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Cinque anni fa diventava operativa la Brexit, che arriva al suo anniversario con un consuntivo luci e ombre.
L'europeista moderato Keir Starmer, premier laburista britannico, ha promesso un "reset" delle relazioni tra il regno unito ed il resto dell'Europa. Tutti si chiedono che cosa intenda veramente. Ci si avvicina così alla data fatidica del 19 maggio quando UK e EU si rincontreranno per appianare i problemi e ritrovare la rotta tra burocrazie doganali, visti di ingresso alle frontiere e limiti alla mobilità dei giovani che stanno minando le opportunità per tutti ai due lati della manica.
Una cosa è -quasi- certa: da Brexit non si torna indietro, adesso però è ora di farla funzionare.
A poco più di cinque anni dall'entrata in vigore di Brexit, che ha sancito ufficialmente l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, Londra e Bruxelles tornano a riavvicinarsi sia grazie alla entrata in carica del nuovo Governo laburista, sia soprattutto in conseguenza dei primi due mesi dell'amministrazione Trump, che hanno sconvolto le regole -scritte e non scritte- delle alleanze globali. Gran Bretagna e Unione Europea puntano dunque a un reset delle relazioni, di cui si parla fin dallo scorso autunno, e che dovrebbe concretizzarsi in un vertice in programma a metà maggio. Quale forma avrà questo "Brexit Reset"? Quale partnership potranno ricostruire i due blocchi? Sergio Nava porta on air le voci di politici, funzionari, diplomatici e analisti, ciascuno dei quali cercherà di fornire il suo punto di vista per risolvere il delicato puzzle delle relazioni post-Brexit tra UE e GB.
Le frontiere per entrare nel paese della Brexit si fanno digitali, e dopo il requisito del passaporto adesso serve anche un'autorizzazione elettronica di viaggio ai turisti italiani che vogliono visitare Londra o che vogliono ricongiungersi a familiari ed amici in Regno Unito.
Si chiama ETA un acronimo fumoso per Electronic Travel Authorization. Per gli europei il nuovo sistema di digitalizzazione dei controlli alle frontiere oltremanica entrerà in vigore dal 2 aprile ma sono già aperti i portali per richiedere il permesso di viaggio, a pagamento. Ma sarà la fine del turismo in Gran Bretagna?
In questo reportage, Giorgia Scaturro ne parla con il Console Generale d'Italia a Londra Domenico Bellantone che invita a visitare il sito del consolato per avere tutte le informazioni.
“Ho assistito a una rissa”. “Sono stato oggetto di violenza verbale”. “Un mio amico in discoteca è stato minacciato con un coltellino”. I ragazzi si raccontano. Risse e zuffe tra giovani finiscono sempre più spesso sulle pagine dei giornali, anche perché a volte spunta una lama a chiudere lo scontro. Non solo risse ma anche danneggiamento di beni pubblici o privati, insegnanti aggrediti, coltello in tasca, un’arma alla portata di tutti. La violenza tra i giovanissimi risulta piuttosto diffusa e in risalita dopo gli anni del covid, una tendenza confermata anche dagli ultimi dati del Rapporto Espad-Italia dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche. Nel 2024, anticipa Sabrina Molinaro, responsabile dello studio Espad-Italia, il 40,6% degli studenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni, ossia quasi un milione di giovanissimi, ha partecipato a zuffe o risse e oltre 300mila, quasi il 13%, ha preso parte a episodi di violenza di gruppo insieme ad amici e conoscenti. Violenza che non si traduce sempre in denunce di minori, le segnalazioni risultano in flessione secondo i dati più recenti della Polizia. Violenza che forse può essere catalogata più come devianza, rileva Andrea Olivadese, primo dirigente del Servizio centrale operativo della Polizia. Secondo Alessandro Rosina, docente all’università Cattolica di Milano e coordinatore scientifico del Rapporto Giovani dell'Istituto Toniolo, i giovanissimi sono sempre più fragili e hanno difficoltà a gestire le proprie emozioni.
Mesi di manifestazioni, cortei sempre più gremiti. Migliaia di persone in piazza. Un malcontento che è cresciuto giorno dopo giorno, alimentato da un sistema politico sempre più corrotto. È la fotografia che arriva dalla Serbia. Dove sabato scorso si è svolta la più grande manifestazione della storia del paese. Centinaia di migliaia di persone in strada a Belgrado contro il governo.
