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In questi giorni anche i preziosi manoscritti medievali conservati in Emilia-Romagna fanno parlare, a causa dei drammatici danni causati dalla tragedia dell’alluvione. Quilisma mette al centro di due appuntamenti il manoscritto 117 conservato nella Biblioteca comunale di Faenza, una raccolta di variazioni strumentali su modelli polifonici francesi e italiani della fine del Trecento e primi del Quattrocento. In essa molta è la musica liturgica; tre diverse messe, un Kyrie isolato, due Benedicamus Domino e una serie di variazioni corrispondenti a vari momenti dell’Ufficio del Vespro: un mottetto sacro, l’inno Ave maris stella, tre intonazioni del Magnificat e una parodia forse corrispondente alla sua dossologia finale. Giovanni Conti ripropone per l’occassione un incontro con Pedro Memelsdorf e l’Ensemble Mala Punica da lui diretto. La musica che ascolteremo è quella desunta dal codice faentino fortunatamente scampato all’alluvione. Il risultato è molto suggestivo e senz’altro innovatore: i cantori della Schola – portatori dei sacri testi – vengono così contornati dal virtuosismo delle diminuzioni, quasi si trattasse delle splendide iniziali di un codice miniato di cui Faenza 117 ci mostra (solo) le straordinarie filigrane.
In questi giorni anche i preziosi manoscritti medievali conservati in Emilia-Romagna fanno parlare, a causa dei drammatici danni causati dalla tragedia dell’alluvione. Quilisma mette al centro di due appuntamenti il manoscritto 117 conservato nella Biblioteca comunale di Faenza, una raccolta di variazioni strumentali su modelli polifonici francesi e italiani della fine del Trecento e primi del Quattrocento. In essa molta è la musica liturgica; tre diverse messe, un Kyrie isolato, due Benedicamus Domino e una serie di variazioni corrispondenti a vari momenti dell’Ufficio del Vespro: un mottetto sacro, l’inno Ave maris stella, tre intonazioni del Magnificat e una parodia forse corrispondente alla sua dossologia finale. Giovanni Conti ripropone per l’occassione un incontro con Pedro Memelsdorf e l’Ensemble Mala Punica da lui diretto. La musica che ascolteremo è quella desunta dal codice faentino fortunatamente scampato all’alluvione. Il risultato è molto suggestivo e senz’altro innovatore: i cantori della Schola – portatori dei sacri testi – vengono così contornati dal virtuosismo delle diminuzioni, quasi si trattasse delle splendide iniziali di un codice miniato di cui Faenza 117 ci mostra (solo) le straordinarie filigrane.
Ivo Antognini è uno di quei musicisti che si deve conoscere attraverso la sua musica. Una musica che parla, spesso sussurra, a volte grida ma sempre c garbo e con l’intensità dell’animo del su creatore.
È musica che dialoga con lo spirito degli esseri viventi e lo arricchisce, lo colma e lo rinfranca nel costante bisogno che l’animo ha di riempire quei vuoti che il vivere contemporaneo, violentemente, è capace di imporre. La musica di Antognini è musica oltre il tempo e oltre lo spazio perché sia che attraversi percorsi sacri, sia che attraversi la narrazione del quotidiano, veicola sempre un messaggio che eleva e appaga.
Come il suo ultimo disco che per la casa discografica Hyperion porta la firma prestigiosa del Coro del Trinity College di Cambridge diretto da Stephen Layton. Un prodotto discografico di altissimo livello che svetta nelle classifiche internazionali, ovvero dove Antognini è più conosciuto.
Giovanni Conti lo ha incontrato e insieme a lui ripercorre in tre puntate il suo poliedrico percorso artistico, dal jazz alla polifonia più cristallina, dalle prime esperienze, alla fama in tutto il mondo, da Occidente a Oriente, nel nome della musica corale.
Ivo Antognini è uno di quei musicisti che si deve conoscere attraverso la sua musica. Una musica che parla, spesso sussurra, a volte grida ma sempre c garbo e con l’intensità dell’animo del su creatore.
È musica che dialoga con lo spirito degli esseri viventi e lo arricchisce, lo colma e lo rinfranca nel costante bisogno che l’animo ha di riempire quei vuoti che il vivere contemporaneo, violentemente, è capace di imporre. La musica di Antognini è musica oltre il tempo e oltre lo spazio perché sia che attraversi percorsi sacri, sia che attraversi la narrazione del quotidiano, veicola sempre un messaggio che eleva e appaga.
