Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme!

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By Graziana Filomeno - italiano onlineEducationHow ToCoursesLanguage Learning
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Learn Italian with LearnAmo - Impariamo l'italiano insieme! episodes

  • CASA MARIA LUIGIA: un’esperienza a 3 STELLE… MICHELIN!
    In questo articolo mettiamo da parte lo studio teorico della grammatica e della cultura italiana per portarvi con noi a vivere un'esperienza a 3 stelle Michelin! Infatti, siamo andati nella campagna subito fuori la città di Modena, dov'è situata Casa Maria Luigia - questo è il nome della villa che lo chef stellato italiano Massimo Bottura e sua moglie Lara hanno comprato e trasformato in una sorta di albergo, una guest house.













    L'esperienza a Casa Maria Luigia



    Qui a Casa Maria Luigia si può provare il loro tasting menù, il menù degustazione di 9 portate con i piatti più popolari dello chef, che hanno fatto la storia del suo famosissimo ed esclusivissimo ristorante Osteria Francescana. Il menù degustazione costa 310€ a persona, e c’è anche l’opzione di aggiungere una degustazione di vini per 140€ a persona, per accompagnare ogni portata del menù.



    Prima di parlarvi di tutto il cibo delizioso, dobbiamo assolutamente raccontarvi dello Chef che ha reso tutto questo possibile: Massimo Bottura.



    MASSIMO BOTTURA: chef, appassionato d'arte e filantropo



    Per chi non lo conoscesse, dovete sapere che Massimo Bottura è, a Modena, in Italia e probabilmente nel mondo intero, una leggenda tra gli amanti e gli intenditori del buon cibo.



    Nato e cresciuto nella città di Modena, dopo varie esperienze in giro per il mondo, nel 1995 è tornato a Modena e ha rilevato una trattoria nel centro della città, chiamata Osteria Francescana. Il suo intento è quello di unire i piatti della tradizione locale con l’arte contemporanea, di cui è un grande appassionato. Ha ricevuto la sua prima stella Michelin nel 2002, la seconda nel 2006 e la terza nel 2012, oltre a una miriade di altri premi e riconoscimenti. Tra le altre cose, è da anni ai primi posti nella lista dei World’s 50 Best Restaurants e più volte è stato anche primo.



    A Modena, tutti lo stimano perché ha aiutato notevolmente la città, anche nei momenti più difficili, come a seguito del terremoto del 2012: come racconta nell’episodio a lui dedicato della serie Netflix “Chef’s Table”, infatti, dopo questo disastro, ha inventato il piatto “risotto cacio e pepe” per far sì che l’azienda produttrice del Parmigiano Reggiano potesse vendere in tutto il mondo le sue scorte di formaggio, che altrimenti sarebbero state distrutte dopo il terremoto.







    La VILLA: una "casa lontano da casa"



    A maggio del 2019 ha deciso di acquistare con sua moglie questa proprietà per garantire ai loro ospiti un’esperienza in più: quella di una “casa lontano da casa”. Questa villa, completamente a disposizione degli ospiti, comprende un totale di 12 stanze, tra cui una cucina, una sala di intrattenimento, una sala per i liquori e anche una della musica - qui, gli ospiti possono girare a loro piacimento, mangiare, bere e fare quello che vogliono. All'esterno della villa troviamo il giardino, anch'esso incredibile. Inoltre, possiamo trovare un orto, un campo da tennis, una piscina, un laghetto...e tantissimo verde!







    La CENA: un'Esperienza FAMIGLIARE e DOMESTICA



    L’idea di esperienza famigliare e domestica della villa ritorna anche nella sala del ristorante, dove Massimo e Lara hanno voluto “rompere” la parete tra la cucina e la sala, così che gli ospiti possano vedere i cuochi all'opera. In più, i tavoli sono molto grandi: questo consente alla gente di condividere il proprio tavolo con altre persone, di fare conversazione e di avere un’esperienza sociale - un'idea super promossa, per quanto ci riguarda!







    La CENA: il Menù



    26 min
  • VALERE LA PENA – 5 errori comuni fatti dagli stranieri (e da qualche italiano)
    Se c’è una locuzione che tutti gli stranieri vogliono utilizzare quando parlano italiano, quello è VALERE LA PENA. In effetti, siccome noi italiani lo usiamo molto spesso, per uno straniero questo è uno di quei verbi che fa subito suonare il proprio italiano più naturale. E fin qui siamo tutti d’accordo. Il problema è che questa è una costruzione verbale molto particolare, molto facile sbagliare. In questo video vedremo insieme i 5 errori più comuni fatti dagli stranieri (e anche da qualche italiano) con il verbo VALERE LA PENA.













