Un amore di luogo

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Un amore di luogo episodes

  • Appenzello
    Mentre cammini per le strette vie acciottolate di Appenzello, i tuoi passi si confondono con il mormorio del fiume che scorre lì accanto. Il profumo di legno antico ti avvolge, proveniente dai tradizionali edifici con frontone in legno che si ergono fianco a fianco, come silenziosi guardiani di un passato ricco di prosperità. Qui, un tempo, gli abitanti erano Hofer, cioè signori, chiamati così per la loro ricchezza e notorietà: manifattura tessile, commercio a lungo raggio e servigi in guerre straniere segnavano la vita, e se mentre cammini per strada ascolti bene puoi ancora sentire gli abitanti più anziani appellarsi così a vicenda. Ti avvii verso Sankt Mauritius: la chiesa che è qui da sempre, amata e fortemente voluta dalla comunità. Non bastò certo la distruzione provocata da un incendio devastante, nel 1560, a far dimenticare agli abitanti la sua importanza: la chiesa crollò, ma venne presto ricostruita in tutta la sua maestosità, simbolo di rinascita e di un’epoca in cui, nonostante la tragedia, Appenzello seppe risollevarsi. Più avanti, un edificio che spicca tra le facciate più sobrie di quelli circostanti: è il municipio dalla faccia rossa, proprio accanto al museo della città dove storie di battaglie, commerci e quotidianità prendono vita. Ecco anche la cappella tardo-gotica Heiligkreuz: ha finestre alte e strette, rilievi sulle mura, e sembra quasi sussurrare preghiere antiche. Parole sacre e profane, invocazioni religiose e borbottii sommessi, tutto ritorna: senti il passato, lo vedi nel quartiere di Ried. È uno dei più antichi quartieri popolari in Europa, e subito te ne senti attratto. Le case, antiche e ancora abitate, si stringono l’una all’altra come a proteggersi dal passare del tempo, e tra vicoli stretti e ombreggiati la vita sembra continuare come un tempo. Vai, esplora Appenzello: ogni edificio ha una storia da raccontare, e tu oggi ne fai parte, anche se solo per un attimo.
    3 min
  • Saillon
    Passeggiando per le strette vie di Saillon, il tempo si dilata e si restringe, ti avvolge in una bolla e rallenta, ti trasporta indietro, fino al Milleduecento. Vedi quello che è stato in quello che c’è attorno a te ancora oggi: vigneti tutto intorno, e mura imponenti, intatte e secolari, che avvolgono il nucleo storico del paese proteggendolo ancora.
    Ha quattro entrate soltanto: nord, sud, est e ovest, e due arterie principali che disegnano una croce da un punto all’altro del borgo. In questi quattro quadrati tra le vie, c’è ancora la vita: alcune di queste strade sono coperte, e creano passaggi ombrosi che raccontano storie di secoli passati, mentre altre sono collegate da archi che sembrano sospingerti indietro, ancora indietro. Rimbomba in una qualche memoria passata il clangore delle spade, il suono degli zoccoli dei cavalli sul terreno, e quella data che cambiò il paese: nel 1475 la città fu presa, e l’antico castello fu distrutto.
    Rimane però la torre Bayart, fiera e solitaria sulla collina; guardandola non puoi fare a meno di immaginare i giorni in cui Saillon era un punto strategico conteso, o a quando il leggendario falsario Joseph-Samuel Farinet camminava fra le vie del borgo, trovandovi rifugio.
    Mentre ti avvicini alla collina, intravedi l’ingresso della vecchia cava di marmo, da cui proviene il marmo che ha ornato edifici come l'Opera di Parigi e il British Museum di Londra. Ora la cava tace, ma il suo marmo risplende ancora, lontano.
    Così è Saillon: antica, ma mai superata.
    3 min
  • Kehrsiten: tra semplicità e lusso
    Eccoti a prua del battello, carezzato dal vento: ti affacci a guardare l’acqua tranquilla del lago di Lucerna e a guardare anche te, riflesso, finché non ti viene da alzare la testa. Hai sentito qualcosa: una brezza o un mormorio sorpreso da chi ti sta accanto, e ora che spingi lo sguardo in alto, oltre l’azzurro dell’acqua, ecco che appare Bürgenstock. Le case coloniche color castagna sul litorale si fondono con le pendici della montagna, e per un attimo ti sembra che siano state dipinte così proprio per far risaltare la bianca cappella che si staglia contro il cielo. Costruita nel 1801, dopo che il villaggio fu quasi raso al suolo durante l’invasione francese, la chiesa è simbolo di pace e resistenza, e sorveglia silenziosamente il borso sottostante.
