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L’Unione Europea è ad un punto di svolta della sua esistenza, dove sembra chiaro che solo l’unione fa la forza. Ma a che prezzo? Cosa potrebbe rendere l'Europa più unita? E, soprattutto, come comportarsi con quei paesi dell'Unione che non rispettano le regole e i valori di Bruxelles?
A due settimane dal voto per la composizione del X Parlamento Europeo con i colleghi della rete Euranet abbiamo raccolto i pensieri degli europei tra speranze, disillusione, vicinanza e lontananza dal progetto europeo.
Quando si arriva a Monfalcone non si immagina tutto quello che ti fa vedere. La grande questione del lavoro al tempo della globalizzazione, la difficile convivenza tra persone di lingue diverse, la scuola ormai composta in parte minoritaria da bambini italofoni. E poi la religione che si fra trama di scontro invece che di unione. Qui le cose sono accadute senza che nessuno pensasse come dovessero accadere. In ultimo, la decisione della sindaca Anna Cisint di chiudere i centri islamici per irregolarità amministrative ha creato dibattito e polemiche. Ma lei va avanti e spiega che non si tratta di un divieto di culto ma solo di ordinanze che mirano fare rispettare la legalità.
Il percorso delle Cer, le Comunità Energetiche Rinnovabili, appare ancora in una fase embrionale. I progetti non mancano, così come gli incentivi, ma i due anni di attesa per conoscere le regole stabilite da decreti attuativi ha rallentato fortemente il processo. Secondo dati del GSE; a giugno 2023 sono solo 35 le Cer attive in Italia che hanno richiesto l'accesso agli incentivi. In Campania dove è attiva la prima Cer solidale, a Napoli, nel quartiere di Napoli est, San Giovanni a Teduccio, è in fase di definizione lo statuto della prima esperienza nazionale di Cer all'interno di un'area Asi, che per ora sarà composta da sette aziende. La regione spinge l'acceleratore sui piccoli comuni pensando alla riapertura del bando che permette di ottenere 8mila euro per la promozione delle Comunità rinnovabili. Un mese fa è stata avviata l'attività prevista per il progetto europeo ISLET, che studia e promuove la realizzazione di comunità energetiche nelle piccole isole del Mediterraneo. Procida è l'unica piccola isola italiana a partecipare. Lungo il percorso si dovranno risolvere e superare diverse criticità di un sistema complesso e ancora poco conosciuto: dalla formazione del gruppo che realizza la Comunità, all'immissione in rete dell'energia prodotta e al riconoscimento degli incentivi, fino alla difficoltà di trovare siti in cui installate gli impianti.
Procedure più snelle e veloci, una gestione più condivisa a livello europeo e controlli rafforzati alle frontiere. É quello che promette Bruxelles nel nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo approvato dall’Europarlamento lo scorso 10 aprile. In questo reportage, Giulia Cannizzaro è andata a parlare con Nina Gregori, direttrice esecutiva dell’Agenzia europea per l’asilo, che dovrà coordinare sul campo questo complesso meccanismo. Le critiche al nuovo patto, però, non mancano soprattutto da parte delle organizzazioni per i diritti umani, secondo le quali il nuovo patto cancella di fatto il diritto di asilo. Intanto rimane irrisolto il nodo integrazione. A Cosenza, in Calabria, da diversi anni opera la La Petite Bibliothèque, un'associazione di promozione sociale che favorisce l'uso della lingua madre dei minori stranieri. Per le tre fondatrici, Cristina Olivito, neuropsichiatra infantile, Rosanna Ammirata, psicologa e Simona Miceli, ricercatrice sociale dell'Università Statale di Milano, rafforzare l’identità culturale di chi arriva nel nostro paese è indispensabile per garantire una vera integrazione.
La dura lezione del Covid 19 ed il suo impatto sull'Europa a 27. Tra chi pensa che nulla sia veramente cambiato e chi spiega che, invece, l'emergenza sanitaria ha alimentato un cantiere che vede per la prima volta pensare alla salute come ad un prezioso bene comune che richiede anche di intervenire sui trattatati che regolano la vita dell'Unione.
Il 22 maggio 1978, 46 anni fa, veniva pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 194 che detta "norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza". Da allora gli aborti volontari in Italia sono diminuiti dai quasi 235 mila del 1982 (anno record) ai 63.600 mila del 2021, con più di 6 ginecologi su 10 obiettori di coscienza. In questo contesto è stato approvato il decreto che sancisce il possibile coinvolgimento da parte delle regioni delle associazioni pro vita e anti abortiste nei consultori, a cui si rivolgono le donne che intendono abortire. Alessandra Kustermann, ex primaria di ginecologia della clinica Mangiagalli di Milano, racconta di aver convissuto per più di 30 anni con i centri di aiuto alla vita e di aver raggiunto con loro un compromesso: i centri non possono svolgere attività sanitaria ed entrare in contatto con la donna nel momento della scelta. "Dovremmo essere sicuri che i consultori pubblici siano in grado di mettere gli stessi paletti: far sentire il battito del cuore del bambino in ecografia o far vedere i movimento del feto a una donna che ha già deciso di abortire è violenza", sottolinea Kustermann.
