TRAPPIST

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TRAPPIST episodes

  • 077: Dobbiamo prendere sul serio Gianluigi Paragone?
    Probabilmente no, ma per scrupolo abbiamo analizzato comunque il manifesto di Italexit, la sua nuova creatura politica. Ne parliamo nell’ultima puntata di Trappist

    Dopo un quasi un mese di teaser e voci di corridoio Gianluigi Paragone ha davvero lanciato un nuovo partito, che si chiama — da leggere tutto d’un fiato — Italexit No Europa Per l’Italia Con Paragone. Si tratta di una nuova formazione chiaramente euroscettica, ma di un ramo diverso dell’ecosistema “no euro,” che pesca a piene mani dal linguaggio del Movimento 5 Stelle era 2014, dal rossobrunismo, e da un campionario abbastanza disparato di trovate populiste qualsiasi — dall’Italia che rischierebbe di diventare una “immensa via Paolo Sarpi” alla necessità di riconquistare la “sovranità alimentare” 🍕

    Lo scopo di questa puntata non è però semplicemente di deridere l’operazione di Paragone: l’incrocio con l’annuncio del Recovery Fund può sembrare nell’immediato goffo e infelice, ma potrebbe anche essere un’idea sorprendentemente brillante: i limiti dell’accordo appena raggiunto a Bruxelles, infatti, sono moltissimi, e non è così difficile immaginare un boom antieuropeista nei prossimi mesi — o tra un anno o due — quando la crisi economica lasciata dal coronavirus sarà sotto gli occhi di tutti e l’Europa non avrà fatto abbastanza. Dopotutto, in Italia sia M5S che Lega hanno agitato più volte la bandiera dell’euroscetticismo, ma nessuno è mai arrivato alle logiche conclusioni, nemmeno l’economista no euro per antonomasia Bagnai, che proprio un anno fa disconosceva le proprie origini.

    Leggi le note dell’episodio su: https://thesubmarine.it/2020/07/24/trappist-077/
    1 hr
  • 076: Possiamo parlare seriamente dello smart working?
    Dalle dichiarazioni di Beppe Sala alla fantasiosa rappresentazione di Susan, in Italia sembra impossibile discutere seriamente dello smart working. Potremmo cominciare, per esempio, smettendo di chiamarlo così.

    Dopo essere stato raccontato come una rivoluzione durante le settimane del lockdown, lo smart working ha iniziato a fare paura a qualcuno. Dopo gli attacchi diretti di Beppe Sala, ieri sulla stampa è rimbalzata ovunque la storia di Susan, la visualizzazione 3D che immagina una donna che fa smart working da 25 anni.

    Partiamo da un presupposto: l’espressione smart working è un neologismo italiano, un inglesismo da manager, che fonde la necessità di fare telelavoro, diventata un obbligo per milioni di persone durante il lockdown, con una spinta verso un lavoro più “agile,” con consegne e obiettivi al posto di orari. Per questo è necessario, mentre si costruisce come sarà il lavoro in futuro, dopo la pandemia, discutere seriamente di come e dove si lavorerà. Non perché “per ripensare le città ci vuole tempo,” ma per garantire contratti e orari giusti, con un rispetto vero del bilanciamento tra vita e lavoro.

    Leggi le note dell’episodio completo: https://thesubmarine.it/2020/07/17/trappist-076/
    54 min
  • 075: Si può costruire l’Europa a suon di prestiti?
    Tra Mes e Recovery Fund, l’Europa è spaccata su quali meccanismi mettere in atto per uscire da quella che si prospetta essere — anzi: che già è — la peggiore crisi economica della storia recente. Il PIL Italiano, secondo le ultime previsioni della Commissione europea, si contrarrà nel 2020 di più dell’11%: la peggiore flessione, anche se di margine, di tutti i paesi dell’Unione.

    Ieri Conte si è recato in visita a Madrid, prima destinazione di un tour europeo che lo porterà a incontrare anche Rutte, Merkel e Macron. Il premier spagnolo Sanchez è tra gli alleati più stretti dell’Italia nella richiesta dell’attuazione di un recovery fund — che però resta una montagna ardua da scalare. L’UE, infatti, non riesce a liberarsi dall’influenza tossica dei governi ultraliberisti — definiti “frugali” — del Nord, in particolare di quello olandese e austriaco, contrari a ogni forma di condivisione del debito per raccogliere risorse con cui affrontare la crisi economica.

