Maceratando, storia e poesia della città di Macerata

Maceratando, storia e poesia della città di Macerata

By Roberto CherubiniSociety & CultureHistory
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Maceratando, storia e poesia della città di Macerata episodes

  • I funerali di Ghino Valenti (20 novembre 1920)
    I funerali di Ghino Valenti. Sono riusciti degni dell'illustre scomparso, se non per numero di intervenuti, per la profondità del rimpianto e per la importanza delle rappresentanze. Dalla stazione la salma fu trasportata al camposanto alle ore 15 di venerdì scorso. Il feretro, preceduto dai vigili urbani, scortato da numerose autorità cittadine e provinciali, seguito dalle ban- diere della Regia Università, dell'Istituto tecnico, del Regio Liceo, della F.U.C.I. e da numerose corone, fece sosta dinanzi all'atrio del cimitero. Parlarono il prof. Ricci, quale sindaco di Macerata, a nome del Comune, commemorando il defunto come uomo e come cittadino, con parole vibranti e commosse. Il prof. Lorenzoni, della nostra Università, commemorò quindi l'illustre scomparso a nome dell'Università, a nome della scienza e come amico suo personale. Parlò di lui come insegnante, come scienziato e come uomo.
    3 min
  • Evviva! Anche da noi c'è il Fascio di combattimento (14 novembre 1920)
    Evviva! Anche da noi c'è il Fascio di combattimento. Plaudiamo alla costruzione nella nostra città di un fascio di combattimento. Noi non incitiamo le classi sociali alla guerra civile, non vogliamo fomentati gli odi, i rancori, non alimentiamo le cupidigie insensate, le utopie, le chimere disastrose; non invochiamo le reazioni cieche, le sopraffazioni, gli arbitrii; deprechiamo ogni movimento fazioso; noi vogliamo insomma l'ordine, la giustizia rigorosa ed uguale per tutti, l'impero attivo ed energico del patto sociale convenuto, il rinnovamento continuo e risoluto di esso come i tempi, le nuove coscienze, le condizioni sociali ed umane richiedono. E a tutto ciò vorremmo che provvedesse il governo con la forza dell'autorità conferitagli, con le leggi emanate e da emanarsi in nome della sovranità del popolo demandatagli. Ma da qualche tempo il governo non ha più nè l'autorità, nè la capacità, nè la volontà di assicurare ad ognuno l'esercizio del proprio buon diritto al rispetto, alla pacifica ed operosa convivenza sociale alla vita. E siano benedetti allora quei cittadini ben nati e ben pensanti, che, animati e guidati soltanto dalla loro coscienza retta ed onesta di italiani, non già agli stipendi del governo, nè di alcuna parte faziosa ed interessata, prendono il loro posto di combattimento contro minoranze fanatiche ed ubbriache, incoscienti dello scopo di bene o di male che si prefiggono, baldanzose per la pazienza e l'acquiescenza delle maggioranze, in crisi di coscienza e di orientamento, e dello Stato, perchè esse minoranze pensino almeno due volte quello che si propongono di fare e sappiano che la società non è poi interamente formata da vili, da addormentati, da aquiescenti e da pazienti all'infinito, che rinunciano alla loro dignità di uomini, ai loro interessi collettivi e particolari e cedono il campo ad un manipolo di forsennati che non sanno quel che vogliono e quel che si fanno.

    (Italia nova, 14 novembre).
    4 min
  • Via le donne dagli uffici, che lascino il posto agli smobilitati (15 agosto 1920)
    Via le donne dagli uffici, che lascino il posto agli smobilitati. Riceviamo e volentieri pubblichiamo: «Siamo finalmente sulla buona via: negli uffici per le pensioni di guerra ed in quello di Annona a Roma, il ministero ha incominciato a spazzar via moltissime signorine che si erano fatte degli uffici una comoda nicchia per rallegrare gli ozii di innumerevoli commendatori a riposo sperperatori del pubblico denaro, e la cui opera era semplicemente negativa. Quasi tutte queste eleganti e raffinate creatrici di moda hanno fatto cattiva prova fuori delle pareti domestiche, e hanno portato negli uffici i loro mali costumi, e proprio su queste si è manifestata la colpevole indulgenza degli uomini che non hanno saputo eliminare tanto corrotto contagio, e sono proprio queste che devono cedere il loro posto agli smobilitati. Per molte di queste l'ufficio era divenuto il salotto mondano in cui spandevano grazie e profumi agli adoratori. Per queste non devesi ancora attendere a prendere gli opportuni provvedimenti; come per le maritate che han dovuto trascurare i doveri di madri per servire in ufficio, rendendo poco o nulla. Torino tutte costoro ai domestici focolari e si renderanno più proficue alla società e a loro stesse, e cedano il posto a coloro che 5 anni di dolori, di sacrifici inauditi hanno ridotto di tanto la loro capacità produttiva. Essi sono il simbolo vivente della Patria dolorante, ed hanno tutto il diritto alla pietà e ad ogni affettuoso conforto, e reclamano giustizia essi che hanno visto e sopportato tante iniquità. Alcuni reduci».