Come il suo ultimo disco che per la casa discografica Hyperion porta la firma prestigiosa del Coro del Trinity College di Cambridge diretto da Stephen Layton. Un prodotto discografico di altissimo livello che svetta nelle classifiche internazionali, ovvero dove Antognini è più conosciuto.
Giovanni Conti lo ha incontrato e insieme a lui ripercorre in tre puntate il suo poliedrico percorso artistico, dal jazz alla polifonia più cristallina, dalle prime esperienze, alla fama in tutto il mondo, da Occidente a Oriente, nel nome della musica corale.
Ivo Antognini è uno di quei musicisti che si deve conoscere attraverso la sua musica. Una musica che parla, spesso sussurra, a volte grida ma sempre c garbo e con l’intensità dell’animo del su creatore.
È musica che dialoga con lo spirito degli esseri viventi e lo arricchisce, lo colma e lo rinfranca nel costante bisogno che l’animo ha di riempire quei vuoti che il vivere contemporaneo, violentemente, è capace di imporre. La musica di Antognini è musica oltre il tempo e oltre lo spazio perché sia che attraversi percorsi sacri, sia che attraversi la narrazione del quotidiano, veicola sempre un messaggio che eleva e appaga.
Come il suo ultimo disco che per la casa discografica Hyperion porta la firma prestigiosa del Coro del Trinity College di Cambridge diretto da Stephen Layton. Un prodotto discografico di altissimo livello che svetta nelle classifiche internazionali, ovvero dove Antognini è più conosciuto.
Giovanni Conti lo ha incontrato e insieme a lui ripercorre in tre puntate il suo poliedrico percorso artistico, dal jazz alla polifonia più cristallina, dalle prime esperienze, alla fama in tutto il mondo, da Occidente a Oriente, nel nome della musica corale.
Ospite della puntata odierna di Quilisma è Viva Biancaluna Biffi. La musicista, contesa dai maggiori gruppi di musica antica del momento, presenta un suo “recital” da lei volutamente costruito su uno schema d'opera. "Fermate il Passo" si sviluppa intorno a una trama ben conosciuta: l'amore infelice, tema universale, presente in tutte le epoche della storia, sia in poesia che in musica. In questo programma la donna è senza dubbio protagonista, ma è essa vittima o carnefice? La maggior parte dei testi frottolistici propongono un'apparente visione al maschile: io (uomo, poeta) soffro per le pene d'amore provocate da lei (la dama). Questa figura femminile distante e indifferente è un elemento che ricorre spesso nella storia della poesia e di conseguenza nella poesia tradotta in musica. Ma, come accade sovente, ci vengono offerti più livelli di lettura. La poesia trascende il significato delle sue stesse parole e rivolge sempre lo sguardo ad un panorama più ampio. In realtà i testi descrivono un ideale d'amore, di dolore, d'emozione e sentimento, che può essere interpretato da molti punti di vista differenti. La donna "carnefice" si trasforma quindi in "vittima" grazie ad un gioco di specchi e di illusioni poetiche e canta il suo abbandono, il suo dolore e la sua resa.
Sono da poco trascorsi i 500 anni dalla morte di Josquin Desprez, uno dei più straordinari compositori del Rinascimento al punto da essere definito dai suoi contemporanei il Michelangelo della musica.
Nacque e morí a Condé-sur-l'Escaut, nell’attuale Belgio, ma la sua vita la trascorse per la maggior parte tra la Francia e l’Italia al servizio degli Sforza e del Papa. Josquin, come viene comunemente chiamato, fu un autentico rinnovatore della poetica e dell'arte musicale: tutte le ricchezze contrappuntistiche della seconda scuola fiamminga sono da lui conservate e sfruttate, ma - dalla prima fase della sua carriera di compositore fino all'ultima - sono sempre maggiormente rivalutate ai fini d'un intenso, imperioso lirismo, proprio di un'arte eminentemente soggettiva e drammatica.
Ce lo conferma al microfono di Giovanni Conti il maestro Walter Testolin che, alla testa del suo Ensemble De Labyrintho, da sempre ha approfondito la musica di Josquin e recentemente pubblicato per la casa discografica Baryton uno straordinario CD del titolo "In Principio".
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Il racconto nitido del Medioevo e del Rinascimento a un pubblico non scientifico. Una lettura trasversale su percorsi interdisciplinari affiancati alla musica, attraversando l’entusiasmante…

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