Tracce

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By Il MessaggeroTrue Crime
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Tracce episodes

  • La misteriosa scomparsa di Francesca Benetti - Seconda parte
    A cinque giorni dalla scomparsa di Francesca Benetti, a Gavorrano, in provincia di Grosseto arrivarono i carabinieri del Ris di Roma. Era il 9 novembre 2013 e di quella donna, all'epoca 55enne, si erano perse le tracce da cinque giorni. Nessuno l'aveva più sentita dalla mattina del 4 novembre ma i militari del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Grosseto iniziarono subito a sospettare - in base alla denuncia presentata dal compagno della donna - che nella scomparsa fosse coinvolto il fattore della tenuta Benetti, Antonio Bilella. Il suo coinvolgimento che porterà l'uomo ad essere condannato all'ergastolo verrà accertata anche dalle analisi e dalle verifiche del Ris di Roma. Questa è la seconda ed ultima puntata su un caso che sconvolse il grossetano: il corpo della Benetti non fu mai ritrovato. A raccontare oggi l'attività investigativa scientifica è il Maggiore Cesare Rapone, del Ris di Roma
    28 min
  • La misteriosa scomparsa di Francesca Benetti - Prima parte
    Francesca Benetti era un'insegnante di educazione fisica e quando scomparve nel nulla aveva 55 anni. Una donna di cultura, di bell'aspetto che dopo la scomparsa del marito si trasferì a Follonica dalla Lombardia. Aveva due figli, un nuovo compagno e una proprietà con 40 ettari di terreno ereditata in provincia di Grosseto. Da qui scomparve la mattina del 4 novembre 2013. Di lei non si è saputo più nulla né si è mai ritrovato il corpo. All'anagrafe di Follonica è ancora registrata come "persona scomparsa" ma un uomo, Antonio Bilella, di circa vent'anni più grande di lei è stato condannato in via definitiva all'ergastolo per il suo omicidio. In questo nuovo podcast di "Tracce" racconteremo con il Nucleo investigativo del comando provinciale di Grosseto quella misteriosa scomparsa e i protagonisti rimandando ad una nuova puntata le analisi compiute dal Ris di Roma in quella tenuta e non solo che servirono a suffragare l'impianto accusatorio dei confronti del Bilella, all'epoca custode della proprietà, che dopo essersi innamorato della donna e dopo esser stato rifiutato premeditò accuratamente il suo omicidio e l'occultamento del cadavere, tutt'oggi ricercato.
    34 min
  • Erika, Omar e quelle 97 coltellate
    E' passato alla storia come il delitto di Novi Ligure compiuto da due adolescenti, Erika De Nardo e Mauro Favaro detto Omar, che in una sera d'inverno - era il 21 febbraio 2001 - uccisero barbaramente la madre e il fratellino di lei. C'è un numero a sintesi dell'efferatezza mostrata dalla giovane coppia di fidanzatini: è il numero 97. Tante le coltellate che complessivamente furono inferte alle vittime. da allora sono passati 21 anni, via Don Beniamino Dacatra non si chiama più così, il suo nome oggi è via Caduti di Nassirya come se in un certo qual modo si sia voluto - o anche solo provato - a cancellare il ricordo di quella strage. Una strage, come ripercorre oggi il colonnello Giampietro Lago a capo del Ris di Parma, il reparto delle investigazioni scientifiche dell'Arma dei Carabinieri, maturata all'interno di un contesto sociale apparentemente “sano” e probabilmente proprio per questo difficile da spiegare. Dirimenti all'epoca furono le indagini del Ris sulla scena del crimine che per la prima volta, nella storia delle investigazioni scientifiche, adottò una particolare tecnica di analisi per accertare le singole responsabilità dei due fidanzatini durante quella feroce mattanza.