    (La Gazzetta sociale, anno 1o, n. 1, Macerata, 15 agosto).
    3 min
  • Saper dipingere con la macchina fotografica (1920)
    Saper dipingere con la macchina fotografica. Abbiamo notato un'esposizione di bellissimi saggi fotografici del Sig. Alfonso Balelli e non possiamo fare a meno di congratularci con lui. Vi è un paesaggio svolto con una fotografia riproducente un tratto del Viale Puccinotti con sfondo il Convitto Nazionale, in cui si nota una vivacità di riflesso nel fantastico delle ombre! Due ritratti rappresentanti
    2 min
  • Tanti guai per la città se non si provvede alla riapertura dell'orfanotrofio maschile (7 gennaio 1920)
    Tanti guai per la città se non si provvede alla riapertura dell'orfanotrofio maschile. Abbiamo più volte lamentato l'indecente spettacolo dato dalla solita accolta di ragazzacci che scorrazza per le vie della città stazionando specialmente all'arrivo e alla partenza delle automobili pubbliche, ed ogni sera per il Corso V.E., presso il Cinematografo, ove disturba i passanti e la pubblica quiete con schiamazzi, corse pazze, pugilati, spintoni e così via. Ed abbiamo saputo come gran parte di essi siano orfani e privi di chi attenda alla loro educazione. Chiudendosi qualche anno fa l'orfanotrofio maschile, la Congregazione di Carità li affidò a persone o famiglie che dovrebbero funzionare da tutori, corrispondendo loro a titolo di quota di mantenimento la tenue somma di L. 20 mensili. Ora, in fatto, la tutela non è per molti in alcuna maniera esercitata e d'altra parte l'esiguità dell'assegno se tale inadempienza non giustifica, in qualche modo la spiega. E questi ragazzi, lasciati in balia di se stessi, gironzolando fino ad ora tarda per la città nell'ozio più completo senza dedicarsi ad alcun mestiere o seria occupazione dissipando nel giuoco o nel fumo i soldi che guadagnano nel loro vagabondaggio portando valigie a forestieri ecc. ecc. È necessario pertanto porre subito riparo al dilagare di queste cattive abitudini e reprimere con ogni mezzo lo sconcio, indegno di una città civile come la nostra nella quale la carità pubblica è stata sempre sollecitata per il bene della società diseredata. La riapertura dell'Orfanotrofio maschile si impone; soltanto in esso gli orfani potranno, come per il passato, trovare quell'assistenza e quell'educazione necessarie per fare di essi dei bravi operai e degli onesti cittadini. Noi facciamo quindi appello alle Autorità ed alla cittadinanza per la rinascita della provvida istituzione confidando che il nostro richiamo, e per il suo altissimo scopo e per il decoro della città, non rimarrà inascoltato.

    (L'Unione, 7 gennaio).
    4 min
  • Per una linea tranviaria che congiunga Macerata a Loreto (5 ottobre 1919)
    Per una linea tranviaria che congiunga Macerata a Loreto. Da qualche giorno si parla con insistenza di un progetto di tram elettrico che, per iniziativa del Comune di Recanati, dovrebbe partire da Macerata-stazione, attraverserebbe la città e quindi proseguirebbe per Recanati, Portorecanati, Loreto. Questi comuni avrebbero già stabilito un contributo annuo di L. 20.000, 5.000 e 10.000 - rispettivamente. Da parte sua il nostro dovrebbe concorrere con un sussidio di L. 10.000 annue. Noi crediamo che l'iniziativa meriti tutta la considerazione e il maggior appoggio; tanto più che - con la costruzione dei nuovi quartieri di case e villini popolari, di cui parliamo in altra parte della cronaca, e che dovrebbero sorgere nelle adiacenze dei Viali Indipendenza e Sasso d'Italia e della strada traversale Manicomio - Via Flaminia - la linea tranviaria potrebbe prolungarsi sino a quelle località, con vantaggio grande della popolazione e dell'azienda. Desidereremmo conoscere ciò che ne pensano i nostri Amministratori.