    Sei sceso, ormai, e cammini per le vie del paese: oggi l’odore delle ciliegie mature ti inebria, e scopri che anche centinaia di anni fa i contadini che abitavano qui ogni mattina sentivano lo stesso profumo. Lo dice già il nome: «kirschete» in dialetto locale significa proprio ciliegio, perché venivano coltivati alberi da frutto, così come fioriva l’industria lattiero-casearia.
    Per arrivare a Kehrsiten tu hai scelto il modo tradizionale, via acqua, che fino a poco tempo fa era anche l'unico: da fine Ottocento ci sono anche una strada e una funivia che hanno cambiato le cose. È arrivato anche il mondo moderno: il lusso discreto, il glamour degli anni ’50 e ’60, le grandi star come Audrey Hepburn e Sophia Loren a passeggiare fra le sue strade. Merito del Bürgenstock Resort, con l’hotel di lusso, ristoranti di fama mondiale e impianti sportivi, ma soprattutto merito della bellezza del paese, che è rimasta sempre fedele a se stessa.
    Ti accorgi, qui, che quando ti hanno detto che non si può avere tutto ti hanno mentito: puoi avere il lusso e il relax del complesso termale del resort, ma anche la fatica e la ricompensa del cammino, grazie al sentiero delle scogliere, il Felsenweg, che passo dopo passo si inoltra nella natura incontaminata fino a portarti all’ascensore esterno più alto d’Europa, l’Hammetschwand-Lift.
    La gita è finita: ora che cosa farai?
    3 min
  • La gola del Taubenloch
    La gola di Taubenloch: calcarea e selvatica, di strapiombi e brezze incanalate, di pareti rocciose e cascate che nutrono zolle di muschio e piante acquatiche.
    La gola di Taubenloch è una strada: unisce il Mittelland alle valli del Giura bernese fin dai tempi romani. La gola di Taubenloch è anche una storia, che con la sua struttura geologica parla di 150 milioni di anni fa, e una risorsa, ampiamente sfruttata per fini industriali, ma la gola è soprattutto una spaccatura inattesa. Una piega nella catena, un’incrinatura della pietra solcata dalla Suze, una biscia incastrata nella montagna che porta vento e strapiombi, freschezza e splendore, quando la vorrai attraversare.
    Per arrivare al sentiero della gola di Taubenloch forse hai scelto di percorrere la Via Berna, o magari di prendere un bus che rapidamente ti porta qui dal centro di Bienne. Sei in macchina o cammini da ormai molte ore attraverso pascoli e boschi, cerchi il fresco nel pomeriggio di un’estate caldissima oppure arrivi appena prima di pranzo, pregustando il picnic o la fermata finale al ristorante a fine percorso. Sei tu, da solo, o sei in compagnia: in fin dei conti, quel che conta è che tu sia qui.
    Per quattro chilometri il sentiero ti condurrà tra passerelle sospese e camminamenti incastonati nella roccia, mentre il fiume Suze vortica e si muove ad alta voce, senza vergogna, pieno di vita. Oltre alla passeggiata, la gola continua alternando restringimenti e improvvisi allargamenti sulla valle, cascate che scendono dalle pareti come nastri argentati, e fronde mosse dal vento tra cui potresti quasi intravedere una qualche creatura fiabesca. Insomma: questo è il percorso, a parole. Ma forse è il caso di andarlo a vedere.
    3 min
  • Bauen: il più bel vicolo cieco della Svizzera
    È un vicolo cieco, dice lo chef del Zwyssighaus, il più bel vicolo cieco della Svizzera. Parla di Bauen, il comune più piccolo del canton Uri: per molto tempo è stato un paese quasi inaccessibile, se non attraversando l’azzurro urano del lago dei quattro cantoni o inerpicandosi sulle montagne, sugli stretti sentieri disegnati lungo i loro fianchi.
    Il più bel vicolo cieco della Svizzera: un villaggio rurale unito al resto del mondo ufficialmente solo a fine Ottocento, con l’istituzione di un collegamento a battello e, mezzo secolo più tardi, il collegamento stradale con il mondo esterno.
    Il più bel vicolo cieco della Svizzera: Bauen e il suo clima assurdo per questa regione, più simile a quello del Ticino, con giornate di sole che inzuccherano i kiwi e i fichi negli alberi del giardini, con gli scorci sulle montagne e sul lago, con le case e le trattorie in architettura tradizionale, e nei vuoti tra le costruzioni ancora natura. Ancora scorci, flora mediterranea, ancora mura di terrazzamenti e poi qualche piazzetta, qualche vicolo striminzito da cui guardare il cielo.