    Il Recovery Fund prevederebbe la condivisione del debito necessario per il rilancio dell’economia, a differenza di come funziona il Mes, che anche nella sua molto vantaggiosa formula per gli investimenti sanitari grava comunque sulle casse dei singoli stati. L’Europa si trova di fronte allo stesso bivio dove è ferma da anni, ma ora non può più aspettare: è possibile pensare di essere una vera e propria comunità se nel momento del bisogno tutto quello che è possibile fare è ricevere dei prestiti — o si potrebbe fare un passo oltre?

    È quello che forse si sta chiedendo anche Angela Merkel. Merkel — che resta comunque alla testa di un governo di centrodestra — dovrà cercare di tenere insieme il proprio paese e il continente, in un momento estremamente delicato per l’economia e il futuro politico della comunità europea.

    Leggi le note dell’episodio su: https://thesubmarine.it/2020/07/09/trappist-075/
    1 hr
  • 074: Da Trump ai boogaloo, i social network iniziano a fare i conti con i neonazisti
    Negli Stati Uniti si avvicinano le elezioni di novembre: Twitter e Reddit questa volta non vogliono essere accusati di aver facilitato la diffusione del discorso d’odio, mentre Facebook si fa trascinare da una campagna di boicottaggio. Ma rischia di essere comunque troppo tardi

    Negli Stati Uniti si avvicinano le elezioni presidenziali, e il clima politico e sociale è sempre più teso. Come sempre negli ultimi anni, i principali social network del mondo sono al centro dell’attenzione per il loro ruolo di catalizzatori di discorso d’odio, teorie del complotto, e molto altro.

    Questa volta, qualcosa è diverso: Twitter ha iniziato a prendere piccole misure contro la comunicazione sempre più violenta dell’amministrazione Trump, seguito con estrema riluttanza da Facebook — che non ha potuto fare a meno di rimuovere una pubblicità di stampo esplicitamente nazistoide pubblicata sulla pagina del presidente.

    Facebook, incalzato anche da una crescente campagna di boicottaggio da parte di bran anche enormi, come Starbucks e Coca–Cola, ha cancellato una parte consistente dei gruppi e account del “movimento” boogaloo: degli estremisti neonazisti vestiti con delle camicie hawaiiane e armati fino ai denti, che si preparano attivamente per combattere una “guerra civile” razzista. Ma, com’era prevedibile, il social network ha fatto troppo poco e troppo tardi — i boogaloo non sono più un meme per ridere, ma sono una minaccia concreta.

    Al termine della puntata affrontiamo anche le politiche di Facebook e di Twitter degli ultimi anni, e cerchiamo di capire come e se è possibile conciliare l’importanza dello spazio pubblico online con l’esistenza di grandi multinazionali che lo controllano.

    Leggi le note dell’episodio su: https://thesubmarine.it/2020/07/03/trappist-074/
    1 hr 19 min
  • 073: Sulla scuola il governo è riuscito a scontentare tutti
    Dall’inizio della pandemia, la scuola sembra essere scivolata in fondo alla lista delle priorità del governo. A poche settimane dalla chiusura dell’anno scolastico, la ripartenza a settembre non potrebbe essere più incerta: ne abbiamo parlato nell’ultima puntata di Trappist.

    La scuola, finora, è stato uno dei settori della società italiana più colpiti dalla pandemia. L’anno scolastico è terminato a distanza, e gli esami di maturità in presenza non bastano a sancire un ritorno definitivo alla normalità. La bozza delle linee guida per la riapertura generale di settembre, pubblicata il 23 giugno dal ministero dell’Istruzione, ha scontentato tutti: sindacati, enti locali, studenti.

