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Da linea tranviaria rapida incompiuta, pensata per i mondiali Italia ’90 a metropolitana leggera che rivede la concezione del collegamento tra parti della città rafforzando il concetto di metropolitana dell’arte, integrando gli spazi delle stazioni in luoghi che vengono riqualificati e raccontati per la loro storia attraverso la creatività di architetti e artisti contemporanei. Questo ha reso la linea 6 di Napoli un museo pubblico diffuso, una delle metropolitane più belle del mondo che attrae non solo utenti ma tanti turisti, con una storia lunga e in parte ancora da scrivere, legata a doppio filo alla spesa di fondi europei. L’attuale percorso, che si snoda dalla centrale piazza Municipio a Fuorigrotta, quartiere Ovest della città, con otto stazioni, è un’opera innovativa in fase di espansione, che proseguirà il viaggio verso Bagnoli e la collina di Posillipo. Ha già ottenuto risorse pubbliche per oltre un miliardo di euro. In gran parte si tratta di fondi Fesr Campania e Fondo di sviluppo e coesione, destinati alla regione e a Napoli con diverse programmazioni. L’obiettivo, guardando ancora verso ovest, è raggiungere Nisida. Delle tappe che hanno portato all’esistente e di quelle future abbiamo parlato con l’assessore alla mobilità e alle infrastrutture del comune di Napoli, tra gli ingegneri più esperti del settore, Edoardo Cosenza. Mentre ci racconta le stazioni dell’arte della Linea 6 Maria Corbi, storica dell’arte responsabile dei beni artistici di ANM, Azienda napoletana mobilità.
Con le immagini del blitz statunitense ancora vive nella mente, per i venezuelani è ora di fare i conti con il post Maduro, a 100 giorni dalla cattura dell'ex presidente venezuelano. Il Governo chavista continua ad avere le chiavi del potere a Caracas, ma, di fatto, col disco verde di Washington, che ne ha permesso la continuità a cambio dell'apertura del settore petrolifero e minerario. Sullo sfondo rimane la voglia di elezioni del popolo venezuelano, che si mischia con la figura di Maria Corina Machado, leader dell'opposizione e in perenne campagna elettorale.
A tre anni dall'avvio del progetto Cervelli ribelli at work, la Fondazione Cervelli ribelli e Asstel presentano i primi frutti dell'iniziativa, in termini di contratti di assunzione e stage di ragazzi neurodivergenti con competenze Stem nel settore della Cybersecurity. L'obiettivo è stato centrato: accogliere e integrare il talento di giovani nello spettro autistico creando un protocollo replicabile che permetta a qualsiasi impresa di aprirsi a un bacino di competenze ancora sottoutilizzato. Le prime aziende coinvolte raccontano la gioia di un successo faticoso, tra inclusione e ritorno economico.
Annunciate come elezioni potenzialmente storiche, le consultazioni elettorali ungheresi di metà aprile hanno tenuto fede alle aspettative: il partito di opposizione Tisza del candidato unico dell'opposizione Peter Magyar ha ottenuto la fiducia della popolazione, conquistando una supermaggioranza parlamentare che non solo gli consentirà di governare i prossimi quattro anni a Budapest, ma di farlo smontando pezzo a pezzo i cardini della cosiddetta "democrazia illiberale" impiantata nel Paese nel corso di sedici lunghi anni di potere di Viktor Orban.
In questo Euroreportage da Budapest Sergio Nava ci racconta la notte del 12 aprile, che ha cambiato il corso della storia ungherese, i festeggiamenti per le strade, la gioia di una popolazione -per lo più giovane- che ha sperimentato nel suo piccolo l’ebbrezza di una “rivoluzione democratica”.
Insieme ad analisti e attori della società civile ungherese analizziamo cosa hanno rappresentato per il Paese i 16 anni di potere di Orban, e guardiamo al futuro, sia in merito alle sfide che attendono il premier in pectore Magyar sul fronte interno, sia soprattutto sul fronte dei rapporti con l'Unione Europea e con gli altri 27 Paesi membri.
Il 13 aprile del 1986 Papa Giovanni Paolo II entrava alla Sinagoga di Roma dopo duemila anni di incomprensioni tra ebrei e cattolici nella capitale. Il papa fu accolto dall'allora rabbino capo Elio Toaff. Il punto su quello che è stata la storia degli ebrei di Roma e quello che sono oggi i rapporti tra le due comunità con l'allarme per l'antisemitismo dopo il 7 ottobre. A raccontarlo il rabbino capo Riccardo Di Segni e la professoressa di Storia Moderna alla Sapienza Serena Di Nepi.
