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  • In nome di Alex Zanardi: la staffetta di Obiettivo Tricolore attraversa l'Italia di Dario Ricci
    Tre settimane di viaggio, scandito da diverse tappe, da Santa Maria di Leuca, in Puglia, fino a Cortina d'Ampezzo, in Veneto, sede insieme a Milano delle prossime Olimpiadi e Paralimpiadi invernali del 2026. E' il cammino della staffetta di Obiettivo Tricolore, che vede protagonisti decine di ciclisti e hanbikers paralimpici che risalgono a colpi di pedale l'Italia per testimoniare il messaggio di resilienza ed inclusività dell'intero mondo dello sport paralimpico. Una staffetta che l'ennesimo frutto della volontà di Alex Zanardi, che pure nella prima edizione della manifestazione, nel 20220, è rimasto vittima dell'incidente con le cui conseguenze sta ancora lottando. Ma pedalata dopo pedalata, il messaggio di Alex va avanti. Dario Ricci ci porta alla scoperta della staffetta e dei suoi protagonisti, donne e uomini che continuano ogni giorno, con forza e coraggio, a pedalare controvento.
    11 min
  • Altre spiagge, stesso mare. Il decreto balneari dà il via all'estate di Ilaria Masini
    Dal 2024, in base al DDL Concorrenza, verranno messe a gare tutte le concessioni demaniali. La discussione politica dalle aule parlamentari tra ponti ed estate alle porte passa ai lidi. Cosa ne pensano gli operatori e i bagnanti? Come riprende la prima stagione dopo la fine dell'emergenza pandemica? Un viaggio sulle coste della Toscana fra speranze e preoccupazioni degli attuali gestori degli stabilimenti balneari
    11 min
  • Storia di una regina di platino che ha cambiato l'Inghilterra - di Giorgia Scaturro
    Il Regno Unito è in festa per celebrare il giubileo di platino della regina Elisabetta II, la sovrana più longeva del mondo che compie 70 anni sul trono.
    Dai nostalgici ai repubblicani, la regina dei record è rispettata da tutti come un emblema di devozione alla nazione, solidità e saggezza. A 96 anni Elisabetta e' ancora il volto sorridente di una monarchia, fiorente di gossip e turismo, che però con lei arriva ad un bivio.
    9 min
  • Istruzione&Ricerca, quarta missione. Colonna portante del Pnrr - di Anna Marino
    Un pilastro centrale, una colonna portante nell'architettura del Pnrr quello dedicato all'Istruzione e alla Ricerca, perché parte dalle ragioni fondanti del Next Generation Eu e del Recovery fund. E cioè le generazioni future e il focus sulle questioni strutturali più importanti per il rilancio della crescita. Per la quarta missione istruzione e ricerca l'obiettivo è raggiungere 8 traguardi per un totale di 31,9 miliardi di euro di cui 30,9 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 1 miliardo dal Fondo complementare. E sono fondi da non lasciarsi sfuggire perché un punto di svolta per tutta la società della conoscenza futura, per la science economy, oltre che per la sostenibilità. Ma è necessario andare oltre. E' vero che c'è più attenzione e più impegno nell'azione di imprese e organizzazioni per combattere il Climate Change, ma molto deve essere ancora fatto e dipende proprio dalla ricerca di nuovi materiali e nuove soluzioni tecnologiche, anche se tante ci sono già e sono pronte all'uso da subito, basta investire per utilizzarle al più presto in tutti i settori per dimezzare le emissioni entro il 2030. E bisogna investire ancora nella ricerca grazie anche ai fondi del PNRR come spiega Massimo Tavoni, direttore dell'European Institute on Economics and the Environment (EIEE), il primo Centro europeo sull'economia e l'ambiente, professore ordinario di economia del clima alla School of Management del Politecnico di Milano. Sul fronte PNRR e centri di ricerca nazionali, andiamo quindi a vedere come è cresciuto, più che decuplicato, negli anni un esempio di eccellenza che abbiamo già conosciuto e monitorato pre pandemia: lo Human Technopole, nato nel 2019 a Milano nell'ex area Expo. Un presidio di science economy, già una realtà in gran parte del mondo ma per l'Italia si registra ancora un gap serio di brevetti come sottolinea l'economista Marco Simoni, presidente della Fondazione Human Technopole, che ha dimostrato come investendo in ricerca i ritorni moltiplicano gli investimenti. E la ricerca ha bisogno di luoghi costruiti perchè fiorisca la science economy. Ne è un esempio appunto MIND Milano Innovation District, il distretto dell'innovazione di cui lo Human Technopole è parte. Un distretto che punta alla decarbonizzazione come ci spiega Stefano Minini, Project director Mind di Lendlease che ha pensato e sviluppato MIND.
