesino per incontrare il giornalista che aveva firmato quell'articolo e che ogni anno ne scrive uno nuovo proprio per ricordare quella strage.
Nella seconda parte parliamo di "Chiara" di Antonella Lattanzi (Einaudi), un romanzo che ferisce, che spaventa a tratti, ma che soprattutto commuove. Un romanzo sull'amicizia che spesso è una forma di innamoramento soprattutto nasce da bambini o da adolescenti. Un romanzo che parla di mostri, di quelli che si nascondono nelle famiglie e parla anche delle conseguenze psicologiche della violenza. Le protagoniste Marianna, voce narrante, e Chiara. All'inizio del romanzo hanno fra i 9 e i 10 anni, frequentano la quinta elementare. Due bambine isolate e in parte bullizzate: Marianna è balbuziente, Chiara è soprannominata "la baffuta". Fra loro nasce un'amicizia profonda, un'alleanza fra due bambine che nelle proprie famiglie hanno a che fare con quelli che vengono definiti i mostri. Il padre di Chiara è un violento, picchia lei e la moglie. Il padre di Marianna rivolge la violenza contro sè stesso, è un autoleisionista, ma crea nella figlia enormi sensi di colpa e dunque esercita violenza psicologica. Entrambe le bambine vivono in famiglia un'atmosfera sospesa, come in apnea, sempre in attesa di un segnale, di qualcosa che indichi la crescita di quella energia pronta a esplodere in violenza.
"Tanta ancora vita" di Viola Ardone e "La Realidad" di Neige Sinno
Dopo "Il treno dei bambini", in cui aveva raccontato l'iniziativa delle donne del Partito Comunista che nel dopoguerra avevano organizzato i soggiorni dei bambini poveri del sud Italia nelle famiglie del nord, dopo "Oliva Denaro", in cui c'era una donna che si era opposta al matrimonio riparatore nella Sicilia negli anni Sessanta, dopo "Grande Meraviglia", romanzo sull'approccio ai pazienti psichiatrici dopo la legge Basaglia, Viola Ardone ci racconta una storia a tre voci che prende spunto da quanto sta accadendo in Ucraina dopo l'invasione russa. In "Tanta ancora vita" (Einaudi) c'è Kostya, nove anni, che lascia da solo l'Ucraina per raggiungere la nonna che lavora a Napoli. C'è appunto questa nonna, Irina, che fa la colf per poter mandare i soldi al figlio in Ucraina. E poi c'è Vita, la donna presso la quale lavora Irina: si è separata dal marito, scrive lettere a un figlio che, si intuisce, è andato via da tempo ed è affetta da depressione. Nel romanzo l'incontro fra Kosya e Vita, ognuno dei quali si porta sulle spalle il proprio trauma, è destinato a cambiare le vite di entrambi.
Nella seconda parte parliamo della scrittrice francese Neige Sinno, diventata famosa per il memoir "Triste Tigre" (Neri Pozza) in cui aveva raccontato gli abusi che aveva subito da piccola da parte del patrigno, libro che vinse il Premio Strega Europeo. Ora Neige Sinno è in libreria con "La Realidad" (Neri Pozza - traduz. Luciana Cisbani). Ancora una volta episodi veri della vita della scrittrice, ma anche riflessioni esistenziali e politiche. La Realidad è un villaggio che si trova nel Messico, precisamente nel Chiapas, dove si pensava che vivesse il subcomandante Marcos, portavoce dell'esercito zapatista. Il libro racconta di diversi viaggi fatti dalla protagonista Netcha in Messico. Il primo fatto da giovane con l'amica spagnola Maga. Ma se l'amica è spinta da una forte passione politica, Netcha (ossia la stessa scrittrice Neige Sinno) riflette sulla violenza colonialista come sulla violenza su donne e bambini, partendo dai libri che ha letto e che l'hanno formata.
"Da che parte stai?" di Emilio Pagani, Alessio Pasquini, Loris De Marco, da una storia di Pietro Grasso.
Pietro Grasso, una vita dedicata alla lotta alla mafia: sostituto procuratore a Palermo (fu lui fra l'altro titolare dell'inchiesta sull'omicidio di Piersanti Mattarella), giudice a latere nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra che durò 21 mesi fra l'86 e l'87, procuratore nazionale antimafia, collega ma soprattutto amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, del cui lavoro poi è diventato testimone. Oggi, fra l'altro, è fondatore e presidente della Fondazione Scintille di Futuro, che ha l'obiettivo di sviluppare progetti e percorsi di legalità nelle scuole.