    Abbiamo parlato con Maddalena Fragnito, una portavoce del comitato Priorità alla scuola, per capire bene quali sono i principali punti critici della proposta ministeriale. A giudicare dal documento, il ministero aveva deciso di scaricare la responsabilità di scelte delicatissime per la salute dell’intero paese su singoli ed enti locali — in questo caso, anche sui singoli istituti scolastici — in nome di una “autonomia,” che però in questo caso non aveva chiesto nessuno. Solo grazie alle proteste di ieri sembra che il governo stia cambiando linea, ma non ci si può fermare a assicurare “la sicurezza,” serve poter garantire la qualità dello studio.

    Vedremo anche qualche caso che ha provato ad affrontare la questione in modo diverso: dai divisori di plexiglass tra i banchi degli studenti sudcoreani, agli studenti tedeschi che si fanno i test da soli, ricevendo l’esito via mail in giornata. Ci sono anche casi forse poco virtuosi — come quello delle scuole australiane, che al momento hanno deciso di riaprire per un giorno a settimana.

    Leggi le note dell’episodio complete su: https://thesubmarine.it/2020/06/26/trappist-073/
    57 min
  • 072: Caporalato e razzismo sono un’emergenza nazionale
    Ieri decine di braccianti hanno protestato a Saluzzo per il diritto alla casa: dalle pianure del Sud a quelle del ricco Nord, la situazione dei lavoratori migranti stagionali è sempre la stessa. Ma a livello nazionale qualcuno fa qualcosa? Ne parliamo nell’ultima puntata di Trappist

    Il caporalato non è un problema che riguarda solo il Sud del paese. La situazione nella pianura piemontese, uno dei più produttivi distretti agricoli italiani, è da tempo insostenibile e resa ancora più difficile dal coronavirus. Ieri ci sono state tensioni tra polizia e manifestanti, che chiedevano di poter accedere alle strutture di sostegno abitativo del PAS di Saluzzo.

    Qualcuno si sta muovendo per porre fine alla violenza sistemica che contraddistingue l’intera filiera alimentare italiana? Oltre alle lotte organizzate da diverse realtà di attivisti e associazioni di braccianti, da nord a sud, a livello nazionale chi è riuscito ad ottenere una notevole visibilità per la causa degli “invisibili” è Aboubakar Soumahoro. Il sindacalista USB, dopo otto ore di protesta di fronte a Villa Pamphilj, durante gli Stati generali, ha ottenuto un colloquio con il premier Conte, che ha promesso di lavorare alla proposta di Soumahoro di introdurre una “patente del cibo” con cui riconoscere gli alimenti prodotti in modo etico.

    Soumahoro ha anche chiesto di abolire i decreti sicurezza — ma su questo la risposta del governo è stata più timida. Ieri c’è stato un primo vertice di maggioranza per discutere delle proposte di modifica avanzate dalla ministra Lamorgese — se ne parla almeno dallo scorso febbraio — ma si è concluso con l’ennesimo nulla di fatto, a causa dell’opposizione del Movimento 5 Stelle, complice dell’approvazione delle stesse leggi liberticide e razziste che ora dovrebbe modificare o abrogare.

    Dopo l’ennesima tragica morte di un bracciante nel ghetto di Borgo Mezzanone, la scorsa settimana, affrontare il binomio di razzismo e sfruttamento in Italia è una priorità sempre più impellente.

    Leggi le note dell’episodio complete su: https://thesubmarine.it/2020/06/19/trappist-072/
    59 min
  • 071: L’illusione della tecnocrazia, dai dieci saggi di Monti alla task force di Colao
    Il brand del turismo in Italia, un condono come contentino per la pandemia, e niente per il lavoro. Alla vigilia degli “Stati generali” il governo ha bisogno di sentirsi dire cosa deve fare

    La trovata inizia pochi giorni dopo il fallimento dell’operazione della task force guidata dal “supermanager” Vittorio Colao. Un lavoro collettivo di “esperti” che sono riusciti a partorire un documento che propone un condono, spiega la necessità di costruire un miglior brand per il turismo in Italia, e che in 121 pagine non trova che poche righe per parlare dei lavoratori e della loro sicurezza.