    41 min
  • Roma, quartiere Prati: il delitto dell'orafo Giancarlo Nocchia
    Roma, quartiere Prati: il delitto dell'orafo Giancarlo Nocchia. Il pomeriggio del 15 luglio 2015 il gioielliere Giancarlo Nocchia, 70 anni, era nel suo laboratorio in via dei Gracchi. Stava sistemando dei conti e dei preziosi quando quello che sembrava un cliente bussò alla porta. L'orafo aprì ma dopo pochi minuti fu barbaramente aggredito e colpito alla testa con un oggetto che non fu mai trovato. Una violenza feroce che non gli lasciò scampo. Quel presunto cliente era un rapinatore, Ludovico Caiazza, 33enne all'epoca dei fatti, che già vantava un corposo curriculum criminale. Dopo l'aggressione il Caiazza fuggì con la refurtiva: bracciali, orecchini, collane per un valore complessivo di 200 mila euro. Il rapinatore, tuttavia, compì dei "passi falsi" disseminando le sue impronte sulla vetrina all'ingresso del negozio. Grazie a quelle tracce, esaminate dalla sezione impronte del Ris di Roma, i carabinieri del comando provinciale riuscirono a fermare e ad arrestare l'uomo appena tre giorni più tardi. Caiazza però non fu mai processato poiché si tolse la vita in carcere. A ripercorrere quel delitto, che sconvolse un intero quartiere della Capitale, è oggi il tenente colonnello Giampaolo Iuliano, comandante della sezione impronte del Ris di Roma
    14 min
  • Uccisi e gettati in discarica: la strage della famiglia Carretta
    E' il pomeriggio del 4 agosto 1989 quando Giuseppe Carretta, contabile di una nota società di Parma, varca la soglia del magazzino per prendere alcune scatolette di tonno per la cena. La sua famiglia è pronta a partire per le vacanze estive ma il figlio più grande, Ferdinando, gli spara uccidendo poi anche la madre e il fratello più piccolo. Il carnefice, all'epoca ventisettenne, metterà i corpi dei suoi familiari nella vasca da bagno per pulirli, provando poi a seppellirli tra gli argini del fiume. Non ci riuscirà poiché verrà disturbato da una coppietta che si era appartata in auto. Così cambierà piano e abbandonerà i corpi dei suoi genitori e del fratello minore in discarica: i loro resti non verranno mai ritrovati. Ferdinando Carretta si dà alla fuga e per un decennio vivrà nel Regno Unito fino a quando verrà arrestato, dopo un controllo, e una confessione spontanea resa alla stampa che riaprirà il caso. Ed è così che i militari del Ris di Parma, il reparto delle investigazioni scientifiche dell'Arma dei Carabinieri, torneranno in quell'appartamento degli orrori e smonteranno, pezzo dopo pezzo, il bagno per trovare le tracce utili ad avvalorare la confessione di Ferdinando Carretta. A ripercorrere il caso è oggi il Colonnello Giampietro Lago, comandante del Ris di Parma.
    34 min
  • Desirée Mariottini, l'omicidio nel palazzo degli orrori a San Lorenzo
    Quattro anni fa e il ricordo di un orrore che non tende a affievolirsi. E' ancora tutto lì: negli occhi e nella memoria di chi varcò la soglia di quel cancello arrugginito chiuso dai lucchetti nel cuore del quartiere San Lorenzo, a Roma, la notte del 18 ottobre 2018 scoprendo il cadavere di una 16enne lasciata morire dopo ripetuti abusi sessuali e un mix di droghe di cui non si ha traccia neanche in letteratura scientifica. "Un girone dantesco" dentro cui "nessun investigatore vorrebbe trovarsi" ricorda oggi la dottoressa Pamela Franconieri, a capo della IV sezione della Squadra Mobile di Roma, specializzata in reati sessuali. Desirée era un'adolescente con i suoi problemi e le sue paure. Era scappata di casa da Cisterna di Latina, una cittadina a 70 chilometri dalla Capitale, arrivando in via dei Lucani 22 dove, in un complesso edilizio abbandonato, ma protetto da alti muri e cancelli invalicabili, fiorente andava avanti da tempo un'attività di spaccio e consumo di stupefacenti. La sedicenne varca quel cancello e da lì non ne uscirà più. Con la dottoressa Franconieri si ripercorrono oggi le tappe di quel delitto, i dettagli e le tracce, le testimonianze che portarono poi gli agenti della Mobile ad arrestate quattro uomini che saranno processati e condannati per la morte della ragazzina.
