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  • Dieci anni da Papa, Francesco e il Vaticano - di Catia Caramelli
    Su una piazza San Pietro gremita di gente era già calato il buio quando dal comignolo della cappella sistina, la sera del 13 marzo di dieci anni fa, usci la tanto attesa fumata bianca che annunciava l'elezione del nuovo Papa. Era l'arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, un cardinale " venuto dalla fine del mondo" si definì lui stesso, ma ben presto entrato nelle case di tutti grazie ad uno stile fatto di gesti semplici e cordiali. Nella scelta del nome, Francesco, l'indicazione di quelli che sarebbero stati i tratti fondamentali del suo pontificato che in questi dieci anni ha messo al centro le periferie del mondo, partendo dalla scelta di una Chiesa in uscita. L'amico storico di Buenos Aires padre Pepe di Paola, impegnato nelle estreme periferie della città, il presidente della Cei Matteo Zuppi, e altri ospiti, ripercorreranno dieci anni di un pontificato che sta cambiando il volto della Chiesa.
    14 min
  • Euroreportage - Malmö, porta d'Europa. Tra nuovi dubbi e tradizione d'accoglienza - di Teresa Trillò
    Una volta erano loro ad emigrare. I numeri dell'Istituto di statistica svedese dicono che tra il 1851 e il 1910 quasi un milione di svedesi partì alla volta degli Stati Uniti alla ricerca di un lavoro e di una vita migliore. In molti lasciarono la Contea di Malmo, oggi terza città del Paese e porta d'Europa. Poi dal 1930 la Svezia è diventata un paese di immigrazione, uno dei più accoglienti, scelto non solo da chi arriva per lavoro ma anche da tanti profughi di guerra, rifugiati politici e persone discriminate nel loro paese. Il 2015 è l'anno che ha visto arrivare oltre 160mila rifugiati per lo più scappati dalla guerra in Siria. Un anno che si è trasformato in una crisi di accoglienza per il Paese in passato molto ospitale con i rifugiati e che ha determinato una stretta sulle leggi per l'immigrazione. Il numero dei richiedenti asilo è diminuito molto dopo il picco del 2015, dice Fredrik Bengtsson, direttore della Regione Sud dell'Agenzia svedese delle Migrazioni. Il nuovo governo di centrodestra, in carica dallo scorso ottobre con l'appoggio esterno dell'estrema destra, discute di nuove modifiche alla legge sull'immigrazione. La prima stretta è arrivata con la legge temporanea del 2016, pensata dall'allora governo guidato dal partito solcialdemoscratico. Molte cose sono cambiate negli anni, racconta Norma Montesino, rifugiata politica cilena arrivata in Svezia alla fine degli anni '70, oggi docente all'Università di Lund. Malmo, terza città piu grande della Svezia, è la porta dell'Europa, collegata alla Danimarca dal ponte di Oresund. In città quasi la metà dei residenti ha meno di 35 anni, qui vivono persone proveniente da 186 Paesi diversi. Nel 2015 la città di Zlata Ibrahimovic è stata il primo approdo nel Paese per molti rifugiati, racconta il vice sindaco e responsabile richieste lavoro e servizi sociali, Sedat Arif, arrivato bambino in Svezia nel 1990 dall'allora Jugoslavia.In collaborazione con Euranet Plus
    14 min
  • Libere di scegliere, insieme: le donne di oggi disegnano il futuro
    Flessibilità, autonomia, consapevolezza, esigenza di fare rete. Le giovani italiane tra i 25 e i 35 anni vogliono di più e sono a un punto di rottura e svolta rispetto alle generazioni passate. Nell'incertezza scelgono l'indipendenza, la ricerca del proprio spazio, la possibilità di scegliere nel lavoro e in famiglia. Per loro la pandemia ha significato a volte uno spartiacque, in un contesto di crisi economica in cui aumentano le dimissioni, la crescita occupazionale è legata per lo più agli uomini, la natalità è ancora ai minimi.