Una classe politica, accusata da chi protesta, di aver governato con l'intimidazione e la paura. Un gigantesco corteo che ha portato il Parlamento ad accogliere il 19 marzo le dimissioni del premier Milos Vucevic e dell'intero governo. Con l'ipotesi di nuove elezioni a Giugno. Cosa accadrà ora in Serbia? Cosa si aspettano i manifestanti? Lo abbiamo chiesto agli studenti dell'università di Novi Sadche hanno dato vita alla scintilla. Abbiamo parlato con chi, solo per aver scritto di diritti umani è stato perseguitato e intimidito. Abbiamo ascoltato la voce di chi ha scelto di restare in un paese dal quale in tanti emigrano. "La Serbia cambierà, per farlo bisogna che questo regime crolli, che si risolvano le tante cose che per anni sono rimaste sotto il tappeto del paese. Parlo di corruzione, di crimini gravissimi che sono rimasti impuniti dagli anni '90, cioè dagli anni della guerra nei balcani." Dice Dinko Gruhonjic, professore universitario e giornalista.
L'impatto del ritorno di Donald Trump sul ponte di comando della Casa Bianca si è tradotto in una situazione di ulteriore instabilità all'interno di uno scacchiere internazionale già segnato da venti di guerra e molteplici tensioni geopolitiche. Uno scenario propizio affinché il prezzo dell'oro, tenendo fede al suo ruolo di bene rifugio, continuasse la sua crescita, quasi inarrestabile, verso l'alto, arrivando a sfiorare la soglia dei 3mila dollari l'oncia. Un dato che, inoltre, contribuisce a stimolare l'estrazione illegale del metallo prezioso nella regione amazzonica, dove la criminalità organizzata ha ben compreso le potenzialità dell'oro sia in termini di risorse generate che come sistema per il riciclaggio di denaro. Una problematica che riguarda tutti i paesi del bacino amazzonico, in ultimo l'Ecuador, stretto nella morsa di bande criminali entrate da poco tempo in scena.
A primavera è per tutti più facile accorgersi, grazie ai fiori, degli alberi, dei parchi dei giardini e perfino delle aiuole che le amministrazioni virtuose hanno creato o salvaguardato in città, fondamentali non solo per occhi e spirito ma anche per salvare i centri urbani da bombe d'acqua e isole di calore.
Qui presentiamo alcuni progetti green che si sono aggiudicati quest'anno "Il Premio la città per il verde", organizzato dalla casa editrice milanese "Il Verde Editoriale", per prendere ispirazione e spunti anche per i nostri spazi privati.
"Non siamo in guerra ma nemmeno in pace" dice il primo ministro svedese, Ulf Kristersson (nella foto) annunciando la partecipazione attiva della Svezia a manovre militari nel mar baltico. È una cosa che non accadeva da 200 anni e che conferma che nelle gelide acque del Baltico è in corso quella che è ormai definita "guerra ibrida". Nel giro di pochi mesi si sono verificati tre attacchi a cavi sottomarini in fibra ottica. Si tratta di cavi che consentono il 97 per cento delle comunicazioni globali, tra queste anche quelle relative alle transazioni di denaro, oltre alle comunicazioni internazionali, comprese quelle tra governi. "La Nato sta intensificando i pattugliamenti, gli alleati stanno investendo in tecnologie innovative che possono aiutare a proteggere meglio l'area" ci ha spiegato il comandante Arlo Abrahamson, portavoce del Comando marittimo Nato in una lunga intervista in cui abbiamo cercato di immaginare anche scenari possibili rispetto ad attacchi più importanti.
In Italia la parità di genere è ancora lontana. Il tasso di occupazione femminile si attesta poco sopra al 50%, quasi venti punti sotto quello maschile, le donne sono spesso impiegate in lavori precari o part-time e guadagnano meno rispetto agli uomini. Nonostante ciò, ci sono settori, come scuola e sanità, in cui le donne rappresentano la maggioranza e possono quindi guidare il cambiamento culturale. Ne parliamo, in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne, con Marta Marsilio, professoressa di economia aziendale all'università degli Studi di Milano e co- direttrice dell'osservatorio sull'equità di genere nella sanità e con Anna Gervasoni, direttrice Aifi, Associazione Italiana del private equity, venture capital e private debt e rettrice della Liuc Università Cattaneo.
Il 14 febbraio, dopo una mattinata di lavoro, il Papa è stato ricoverato al policlinico Gemelli di Roma. Dopo una serie di indagini la diagnosi: polmonite bilaterale. Tra ansie per il peggioramento delle condizioni, bollettini medici e segnali di speranza, da subito moltissimi fedeli si sono radunati in preghiera e con loro la Chiesa tutta. Nel reportage il racconto dei giorni più difficili del pontificato di Francesco, con le voci dei fedeli in preghiera al Gemelli e in piazza San Pietro e di alcuni dei suoi più stretti collaboratori.
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Radio 24 racconta ogni settimana l'Italia e il mondo attraverso il formato del reportage. Realizzati dalla redazione e dai collaboratori di Radio 24, il racconto sonoro ci porta…

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