    Come usare VALERE LA PENA



    Innanzitutto, cosa significa questa locuzione in italiano?



    Dunque, VALERE LA PENA significa “convenire, essere vantaggioso, meritare l’impegno e lo sforzo che richiede”.



    E adesso vediamo un po’ come si usa e quali sono gli errori più frequenti commessi con questa locuzione: comincerò da quelli apparentemente più comuni tra i principianti, e poi pian piano vedremo gli errori commessi anche dagli avanzati e da qualche madrelingua!



    1 - è vale la pena



    Un errore che noto spesso è l’uso di “vale la pena” come se fosse un aggettivo, quindi insieme al verbo “essere”.



    Questo uso è completamente sbagliato, perché l’espressione “vale la pena” ha già il suo proprio verbo (“valere”), quindi non ha bisogno di un altro!



    Una cosa può “essere” conveniente o “essere” vantaggiosa, ma una cosa può “valere” la pena.



    Ad esempio:



    Un film vale la pena.



    Viaggiare vale la pena.



    Gli studi valgono la pena.







    Come potete notare, il verbo “valere” concorda in base al soggetto, cioè la cosa che è conveniente.



    Se quello che “vale la pena” è già stato menzionato prima e non vogliamo ripeterlo, useremo “valere la pena” con la particella NE, che vi fa riferimento ma evita la ripetizione.



    Ad esempio:



    Pensi che dovrei guardare l’ultimo film di James Bond?Oh sì! Ne vale assolutamente la pena!



    Secondo te, gli studi di Medicina sono una buona opzione per i giovani?Sono duri, ma ne valgono la pena, sicuramente.







    2 - valuto



    Un altro degli errori più comuni riguarda il participio passato del verbo.



    Sento spesso dire cose come “Ha valuto la pena”.



    Ebbene, è sbagliato. Infatti, il participio passato del verbo “valere” è VALSO.



    … e questo ci porta subito a parlare di un’altra questione, completamente relazionata:







    3 - ha valso o è valso?



    Cioè, il verbo “valere” prende l’ausiliare “essere” o “avere” nei tempi composti, come per esempio il passato prossimo?



    Nella forma “valere la pena”, il verbo prende come ausiliare “essere”.



    Ma vediamo un po’ come si può utilizzare in contesti reali.



    Se il soggetto è presente nella frase, il verbo concorderà con lui:



    Quel viaggio in Thailandia è valso la pena, perché ci ha permesso di scoprire nuove culture.



    Tutti i miei sacrifici sono valsi la pena, perché mi hanno permesso di essere qui. (—> sono valsi, perché concorda con “i sacrifici”)







    Devo dire, però, che si usa meno spesso così. Si usa più frequentemente nella forma che stiamo per vedere.



    15 min
  • MENTRE o DURANTE? Significati, usi ed esempi!
    "MENTRE la festa" o "DURANTE la festa"? "MENTRE facevo" o "DURANTE facevo"? In questa lezione parleremo di MENTRE e DURANTE, due parole che vengono spesso confuse, ma che in realtà si usano in modi piuttosto diversi! Vediamo di fare un po' di chiarezza insieme...













    MENTRE



    MENTRE ha diversi significati e usi, ma in ognuno di loro è sempre seguito da un verbo.







    1 - Significato TEMPORALE



    In questo caso, MENTRE ha il significato di “nel tempo in cui, intanto che”.



    Perciò, indica un’azione (espressa da un verbo) che si svolge nello stesso momento di un'altra azione (espressa da un altro verbo).



    Tali azioni possono essere svolte al presente, al passato o al futuro.







    Vediamo degli esempi:



    Mentre faccio la doccia, ascolto la musica.



    In questa frase, entrambe le azioni sono svolte nel presente. La parola MENTRE ci dice che l'azione di "ascoltare la musica" si svolge nello stesso momento dell'azione di "fare la doccia".







    Domani, mentre io lavorerò, tu pulirai tutta la casa. Non te ne dimenticare!



    In questa frase, entrambe le azioni saranno svolte nel futuro. La parola MENTRE ci dice che l'azione di "lavorare" si svolgerà nello stesso momento dell'azione di "pulire la casa".







    Questa mattina, mentre Paola preparava il pranzo, io facevo shopping su LearnAmo Collection.



    Questa mattina, mentre facevo la doccia, è andata via l’acqua.



    In entrambe queste frasi, le due azioni sono state svolte nel passato. Però, a proposito del passato, è doveroso fare una precisazione!