    Dunque, cosa vogliono oggi le giovani donne? Quali ostacoli incontrano? Lo abbiamo chiesto direttamente a loro. A risponderci, da una parte, Paolina Consiglieri e Roberta Bonacossa , 28 e 29 anni, dell'associazione Non è tutto Rosa; dall'altra Veronica Buonocore, 33 anni e Rosy Cosco 35 anni, presidente e vicepresidente di Young Women Network, che riunisce oltre 700 giovani donne tra i 25 e i 40 anni.
    15 min
  • Fra cantieri e burocrazia, il nodo che strozza l'Autostrada A14 nelle Marche - di Maria Piera Ceci
    Un'autostrada diventata un cimitero. Parliamo del tratto dell'A14 fra Abruzzo e Marche, in particolare da San Benedetto del Tronto a Civitanova, una cinquantina di chilometri con continui cambi di carreggiata, chiusure di corsie, restringimenti. A causarli i cantieri per le opere di messa in sicurezza di gallerie e guard rail da parte di Aspi, resesi necessarie dopo i controlli seguiti al crollo del Ponte Morandi a Genova. Un percorso a ostacoli pericolosissimo per gli automobilisti, come attestano i tanti, troppi incidenti. Come quello del 4 febbraio, in cui sono morti l'atleta paralimpico Andrea Silvestrone e due suoi figli, nello scontro con un tir nella Galleria Castello a Grottammare (Ascoli Piceno). E quando non sono incidenti, sono code, lunghe code e rallentamenti che mettono in crisi tutta la zona: per chi vuole raggiungere il mare per le vacanze e per chi in quella zona lavora e fa impresa.
    14 min
  • EUROREPORTAGE - La diaspora delle donne ucraine - di Cristina Carpinelli
    Le donne ucraine in questo anno di guerra sono state la linfa che ha sorretto il paese, e che l'ha tenuto insieme. Hanno combattuto per la prima volta nella storia del paese nei ranghi dell'esercito, hanno coperto ruoli di sempre maggiore responsabilità, ma grazie al fatto di potersi muovere liberamente attraverso i confini europei, hanno anche provveduto a mettere al sicuro i bambini e le famiglie. Molte tra loro nei giorni immediatamente successivi lo shock del 24 febbraio 2022 hanno scelto come rifugio la città di Milano, dov'è presente una solida comunità di espatriati. Una comunità che ha saputo rispondere, aiutare, sostenere la diaspora. Uh anno dopo molte tra queste donne sono rientrate nel paese, altre sono rimaste cercando di costruirsi una vita nuovaIn collaborazione con Euranet Plus
    14 min
  • EUROREPORTAGE - Ucraina, quando il dolore è invisibile - di Gigi Donelli
    Ad un anno dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, cerchiamo di sentire quello che è il lato invisibile del trauma di una nazione. Valentina, psichiatra, vedova di un ufficiale caduto sul fronte del Donbass, primario della divisione di psichiatria dell'ospedale di Chernivtsi, ci aiuta ad entrare nella parte invisibile di un anno di guerra. Le paure, la rabbia, ma anche quello che rappresenta il potenziale distruttivo sul tessuto sociale. Le recriminazioni, le invidie, i vuoti terribili lasciati dalla guerra.In collaborazione con Euranet Plus
    12 min
  • Il campione, lo stallone, il mito: la parabola di Varenne - di Dario Ricci
    Da trottatore, tra il 1998 e il 2002 ha vinto tutto, e ovunque, dall'Italia alla Francia agli Stati Uniti. Per questo Varenne è più di un cavallo: è un simbolo dell' Italia nel mondo. E lo è ancora oggi, a quasi 28 anni, più di 80 se fosse un essere umano, a venti dal suo ritiro dalla corse, ora che da campione è divenuto stallone, con oltre 2500 figli, molti dei quali vincenti. E allora siamo venuti a trovarlo, il Capitano - questo il suo soprannome quando infiammava gli ippodromi di tutto il mondo - per descrivervi attraverso il racconto di Dario Ricci la sua senilità e scoprire il perché di una passione e di un amore ancora intatti
    11 min
  • Appennini e turismo invernale, un rapporto da ripensare - di Vincenzo Miglietta