    Il più bel vicolo cieco della Svizzera, dice lo chef del Zwyssighaus, e forse la bellezza arriva anche dal luogo in cui lavora. Un tempo casa natìa del compositore dell’inno nazionale svizzero, Alberik Zwyssig, oggi l’edificio ospita un ristorante gourmet, appunto lo Zwyssighaus.
    Nel centro del paese invece sorge un bel monumento dedicato a Zwyssig, e lì accanto passa anche La Via Svizzera, un sentiero di 35 km che attraversa il centro del paese e da Brunnen arriva fino a Seelisberg.
    Se Bauen sia o meno un vicolo cieco, forse potrai capirlo tu: certo è che, a passeggiarci dentro, ti si aprono gli occhi per la meraviglia.
    3 min
  • Saint-Maurice
    La prima impressione, un po’ da lontano, è di una cittadina distesa: appoggiata con la testa alla base della montagna, e allungata con tutto il corpo nella sua valle, con le ultime case a bagnare le dita nel fiume Rodano. Saint-Maurice deve essere davvero comoda, qui nella valle del Rodano, perchè non si muove da centinaia di anni: a partire dai tempi dei romani, quando fungeva da stazione doganale all’ingresso della valle.
    Tu, forse, di Saint-Maurice già conosci qualcosa: il verde tutto intorno, le strade curate e le attività nei pressi, ma probabilmente sei qui per l’abbazia. Non ti è nuova, l’hai già vista in foto sulle cartine e ricordi di aver letto da qualche parte che è patrimonio culturale, ma dal vivo è tutta un’altra cosa. Ecco, sei sul selciato: fondata nel 515 dal primo re burgundo cattolico, l’Abbazia di Saint-Maurice divenne subito un importante centro monastico, ospitando centinaia di monaci, migliaia di pellegrini, e un numero indefinito di preghiere e monologhi interiori. Ora che entri, vedi le vite dei fedeli e dei santi attraverso i tesori ecclesiastici custoditi al suo interno, senti i pensieri di chi qui ha trovato rifugio.
    Fai un passo ancora più indietro, e scopri che l’abbazia sorge presso un’antica sorgente, che si dice già in epoca romana fosse sede di un tempio dedicato alle ninfe o a Mercurio. C’è qualcosa, nelle acque e nel sottosuolo, qui, che gorgoglia e ti avvolge e ti invita a fermarti. Puoi farlo: all’estremità della cittadina ci sono Les Bains de Lavey, con le acque termali più calde della svizzera, o le grotte delle fate, con più di cinquecento metri di curve scavate naturalmente nella roccia della montagna, che si concludono con un laghetto sotterraneo e una cascata.
    Ecco, hai fatto quasi tutto: non resta che esplorare il nucleo più antico, con gli edifici risalenti a dopo l’incendio del 1693, costruito lungo la Grand-Rue» che in età romana era arteria di collegamento. Cammina fra le sue vie, fra le sue vene scoperte: sentirai come batte il cuore di Saint-Maurice.
    3 min
  • Bremgarten
    Scorre la Reuss, scorre impetuosa e tortuosa, un fiume dal nome di donna che attraversa la Svizzera centrale, scorre e si arrotola, si piega, si incastra. Segue la corrente, fin quasi alla foce, e in un’ansa della valle, ecco una fortezza con testa di ponte, voluta dagli Asburgo. Dal fiume, il nome: un tempo, la sponda si chiamava "Breme", e così nacque Bremgarten.
    Sei in una cittadina medievale su una penisola, snodo importante del commercio, punto di scambio aiutato dal maestoso ponte di legno coperto, che dal cinquecento protegge e si affaccia sulla città.
    Oggi Bremgarten è capoluogo dell’omonimo distretto, e si suddivide in una città alta sull’ altopiano, e dopo un ripido pendio, sulle sponde del fiume, la città bassa.
    Bremgarten è tutta una viuzza e un edificio storico, e ancora conserva parte dell’alta cinta muraria, delle antiche porte e le torri: la sagoma della città è così tracciata.
    Nella città alta non puoi perderti lo Schlössli e la Marktgasse, su cui si affacciano le imponenti file di case. Trenta metri più giù, nella città bassa, ecco invece le torri «Hexenturm» e «Hermannsturm», e appena fuori dalle mura il complesso ecclesiastico con la sua chiesa posta trasversalmente e l’ex convento delle suore, nodo del luogo.
