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  • 167: Come i repubblicani hanno (quasi) vinto la battaglia sull’aborto
    Con ospiti speciali Viola Stefanello @violastefanello e Filippo Valsorda @filosottile

    POLITICO ha ottenuto la bozza del documento con cui il giudice Samuel Alito spiega la posizione della maggioranza dei giudici della Corte suprema statunitense, che in una votazione interna si sono espressi per superare la storica sentenza Roe v. Wade — che dal 1973 protegge il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza negli Stati Uniti. È la prima volta che un documento interno della Corte suprema viene pubblicato mentre l’alta corte sta ancora dibattendo il caso. Il documento è datato 10 febbraio, e trattandosi di una bozza non riporta un voto definitivo, ma indica che la Corte sarebbe pronta ad esprimersi a favore dello stato del Mississippi, che sta cercando di vietare l’aborto dopo la 15esima settimana di gravidanza.

    Non sarebbe una sorpresa se la decisione venisse confermata: in questo momento la Corte suprema è profondamente sbilanciata, con 6 giudici conservatori e solo 3 democratici, e da più di un anno varie indicazioni e retroscena fanno capire che i giudici si potrebbero esprimere in questo modo. Ciononostante, se il documento venisse approvato in via definitiva, la Corte lancerebbe una bomba in mezzo al dibattito politico statunitense, a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato. Le motivazioni citate nel documento sono le solite che arrivano da destra: secondo i giudici nel testo della Costituzione statunitense non c’è niente che indichi un diritto “costituzionale” all’IVG, e quindi la materia deve essere lasciata agli stati. La bozza riporta che i giudici conservatori hanno rifiutato una proposta di compromesso avanzata dal giudice Roberts, che a dicembre aveva proposto di approvare la legge liberticida del Mississippi ma di non esprimersi su Roe v. Wade. Prendere una decisione del genere — e a così breve distanza da un cambiamento della composizione della Corte — rischia di minarne l’autorità. La giudice Sonia Sotomayor riassume così il problema: “Questa istituzione può sopravvivere al fetore che questa decisione creerà nella percezione del pubblico, secondo cui la Costituzione e la sua interpretazione sono solo atti politici?”

    Dopo la pubblicazione della bozza del documento della Corte suprema, in tutti gli Stati Uniti migliaia di persone sono scese in strada per protestare a difesa del diritto all’aborto. Si è tenuta una manifestazione di fronte alla sede della Corte suprema, ma tantissime persone hanno manifestato anche ad Atlanta, a Chicago, a Denver, a Los Angeles — dove la polizia ha reagitoo con violenza — a Seattle e in molte altre città. La manifestazione più partecipata è stata quella di New York, dove molti manifestanti si sono presentati vestiti di verde, richiamandosi alla Marea Verde del Sudamerica. Non si può sminuire l’importanza di queste proteste: anche se il confronto finale per il diritto all’IVG si terrà al Congresso, la vera battaglia sarà necessariamente di comunità. Guardando con crescente scetticismo il partito democratico, il movimento pro-choice statunitense si sta preparando da tempo al momento in cui la destra potrebbe riuscire finalmente a minare Roe v. Wade.

    Sull’onda degli eventi, il governatore dell’Oklahoma Kevin Stitt ha firmato una legge anti–aborto che ricalca il modello di quella del Texas, che in modo controverso era già riuscito a bypassare le protezioni federali, dando ai singoli cittadini la possibilità di denunciare chi pratica interruzioni volontarie di gravidanza. Annunciando la firma della legge, Stitt ha dichiarato che vuole rendere l’Oklahoma “lo stato più pro–life del paese.” In realtà in Oklahoma, tra le cosiddette “trigger laws,” era già stata approvata una legge che metteva al bando di fatto tutti gli aborti.
    La cancellazione di Roe v. Wade, infatti, si tradurrà in un’ondata di leggi liberticide: l’Oklahoma e altri 12 stati hanno già approvato leggi “trigger” che entreranno automaticamente in vigore non appena non ci sarà più l’ostacolo di quel precedente. Oltre a questi tredici bisogna aggiungere gli stati che hanno già adattato leggi sul modello di quella texana, o che hanno altre leggi simili in corso di stesura. In totale, si contano almeno 26 stati in cui l’aborto diventerebbe illegale — più di metà degli Stati Uniti.