    (L'Unione, 5 ottobre).
    3 min
  • L'ospedale militare ed il suo funzionamento (3 settembre 1919)
    L'Ospedale Militare e il suo funzionamento. Col 31 agosto questo magnifico luogo di cura che è stato fra i più importanti del Corpo d'Armata, nel tragico ma glorioso periodo della guerra, è stato definitivamente chiuso. Qui alcune notizie statistiche: Esso cominciò a funzionare 1'11 luglio 1915 con la sola sezione Convitto, a cui si aggiunsero gradamente le sezioni Seminario il 5 settembre, De Amicis il 12 novembre e i Salesiani il 4 dicembre 1915, con una complessiva capacità di 642 letti, che il Direttore T. Colonnello Perrotti dott. Antonio presto portò prima ad 800 poi a 1000, quando furono occupati anche i locali del Liceo Ginnasio. Dopo la sventura di Caporetto l'Ospedale, dichiarato contumaciale e di primo sgombro, fu arricchito di altre due Sezioni, Scuola Normale e Ricovero raggiungendo la capacità di 1600 letti. Allora fu dotato, per la genialità e lo spirito d'iniziativa del T. Colonnello Perrotti, di una magnifica Stazione di disinfezione che sorge alle spalle del Ricovero, munita di una grande sterilizzatrice Abba Rastelli, a carrello girevole, e di tutti gli apparecchi e accessori, che costituisce, anche per la Città a cui resta, il più potente presidio contro le malattie infettive. I fondi occorsi (L. 25000), furono forniti dalla generosità dell'ing. Gaido Pantaleoni. In origine l'Ospedale era impiantato quasi tutto a sole brande, ma presto il Perrotti ne ottenne il cambio in letti e comodini in ferro. Fu anche impiantata una splendida sala operativa, munita dei più moderni mezzi d'indagine e di cura. Per la iniziativa del Capitano Medico Cav. Dott. Bruno Marchetti e per l'illuminato interessamento del Direttore Perrotti, fu presto impiantato un magnifico Gabinetto Kinesiterapico, fornito dei più moderni apparecchi del genere, nonchè un ottimo Gabinetto Radiologico. La munificenza dell'ing. Pantaleoni, del Conte Giovanni Lauri e di altri, ha largamente contribuito alla benefica istituzione, destinata anch'essa a rimanere a beneficio dei poveri e dei militari abbisognevoli di cure. Per le indagini microscopiche e di chimica fisiologica il Capitano Leoni dott. Cesare, Caporeparto in Medicina, creò un Gabinetto di sua proprietà. L'Ospedale così non è mancato di nessun mezzo di cura e d'indagine clinica. I morti su 28085 ricoverati sono stati 236, una media dell'8,40 per mille cioè meno dell'uno per cento. In esso sono entrati 28085 malati, cioè nel 1915 entrati 2471, nel 1916/8559, nel 1917/9164, nel 1918/5188, nel 1919/2703. Di essi 27215 sono italiani e 870 prigionieri di guerra austro-ungarici. Il trasporto degli ammalati a Macerata, oltre che coi treni ordinari, è stato fatto con treni attrezzati e treni Ospedale, in numero di 44. Gli ultimi due treni portavano soltanto prigionieri austro-ungarici in numero di 610. Nell'Ospedale si sono eseguite 4424 visite di rassegna, e ad esso facevano capo negli ultimi tempi anche gli Ospedali di Camerino, Urbino, Fabriano, Cupramontana, Sassoferrato e Fermo. Vi sono stati quattro Direttori: 1° T. Col. Cacchione dott. Francesco, dal 24 maggio 1915 al 17 agosto 1915. 2° T. Col. Arcangeli dott. Alfonso dal 18 ag. 1915 al 15 genn. 1916. 3° T. Col. Buccino dott. Tobia dal 16 genn. al 9 febbr. 1916. 4° T. Col. Perrotti dott. Antonio dal 9 febbr. 1916 al 31 ag. 1919. E doveroso, infine, ricordare con simpatia, con ammirazione e riconoscenza l'opera pietosa assiduamente spesa dalle Dame infermiere della C.R.I. del Comitato di Macerata, una delle poche sezioni che abbia, abbastanza miracolosamente, resistito fino all'ultimo. Esse sono state recentemente onorate di un lusinghiero attestato di benemerenza di S.E. il Comandante del Corpo d'Armata.