    Le antiche porte della città e le torri, nonché le case a bovindo decorate, regalano a Bremgarten un’atmosfera medievale che si percepisce ancora oggi, come un respiro che si mescola al vento buono del fiume. Tra le strade acciottolate e le mura intrise di storia, la vita scorre lenta, accompagnata dal suono senza fine della Rauss, lo stesso fiume che da centinaia di anni accarezza le sponde di Bremgarten.
    3 min
  • Erlenbach im Simmental
    Villaggio agricolo, centro urbanizzato, punto di snodo: scoprirai che Erlenbach ha tanti volti, a seconda di come lo guardi.
    Oggi sei sulla strada principale, che divide il paese: a ovest hai il Kleindorf, primo nucleo, mentre a est, sovrastato dalla chiesa medievale, il Grossdorf.
    Tutto intorno, il verde ti riempie gli occhi: il paesaggio prealpino, morbido allo sguardo, sembra un lenzuolo disteso sulla terra, senza increspature né ombre, e forse più tardi ti stenderai sui suoi pascoli brillanti.
    È presto, però: prima c’è molto da vedere, a cominciare dalle case della Simmental. Sono grandi costruzioni in legno, intarsiate e dipinte a mano a partire dal cinquecento, quando la valle cominciò ad arricchirsi grazie all’allevamento e l’esportazione di bestiame, soprattutto cavalli. Si dice che a inizio Ottocento persino Napoleone acquistò i cavalli della valle per la sua armata, e Napoleone o no, i risultati di questo commercio fiorente si vedono. Le case della Simmental sono ornate d’intagli, con disegni dettagliati ispirati alla natura: erbe e animali, l’immancabile orso di Berna, e sul tetto lune e stelle e soli, iscrizioni devote che invocano protezione. Sono tante, tutte diverse, si dice ornate a sentimento: e puoi scegliere di visitarle e scoprirne ogni particolare attraverso i tour organizzati, dentro e attraverso la valle.
    Erlenbach è diventato un centro mercantile importante nel ‘500, ma anche quando, trecento anni dopo, la ferrovia ha sostituito i cavalli, non ha smesso di crescere: mucche e formaggi e artigianato venivano curati, plasmati, ed esportati proprio da qui. Per una testimonianza visiva, fai rotta verso la piazza, e cerca l’Agensteinhaus: nell’edificio è custodito un museo che ad oggi racconta, tramite reperti e artigianato, la storia di questo insediamento.
    Se sei fan dell'architettura continua a passeggiare nel paese: tra le tipiche case con fronte ad arco edificate dopo l’incendio del 1765, le locande storiche e la casa parrocchiale con la cosiddetta Pfrundscheune, edificio utilitario prebendale accanto alla chiesa, ti si riempiranno gli occhi.
    Se ancora non ti basta, fai una cosa: prendi ancora la via principale, quella che ormai conosci, e esci dal centro abitato. Cammina o prendi la funivia, perditi tra i sentieri o punta dritto allo Stockhorn, e da qui goditi la vista mozzafiato sulla valle Simmental.
    3 min
  • Ufenau: un viaggio di oltre mille anni
    Nelle acque tranquille del Lago di Zurigo, a un chilometro dalla riva di Pfäffikon, si trova l’isola più grande della Svizzera, e una tra le più affascinanti: sei a Ufenau, circondata di azzurro e dipinta di verde, con i suoi grandi prati e gli edifici antichi, memoria di secoli di storia.
    Passeggiando per l’isola, ti ritrovi immerso in un Altrove: il terreno forma un bacino naturale, ai cui margini si ergono la casetta di vedetta e le chiese, mentre al centro, la locanda con i suoi tavoli all’aperto ti chiama a fermarti e respirare l’aria buona che c’è qui.
    Per comprendere Ufenau, torni indietro di oltre mille anni. Passi attraverso le radici e le pietre, ti infili nella terra, apri gli occhi su un antico tempio romano: oggi puoi vederne i resti, sotto la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, eppure ti sembra di vederlo interno, troneggiante sui prati selvatici.
    Nel 965, l’isola divenne proprietà dell’abbazia di Einsiedeln, che la custodì come un gioiello verdeggiante, e fece costruire i più maestosi edifici dell’isola: le due chiese romaniche consacrate nel 1141, che dominano Ufenau con la loro austera semplicità. Qui, nel silenzio e la penombra delle navate uniche, tra le antiche murature e i volumi semplici, sembra quasi di respirare la stessa atmosfera del Medioevo, di vedere cavalieri e stendardi, parole antiche e odi struggenti.