    Un territorio quello degli appennini unico e ricco di storia e di bellezze culturali e paesaggistiche e che è stato anche capace nei decenni di offrire agli amanti degli sport invernali una valida alternativa alle più famose località alpine. Imparare a sciare sulla neve del centro e sud italia - con i suoi repentini cambiamenti - dal ghiaccio del primo mattino al manto che cede nel giro di poche ore ha preparato generazioni di sciatori delle grandi città, Roma e Napoli, tra tutte ad affrontare anche le piste più impegnative del nord. Dietro ai successi di Alberto Tomba secondo alcuni esperti ci sarebbe anche la neve di Corno alle scale, sull'appennino tosco emiliano meta tuttora di tanti bolognesi e fiorentini. Una realtà quella dello sci sugli appennini articolata; 277 gli impianti di risalita, oltre 700 i kilometri di piste in totale divisi però su circa 70 comprensori; una media di 10 kilometri di piste ciascuno ma con alcune che vivono su 3 -4 kilometri totali. E se fino ai primi anni duemila i conti tornavano ora non è più così. Fare impresa in queste località sta diventando proibitivo; agli ormai evidenti cambiamenti climatici, che impongono di rivedere l'offerta Montagna allargandola anche agli altri mesi dell'anno, si sommano il caro energia di quest'anno ma soprattutto i danni di due anni di stop Covid e quelli in particolare per Marche, Umbria e alto lazio dal sisma del 2016. Emblematico il caso di Frontignano di Ussita in provincia di Macerata che ha riaperto dopo sei anni.
    15 min
  • Oltre le sbarre, i cablatori del Beccaria - di Rosanna Magnano
    Per le persone detenute l'accesso al lavoro all'interno del sistema penitenziario fa crollare le recidive dal 70 al 2 per cento. Un impatto virtuoso evidente che diventa ancora più prezioso se stiamo parlando di detenuti minorenni. Da questi numeri e dalle cronache che lo scorso dicembre riferivano della fuga di sette ragazzi dall'istituto penale per minori "Cesare Beccaria" di Milano nasce l'idea di raccontare l'esperienza della cooperativa sociale Cidiesse, che produce quadri elettrici all'interno del carcere minorile milanese, dove sono state attrezzate 5 postazioni lavorative per iniziare un percorso propedeutico che dura dai 18 ai 24 mesi e si sposta poi all'esterno del carcere.
    In viale Monza la cooperativa dispone di un laboratorio capace di accogliere fino a 15 ragazzi, con spazi ampi dove poter lavorare concentrati, dietro una vetrata che consente all'equipe di educatori e psicologi - che abbiamo ascoltato nel nostro reportage insieme a uno dei giovani coinvolti nell'iniziativa - di accompagnare con uno sguardo discreto il cammino di apprendimento dei cablatori del Beccaria. Colpisce entrando nel laboratorio - tra cavi, attrezzature e banchi da lavoro - la tensione controllata e pacata, il silenzio di giovani menti focalizzate verso una rinascita, verso la costruzione di una nuova identità e di una nuova possibilità di vita.
    14 min
  • Sognando Europa. Il Kosovo in cerca di Unione - di Cristina Carpinelli
    La guerra in Ucraina alimenta l'impegno diplomatico occidentale verso la normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia. "Vogliamo che stabilità e sicurezza siano garantite in tutta la regione balcanica. In questo senso il Kosovo – da sempre stato al fianco dell'Unione europea nel riconoscere l'Ucraina come stato aggredito dalla Russia - è molto importante" spiega Tomás Szunyog, che nella capitale Pristhina rappresenta l'Unione europea. L'area è però ancora teatro di gravi tensioni. A pesare è il mancato riconoscimento da parte della Serbia dell'indipendenza del Kosovo che frena lo sviluppo economico del paese. "Nell'attesa che qualcosa cambi intere generazioni di giovani stanno abbandonando il paese alla ricerca di un futuro diverso" racconta Miroslav Laják, rappresentante speciale dell'UE per il dialogo Belgrado-Pristina
    12 min

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