La vita di Pietro Grasso, quindi, è una costante testimonianza del suo impegno contro la mafia e a favore della legalità. Come accade anche nella graphic novel "Da che parte stai?" (Tunuè) di Emilio Pagani, Alessio Pasquini, Loris De Marco, da una storia di Pietro Grasso. Stavolta, forse più che negli altri libri, Pietro Grasso, ha scelto di raccontare una serie di vicessitudini dal punto di vista della sua famiglia (la moglie Maria e il figlio Maurilio) che ha sempre appoggiato e sostenuto le scelte di Grasso nel suo percorso di lotta alla mafia.
"L'avvocato del diavolo" di Boris Akunin e "La domestica a ore" di Sveva Casati Modignani
Un romanzo satirico e sarcastico sulla Russia e sul regime di Putin. Parliamo di "L'avvocato del diavolo" di Boris Akunin (Mondadori - traduz. Erin Beretta, Francesco De Nigris, Mariangela Ferosi) con la prefazione di Paolo Nori, uno dei massimi esperti di letteratura russa in Italia. Boris Akunin è molto famoso in Russia per i suoi gialli storici, ma questo è il primo romanzo che non è stato pubblicato nel suo paese: per aver criticato Putin è stato inserito in una lista di estremisti e terroristi e condannato in contumacia a 14 anni di carcere e dunque da qualche anno vive a Londra. In questo romanzo immagina una Russia dove il capo di Stato ha un ictus e il premier, che è un ex agente dei servizi segreti, indice nuove elezioni convinto di vincere perché pensa di piacere a tutti. In realtà vince il suo avversario, un ex prigioniero politico, che crea una Repubblica parlamentare dove la priorità sono i diritti umani. In questo clima democratico, si celebra il processo all'ex braccio destro del capo di Stato, che fra l'altro aveva orchestrato l'invasione dell'Ucraina. Come difensore quest'uomo chiede di avere uno scrittore dissidente. Un totale ribaltamento dei piani in cui lo scrittore si trova a difendere chi lo aveva perseguitato. Un romanzo che può essere considerato una critica feroce al regime di Putin, ma anche una critica a tutti i regimi.
Nella seconda parte parliamo di Sveva Casati Modignani, una delle scrittrici italiane più amate da lettrici e lettori: oltre 12 milioni di copie vendute con i suoi romanzi scritti a partire dal 1981. Nel nuovo romanzo si intitola "La Domestica a ore" (Sperling & Kupfer) si parla di violenza nei confronti delle donne. La protagonista è una giovane donna, Isabella, anche se in realtà il suo nome completo è altisonante: Isabella Boccadoro d'Este, contessa. Nonostante sia molto ricca, nasconde la sua vera identità e fa la domestica a ore, in particolar modo fa la guardarobiera nella famiglia Tizzoni. Le ragioni che l'hanno portatat a fare questa scelta si scoprono nel romanzo, ma quello che possiamo dire è che con questo lavoro manuale Isabella riesce a mettere ordine dentro sè stessa. Un giorno dovrà soccorrere la signora Tizzoni che è stata violentemente picchiata dal marito.
I numeri che certificano il successo editoriale di Ken Follett sono veramente da capogiro: oltre 198 milioni di copie vendute in più di 80 paesi, 37 romanzi tradotti in oltre 40 lingue, una serie di best-seller arrivati dal 1978 in poi. Il primo era stato "La cruna dell'ago", poi c'era stato un passaggio dalle spy story ai romanzi storici, come il famosissimo "I pilastri della terra" pubblicato nell'89. Il nuovo romanzo è "Il cerchio dei giorni" (Mondadori - traduz. Anna Maria Raffo). In qualche modo ricorda vagamente "I pilastri della terra" perché se in quel caso si seguiva la costruzione di una cattedrale durante il Medioevo, in questo romanzo si segue la costruzione di uno dei siti archeologici più famosi al mondo, il sito di Stonehenge. Ci sono state molte teorie a questo proposito, anche fantasiose, per esempio che siano stati gli alieni a costruirlo, ma che Follett rimane con i piedi per terra e immagina una storia ambientata nel 2500 a.C. con una serie di personaggi. Ci sono diversi clan, spesso in lotta fra loro. C'è il personaggio di Seft che fa parte della tribù dei cavatori, ha un padre dispotico e dei fratelli che lo vessano quotidianamente. Quando incontra Neen se ne innamora e decide così di fuggire dalla sua famiglia. Nella nuova comunità un monumento sacro in legno viene distrutto dal fuoco e la sacerdotessa Joia, sorella di Neen, decide di ricostruirlo in pietra. L'esperienza di Seft sarà fondamentale perché lui sa dove trovare pietre così grandi.
