Tracce

Tracce

By Il MessaggeroTrue Crime
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Tracce episodes

  • Margherita ammazzata e chiusa in un bara, il corpo scoperto dopo cinque anni
    Maggio 2017, periferia di Bari: in un vecchio edificio un gruppo di ragazzi scopre uno scheletro, a chi appartiene e da quanto è lì, nascosto in una sorta di bara costruita con legno e plastica? A indagare è la Squadra Mobile di Bari che arriverà a dire come quel corpo appartiene a una donna polacca, Margherita Zlezak, classe 1962, ammazzata di botte dal suo compagno, Ignazio Piumelli, attualmente sotto processo con l'accusa di omicidio. Per risalire però all'identità della vittima il lavoro fu complesso dal momento che Margherita, quando ancora era in vita, fu foto-segnalata con tre diverse identità. A mettere ordine sulle "tracce" di quel delitto, compiutosi nel 2012 e scoperto cinque anni più tardi, è oggi il dottor Filippo Portoghese, capo della Squadra Mobile di Bari.
    14 min
  • Torino, l'omicidio di Alberto Musy, chi era "casco" l'uomo che lo uccise?
    E' la mattina del 21 marzo 2021 e in via Barbaroux 35 vengono esplosi in successione quattro colpi di pistola. Accasciato sotto il portone di casa, c'è Alberto Musy, la vittima: l'uomo è un consigliere comunale, un avvocato, un docente universitario. Personalità in vista a Torino. Quella mattina Musy aveva da poco accompagnato le figlie a scuola e, come accerteranno gli investigatori, nella sua vita non c'erano "macchie" od "ombre" che potessero spiegare quell'esecuzione. Eppure Musy è stato colpito a distanza ravvicinata da diversi colpi di pistola. Morirà alcuni mesi dopo senza poter dire nulla. Ad ammazzarlo un uomo con il volto travisato da un casco integrale nero con una scritta bianca sul retro. Perché lo ha fatto? A seguire il caso, la Squadra Mobile di Torino che pezzo dopo pezzo, senza avere l'arma "fumante" o una confessione o una testimonianza schiacciante, rimetterà comunque in fila tutti i dettagli dell'omicidio arrivando anche a dare un'identità all'uomo con il casco e a spiegare il movente. A ripercorrere i dettagli di quell'indagine, il dottor Luigi Mitola, capo della Squadra Mobile di Torino e all'epoca dei fatti dirigente della sezione Omicidi.
    33 min
  • Uccide la moglie ad Oslo e diventa latitante, rintracciato grazie agli indirizzi IP e alle connessioni web
    E' il 2013 quando ad Oslo si consuma un terribile delitto: un cittadino afghano Noori Ahamad taglia la gola alla propria moglie, di soli 17 anni, poi fugge in giro per mezza Europa con la figlioletta di due anni. Dalla Norvegia a Roma, l'uomo viene rintracciato dalla polizia a Tor Pignattara, nei pressi di un internet point. A tradirlo sono state le tracce che l'uomo ha lasciato provando a contattare amici e parenti durante la fuga. E' infatti grazie alle "connessioni" e agli indirizzi Ip che gli agenti della terza divisione del servizio centrale della polizia postale e delle comunicazioni individuano l'uomo. Il racconto del dirigente, Ivano Gabrielli.
    14 min
  • Lanciano, quella rapina maledetta ai coniugi Martelli
    Era il settembre del 2018 quando Carlo Martelli si sveglia nel cuore della notte perché sente dei rumori in casa. Crede sia la moglie, che dorme in un’altra stanza e che forse si è alzata per bere o andare in bagno ma invece scopre che nella loro villetta è entrata una banda di rapinatori. Sette uomini tutti giovanissimi che lo terranno in ostaggio per due ore, picchiandoli ferocemente. Cercavano una cassaforte ma in casa non ce ne erano. Non contenti i malviventi taglieranno perfino il lobo di un orecchio alla signora Martelli. Chi condusse le indagini, repertò gli elementi, le tracce trovate in casa, parlò di una rapina che superava Arancia Meccanica. Con Daniela Scimmi, biologa della Polizia Scientifica torniamo a quel settembre e a tutti i dettagli che portarono alla condanna dei rapinatori.
    23 min
  • Sequestro Pinna, la svolta nella perizia grafologica
    Sedici anni fa un imprenditore agricolo, Giovanni Pinna, fu sequestrato in provincia di Sassari, dopo una prima richiesta di riscatto arrivata alla famiglia la sera stessa del rapimento per mesi calò il silenzio. A tal punto da ipotizzare che Pinna fosse stato ucciso. Poi la svolta, tramite un messaggio scritto sulla prima pagina dell'Unione Sarda e indirizzato alla famiglia. Ma era stato proprio Pinna a scriverlo? Le analisi grafologiche della polizia di Stato chiarirono la paternità di quella frase e di lì a poco arrivò dopo mesi di calvario l'imprenditore riuscì a tornare a casa
    11 min
  • Via D'Amelio - la ricostruzione della strage