    Infatti, quando MENTRE collega due azioni passate, ci possono essere due casi:



    1. MENTRE + imperfetto, imperfetto



    Entrambi i verbi sono coniugati all'imperfetto se le due azioni si svolgono parallelamente, cioè allo stesso tempo, e continuano senza che una interferisca con l'altra.



    Questa mattina, mentre Paola preparava il pranzo, io facevo shopping su LearnAmo Collection.







    2. MENTRE + imperfetto, passato prossimo



    Invece, se c'è un'azione che continua nel tempo e un'altra che, in un preciso momento, la interrompe, la situazione cambia. MENTRE seguito da un verbo all'imperfetto esprime l'azione che continua nel tempo, invece un verbo al passato prossimo indica l'azione che va a interrompere.



    Questa mattina, mentre facevo la doccia, è andata via l’acqua.







    2 - Significato AVVERSATIVO



    In questo caso, MENTRE ha il significato di “invece, laddove, al contrario”, cioè esprime una cosa contraria a quanto detto prima.



    Per esempio:



    Hai voluto fare di testa tua, mentre avresti fatto meglio ad ascoltare i miei consigli.



    Mio fratello è vegano, mentre io mangio qualsiasi cosa!



    In questo caso, MENTRE può essere rafforzato aggiungendo l’avverbio invece (il significato non cambia, semplicemente si rafforza).







    Per esempio:



    Che bello! Sono arrivate le cose che avevo ordinato su Amazon! Le aspettavo domani, mentre invece sono arrivate oggi!







    3 - IN QUEL MENTRE



    In questo caso,
    15 min
  • Il CARNEVALE in ITALIA: Storia, Tradizioni ed Espressioni!
    Il Carnevale ormai è alle porte e qui in Italia ci prepariamo a festeggiarlo come si deve! Essendo una festa molto antica e diffusa su larga scala, ogni Paese lo festeggia in modo diverso. Dovete sapere che ogni regione ha le proprie tradizioni per festeggiare in pompa magna l'ultimo giorno prima dell'inizio della quaresima, il periodo che precede la Pasqua - degli esempi? Parate, travestimenti, cibi particolari, ma anche maschere (e no, non si tratta solo di 'maschere' di trucco). Se siete curiosi di sapere di più sulle tradizioni italiane per festeggiare il Carnevale, la sua antica storia e tutte le espressioni della nostra lingua legate alle maschere, non dovete fare altro che continuare a leggere questo articolo!













    Il CARNEVALE: una Tradizione Antichissima



    Il Carnevale sembra una festa da niente, ma in realtà è antichissima: risale addirittura all'antica Roma e più in particolare, alle festività chiamate "i Saturnali" - durante queste feste tutti si lasciavano andare, si liberavano da obblighi e impegni, e si dedicavano allo scherzo e al gioco. La tradizione della maschera è nata proprio all'epoca, quando tutti si maschervano per festeggiare - ciò permetteva di eliminare, minimizzare le differenze sociali tra ricchi e poveri. Questi festeggiamenti all'insegna della libertà erano giustificati dalla loro idea che "una volta l’anno, è lecito impazzire" e difatti, dopo le festività tutto tornava alla normalità.



    L'evoluzione di tali festeggiamenti ha subito un cambiamento drastico con l'arrivo del Cristianesimo, ovvero quando la Chiesa decise di mettere fine a queste feste poiché considerate "selvagge": da quel momento in poi il Carnevale è diventato più tranquillo ed ha iniziato ad essere associato alla religione.



    Per quanto riguarda l'etimologia della parola "Carnevale", essa deriva dal latino “carnem levare”, cioè “eliminare la carne”. Il giorno di Carnevale era proprio l’ultimo prima della Quaresima, il periodo di 40 giorni prima della Pasqua, durante il quale non si poteva mangiare carne.



    Ma basta parlare della storia...passiamo alle famose maschere di Carnevale!



    Le MASCHERE di Carnevale



    Le maschere sono ancora oggi una parte fondamentale del Carnevale. Quelle italiane più tipiche sono Pulcinella, Pantalone, Colombina, Arlecchino, Brighella, Balanzone e Pierrot - vediamole ora più da vicino!



    Pulcinella è forse una delle maschere di più famose, resa facilmente riconoscibile dal suo aspetto: porta abiti e un cappello bianco, mentre sul viso porta una maschera nera dal naso molto lungo. Originata intorno al Seicento, Pulcinella è la maschera che rappresenta pigrizia e goffaggine. Sono molte le teorie che accompagnano il nome di questa maschera - quella più accreditata ha a che vedere con il suo naso adunco, ergo il suo aspetto da "pulcino".



