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È morto Silvio Berlusconi. Piaccia o non piaccia, Silvio Berlusconi è stato una figura centrale nell'Italia della cosiddetta "Seconda Repubblica". Amatissimo e odiatissimo, ha lasciato un segno indelebile nella società e nella cultura italiana. Pezzan e Brunoro provano a ripercorrere la vita di Berlusconi cercando di stare lontani dai luoghi comuni e dai facili populismi.
Da Verona arriva un nuovo scandalo per le forze dell’ordine. Alcuni agenti sono indagati infatti per una serie di atti di violenza commessi nei confronti di detenuti indifesi, vere e proprie umiliazioni psichiche e corporali che fanno tornare alla mente, purtroppo, vecchi casi che hanno visto coinvolti uomini e donne delle forze dell’ordine in Italia e all'estero. E poi, di nuovo, una città come Verona, già al centro di una serie di fatti “neri” che hanno fatto discutere non poco. In questo nuovo episodio di TRUE CRIME DIARIES, il podcast di LA CASE Books, Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro provano a interrogarsi su come sia possibile che ancora oggi si verifichino episodi del genere, ma anche sulle motivazioni alla base di comportamenti così barbari e disumani.
Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro tornano ad affrontare il caso per eccellenza, quello dei delitti del Mostro di Firenze. Un caso che è diventato un mondo a parte per quanto riguarda il true crime italiano (e non solo). Un caso che continua ad essere di attualità e che, purtroppo, è ancora un caso aperto per quanto riguarda la verità giudiziaria: il duplice delitto del 1974 e i due duplici delitti del 1981, infatti, sono ancora privi di colpevoli. L'uscita del libro di Valerio Scrivo "Occhio Ragazzi: Historia del Mostro di Firenze con profilo geografico, temporale, vittimologico e tattico-strategico del più efferato serial killer italiano" (LA CASE Books, maggio 2023), diventa dunque l'occasione per ricordare le varie teorie sul caso, la verità storica e la verità giudiziaria di un mistero ancora molto fitto. Una puntata di TRUE CRIME DIARIES dunque che vuole fare il punto sulla galassia dei "mostrologi", ovvero gli esperti e gli appassionati che da anni tengono alta l'attenzione mediatica sul caso.
Nel 2003 Bertrand Cantat, leader e fondatore dei Nord Désir massacra di botte la sua compagna, Marie Trintignant. Il cadavere di Trintignant viene rinvenuto con entrambi i nervi ottici staccati, il viso letteralmente massacrato, botte in tutto il corpo. La ragazza è rimasta agonizzate per 5 ore mentre Cantat la guardava morire senza chiamare i soccorsi. Cantat viene condannato a 8 anni di carcere, ma ne sconta 4. Quando esce di prigione i fan lo accolgono in festa. Torna a scrivere canzoni e a fare concerti come se niente fosse. Nel 2010 Krisztina Rady, la sua ex moglie con cui era tornato a vivere dopo la galera, si impicca. Aveva più volte tentato di denunciare le continue botte ricevute da Cantat ma nessuno fece niente. Vennero aperte delle indagini su Cantat che preso vennero archiviate con un non luogo a procedere. Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro ripercorrono la vita oscena di Cantat e si domandano come possano succedere cose del genere. Com'è possibile che intorno a una persona disgustosa come Cantat non ci sia disprezzo sociale? Perché questo piccolo uomo continua impunemente a essere idolatrato dai suoi fan e dalla stampa? Cantata è stato da poco eletto musicista più sexy del 2023, con buona pace dei cadaveri che si è lasciato dietro di sé, del me too, del femminismo e di tutte le parole vuote che sentiamo spesso ripetere ma che, in questo caso, nessuno ha il coraggio di pronunciare. Cantat continua a fare la vita di sempre, ospite di tanti salotti buoni che non perdono occasione di ripeterci quello che è giusto e quello che è sbagliato, quello che dobbiamo dire e quello che dobbiamo pensare.
Alla vigilia dell'incoronazione di Carlo III abbiamo voluto dedicare questa puntata di TRUE CRIME DIARIES agli scandali in cui è stata coinvolta la famiglia reale inglese. Due i casi che più di tutti hanno fatto discutere: la morte di Lady Diana a Parigi e lo scandalo Epstein in cui è stato coinvolto il principe Andrew, Duca di York, a cui sono state tolte le prerogative reali. Se nel caso di Lady D il mondo si è diviso in complottisti, convinti che la moglie di Carlo sia stata fatta fuori, e innocentisti, convinti che si sia trattato soltanto di uno sfortunato incidente, per quanto riguarda il caso di Andrew non ci sono molti dubbi. Il terzogenito e figlio prediletto della regina ha infatti raggiunto un accordo finanziario per mettere a tacere una vicenda che ha imbarazzato come non mai la Corte inglese, tanto che lo stesso Carlo III ha detto al fratello che intende rispettare la volontà materna e che i suoi privilegi reali non verranno mai ristabiliti.
Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha perso la pazienza. Non ne può più di mezze verità, bugie, rassicurazioni e toni paternalistici. Da quarant'anni ormai aspetta di conoscere la verità su quello che è successo a sua sorella e, invece, si sempre sentito raccontare bugie. E allora non ci sta più Pietro Orlandi, non vuole più recitare il ruolo di quello che aspetta in silenzio. Alza la voce: "Mi dicono che Wojtyla ogni tanto la sera usciva con due Monsignori polacchi e non andava certo a benedire le case....". Finalmente Orlandi ha avuto il coraggio di dire quello che tanti hanno sempre pensato ma che in pochissimi hanno avuto il coraggio di dire: con la storiaccia di Emanuela Orlandi c'entrava anche Papa Wojtyla o, perlomeno, sapeva molto più di quanto ha detto. Pezzan e Brunoro, forti anche delle indagini sul caso fatte ai tempi dell'uscita del loro audiolibro "Il caso Orlandi" (LA CASE Books, 2010), tornano a raccontare gli infiniti sviluppi di uno dei casi di cronaca più inquietante della storia italiana. Un caso che, badate bene, non è un "mistero", ma un "segreto". Perché non ci sono dubbi a proposito: qualcuno conosce la verità ma ha deciso di non raccontarla...
Rosa Bazzi e Olindo Romano sono stati condannati all'ergastolo, con sentenza passata in giudicato, come responsabili materiali della strage di erba, il massacro che nel settembre del 2006 ha sconvolto l'Italia. Da sempre il pubblico italiano si divide in colpevolisti e innocentisti: i primi sono ovviamente d'accordo con le sentenze e parlano di caso chiuso, i secondi faticano a credere che una strage del genere possa essere stata commessa da "Rosa e Olindo". Il caso però è tornato d'attualità perché il sostituto procuratore generale di Milano Cuno Tarfusser ha presentato un documento di 58 pagine per chiedere alla procura generale di Milano e all’avvocato generale di Corte d’Appello di chiedere la revisione del processo. Siamo di fronte ad una svolta? È presto per dirlo, ma di sicuro dopo una mossa del genere le polemiche intorno a una sentenza che fino a ieri sembrava intoccabile si sono riaperte. Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro tornano sul caso della strage di Erba ponendosi una sola domanda: Rosa e Olindo sono colpevoli o innocenti?
Il caso del cosiddetto Strangolatore di Boston è forse uno dei meno raccontati tra quelli dei serial killer del secolo scorso, per lo meno in Italia. Eppure si tratta di una storia pazzesca che, per lo meno ufficialmente, non è ancora chiusa. Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro raccontano con il loro caratteristico stile la vicenda di Alberto DeSalvo, l'uomo che confessò di essere lo Strangolatore di Boston e che aveva terrorizzato la città dal 1962 al 1964, uccidendo tredici donne senza essere mai individuato dalle forze dell'ordine. Anzi, nonostante diverse prove DeSalvo non venne creduto, tanto che si dovette aspettare la prova del DNA fatta nel 2013 per confermare quella confessione. Confessione che, nonostante tutto, è ancora messa in dubbio da chi non crede che lo Strangolatore fosse davvero DeSalvo.
Cos'hanno in comune persone come Jeffrey Epstein, David Rossi, Pietro Pacciani, Raul Gardini, Michele Sindona, Giuseppe Pinelli o Enrico Fermi? Stiamo parlando di persone diversissime tra loro, che hanno vissuto e operato nei campi più disparati, in epoche diverse e in Paesi diversi. Eppure sono legati da un filo roso, rosso sangue: le loro morti sono a tutt'oggi molto sospette. Si è parlato di incidenti, di suicidi, di morti naturali... si è parlato talmente tanto che in alcuni casi sono arrivate anche delle sentenze (si veda i casi di Roberto Calvi e quello di Enrico Fermi), sentenze che hanno puntualmente confermato i tanti sospetti che per anni avevano alimentato polemiche.
Storie che a distanza di anni continuano a far discutere e su cui sembra davvero impossibile scrivere una volta per tutte la parola fine.
Cosa succede quando sul banco degli imputati c'è una star dello sport? Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro provano a rispondere a questo domanda alla vigilia dell'annuncio della decisione sulla libertà vigilata per Oscar Pistorius. Pistorius, stella dello sport paralimpico, è stato condannato a 13 anni per l'omicidio di Reeva Steenkamp, la sua scompagna. Una condanna insolitamente mite arrivata nel 2018 e ora, dopo appena 4 anni di reclusione, si parla già di libertà vigilata per l'atleta sudafricano che divenne un vero e proprio simbolo mondiale. Pistorius non è certo il primo sportivo coinvolto in una storia nera, basti pensare a Mike Tyson o a O.J. Simpson, o a tanti casi di denuncia per molestie sessuali che hanno coinvolto e coinvolgono tutt'ora sportivi di tutto il mondo. Ogni volta che un personaggio pubblico con una fanbase così vasta come uno sportivo sale sul banco degli imputati si ha la sgradevole sensazione che le cose non vadano come dovrebbero andare, che tutto il processo sia viziato da preconcetti e pregiudizi. Insomma, siamo sicuri che la giustizia sia uguale per tutti?
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