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    1 hr 4 min
  • 166: Bisogna alzare gli stipendi
    Il ministro Orlando ha proposto di legare gli aiuti statali alle imprese all’aumento dei salari. La risposta aggressiva di Confindustria testimonia che di provvedimenti come questi c'è bisogno, visto che i salari continuano a calare rispetto al resto d'Europa.

    Il ministro del Lavoro Orlando ha proposto di subordinare gli aiuti statali alle imprese all’aumento dei salari, ottenendo una levata di scudi dal mondo imprenditoriale. Secondo il presidente di Confindustria Carlo Bonomi si tratta di “un ricatto.” “La mia non mi sembrava una proposta eversiva. Questa reazione mi dà l’idea di una inconsapevolezza di quello che si può produrre nel Paese nei prossimi tempi. Noi rischiamo la crisi sociale e una caduta della domanda interna,” ha ribattuto il ministro.

    La crisi di cui parla Orlando è innegabile: questi due anni di pandemia hanno fatto aumentare il costo della pandemia in tutta Europa — tranne che in Italia e in Spagna, dove però non solo sono state tagliate le tasse sul lavoro, ma sono direttamente calati i salari medi orari. Gli ultimi dati Eurostat, che tra l'altro dimostrano come non ci sia un rapporto diretto tra la tassazione sul lavoro e gli stipendi che i datori di lavoro effettivamente pagano, inquadrano una situazione emergenziale per l’Italia, almeno a livello storico: dal 2008 al 2021, nel resto d’Europa il costo orario dei salari è salito di quasi 6 euro, mentre in Italia non è aumentato di più di 3 euro

    Nel pieno di una nuova ondata giornalistica di lamentele imprenditoriali sui giovani che non vogliono lavorare, qualche giorno fa è stata presentata la “relazione intermedia” della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia. Ne risulta un quadro impietoso, caratterizzato da una “ricerca del profitto con modalità, termini e proporzioni prevalenti sulla tutela della dignità, della salute e della sicurezza” in molti settori dell’economia. A tal punto che la Commissione propone di inserire un nuovo reato nel Codice penale, per punire chi costringe i lavoratori ad accettare “trattamenti remunerativi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate.” L’indagine si è focalizzata in particolare sulla logistica, rilevando “fenomeni di severo sfruttamento lavorativo con controlli e ritmi serrati che ricalcano le condizioni di lavoro nelle catene di montaggio degli anni Sessanta.”

    Nota: questa puntata è stata registrata prima che i contratti temporanei dei navigator ancora assunti da Anpal Servizi fossero prorogati per quattro mesi, in attesa di una soluzione strutturale. Per il segretario generale della Uil, Bombardieri, è “un primo risultato positivo.”

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    55 min
  • 165: Ha stata l’Italia
    Mentre il governo cerca di normalizzare la necessità che le famiglie usino meno condizionatore e riscaldamento, la politica italiana gioca annoiata a cercare uno scandalo, uno qualsiasi, che coinvolga la Russia

    Ricordate la vecchia storia secondo cui il governo Renzi avrebbe partecipato a un complotto internazionale per sabotare la vittoria di Trump alle elezioni del 2016, “confezionando” lo scandalo del Russiagate? Lanciata nel 2019 da uno dei personaggi chiave della vicenda, George Papadopoulos, e poi tornata in auge nel 2021 con il meme “Italy did it,” secondo cui ci sarebbe lo zampino di Renzi anche dietro la vittoria di Biden alle ultime elezioni, questa storia si è arricchita di un nuovo capitolo grazie a uno scoop di Repubblica, che rivela l’esistenza di una cena segreta a Roma tra il segretario alla giustizia di Trump William Barr e il direttore del Dis Gennaro Vecchione, avvenuta nell’estate del 2019, al termine di un incontro autorizzato direttamente dall’allora presidente del Consiglio Conte. Secondo la ricostruzione, Barr era in Italia proprio per indagare sul presunto coinvolgimento italiano nel Russiagate, e Conte avrebbe in qualche modo accreditato questo sospetto facilitando le indagini piuttosto irrituali da parte statunitense — il tutto poche settimane prima del famoso tweet di endorsement di Trump a “Giuseppi Conte.”