    La ricerca disperata di tecnici che dicano alla politica cosa fare non è una novità: la task force di Colao ricorda il caso dei “dieci saggi” nominati da Napolitano alla ricerca di una soluzione all’impasse dopo le elezioni del 2013.

    Oggi, come allora, del loro contributo al discorso politico e al futuro del paese non resterà quasi niente. Ma allora perché la politica continua a cercare rifugio negli stessi esperti che fanno sempre le stesse proposte? Ne abbiamo parlato in questa puntata di TRAPPIST.

    Leggi le note dell’episodio complete su: https://thesubmarine.it/2020/06/11/trappist-071/
    59 min
  • 070: Un sistema economico basato sull’inquinamento
    Perdite di gasolio in Siberia, falde acquifere inquinate in Lombardia, futuro delle fonti di energia rinnovabili a rischio: nella prima giornata mondiale dell'ambiente dopo la pandemia, il destino del pianeta non è mai stato così incerto

    Oggi è la giornata mondiale dell'ambiente. Come sta messo il nostro pianeta? Non benissimo: dopo la pandemia il rischio concreto è un ritorno ai combustibili fossili, a causa del crollo dei prezzi del petrolio.

    Partiremo da Norilsk, una città siberiana in cui il 29 maggio una cisterna di gasolio ha riversato una quantità enorme di combustibile nell'ambiente artico che circonda la città, andando ad aggravare una situazione già tragica. Norilsk è infatti la capitale mondiale del nichel e la città più inquinata, probabilmente, dell'intero pianeta.

    Un report di Legambiente mette in luce le emergenze di inquinamento idrico che attanagliano il nostro paese. Ogni regione italiana può vantare un ricco campionario di situazioni indicate come emergenziali - ma che in realtà si trascinano da decenni, come la Caffaro di Brescia o il polo di Marghera.

    In Lombardia, com'è noto, la situazione è particolarmente grave per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico. Nonostante il bonus bici possa contribuire a una mobilità più sostenibile, per risolvere i problemi della regione serve un approccio di ampio respiro che le autorità non sembrano essere in grado di garantire.

    In particolare è importante focalizzare la radice del problema. Nonostante i tentativi di industrie e governi di scaricare le responsabilità della salvaguardia dell'ambiente sui singoli cittadini, è ancora oggi la filiera produttiva ad essere la principale responsabile dell'inquinamento nel mondo. Qualsiasi risposta risolutiva della crisi ambientale dovrà passare necessariamente dal ripensamento di questo sistema economico, basato sul profitto e sul capitale privato.

    Leggi le note dell’episodio su: https://thesubmarine.it/2020/06/05/trappist-070/
    55 min
  • 069: Uno stato, due sistemi (giudiziari)
    L’omicidio di George Floyd ha sconvolto il mondo, attraverso immagini diffuse in tutto il pianeta, e ha contribuito a sollevare nuovamente il velo sulla questione razzismo, negli Stati Uniti e non solo. Le proteste che hanno incendiato la città di Minneapolis lasciano sperare che questo possa essere l’inizio di una nuova ondata di protesta contro le discriminazioni su basi etniche che, specie da parte della polizia, sembrano essere sistemiche nel funzionamento del paese.

    Negli ultimi tre giorni migliaia di persone sono scese in strada a chiedere giustizia per Floyd, un addetto alla sicurezza ucciso senza ragione da quattro agenti di polizia, due dei quali avevano precedenti di violenza in servizio. Ma le proteste non si fermano alla condotta dei quattro ex poliziotti — che sono stati licenziati ma che non hanno ancora capi d’accusa.

    L’omicidio mette infatti sotto gli occhi di tutti quello che si può chiamare un vero e proprio modello “uno stato, due sistemi:” da una parte il sistema giudiziario per le persone bianche, che vengono trattate coi guanti dalla polizia, anche dopo aver compiuto stragi — letteralmente; dall’altra, la “giustizia” per le persone afroamericane, che vengono uccise, pestate a sangue, e perseguitate anche per reati minori o, spesso, per nessuna ragione.