    Pantalone, invece, è il tipico mercante Veneziano del Cinquecento: vecchio e avaro. Come Pulcinella, anche lui indossa una maschera nera dal naso adunco, mentre i suoi abiti sono rossi - porta infatti una calzamaglia e blusa rosse, un cappellino floscio e rosso, e un mantello scuro.



    Colombina, a differenza delle prime due maschere, non ha il viso coperto. E' quasi sempre raffigurata con un bustino stretto e un'ampia gonna a balze di colore blu. Viene corteggiata da Pantalone, sebbene il suo amato sia...



    ...Arlecchino! La maschera più popolare è proprio quella che ricopre il ruolo di servitore spensierato e allegro. In italiano, il suo nome è ormai sinonimo di "multicolore" proprio per il suo vestito a losanghe colorate; sulla testa porta invece un cappello bianco e, come gli altri uomini,
    14 min
  • Tutto quello che DEVI sapere (e che nessuno ti ha MAI detto) sul CONGIUNTIVO ITALIANO
    Anche dopo aver passato mesi a imparare la coniugazione dei quattro tempi del congiuntivo italiano e dopo aver appreso quando usarlo e quando non usarlo, rimangono ancora moltissimi dubbi a proposito del congiuntivo italiano (dubbi che, spesso, hanno anche gli stessi italiani). In questa lezione, andremo a vedere i 5 DUBBI (sul CONGIUNTIVO) che tutti hanno avuto almeno una volta nella vita e a cui mai hanno avuto una risposta. Prepara carta e penna! Ci sarà da prendere appunti!













    Domande FREQUENTI sul congiuntivo italiano







    1 - È vero che il congiuntivo italiano è morto (o comunque sta per morire)?



    In effetti, si sente sempre più raramente, soprattutto nell’italiano parlato. La causa principale di questo sono le sue regole complesse, che lo rendono difficile da gestire per molti.



    Questo è un peccato, perché il congiuntivo dà delle sfumature in più alla lingua, la rende più interessante e raffinata. 



    Ma allora perché noi stranieri dobbiamo studiarlo, se anche gli italiani lo usano sempre meno?



    Il congiuntivo va imparato perché offre una visione più completa e ampia sulla lingua, un bagaglio maggiore e una maggiore consapevolezza e padronanza dell'italiano.



    Una volta che lo avrai studiato e compreso, potrai decidere se farne a meno o se utilizzarlo! Figo, no?



    E non lo dice solo LearnAmo, ma queste sono anche le parole di Maria Luisa Altieri Biagi, una linguista italiana, studiosa di grammatica e storia della lingua italiana.







    2 - Perché il congiuntivo non si usa con espressioni come “forse”, “probabilmente”, “secondo me” anche se queste esprimono dubbi, incertezze o soggettività?



    Perché congiuntivo non può mai essere il verbo principale nella frase.



    Cosa si intende per “verbo principale”? Il verbo principale è quello che regge tutta la frase e da cui tutti gli altri verbi della frase dipendono. Il verbo principale ha un proprio significato da solo, perciò può anche essere l'unico verbo della frase.



    Al contrario, il congiuntivo può solo dipendere da un altro verbo. Dunque, è vero che il congiuntivo è il modo dell’incertezza, del dubbio, della soggettività, ma si usa solo se dipende un altro verbo che esprime questi significati (come: pensare, credere, bisognare, essere felice/triste... Se non conosci tutti i verbi e le espressioni che reggono il congiuntivo, dai un'occhiata alla nostra lezione su quando usare il congiuntivo).



    Invece, “forse”, “probabilmente”, “secondo me”, "dal mio punto di vista" (e simili) sono espressioni che non contengono un verbo, quindi non c’è nulla che possa reggere il congiuntivo.



    Diremo quindi, ad esempio:



    Forse hai ragione.



    Probabilmente dovevamo andare via prima.



    Secondo me hanno avuto una bella idea.



    Dal mio punto di vista, siamo al sicuro.



    In queste frasi, il verbo sottolineato è il verbo principale, nonché l'unico verbo, perciò non avremmo mai potuto avere un congiuntivo al suo posto.







    3 - Ci sono dei casi in cui il congiuntivo è il verbo principale della frase? Quali sono questi casi? 



    Sì, ci sono dei casi in cui il congiuntivo può essere il verbo principale della frase, ma si tratta di casi molto particolari.



