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A 40 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, l'Aula della Camera ha approvato all'unanimità, con 245 voti, l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sulla sparizione delle due ragazze. Ma qual è il significato e l'utilità di una commissione parlamentare d'inchiesta? C'è qualche speranza che questi due casi vengano finalmente risolti? Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro tornano su due misteri italiani che, a distanza di 40 anni, purtroppo sono ancora attuali.
L'Unione Europe ha chiesto ai suoi dipendenti di disinstallare TikTok dai loro dispositivi. Il motivo è molto semplice: l'azienda cinese che controlla il social più famoso del mondo è a dir poco opaca per quanto riguarda la privacy e, di fatto, utilizzerebbe TikTok per spiare i suoi utenti. Se a questo aggiungete il filo rossissimo che lega tutte le aziende cinesi con il loro governo è facile intuire quali siano le preoccupazioni dei politici europei.
Ma è solo TikTok a spiarci? Oppure anche gli social e dispositivi che utilizziamo quotidianamente rubano informazioni preziose sulle nostre abitudini? E qual è il limite del consenso informato da parte degli utenti in questi casi?
Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro affrontano in una live i mille problemi legati alla privacy e al sottile insinuarsi di dispositivi di controllo nella nostra quotidianità, senza posizioni ideologiche e cercando di capire quali saranno gli scenari che ci aspettano nei prossimi anni.
L’evasione dal carcere è uno dei grandi classici della letteratura, ma anche del cronaca nera e del giornalismo. In questo nuovo episodio di True Crime Diaries Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro lasciano da parte le suggestioni letterarie (dal Conte di Montecristo in giù) per concentrarsi su quelle evasioni che hanno segnato la storia della cronaca nera dal secondo dopo guerra a oggi.
Dalla mitica fuga dalla Caienna nella Guyana Francese di Henri "Papillon" Charrière, che divenne poi un romanzo e due film di grande successo, alla fuga da Alcatraz di Frank Morris e dei fratelli John e Clarence Anglin, avvenuta nella notte dell'11 giugno 1962 e raccontata anche in un classico del cinema (e che, ancora oggi, resta un mistero). E poi le grandi fughe degli anni 80 e 90: quelle di Renato Vallanzasca, Felice Maniero, Roberto Succo, Marco Furlan, Graziano Mesina... per non parlare poi dei grandi narcos che sono stati protagonisti di fughe a dir poco cinematografiche.
Cosa si scatena nella mente delle persone che si innamorano (e spesso sposano) serial killer e criminali in carcere? Cosa spinge un uomo o una donna intrattenere rapporti epistolari con criminali che si sono macchiati di crimini inauditi? E perché soprattutto leggiamo di donne che si innamorano di criminali condannati per crimini atroci proprio nei confronti delle donne? Gli esempi sono tantissimi: da Ali Agca a Gianfranco Stevanin, da Ted Bundy a Charles Manson, sono tantissimi i criminali che hanno fatto innamorare donne apparentemente normali. Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro sono partiti da queste domande per cercare di capire cosa si nasconde nella psiche umana, un tentativo di trovare una risposta a una serie di quesiti inquietanti soprattutto perché potrebbero riguardarci da vicino.
Nella puntata si fa riferimento a una giornalista italiana che ha intrattenuto un rapporto epistolare con Bobby Beausoleil, uno dei membri della Manson Family. Come specificato non si tratta affatto di una relazione sentimentale, ma di una giornalista che voleva entrare in contatto con un personaggio così controverso. La giornalista in questione è Viola Bonaldi e trovate tutti i dettagli di questa corrispondenza sul sito Salmuria.it (>> https://salmuria.it/corrispondenza-con-bobby-beausoleil/)
Disponibile anche su Spotify e sui nostri canali podcast la diretta fatta sul mistero degli oggetti volanti non identificati che stanno imperversando sui cieli degli Stati Uniti (e non solo). Di cosa si tratta? Sono davvero palloni sonda? O, come vengono chiamati da alcune testate americane, sono "spy balloons"? Oppure si tratta semplicemente di UFO, ovvero "oggetti volanti non identificati"? Insomma, è un gran casino, su questo non ci sono dubbi. Oltre al fatto che quando si parla di Pallone Sonda tutti gli appassionati di complotti, ma anche i semplici curiosi, non possono non pensare al celebre incidente di Roswell del luglio 1947 che aprì il vaso di Pandora dell'Area 51. Resta il fatto che in questi giorni stiamo assistendo a qualcosa di storico: per la prima i cittadini americani si sentono minacciati da una minaccia esterna sul loro territorio dato che gli attacchi dell'11 settembre vennero portati da aerei che erano partiti dal aeroporti americani e che erano stati dirottati. Ma di cosa parliamo, esattamente, quando parliamo di "palloni sonda"? Perché il Governo e l'esercito degli Stati Uniti sembrano così in difficoltà in questa situazione? Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro provano ad analizzare la situazione confrontandosi con la stampa internazionale e con tutto quello che è stato raccontato in questi anni sul caso di Roswell, a partire dal bestseller "Area 51: tutta la verità" firmato da Wiki Brigades e pubblicato da LA CASE Books.
Partendo da un banale episodio di soft ban su Instagram a causa di un contenuto assolutamente legittimo (ma, si sa, all'algoritmo non si comanda...), Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro si interrogano sul difficile rapporto tra censura e libertà di espressione online. I social e i vari giganti del web infatti esercitano quotidianamente un controllo sui contenuti che vengono pubblicati sulle loro piattaforme. Ma quando questo controllo è legittimo e quando invece siamo di fronte a censura ingiustificata? Perché le big company del web e dei social, società che in Occidente si fanno portavoce di valori fondamentali come libertà di espressione, inclusione e antirazzismo, si dimenticano sistematicamente di questi valori quando si tratta di fare affari con Paesi che in cui la parola "democrazia" è priva di qualsiasi valore?