    L’omicidio di Floyd non è solo un caso di cronaca locale, e non interessa nemmeno “soltanto” gli Stati Uniti: è merito dell’enorme influenza della galassia di organizzazioni del movimento Black Lives Matter, che hanno riplasmato il modo in cui pensiamo alla partecipazione, e hanno insegnato al mondo le ragioni della lotta delle persone di colore negli Stati Uniti.

    Seguire la tragedia di Minneapolis però non può diventare un modo per dimenticare l’emergenza razzismo che attraversa anche l’Italia. Un’emergenza che non si può minimizzare indicando soltanto Salvini, ma con cui dobbiamo fare i conti. A fine puntata elenchiamo alcune delle morti di persone di colore che il nostro paese ha già dimenticato.

    Leggi le note dell’episodio su: https://thesubmarine.it/2020/05/29/trappist-069/
    58 min
  • 068: L’ospedale in Fiera a Milano è il simbolo perfetto del fallimento della sanità lombarda
    Ieri nell’aula della Camera dei deputati si è consumato un reato di lesa maestà. Il deputato 5 stelle Riccardo Ricciardi ha osato criticare la gestione della pandemia in Lombardia, a tutt’oggi la regione in cui si registra il maggior numero di casi di coronavirus al giorno. Ricciardi ha fatto notare che forse i 21 milioni di euro spesi per l’ormai famoso ospedale in Fiera avrebbero potuto essere spesi meglio che per la costruzione di una struttura che ha curato solo 25 pazienti. I deputati della Lega, come al solito poco inclini a comportamenti fascistoidi, sono arrivati vicino a mettergli le mani addosso.

    Il fallimento ospedale in Fiera è un ottimo esempio di come risorse che potevano essere usate per qualcosa di concreto contro Covid-19 siano stati sprecati per una lotta di potere tra regioni e stato centrale. Ieri, a seguito di un esposto del sindacato Cobas, la procura di Milano ha aperto un fascicolo conoscitivo riguardo alla tormentata vicenda dell’ospedale in Fiera da lui fortemente voluto.

    Il numero totale di pazienti ospitati nella struttura durante tutta la sua apertura è stato venticinque. Visto che l’intera struttura è costata 21 milioni di euro, non si può resistere alla tentazione di fare un calcolo e notare che per ogni paziente sono stati spesi 840 mila euro. Il consigliere regionale di +Europa, Michele Usuelli, ha fatto notare che si sarebbe potuto usare tutti quei soldi in modo più efficace. Ad esempio rimettendo in uso gli ospedali chiusi dalla regione sul proprio territorio negli scorsi decenni, o per riuscire a produrre più tamponi e materiale per i test, o per comprare più mascherine — di cui, ancora oggi, c’è una drammatica carenza.

    I 21 milioni, infatti sono stati versati dalle tasche di aziende e persone che hanno voluto, lodevolmente, contribuire allo sforzo. Solo oggi la Fondazione Milano ha pubblicato “una prima rendicontazione” parziale delle fatture, che testimoniano come la struttura sia costata circa 17 milioni di euro più IVA. Secondo quanto riporta Milano today, “è evidente che il conteggio potrebbe salire.”

    Grazie a tutti questi soldi insomma si è allestita “un’astronave” di fianco ai nuovi grattacieli di Citylife, come l’ha definita Guido Bertolaso. Nei giorni scorsi — quindi a distanza di settimane dagli avvenimenti — Bertolaso ha dichiarato di essere stato sostanzialmente esautorato dalla gestione dell’affaire-ospedale durante la sua malattia, invitando la regione a rendere pubblica la rendicontazione delle donazioni all’ospedale.

    Bertolaso è poi passato ad occuparsi della realizzazione di una struttura simile nelle Marche, dove a Civitanova è stata costruita un’altra “astronave” sul modello di quella lombarda, evidentemente un modello vincente. L’ospedale delle Marche ha molti dei problemi segnalati per quello lombardo, come la mancanza di personale e di pazienti, ma almeno ha rendicontato tutte le spese senza mesi di ritardo.

    Leggi le note dell’episodio complete su: https://thesubmarine.it/2020/05/22/trappist-068/
    1 hr 8 min

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Il mondo visto da lontano: conversazione sulle notizie piú importanti della settimana, dalla redazione di the Submarine.

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