    Ufenau ha visto passare anche figure importanti, come il cavaliere Ulrich von Hutten, che trovò qui il suo ultimo rifugio e venne poi per sempre ricordato grazie ai versi di C. F. Meyer.
    Nel XVII secolo, nuovi edifici si aggiunsero al paesaggio: la casetta di vedetta e la casa dei fittavoli, immerse in un vasto prato. Con l’apertura della locanda e il servizio di battelli a vapore, l’isola divenne una meta ambita per gli escursionisti, proprio come te. Nel 1927, Ufenau fu dichiarata riserva naturale, preservando così la sua bellezza incontaminata e il fascino antico degli edifici.
    Ora che sei qui, il sentiero che circonda tutta l’isola ti conduce tra prati, chiese, la cappella e la locanda barocca, dove puoi rilassarti sotto l’ombra dei platani, gustando le specialità locali e aprendo ancora una volta gli occhi: allora, in che tempo ti trovi?
    3 min
  • Flüeli-Ranft: pace sacra e profana
    All’ingresso della valle Melchtal, troneggiante sulla cresta del crinale, c’è un piccolo villaggio immerso nel verde e affacciato sulle viste del Lago di Sarnen: si tratta di Flüeli-Ranft.
    Tra i suoi sentieri è cullata la storia collettiva della Svizzera, il suo destino e le sue svolte, grazie alla figura di un personaggio leggendario eppur realmente esistito: agricoltore, cavaliere, magistrato e santo, qui nel ‘400 nacque e predicò il patrono della Svizzera, San Nicolao della Flüe.
    Ricevuta la chiamata di Dio, ormai già adulto e con una famiglia numerosa, San Nicolao decise di abbandonare la vita che si era costruito in favore dell’eremitaggio; si trasferì su un prato scosceso del Ranft, all’estremità della foresta, dove per trent’anni non toccò cibo ne acqua, e dedicò la vita alla contemplazione e la preghiera. La sua fama crebbe velocemente: a chiedere consigli al saggio arrivarono prima i compaesani, poi figure politiche importanti. Si dice che grazie a lui comunità rivali giunsero a convivere, e vennero evitate guerre fratricide durante gli anni di discordia fra i cantoni: così la Svizzera rimase unita, e San Nicolao divenne simbolo di pace.
    Ecco, oggi sei anche tu qui. La senti l’aria fresca della valle? E la calma tra i suoi sentieri, l’atmosfera solenne delle sue alture? Qui puoi viaggiare attraverso la vita e i simboli del santo, visitando i monumenti commemorativi e la cappella Sankt Karl Borromäus, dove secondo la leggenda, per intercessione di San Nicolao venne spento l’incendio che stava bruciando Sarnen.
    Prosegui ancora, scendi la collina: troverai l’insediamento rurale del santo prima che tale diventasse, quando ancora viveva in una casa che ormai è diventata il centro del pellegrinaggio. Percorri la strada del pellegrini, attraversa il Ranft: superato il fiume troverai anche la Müsli Kapelle dedicata a Ulrich, discepolo e compagno di San Nicolao, e sull’altro pendio la cappella Sankt Niklaus. Tra i luoghi più suggestivi, non perdere la gola del Ranft: qui, nel 1468, accanto alla cella di San Nicolao venne costruita la cappella superiore del Ranft, presto ampliata con la cappella del Ranft inferiore, quando fu chiaro che i pellegrini non sarebbero diminuiti, ma anzi cresciuti con gli anni.
    Non è tutto: già che sei arrivato alla gola, guarda lì accanto: troverai un edificio in stile liberty, che svetta in mezzo alla valle. Ha i colori del tramonto, finestre geometriche e camere con vista mozzafiato. Si tratta dell’Hotel Paxmontana, e se tra una cappella e una visita sacra vorrai concederti una pace profana, è forse il posto che fa per te.
    4 min

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Lo sapevi che esiste un inventario del patrimonio paesaggistico e culturale unico al mondo? In Svizzera, l’Ufficio federale della cultura ha catalogato oltre 1200 insediamenti, distribuiti in tutti i Cantoni. Si chiama ISOS, un’iniziativa straordinaria che preserva villaggi pittoreschi, paesaggi naturali mozzafiato e affascinanti edifici storici, testimoni della ricca diversità culturale del paese.