Nella seconda metà dell'Ottocento gli operai inglesi lavoravano tra le 12 e le 15 ore al giorno, senza pause settimanali o ferie. A inizio Novecento in Italia la settimana lavorativa era di 6 giorni su 7. Quello che oggi è normale, cioè lavorare 5 giorni su 7, allora era un miraggio. Quindi quello che oggi ci appare futuristico, forse un domani sarà consuetudine. Lo credono alcune aziende che hanno stretto degli accordi con i lavoratori che prevedono la settimana corta. "Siamo stati fra i primi a sperimentare. La nostra formula prevede 36 ore come da contratto dei bancari, ma i giorni lavorati sono 4 invece che 5. Dal lunedi al giovedi si lavora 9 ore al giorno e il venerdi si sta a casa" dice Patrizia Ordasso, responsabile affari sindacali e welfare di Intesa Sanpaolo. Ma non c'è un calo di produttività per le aziende? EssilorLuxottica ad esempio sta sperimentando una settimana di 4 giorni, quindi con decurtazione di ore, a parità di salario. "Non credo ci sarà un abbassamento della produttività. Chi è felice lavora meglio, diceva il nostro fondatore Leonardo Del Vecchio" spiega Giuseppe De Castro, Responsabile Relazioni Industriali e Welfare di EssilorLuxottica.
"Il progetto di allargamento europeo nell'area balcanica è il più importante investimento a lungo termine sulla stabilità del continente" dice così la portavoce della Commissione europea sui temi dell'allargamento Ana Pisonero Hernandez. La commissione ha deciso di finanziare con sei miliardi di euro riforme e crescita per i Balcani occidentali. Il tema è oggi più che mai centrale per Bruxelles, anche alla luce dei nuovi equilibri che emergono dalla guerra in Ucraina. Integrare i Balcani occidentali nell'UE è un modo per contenere un eventuale allargamento della presenza russa. A complicare il processo ci sono però le tensioni etniche che alimentano la rivalità tra stati. "La Serbia ha un problema irrisolto con il suo passato e in questo senso mi rivolgo alla relazione con il Kosovo" racconta Jovana Spremo avvocato di Belgrado.
Le alpi Apuane all’orizzonte, il fiume Arno a fianco e il mar Tirreno al traguardo. La ciclopista del Trammino, realizzata sul vecchio tracciato ferroviario del trenino che portava i pisani al mare, è un piccolo gioiello: percorso facile, breve, ma anche strategico poiché rappresenta l’ultimo tratto del grande sistema di viabilità lenta Ciclovia dell’Arno- Sentiero della bonifica, di importanza regionale ed europea, in parte sovrapponibile a Eurovelo 7, ma anche collegamento con la Ciclovia Tirrenica, una delle 10 ciclovie di interesse nazionale. Una ciclopista nata anche per decongestionare Pisa, delocalizzando i flussi turistici e per valorizzare aree meno conosciute incentivando una economia diffusa nel territorio. I fondi europei del bando POR FESR 2014/2020 hanno cofinanziato la ciclopista del Trammino con 2,5 milioni di euro, ma anche altri tratti della ciclovia dell’Arno.
Ospiti: Enrico Caracciolo, direttore di Viatoribus e autore di “In sella all’Arno”, Ediciclo Editore (IG: enrico_caracciolo); Daniele Pelorossi, guida cicloturistica (IG: danielepelorossi); Maria Elena Mancuso (IG: smile3ride); Francesco Tapinassi, direttore di Toscana promozione turistica (IG: fratapi e visittuscany).
Il sistema pesca a strascico rappresenta in termini di produzione il 35% del pescato italiano. Tremila pescherecci italiani rischiano ora di fermarsi per l'iniziativa del Commissario Europeo uscente alla Pesca e all'Ambiente Virginijus Sinkevicius che vuole limitarne l'utilizzo per non causare danni ambientali al mare.
Come funziona la pesca a strascico e danneggia davvero i fondali? Il racconto dal porto di San Benedetto del Tronto (AP) e dalla Rapepè, la barca di Pietro Ricci, a capo dell'organizzazione produttori marineria Sambenedettese. La sua organizzazione è stata citata per ben tre volte da Papa Francesco per il suo impegno nella pulizia del mare dalla plastica e dagli altri rifiuti.
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Radio 24 racconta ogni settimana l'Italia e il mondo attraverso il formato del reportage. Realizzati dalla redazione e dai collaboratori di Radio 24, il racconto sonoro ci porta…

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