    E' il pomeriggio del 19 luglio 1992 quando circa 90 chili di esplosivo vengono azionati a Palermo, in via D'Amelio, nell'attentato in cui perse la vita il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Dov'era la bomba? Esisteva davvero la Fiat 126? Come fu azionato l'ordigno? Per anni le fasi dell'attentato sono state al centro di innumerevoli riflessioni. Oggi Paolo Egidi, responsabile dell'area residui delle esplosioni della polizia scientifica, spiega come andò. Come fu ricostruita, da un punto di vista tecnico, la cornice dell'attentato che sconvolse il Paese.
    24 min
  • L'incendio che rischiò di distruggere la Sindone - Le fiamme partite da un fornellino
    È il 1997 quando dalla Cappella del Guarini nel Duomo di Torino divampa un incendio che mette a rischio la Sindone, il lenzuolo che secondo la tradizione avvolse il corpo di Cristo. Fu un rogo devastante a pochi mesi di distanza da quello che distrusse la Fenice di Venezia. Miracolosamente anche grazie ad uno spostamento della Sindone la reliquia fu tratta in salvo e non subì danni ma cosa generò quel rogo? All'inizio si parlò di un attacco terroristico ma la realtà fu un'altra, più semplice. E a raccontarla oggi è la dottoressa Antonietta Lombardozzi, primo dirigente tecnico della polizia di stato direttore della terza divisione della polizia scientifica, responsabile di tutta la parte di accertamenti forensi che hanno come argomento la chimica e la biologia sia a livello centrale che territoriale. All'epoca dei fatti la dottoressa Lombardozzi era una giovane funzionaria addetto alla sezione che si occupa di incendi ed esplosivi ed era entrata in polizia da appena 4 anni. Fu svegliata, la mattina seguente al rogo, dal suo superiore. Partì da Roma e arrivò a Torino: doveva restare pochi giorni che divennero poi tre mesi. Di quelle fasi e di quell'indagine, che portarono poi alla condanna di 4 persone, ricorda tutto, compresa la solidarietà dei torinesi che per giorni rimasero lì in piazza San Giovanni.
    34 min
  • Disastro del Cermis - 24 anni dopo il racconto del medico legale
    Il prossimo 3 febbraio saranno trascorsi 24 anni dal disastro del Cermis non lontano da Cavalese quando una cabina precipitò dopo che un aereo statunitense, volando a una quota inferiore rispetto a quella consentita, tranciò i cavi dell'impianto sciistico di risalita. A morire sul colpo furono 20 persone, compreso il macchinista. Fortunatamente non c'erano bambini o minori a bordo ma le operazioni di recupero e di identificazione delle vittime furono molto complesse. Ci vollero infatti tre giorni per dare a ognuno di quei corpi un nome e un cognome e oggi Dino Mario Tancredi, dirigente della sezione di Medicina legale e psicologia applicata alla criminalistica della polizia scientifica ricorda quella tragedia e il lavoro svolto al cimitero di Trento.
    17 min
  • Breaking bad all'Italiana - il primo laboratorio della Ghb scoperto dalla polizia
    Era il 2007 quando al pronto soccorso di una cittadina in provincia di Latina, arrivarono alcuni ragazzi, uno anche in gravi condizioni. Gli era stata data e alcuni avevano assunto deliberatamente quella che è conosciuta come droga dello stupro. Da lì la polizia risalì al primo laboratorio artigianale di produzione messo in piedi da un italiano che la droga la produceva per abusare di minori ma anche per venderla. A raccontare quel caso - e l’indagine che ne seguì - è Serena Detti, direttore della sezione sostanze psicotrope e stupefacenti della terza divisione della polizia scientifica.
    20 min
  • «Gettale l'acido sul volto e spezzale la schiena» - Ingaggia un sicario sul dark web per punire l'ex
    E' febbraio quando un uomo di 37 anni, manager di una grande azienda, decide di organizzare un piano folle e criminale: punire l'ex ragazza di dieci anni più giovane trovando sul dark web un sicario. Per settimane il professionista ha chattato con l'aggressore spiegando cosa avrebbe dovuto fare e come. La sua ex compagna non doveva morire ma doveva essere sfregiata con l'acido e le doveva essere spezzata la colonna vertebrale simulando una rapina. Il piano viene intercettato dalla polizia tedesca e demandato alla polizia postale che si mette sulle tracce del 37enne, che verrà poi arrestato, mentre la vittima, di dieci anni più giovane, sarà messa in salvo. A raccontare questa terribile storia è oggi Ivano Gabrielli, primo dirigente della polizia di Stato e direttore della terza divisione del Servizio centrale della polizia postale e delle comunicazioni.
    25 min

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Ogni azione porta a una conseguenza e non c'è nulla che non si possa ricostruire. Che sia un efferato omicidio o una brutale aggressione, la scena di un crimine ha sempre molto da raccontare per chi…

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