    (L'Unione, 3 settembre).
    7 min
  • Ballare di questi tempi è proprio da scostumati (1 febbraio 1919)
    Ballare di questi tempi è proprio da scostumati. Il Sig. Prefetto comunica che per quest'anno anche per ragioni sanitarie viene mantenuto il divieto delle maschere, dei veglioni ed in genere dei balli pubblici. Siamo proprio lieti di questa disposizione la quale si basa non solo sulle ragioni sanitarie, ma anche su altre ragioni ben più delicate. La guerra delle armi è finita ma l'ordine ancora non è ritornato normale. Si vive ancora sotto l'incubo di una guerra diplomatica. Non sappiamo quindi con quanta opportunità si cominciassero ad organizzare feste da ballo. Francamente ci sembra un insulto a chi soffre quello di dare spettacoli simili anche per beneficenza.

    (Il Cittadino, 1 febbraio).
    2 min
  • INTITOLAZIONE A FRANCO TORRESI DELLA TERRAZZA DELLA BIBLIOTECA MOZZI-BORGETTI - 16 OTTOBRE 2023
    Propongo alcune righe della sua introduzione al secondo dei 4 volumi de “La città sul palcoscenico” perché credo che queste parole raccontino molto il carattere e la Modestia di Franco Torresi: Se di questo doppio volume che vede la luce a sei anni e più di distanza dal primo, il lettore potrà servirsi come di uno strumento, sia pure fragile e sgangherato, per orientarsi in qualche modo nella “nebbia sì folta" che avvolge il paesaggio del nostro passato cittadino anche recente, io sarei già felice. E dovrei scusarmi un po' meno per l'enorme ritardo accumulato, ritardo del resto dovuto a quella colossale inesperienza che è propria dei non addetti ai lavori, aggravata nel mio caso da una altrettanto colossale quanto dispersiva curiosità che mi ha obbligato a girare senza regola da un fondo archivistico all'altro, a non trascurare polverosi scantinati o anguste soffitte, a immergermi tra mille e mille docUmenti, tutti ugualmente interessanti, ma non tutti necessari alla mia ricerca. Spostarsi senza metodo è come camminare al buio, e la fame sconsiderata di notizie propizia brutte indigestioni. Malattia grave, anzi gravissima, quella della curiosità, dalla quale può guarire soltanto chi è "in confidenza con la storia" ed ha per sua immunizzazione "tutte le cose (del passato) innanzi agli occhi come coloro che sono stati presenti: che è proprio el fine della istoria". Io dunque, almeno da questo lato, non corro il rischio di guarire: sono e resto malato, sconsolatamente malato. Un piccolo premio, però, vorrei guadagnarmelo ugualmente, e il perché lo dico subito. Non è di regola, guai a noi se fosse così, ma purtroppo qualche rara volta accade, a causa forse della sterminata produzione editoriale dalla quale con scarse possibilità di difesa siamo giorno dopo giorno aggrediti, che si legga con attenzione un libro, ci si soffermi sulle pagine di un periodico poco patinato, o si sfoglino con interesse le pagine centrali di un quotidiano serio, senza che un grammo di conoscenza vada ad arricchire la mente del povero lettore. Ecco, mi piacerebbe che in premio di una lunga ancorché scombinata fatica, e proprio per questo maggiormente dolorosa, la medesima sorte non toccasse a questo lavoro dal titolo La città sul palcoscenico. Ma se, nonostante tutto, mi capitasse di sprofondare in quella orribile buca del nulla per aver richiamato o prodotto parole che come fresche acque saltellano scendendo allegre sulla dura roccia senza lasciar traccia del loro passaggio, allora, prima di dolermene, direi a quei maceratesi che, senza averne colpa, dovessero trovarsi tra le mani questi volumi, di guardar bene in ogni spigolo di pagina, anche il più riposto: forse potrebbero vedervi sollevato un lembo sottile della loro vita passata, o se, fortunati loro, non fossero ancora in età matura, di quella dei loro padri o dei loro lontani scendenti. Perché questi volumi, a dire il vero, almeno per quanto riguarda lo spazio da me impegnato, non hanno la pretesa di assomigliare a rigorosi testi di storia: sono soltanto un doveroso atto d'omaggio alla città in cui ci troviamo a vivere, che è la protagonista incontrastata di un "racconto" sessant'anni lungo, e a tutti i suoi abitatori di ogni tempo, quasi sempre meritevoli di essere ricordati. Quanto poi all'obbligo morale che incombe su tutti, storici e assemblatori di notizie, e cioè quello di far emergere personaggi e vicende nella loro dimensione reale, badando solo alla nuda essenzialità e non all'enfasi che spesso come aureola santificatrice accompagna il resoconto delle cose passate, e tanto meno ai toni accusatori di chi pretende di giudicare aspetti del lontano ieri con il metro (corto) dell'oggi, posso dire di aver fatto tutto il possibile per rispettarlo, anche a costo di far inghiottire grossi rospi alle mie radicate convinzioni e al mio sconfinato settarismo.


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    11 min

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