    Nello specifico, nelle frasi in cui questo succede, il congiuntivo ha valore:



    esortativo,
    16 min
  • Parole & Espressioni da usare AL CINEMA in Italia: impara a parlare di FILM in Italiano!
    L’odore dei pop corn, le poltrone comode, il buio, i suoni amplificati, lo schermo gigante. Il cinema è veramente un’esperienza sensazionale! Ma in ogni caso, anche chi non ama andarci, guarda i film, no? E a tutti piace parlare dei film che ha visto, che vedrà o che non vuole vedere per niente! Spesso, però, a molti stranieri mancano le parole di base per parlare di film e di cinema! Oggi, infatti, io e Annagrazia abbiamo in programma una bella serata rilassante! Rimanete con noi per apprendere le espressioni giuste per parlare di film in italiano!













    Dialogo italiano al cinema!







    In questo video vi offro tutta una serie di parole ed espressioni più usate in Italia quando si va al cinema e quando si parla di un film! Vedremo come sempre prima i nostri dialoghi e poi la spiegazione delle espressioni!







    -Cosa facciamo stasera?



    -Perché non andiamo al cinema? Ci sono tanti film interessanti in programmazione in questo periodo!



    -Sì, buona idea, è da un po’ che non ci vado. Quali film danno oggi?



    -Ce ne sono diversi… Tu che genere preferiresti? Una commedia, un film drammatico o un film d’azione?



    -Il mio film preferito in assoluto è Le Pagine della Nostra Vita, quindi direi… che sono sempre a favore di un bel film drammatico. Che ne dici?



    -Che palle! Non ho proprio voglia di piangere al cinema e uscire con gli occhi gonfi e il mascara sbavato… Ma se proprio ci tieni, possiamo vedere questo. Mi attira la locandina!



    -Mmmh… Fammi cercare la trama su internet…



    -Va bene, io intanto leggo qualche recensione.



    Quando si dice che un certo film è in programmazione, significa che lo hanno inserito nel programma di quel giorno (o di quella settimana), cioè nella lista di film che la gente può vedere in quella giornata.



    Se un film è “trasmesso” al cinema, in genere si dice che “lo danno” al cinema. “Trasmettere”, invece, è più usato per i programmi in tv.



    Un film, poi, “esce” al cinema in un determinato giorno (chiamato “giorno di uscita”), cioè la data a partire dalla quale è possibile trovarlo e vederlo al cinema.



    Possono esserci vari generi di film, per esempio:



    Commedia: genere cinematografico la cui caratteristica essenziale è la predominanza di elementi comici o umoristici e di vicende che presentano un aspetto ironico.



    Drammatico: la definizione di genere drammatico è difficile da dare, perché racchiude un’immensa quantità e varietà di film. Ma in generale questi sono accomunati da uno stile e da temi più "seri" rispetto alla commedia e dall’approfondimento della personalità e delle emozioni dei personaggi.



    Film d’azione: pellicola in cui ci sono perlopiù sequenze d’azione, come combattimenti, inseguimenti, scontri fra automobili o esplosioni. Di solito al centro della narrazione ci sono le peripezie di un cosiddetto “eroe”.



    La locandina di un film è un cartello che serve per pubblicizzare un determinato film: contiene il titolo del film, la data di uscita e i nomi degli attori principali.



    La trama è invece l’insieme delle vicende e dei fatti che compongono la storia del film.



    La recensione è un testo personale, in cui l’autore analizza criticamente qualcosa (un libro, un film, un ristorante, un albergo…), fornendo le cose positive e quelle negative, da un punto di vista che prova ad essere il più oggettivo possibile.




    19 min
  • 10 PROVERBI ed ESPRESSIONI sul MATRIMONIO in italiano
    L’Italia è un Paese ricco di usanze e tradizioni che rappresentano un bagaglio culturale di inestimabile valore. Alcune di queste tradizioni sono molto evidenti nel rito del matrimonio, considerato un aspetto importante della cultura italiana. La celebrazione di questo evento, infatti, la dice lunga sugli usi e costumi di un popolo, etnia o religione. In questo articolo vi proponiamo 10 proverbi italiani sul matrimonio!













    10 Proverbi per Imparare la Lingua Italiana



    Sicuramente in millenni di storia il rito del matrimonio è cambiato continuamente, riflettendo la cultura e la società di ogni epoca; ma, ciononostante, le usanze e i principi su cui si fonda sono rimasti intatti. Anche nel caso del matrimonio, sono molti i detti e i proverbi usati dagli italiani. Scopriamoli insieme!



    1. TRA MOGLIE E MARITO NON METTERE IL DITO



    Non è opportuno intromettersi nelle questioni che riguardano i coniugi.



    L’espressione viene considerata come un invito a non esprimere commenti o giudizi riguardo una questione privata, perché solo il marito e la moglie sono a conoscenza dei dettagli e del contesto.