Le elezioni che si tengono domenica 12 aprile in Ungheria rappresentano un punto di svolta nella storia del Paese. Dopo 16 anni di strapotere da parte dell'attuale premier Viktor Orban (Fidesz), lo sfidante Peter Magyar (Tisza) appare nei sondaggi come il candidato più accreditato per vincere le elezioni, rompendo un dominio politico cementato negli anni mediante un sistema di potere che ha progressivamente invaso i campi della giustizia, dei media e dell'economia, erodendo progressivamente lo stato di diritto nel Paese.
C'è però un primo Orban e un secondo Orban: da un lato il giovane liberale che ha brevemente governato il Paese a cavallo del millennio, dopo aver combattuto l'influenza sovietica, dall'altro l'aspirante autocrate che ha avviato una autoproclamata democrazia illiberale nazionalista e filorussa, che -con gli anni- si è progressivamente allontanata dagli standard europei.
Attraverso interviste con esperti e analisti, ricostruiamo in questo Euroreportage il sistema di potere orbaniano, e analizziamo le possibili ripercussioni di queste elezioni ungheresi sull'UE, dove le posizioni di Orban hanno creato stalli a ripetizione su dossier critici, come quello della guerra in Ucraina.
Nel dicembre 2014, le persone senza dimora in Italia erano più di 50mila. Nel 2022 i senzatetto sono diventati il doppio, quasi 100mila. I dati sono frutto di rilevazioni fatte dall'istat su città campione. Per avere il dato aggiornato bisognerà aspettare la pubblicazione del nuovo censimento istat sui senza fissa dimora. Intanto per capire cosa è cambiato in questi anni, siamo andati a sentire a Napoli, Roma e Milano le associazioni e gli enti impegnati a dare sostegno a chi vivere per strada.
Nel cuore del Limburgo belga, tra le mura del castello di Alden Biesen, lo scorso 12 febbraio, i leader europei si sono ritrovati con una consapevolezza sempre più difficile da ignorare: l'Europa è sempre meno indipendente e sempre più vulnerabile. Tra il rilancio dell’unione dei mercati dei capitali e il dibattito sull’accordo tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur, Bruxelles si trova a dover cambiare per poter sopravvivere.
Ospiti: Maria Grapini, europarlamentare, già Ministra della Romania, Vicepresidente della Commissione parlamentare europea del mercato interno e protezione del consumatore; Carlos Costa, ex governatore della Banca del Portogallo.
Il 24 marzo 1976 gli Golpe di Stato del 24 marzo 1976 gli argentini presero atto che il Paese si trovava sotto il controllo delle forze armate, che il Congresso era chiuso e che gli abitanti dovevano osservare il rigoroso rispetto delle disposizioni delle forze militari e di sicurezza. Quello che in quel momento non si sapeva era che nei successivi sette anni e otto mesi si sarebbe instaurato un piano sistematico di sterminio, con migliaia di persone scomparse: i "desaparecidos". Martedí 24 marzo c'è stata la grande manifestazione per la Giornata Nazionale della Memoria per la Verità e la Giustizia. Andiamo insieme in questa lunga marcia al centro emotivo di questo Paese, attraverso i suoni del presente e i vivi ricordi del passato, perché in Argentina, cinquant'anni non sono niente.
Il call-sign è il nome che si assegna un soldato in guerra. È indispensabile per assicurare chiarezza nelle comunicazioni radio: Gothmog, in questo caso, è un call-sign pescato nella saga del Signore degli Anelli. Nel mondo reale - invece - chi lo ha scelto è un volontario italiano, un 34enne fiorentino, che da tempo combatte nelle fila dell'esercito ucraino. Il suo compito è aiutare in prima linea - al "punto Zero" come dicono loro - chi è stato ferito e deve essere portato via al più presto. L'ho incontrato per la prima volta in un ospedale militare nelle retrovie, un grande edificio dove si curano i feriti del fronte orientale. Da lui ci arriva uno spaccato di una guerra che si combatte da oltre 4 anni, e che ha trasformato il modo stesso di combattere.
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Radio 24 racconta ogni settimana l'Italia e il mondo attraverso il formato del reportage. Realizzati dalla redazione e dai collaboratori di Radio 24, il racconto sonoro ci porta…

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