    12 min
  • Tor Marancia, street art nel museo condominiale - di Teresa Trillò
    A Tor Marancia, quadrante sud di Roma, nel lotto 1 delle case popolari dell'Ater, in via di Tor Marancia 63, c'è il museo condominiale degli artisti di strada che, racconta, Claudio Ercoli, nato e cresciuto nel comprensorio, richiama sempre più turisti, amanti dell'arte contemporanea, curiosi. Tor Marancia vede la luce negli anni 30 come borgata costruita durante il fascismo per gli sfollati dal centro storico. Una borgata trasformata dopo la guerra in quartiere popolare a metà strada tra Caracalla e l'Eur. Sulle facciate delle 11 palazzine del comprensorio 23 artisti di strada italiani e stranieri, hanno dipinto le loro opere, La trasformazione del lotto 1 dell'Ater in museo condominiale è iniziata nel 2015 dall'idea di Stefano Antonelli, curatore d'arte e fondatore dell'associazione 999 Contemporary. Arte e vita quotidiana è il binomio che ha guidato Stefano Antonelli. "Un esperimento riuscito - dice Irene Ranaldi, sociologa urbana e presidente dell'associazione Ottavo Colle – qui gli artisti sono riusciti a trasformare la memoria di un luogo in arte". Vhils, artista portoghese, Seth francese, l'argentino Jaz, l'italiano Diamond, l'americano Gaia sono alcuni degli artisti di strada che hanno raccontato la storia di chi vive nel comprensorio. E non solo. Finanziato da 999 Contemporary, Fondazione Roma e Comune di Roma, il progetto nel 2017 ha rappresentato l'Italia alla Biennale di architettura di Venezia.
    12 min
  • Tornano i braccianti. Regole nuove, vita vecchia - di Valentina Furlanetto
    "Il caporale mette il cornetto e il caffè sul cruscotto, se lo mangi vuol dire che accetti di appartarti con lui e quindi lavori, sennò sei fuori" dice Adriana Patrichi, ex bracciante rumena. E' una scena che si ripete nelle campagne tra Matera, Taranto e Cosenza dove le braccianti rumene e bulgare oltre che subire lo sfruttamento lavorativo sono sottoposte anche a molestie e violenze sessuali. Lo racconta il rapporto Cambia Terra di Action Aid nei giorni in cui viene lanciato l'allarme di carenza di lavoratori stagionali (ne mancano 100 mila secondo Coldiretti). Per il ricercatore dell'Università della Calabria Maurizio Alfano "Nonostante la legge 199 il caporalato resiste perchè offre quello che non fa lo Stato: trasporti, contatto con il lavoratore, alloggio". "Lavorano anche 10-11 ore al giorno per 36 euro" dice Don Antonio Polidoro di Scanzano Jonico. A impedire un rapporto sano di questi lavoratori con l'Italia c'è lo sfruttamento, ma c'è anche la burocrazia. "Il decreto flussi prevede per il 2022 il doppio degli ingressi rispetto agli anni precedenti - spiega Enrico di Pasquale, ricercatore della Fondazione Moressa - ma dalla data della presentazione delle domande, 17 marzo, ci vogliono 60 giorni per la convocazione del datore di lavoratori e altri 30 giorni per l'espletamento delle pratiche. Prima di metà giugno nessuno metterà piedi nei campi. Tardi per le raccolte". E' una storia che si ripete, basti pensare a due anni di distanza che solo il 50% delle domande per la sanatoria del 2020 per colf e braccianti è stato esaminato.