    "Ho provato a dare un consiglio ad entrambi mentre litigavano, ma alla fine ho peggiorato la situazione! Ho imparato la lezione: tra moglie e marito non mettere il dito!"



    2. MOGLIE E BUOI DEI PAESI TUOI



    Meglio sposare una donna dello stesso Paese/territorio.



    Il proverbio risale probabilmente all’epoca contadina, in cui i buoi rappresentavano il sostentamento economico della famiglia e conveniva quindi acquistare quelli locali per essere sicuri della loro qualità. Allo stesso modo, trovare una moglie dello stesso Paese avrebbe riservato meno sorprese per il matrimonio, in quanto condivideva gli stessi usi e costumi.



    Il detto quindi è usato in senso dispregiativo perché mette in evidenza la diffidenza nel caso di rapporti sentimentali con persone che provengono da un Paese straniero.



    "Luca diceva sempre “moglie e buoi dei paesi tuoi”, ma inaspettatamente si è innamorato durante il suo viaggio in Giappone e ora sta per sposare la sua fidanzata giapponese!"



    3. NÉ DI VENERE NÉ DI MARTE NÉ SI SPOSA NÉ SI PARTE (né si dà principio all’arte)



    Di martedì e di venerdì non ci si sposa, non si parte per un viaggio e non si cominciano nuove attività, soprattutto se creative.



    Secondo questo detto il martedì e il venerdì sono i giorni più sbagliati per intraprendere qualsiasi tipo di attività. Il martedì è il giorno di Marte, Dio della guerra quindi ogni azione potrebbe risultare un fallimento. Il venerdì, invece sarebbe il giorno in cui sono stati creati gli spiriti maligni. Si tratta, quindi, di un’espressione superstiziosa che si basa sul concetto della sfortuna e riguarda anche il matrimonio.



    "Marco e Sofia si sono sposati di venerdì 17 e ora stanno per divorziare. Non mi stupisce… Già il 17 porta sfortuna, in più di venerdì! Lo sanno tutti che né di Venere né di Marte né si sposa né si parte…"



    4. DIO LI FA E POI LI ACCOPPIA



    Detto di una coppia di persone che sono così simili, in accordo e in sintonia che sembra che la loro unione sia stata proprio pianificata da Dio.



    Il proverbio ha origini antiche e popolari: due persone che hanno molti aspetti caratteriali o passioni in comune, decidono generalmente di passare il resto della vita insieme sposandosi. Molto spesso è anche usato in senso ironico e sarcastico, quando due persone (non necessariamente in una relazione sentimentale) ne combinano di tutti i c...
    17 min
  • Parole ed ESPRESSIONI da usare in un AEROPORTO italiano (dialogo)
    Salve a tutti e benvenuti a bordo di VoliAmo, la compagnia aerea di LearnAmo! Preghiamo i passeggeri di allacciarsi le cinture e prepararsi alla partenza. In questo volo, impareremo insieme le parole e le espressioni italiane più comuni in aereo e in aeroporto. Vi ricordo che le uscite di sicurezza sono a portata di click, ma speriamo che rimarrete con noi fino alla fine. Buon viaggio!













    Al Check-in



    Il check-in (sì, usiamo la parola inglese) è la prima cosa da fare non appena si arriva in aeroporto: si tratta di un controllo sul passeggero e sui propri bagagli.



    A: Buongiorno, qual è la sua destinazione?



    B: Buongiorno a Lei! Vado a Milano.



    A: Ha già fatto il check-in online?



    B: Sì.



    A: Mi può mostrare la carta d’imbarco?



    B: Certo, ecco a Lei. Però… Mi chiedevo… Sarebbe possibile cambiare il mio posto? Ho un posto corridoio ma ne vorrei uno finestrino.



    A: Mi dia un attimo, così controllo. Posso vedere il Suo passaporto / carta d’identità?



    B: Certo, eccolo!



    A: Grazie! Vediamo se c’è qualche altro posto libero… Oh sì! C’è! Lei può avere il suo posto finestrino quindi. Desidera anche una copia cartacea della sua carta d’imbarco?



    B: No, non è necessario.



    A: D’accordo. Deve imbarcare qualche bagaglio?



    B: Sì, ho un bagaglio da stiva.



    A: Prego, lo posi pure qui sulla bilancia, così posso mettergli l’etichetta.



    B: Ho uno scalo a Roma, dovrò ritirare il bagaglio lì e poi rifare il check-in?



    A: No, il suo bagaglio arriverà direttamente a Milano e dovrà ritirarlo lì. Ha anche un bagaglio a mano, vero?



    B: Sì, eccolo.