    31 min
  • Donato Bilancia, la storia del killer di prostitute e non solo
    Diciassette omicidi e un tentato omicidio "collezionati" nell'arco di pochi mesi, tra la fine del 1997 e l'inizio del 1998, che sconvolsero il Paese. Perché il Liguria e più in generale nel basso Piemonte, si capì che era entrato in azione un killer seriale. Tra le prime vittime ci furono delle prostitute ma poi la scia di sangue si allargò inspiegabilmente a bordo dei treni, seminando il panico. Perché a morire senza un perché (non ce n'è mai uno in realtà tale da sopportare e giustificare un omicidio) fu una baby-sitter e un'infermiera. A pochi giorni dall'ultimo efferato delitto, il killer delle prostitute o il mostro del treno, come fu soprannominato, venne arrestato. Si chiamava Donato Bilancia e a ricondurci oggi sulle tracce di quei delitti, di come furono compiuti e di come si arrivò alla svolta, è il colonnello Giampietro Lago, a capo del Ris di Parma.
    48 min
  • Vibo Valentia, sette colpi per ripagare uno sgarro - l’omicidio di Francesco Fiorillo
    Sembrava essere stato un agguato di ‘ndrangheta: sette colpi esplosi da due pistole che la sera del 15 dicembre 2015 ferirono a morte nella piccola località di Longobardi, nel Vibonese Francesco Fiorillo, un uomo che però non era “affiliato” a nessuna famiglia. Fiorillo spacciava droga di fronte al liceo classico di Vibo Valentia ma era solito anche irretire minorenni. Ed è qui che si annida il movente di un brutale omicidio. A ripercorrere quel caso, che fu in parte risolto anche grazie ad un guanto di lattice trovato sulla scena del crimine, è il dottor Gianni Albano, capo della Squadra Mobile di Vibo Valentia
    16 min
  • La mattanza di Torpignattara
    Quartiere di Torpignattara, in via Alò Giovannoli ancora oggi qualcuno ricorda quel bagno di sangue, un duplice omicidio tra i più crudeli avvenuti nella Capitale perché ad essere ammazzati, durante una rapina, furono un commerciante cinese Zhou Zeng e sua figlia Joy di appena nove mesi. Morirono sul colpo dopo che uno dei rapinatori, estratta una pistola per intimidire e spaventare, sparò ferendoli a morte. La mattanza di Torpignattara fu chiamata così. A poche ore dal delitto si ipotizzò di tutto, addirittura che dietro questa rapina ci fosse la mafia cinese considerata la nazionalità delle vittime e anche il quartiere dove si consumò il duplice omicidio. Ma nulla di tutto questo: si trattò di una rapina finita in tragedia. A ripercorrerla oggi è il tenente colonnello Giampaolo Iuliano, a capo della Sezione "Impronte" del Ris dei carabinieri di Roma. A essere ripercorsa tutta l'attività investigativa che tramite un'intuizione e l'analisi di alcune tracce di sangue portò ad identificare gli artefici.
    16 min
  • L'omicidio Schiesaro - Sessanta coltellate e un assassino trovato dopo 20 anni
    Era un ferroviere in pensione, Antonio Schiesaro, trovato seminudo e riverso sul letto del suo appartamento a Verona il pomeriggio del 29 maggio 2001. L'uomo era stato ucciso diverse ore prima con delle forbici trovate poi nel bagno dentro una bacinella con acqua e candeggina ma per individuare il suo assassino ci vollero vent'anni. Perché Schiesaro fu ucciso? Nel 2001 avrebbe dovuto compiere 70 anni, non era sposato né aveva figli. A riempire la sua vita erano degli incontri occasionali con uomini a cui offriva oltre al denaro, anche vitto e alloggio, conosciuti nei giardini di fronte alla stazione. A dare l'allarme all'epoca fu la collaboratrice domestica di Schiesaro che bussando senza ricevere risposta, quel pomeriggio, allertò le forze dell'ordine. Le indagini furono condotte dalla Squadra Mobile di Verona che riuscì a rintracciare l'assassino dopo vent'anni grazie anche all'istituzione della banca dati del Dna e all'evoluzione delle tecniche di analisi e di verifica della polizia Scientifica. Oggi a ripercorrere quel brutale omicidio è il dottor Massimo Sacco, dirigente della Squadra Mobile di Verona.
    23 min

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Ogni azione porta a una conseguenza e non c'è nulla che non si possa ricostruire. Che sia un efferato omicidio o una brutale aggressione, la scena di un crimine ha sempre molto da raccontare per chi…

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