Un argomento spinoso che ovviamente è quasi impossibile circoscrivere, soprattutto quando ogni Paese ha una sua specifica legislazione in merito, legislazione che spesso va in aperto contrasto con quella di altri Paesi. Non c'è dubbio comunque che il controllo dei contenuti online, soprattutto nei social, è una delle sfide più complesse e politicamente rilevanti della nostra società. Concetti come libertà di espressione, contro-cultura, controllo delle idee e delle opinioni, ribellione nei confronti di regimi dittatoriali o contestazione delle cosiddette "verità di stato" sono sempre più al centro della discussione pubblica e, inevitabile, al centro delle nostre discussioni nei social. Censura o non censura...
La cattura del boss Matteo Messina Denaro ha riacceso l'attenzione su un tema fondamentale quando si parla di organizzazioni criminali, ovvero la gestione della latitanza. Se negli anni '70 era relativamente più semplice sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine, come emerge dai tanti memoriali di chi all'epoca in Italia scelse la lotta armata, al giorno d'oggi è sempre più complesso (per lo meno apparentemente) vivere in latitanza. Fino a qualche anno fa si pensava ai bunker inespugnabili in cui erano rinchiusi i vecchi capomafia, ma la cronaca di oggi ci presenta boss che vivono in appartamenti che sono decisamente comuni e poco "fortificati". Per non parlare dei vari "jefes" del narcotraffico colombiano o messicano, che vivono latitanze alla luce del sole protetti da veri e propri eserciti personali. Per non parlare dei boss che, come Felice Maniero o Matteo Messina Denaro, hanno da sempre continuato a vivere nelle loro zone d'origine grazie alla collusione della popolazione. In questo nuovo episodio della quarta stagione di TRUE CRIME DIARIES Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro analizzano questi temi, parlando anche di come spesso le catture dei boss siano influenzate da scelte strategiche criminali che vanno al di là del difficilissimo lavoro svolto dalle forze dell'ordine.
Nei primi mesi del 2001 Michele Profeta fredda a colpi di pistola Pierpaolo Lissandron e Walter Boscolo, rispettivamente tassista e agente immobiliare. Le azioni di Profeta scatenarono il panico in città ma, per fortuna, il killer viene catturato prima che riesca a colpire ancora. Una storia che Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro, entrambi padovani, raccontano attingendo ai loro personali ricordi nel tentativo di tratteggiare il profilo di un serial killer che ancora oggi è un vero e proprio mistero. Non ci sono dubbi sulla colpevolezza di profeta: i poliziotti trovano in casa sua una quantità enorme di prove, lui stesso confessa senza problemi. Quello che nessuno riesce a capire è perché Profeta abbia lasciato dietro di sé quella scia di morte: delirio di onnipotenza? Debiti di gioco? Follia? C'era un piano lucido oppure siamo di fronte alle azioni di un uomo in stato confusionale che aveva perduto il lume della ragione? Perché lasciare sui cadaveri delle vittime delle carte da gioco? Perché uccidere in maniera casuale persone con cui non aveva avuto nessun tipo di rapporto? Tante, troppe domande senza risposta in una storia nera che ci lascia con l'amaro in bocca, la storia di Michele Profeta, serial killer per caso.
Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro analizzano l'importanza della logistica nel mondo criminale. Un'analisi di un aspetto troppo spesso sottovalutato da chi si confronta con il crimine organizzato che, invece, ha fatto da sempre della logistica uno dei suoi punti di forza. Dai narcos messicani che riuscirono a estromettere dal mercato i colombiani proprio in virtù della loro posizione chiave in termini logistici, alla grande mafia americana che a partire dagli anni '20 sfruttò le posizioni strategiche di New York e Chicago per diventare potentissima. Il mondo criminale e quello legale spesso viaggiano su binari paralleli e analizzare la logistica criminale significa anche capire come molto spesso la malavita organizzata utilizzi schemi e sistemi tipici delle industrie perfettamente legali... e viceversa.
Il caso dell'omicidio della giovanissima Yara Gambirasio è a tutti gli effetti un caso chiuso. Il colpevole, Massimo Bossetti, sta scontando una sentenza definitiva arrivata dopo tre gradi di giudizio. Per lo stato italiano dunque non c'è nessun dubbio: Bossetti è l'assassinio di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate ritrovata cadavere nel gennaio del 2011. Perché allora il caso è da poco tornato sui giornali? Il motivo è presto detto: la difesa di Bossetti ha chiamato in causa Letizia Ruggeri, Pubblico Ministero che nel 2014 risolse il caso. Ruggeri al momento risulta indagata per depistaggio in merito alla presunta non corretta conservazione dei 54 campioni di DNA rinvenuti sul corpo di Gambirasio, così come ha stabilito il Gip di Venezia Alberto Scaramuzza che ha ordinato la trasmissione degli atti al pm della procura veneta perché proceda all’iscrizione nell’apposito registro. Secondo il Gip, comunque, si tratterebbe semplicemente di un atto dovuto. Claudio Salvagni e Paolo Camporini, i legali di Bossetti, hanno infatti presentato una denuncia per frode processuale e depistaggio alla procura di Venezia. Il punto principale contestato è lo stato di conservazione dei 54 campioni di DNA residui trasferiti, dopo i tre gradi di giudizio, dal San Raffaele di Milano all’ufficio corpi di reato a Bergamo.
Il problema di tutta questa vicenda è che i giudici non hanno mai permesso alla difesa di effettuare le contro-analisi sui reperti di DNA trovati sul cadavere di Gambirasio, contro-analisi che ormai non possono più essere effettuate.
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