    A: Perfetto, le misure sono quelle da noi richieste. Ecco l’etichetta che può attaccare sul suo bagaglio a mano. Il suo posto è il 26D, gate A e l’imbarco inizierà alle 15:30.



    B: Grazie!



    A: Buon viaggio!



    La destinazione è il luogo in cui l’aereo arriva, il luogo che indica la fine del volo.



    Il check-in online è la stessa procedura che si fa non appena si arriva in aeroporto, ma la si può fare comodamente dal proprio computer a casa molto tempo prima. Con questa procedura, vengono controllati i propri documenti e si riceve il pdf della propria carta d’imbarco.



    La carta d’imbarco è il documento necessario per salire a bordo dell’aereo. La ricevi solo dopo aver effettuato il check-in e contiene tutte le informazioni utili per potersi, appunto, imbarcare: numero del gate, orario di imbarco e orario di chiusura dell’imbarco, numero del posto a sedere, luogo di partenza e di destinazione, numero del volo, nome del passeggero e data.



    Sull’aereo, il posto corridoio è quello che si trova dal lato del corridoio; il posto finestrino, invece, è quello che si trova dalla parte del finestrino. Qualche volta, tra questi due, c’è anche un posto centrale [editing: si trova tra quello corridoio e quello finestrino]



    Il passaporto o la carta d’identità sono i documenti che vengono richiesti per confermare l’identità del passeggero prima di un volo.



    La copia cartacea della carta d’imbarco è il foglio fisico. Ormai, è tutto digitale quindi è possibile averla salvata sul proprio smartphone.



    Imbarcare un bagaglio significa lasciare il bagaglio al check-in e non portarlo con sé sull’a...
    27 min
  • Cosa Mangiano (e quanto spendono) 2 ITALIANI in 1 settimana!
    In questo video, sarete nostri ospiti per cena! 7 sere, 7 ristoranti, 7 cene diverse! Quale sarà la migliore? Lo scoprirete! Infatti, abbiamo deciso di inserirle in ordine dal settimo al primo posto, salendo via via fino a quella che ci è piaciuta più delle altre!













    — DISCLAIMER —



    Ci teniamo a precisare che non è un video sponsorizzato, i nostri giudizi sono al 100% onesti e oggettivi!



    7 Giorni, 7 Cene



    7 - Gelateria Santa Trinità



    All’ultimo posto, una cena che forse non è davvero completa al 100%, lo sappiamo, per questo è all’ultimo posto, ma comunque non è niente male!



    La nostra destinazione è Gelateria Santa Trinità, vicino all’omonimo ponte.



    Sì, un giorno abbiamo davvero cenato solo con un gelato.



    Volete sapere quanto costa questo gelato? Ecco a voi lo scontrino!



    6 - Paszkowski



    Il sesto posto lo merita Paszkowski.



    Si tratta di uno dei locali più storici di Firenze. Fondato nel 1903 come birreria dall'omonima famiglia polacca, il locale è diventato presto un Caffè Concerto, conosciuto in tutto il mondo. Tuttora c’è musica dal vivo quasi ogni sera.



    Pensate che in questo caffè sono stati intellettuali come Gabriele D’Annunzio, Eugenio Montale, Vasco Pratolini, Gaetano Salvemini, Umberto Saba.



    Qui, è possibile non solo bere qualcosa, ma anche avere un vero e proprio pasto completo, come noi abbiamo fatto.



    Abbiamo ordinato, per cominciare, una classica bruschetta. Ma, come potrete vedere nel video, abbiamo avuto qualche piccolo problemino con l’olio…



    Dopo di che, fiori di zucca ripieni di formaggio su crema di piselli e risotto alla zucca con formaggio caprino e amaretti (che sì, sono dei dolci, ma su questo risotto ci stavano da Dio!).



    Siccome dicono che questo, insieme al bar che gli sta accanto (Gilli) produce i dolci artigianali più buoni di Firenze, non potevamo non provarli. Ci siamo affidati completamente al nostro cameriere (fiorentino) sulla scelta del dessert: questa la sua selezione: tarte tatin di mele e crostatina con crema e more fresche. Abbiamo adorato la crostatina, ci è piaciuta un po’ meno la tarte tatin, che era servita con della panna montata.



    Il conto? Un po’ “salato”, come diciamo in italiano, cioè un po’ troppo costoso, ma la posizione e il servizio di questo posto sono davvero di alta qualità, così come grande è la sua fama!



    5 - Trattoria Zazà



    In quinta posizione, abbiamo deciso di mettere la cena presso la Trattoria Zazà.