    12 min
  • Navigando lungo il Po. Un fiume da ripensare - di Anna Migliorati
    E' lungo i 642 chilometri del più grande fiume italiano che verranno spesi 357 milioni di euro delle risorse in arrivo con il piano di ripresa e resilienza. 71mila chilometri quadrati di bacino idrografico, dalle pendici del Piemonte lungo i tratti di Lombardia ed Emilia-Romagna, nelle zone d'eccellenza dell'agricoltura italiana, fino al Veneto, al Polesinse e al delta. Un fiume che non a caso è stata risorsa anche nell'altro piano di ricostruzione di un'Italia da ripensare, quella del dopoguerra. Ma proprio gli interventi di allora oggi sono l'ostacolo, in un territorio che è molto cambiato. E che ha altre ambizioni: la sostenibilità, l'idroelettrico per garantire autonomia energetica e anche la navigazione per alleggerire il trasporto via gomma. Un progetto che coinvolge tutte e quattro le regioni attraversate dal fiume, 11 provincie, 56 siti. Legati dalle sponde di un unico fiume. Siamo andati a vedere come e cosa attende la gente del Po, in un dialogo con l'Europa da una parte e i territori dall'altro. Nella memoria della gente che lungo il fiume, si passa il testimone di generazione in generazione ci sono anni di secca, come questo, e le grandi alluvioni nel '51, nel 94 e nel 2000. E ora si ritrova ancora una volta al centro di un futuro da immaginare.
    13 min
  • Donne e scienza. Al sud si puo' - di Valeria De Rosa
    Diventare scienziate non è semplice. Superato il pregiudizio che vuole i maschi più portati nelle materie scientifiche – e dunque uscite dall'università – le donne devono superare un altro pregiudizio: quelle che le vuole un domani più dedite ai figli che all'impegno accademico o scientifico. Il pregiudizio che le vede costrette a una scelta. E cosa succede poi se scelgono di restare o tornare al sud? Terra di difficoltà sempre maggiori, in termini di fondi e burocrazia. La storia di due scienziate dimostra che – se ci sono gli strumenti – ogni donna che lo desidera può diventare scienziata. E mamma allo stesso tempo. E anche al sud.
    13 min
  • Vite in trappola. Voci da Azovstal - di Valentina Furlanetto
    "Non sono neonazisti". Margherita e Alina sono due profughe ucraine a Milano. E sono anche le compagne di due combattenti di Azov. Il fidanzato di Margherita si trova dentro Azovstal da due mesi, così come il cognato di Alina, che è anche ferito. Il marito di Alina invece combatte in un'altra zona. "Salvateli" chiedono le due donne che lottano per i loro mariti nell'unico modo in cui, da lontano, possono farlo: con le parole. Due moglie di militari del battaglione Azov sono andate anche dal Papa, l'altro giorno, chiedendo che interceda per questi soldati. "Non sono neonazisti. Mio marito è un medico che ama semplicemente il suo paese. L'ho visto l'ultima volta il 24 febbraio" dice Alina. "Sono stremati, vedono i compagni morire e se si arrendono verranno torturati" dice Margherita.
    11 min
  • Vite in trappola. Voci da Azovstal - di Valentina Furlanetto
    "Non sono neonazisti". Margherita e Alina sono due profughe ucraine a Milano. E sono anche le compagne di due combattenti di Azov. Il fidanzato di Margherita si trova dentro Azovstal da due mesi, così come il cognato di Alina, che è anche ferito. Il marito di Alina invece combatte in un'altra zona. "Salvateli" chiedono le due donne che lottano per i loro mariti nell'unico modo in cui, da lontano, possono farlo: con le parole. Due moglie di militari del battaglione Azov sono andate anche dal Papa, l'altro giorno, chiedendo che interceda per questi soldati. "Non sono neonazisti. Mio marito è un medico che ama semplicemente il suo paese. L'ho visto l'ultima volta il 24 febbraio" dice Alina. "Sono stremati, vedono i compagni morire e se si arrendono verranno torturati" dice Margherita.
    0 min

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