"A eseque avvenute" di Massimo Carlotto e "Qualcosa che brilla" di Michela Marzano
Ascoltare blues e sorseggiare Calvados sono due dei tratti distintivi dell'Alligatore, al secolo Marco Buratti, personaggio creato da Massimo Carlotto esattamente trent'anni fa. Investigatore senza licenza, lavora con i suoi compagni di sempre, Max La Memoria e Beniamino Rossini. Ha passato un periodo in carcere e una volta fuori accetta di indagare solo su casi che ritiene importanti. Ha un grande senso della giustizia, non ama le armi, e il lavoro sporco lo lascia a Beniamino. Con il passare del tempo è diventato più riflessivo e malinconico. Il nuovo romanzo con l'Alligatore è "A esequie avvenute" (Einaudi). L'Alligatore, Max e Beniamino, vengono ingaggiati da un uomo, Loris Pozza, perché la sua amante è stata rapita e bisogna pagare un riscatto. Intanto Beniamino continua nella sua missione di liberare le donne dal racket della prostituzione, commettendo però una leggerezza.
Nella seconda parte parliamo di "Qualcosa che brilla" di Michela Marzano (Rizzoli). Otto personaggi, otto adolescenti in terapia presso un centro medico psico-educativo: c'è Clara che ruba qualunque cosa, Sara, alla quale è stata diagnosticata una depressione, Noemi che soffre di bulimia, dice che ha sempre fame, Giampaolo, che ha degli scatti d'ira, Viola che si taglia. Ma c'è anche Luca, che ha tentato il suicidio. Il centro dove sono in terapia è stato creato da Mauro Rolli, uno psichiatra che ha abbandonato i metodi tradizionali di approccio alla cura. Da giovane, negli anni '90, aveva lavorato a Padova insieme a uno psichiatra per il quale invece tutti i sintomi dovevano essere inseriti in uno schema preciso: a stesso sintomo corrispondeva stessa diagnosi. Rolli mette in dubbio questo metodo rigido quando incontra una giovane paziente, Arianna, che all'epoca aveva 22 anni ed era stata ricoverata per un tentato suicidio. Da quel momento in poi nasce nella sua testa l'idea di un approccio diverso, consapevole del fatto che non esistono soluzioni facili e rapide, ma che dietro ogni sintomo c'è una storia e che i giovani hanno soprattutto bisogno di essere ascoltati.
"Scandalo a Hollywood" di Felicia Kingsley e "La casa che attende la notte" di Clara Sanchez
Con tre milioni di copie vendute, Felicia Kinsley si conferma, romanzo dopo romanzo, una scrittrice molto amata. Le sue commedie romantiche conquistano lettrici e lettori ed è considerata un po' una regina del genere Romance. Nel nuovo romanzo "Scandalo a Hollywood" (Newton Compton) siamo a Los Angeles: Hayden West è il re del gossip, ha un libro in classifica, un sito e un podcast di successo. Appartiene a una famiglia benestante e politicamente molto influente. Sofia Cortez, invece, è una giornalista d'inchiesta, vorrebbe occuparsi di temi sociali, ma è costretta dal suo capo a occuparsi di gossip, perché è un argomento che tira di più. I due si conoscevano dai tempi dell'università, ma i loro incontri-scontri sono destinati a ripetersi, frequentando gli stessi ambienti.
Quando si fa il nome di Clara Sanchez, viene subito in mente il suo grande successo "Il profumo delle foglie di limone" del 2011 con un milione di copie vendute. Poi naturalmente ci sono stati tanti altri romanzi, come "Entra nella mia vita", "Le cose che sai di me", "L'amante silenzioso". Clara Sanchez è l'unica scrittrice che ha ricevuto i tre premi letterari spagnoli più importanti: il Planeta, l'Alfaguara e il Nadal. Nei suoi romanzi ci sono spesso dei misteri che a volte prendono spunto da fatti reali, altre sono pura fiction. In "La casa che attende la notte" (Garzanti - traduz. di Enrica Budetta) Clara Sanchez ha deciso di esplorare il mistero più grande, ossia il confine fra vita e morte, facendo riferimento anche a qualche elemento sovrannaturale. La protagonista è Alicia che fa la babysitter al piccolo Raphael di nove mesi. Quando lo porta in giro, il bambino sembra essere attratto da una strada e soprattutto da una casa. Pur non parlando, le fa capire benissimo che vuole andare esattamente là. In quel palazzo abita una famiglia che sta facendo i conti con una tragedia.