    Questo ristorante ha un menù davvero lungo e variegato. Ogni palato sarà soddisfatto! Hanno opzioni di pizza, primi e secondi di carne e pesce, opzioni vegetariane e… un’intera sezione dedicata al tartufo!



    Quella sera, abbiamo deciso di assumere un po’ di proteine, in pieno stile fiorentino. Così, abbiamo ordinato due diversi tipi di carne.



    In particolare, controfiletto all’aceto balsamico e petto di pollo al tartufo, entrambi accompagnati da una porzione di patate al forno.



    Che dire… buonissimi! Ci è piaciuta molto l’idea di unire la carne a questi due diversi condimenti. Una cosa un po’ fuori dal comune a Firenze, dove di solito la carne è semplicemente arrosto. Abbiamo apprezzato l’originalità.



    Poi, siccome eravamo ESTASIATI dal tartufo, abbiamo anche ordinato una tagliata di manzo con la stessa “salsina” al tartufo.



    Tutto sommato,
    23 min
  • 13 Espressioni italiane col CIBO
    Per parlare bene una lingua straniera in maniera fluente non è sufficiente imparare le regole grammaticali! È necessario anche conoscere una serie di espressioni e modi di dire tipici. Oggi, perciò, ho deciso di parlarvi di tutte quelle espressioni italiane più comuni… con il CIBO!













    Espressioni idiomatiche relazione col CIBO



    Ci sono veramente tante espressioni del genere in italiano perché, si sa, gli italiani hanno un debole per il buon cibo e la buona cucina. Iniziamo a vedere le più interessanti (e utili!):







    Le più comuni espressioni italiane che riprendono il cibo







    CADERE (o CASCARE) A FAGIOLO: capitare al momento giusto, nel momento più opportuno.



    L’origine di questa espressione fa riferimento all’antichità, quando i fagioli erano considerati un alimento povero, facile da conservare e quindi molto presenti sulle tavole dei contadini. Per questo, se qualche viandante o pellegrino arrivava inaspettatamente, si diceva che capitava a fagiolo, quando cioè il pranzo era in tavola. E il pranzo era… indovinate un po’… fagioli!



    Hanno offerto a Luca un lavoro a tempo indeterminato: questa opportunità casca a fagiolo visto che non voleva più fare l’università.



    TUTTO FA BRODO: tutto può servire, può essere utile.



    Questa espressione fa chiaramente riferimento alla preparazione del brodo, questo piatto tanto comune sulle tavole degli italiani in inverno. Per preparare il brodo, servono diversi ingredienti, ma, molto spesso, si possono utilizzare anche degli scarti, come ad esempio la buccia delle verdure o del formaggio. Proprio per questo motivo, quindi, anche ciò che apparentemente può sembrare inutile, si rileva essere importante.



    Devo pagare il libro ma non mi bastano i soldi… Tu puoi prestarmi qualcosa? Anche degli spiccioli, tanto tutto fa brodo!



    ESSERE ALLA FRUTTA: in riferimento a persone, vuol dire “essere senza forze, senza energia” ovvero essere stanchi mentalmente o fisicamente, essere esausti.  



    Si può anche utilizzare in riferimento a eventi, situazioni, con il senso di “arrivare alla fine, essere all’esaurimento, per cui non c’è più niente da fare”. La frase, quindi, ha una sfumatura negativa.



    L’origine dell’espressione fa ovviamente riferimento al tipico pasto italiano, tanto lungo e che si conclude proprio con la frutta, l’ultima portata.



    Dopo aver lavorato per 12 ore di fila, ero proprio alla frutta, così mi sono presa un giorno di ferie.



    A Roma il problema dei rifiuti è diventato insostenibile. Siamo proprio alla frutta.



     ESSERE UN PEZZO DI PANE: essere una persona buona, altruista e generosa.



    In questo caso l’espressione fa riferimento alla bontà interiore di una persona che viene paragonata a quella del pane, alimento semplice ma molto gustoso, presente su ogni tavola. In fondo, a tutti piace un pezzo di pane, no?



    Marco ieri ha soccorso una donna per strada e poi l’ha anche accompagnata in ospedale. È proprio un pezzo di pane.



    SE NON È ZUPPA È PAN BAGNATO: Oggi, questa espressione viene utilizzata per dire che, anche se una cosa o una situazione viene presentata in due modi diversi, resta in sostanza la stessa.



    Il significato di questa espressione è piuttosto chiaro se ci pensate… Infatti, soprattutto nel passato, quando la gente non era molto ricca, preparava la zuppa proprio… con il pane inzuppato nell’acqua (bagnato appunto). Mi viene in mente, per esempio, la pappa al pomodoro,
    20 min

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