"Tutto il mio folle amore" di Francesco Carofiglio e "E non scappare mai" di Annalisa Cuzzocrea
Una storia di ragazzi fra i 17 e 18 anni, ambientata a Bari nel 1943. C'è Alessandro, detto Ale, appassionato di musica jazz. Suona di nascosto in una band con alcuni amici perché durante il Fascismo il jazz era proibito. Sta maturando una sua coscienza politica e civile, aiutato anche da un suo ex professore del liceo. Poi c'è Lallo, il cugino "gemello" perché nato nel suo stesso giorno, stesso anno, però caratterialmente è diverso da lui: non prende parte alle riunioni politiche, odia l'arroganza del Fascismo, però è insofferente verso l'idea di far parte di un gruppo. Accanto a loro, naturalmente, ci sono diversi amici coetanei, ma c'è soprattutto Carolina, italo-irlandese, arrivata a Bari dopo il bombardamento di Roma. Con lei Ale vive la stagione entusiasmante di Radio Bari, che da organo del partito fascista divenne, dopo l'armistizio, la voce della Resistenza. Non c'era solo la diffusione di bollettini militari, come avveniva su Radio Londra,ma proprio un'intera programmazione fatta di parole e di musica all'insegna della libertà. Tutto questo viene raccontato nel romanzo "Tutto il mio folle amore" di Francesco Carofiglio (Garzanti).
Nella seconda parte parliamo di "E non scappare mai" di Annalisa Cuzzocrea (Rizzoli). La vita di Miriam Mafai, funzionaria del Partito Comunista, giornalista, fra i fondatori del quotidiano La Repubblica. Non si tratta di una biografia, ma, come si legge nella postafazione, di un romanzo sulla vita di Mafai, arricchito fra l'altro di alcuni particolari ricavati grazie ai diari che sono stati consegnati dalla figlia di Mafai all'autrice. Si narrano la militanza nel Partito Comunista, il giornalismo, gli amori, la storica relazione con Giancarlo Pajetta. Ne emerge il ritratto di una donna che credeva profondamente nell'impegno e nella libertà, insofferente alle rigide regole del partito, all'ortodossia del Partito Comunista, che guardava in quel periodo all'Unione Sovietica, mentre lei ne metteva in evidenza anche le contraddizioni. Miriam Mafai adattava le sue idee al tempo, non era immobile.
"Il velo di Lucrezia" di Carla Maria Russo e "La trama dell'invisibile" di Anna Katarina Frolich
Una storia di passioni, ma anche di costrizioni e di disperata ricerca della libertà. Nel romanzo "Il velo di Lucrezia" (Neri Pozza), Carla Maria Russo ricostruisce la storia, in parte vera e in parte romanzata, del pittore Filippo Lippi, vissuto a Firenze nella prima metà del Quattrocento. Una storia di passioni perché fin da piccolo Filippo, rimasto orfano e cresciuto da una zia, manifesta una forte passione per il disegno e la pittura. Ma è anche una storia di costrizioni perché, alla morte della zia Filippo viene "offerto" al convento dei carmelitani. Parallelamente alle vicende di Filippo si seguono quelle di Lucrezia, chiusa anche lei in un convento a Prato con la sorella Spinetta, per decisione del fratello. Ma se Spinetta si adatta, Lucrezia è insofferente alle rigide regole religiose perché anche lei è animata da passioni profonde e intense e cerca la sua libertà. Filippo e Lucrezia sono destinati a incontrarsi e Lucrezia, dalla bellezza abbacinante, diventerà la sua musa.
Nella seconda parte parliamo di "La trama dell'invisibile" (Mondadori) in cui Anna Katarina Frolich racconta la nascita della storia d'amore fra la stessa scrittrice e Roberto Calasso, fondatore, insieme ad altri, della casa editrice Adelphi, che poi ha diretto per diversi anni. Il primo incontro avviene alla Fiera del Libro di Francoforte, una delle manifestazioni di riferimento per l'editoria internazionale. Era il 1995 e Anna Katarina Frolich era poco più che ventenne, mentre Calasso aveva trent'anni in più di lei. Da quel momento nasce una frequentazione e poi una storia d'amore che porterà alla nascita di due figli, anche se Calasso rimarrà comunque sempre sposato con un'altra donna. Un memoir dal quale emerge un ritratto intimo e in parte inedito di Calasso, così come si accende un faro sulla sua idea di letteratura.
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Un’inviata virtuale in libreria per scoprire le ultime novità del mercato editoriale. In ogni puntata due interviste dal vivo a scrittrici e scrittori, italiani e stranieri, per parlare dei…

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