    Conte ha già parlato di questi incontri di fronte al Copasir, dicendo in sostanza che tutto si è svolto in trasparenza, ma secondo Renzi nella sua versione ci sarebbero dei “buchi neri.” Conte ha ribattuto dicendo di non essere stato a conoscenza della cena tra Barr e Vecchione, negando qualsiasi “patto” con Trump e invitando lo stesso Renzi a presentarsi al Copasir per “riferire tutta la verità.” Il leader di Italia Viva ha rilanciato proponendo “un confronto tv all’americana” (sic). Intervistato oggi sulla Stampa, definisce Conte un “incapace e incompetente” che “voleva solo salvarsi la poltrona.”

    A proposito di Conte e Russia, le carte emerse dall’indagine del Copasir sulla missione russa in Italia nel marzo 2020 rivelano che si trattò di un’operazione piuttosto articolata dal punto di vista logistico, per la quale il governo italiano ha dovuto pagare circa 3 milioni di euro tra vitto, alloggio e spostamenti. Il tono e lo stile delle comunicazioni tra la Farnesina e il Cremlino, oltre al fatto che il materiale sanitario fosse insufficiente rispetto alle esigenze, “alimenta il sospetto che l’obiettivo dei russi fosse l’attività spionistica e non l’aiuto umanitario,” scrive sul Corriere Fiorenza Sarzanini.

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    in copertina: Matteo Renzi, foto Presidenza della Repubblica; Giuseppe Conte, foto CC BY-SA 3.0 Governo.it
    51 min
  • 164: La polizia ha un problema con il razzismo; l’Italia ha un problema con la polizia
    Il caso dell’arresto violento di un cittadino senegalese a Firenze riassume problemi due grandi problemi italiani: il sistematico razzismo istituzionale e il problema mai affrontato della violenza della polizia.

    Lo scorso 5 aprile un agente in borghese della polizia municipale di Firenze ha arrestato un cittadino senegalese. La vicenda è emersa qualche giorno dopo grazie a un video diffuso sui social network che ha mostrato la violenza dell’arresto, ed è anche diventato una vera e propria crisi diplomatica: il sindaco Nardella e il prefetto Valenti hanno incontrato in prefettura il console onorario e l’ambasciatore del Senegal, che ha definito l’accaduto “semplicemente scandaloso e disumano.”

    Sabato ci sarà una nuova manifestazione sul lungarno degli Acciaiuoli, con lo slogan “Basta abusi, sciogliere le squadre antidegrado.”

    Il sindaco Nardella ha annunciato “una verifica interna con la polizia municipale,” ma ci tiene a “respingere fermamente l’accusa secondo cui gli agenti avrebbero agito per razzismo.” Anzi: gli agenti della polizia municipale hanno fatto un esposto alla procura per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.

    L’episodio arriva nel contesto di un crescente disinteresse delle istituzioni nei confronti della violenza della polizia in Italia — con l’introduzione sempre più diffusa dei Taser, nonostante siano considerati veri e propri strumenti di tortura — e mentre le autorità continuano a dividere i profughi che arrivano in Italia in base alla loro provenienza, o, più precisamente, in base al colore della loro pelle.

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    1 hr 4 min
  • 163: Tutto costa troppo
    L’economia italiana è stata travolta da una tempesta perfetta, tra postumi degli effetti economici dei lockdown, siccità e guerra in Ucraina. Mentre i prezzi continuano ad aumentare, la politica cerca una soluzione in tempi stretti, che però non esiste.

    Il consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il Def, il documento fondamentale della programmazione economica del governo. Il testo prende atto del significativo peggioramento del quadro economico dovuto alla guerra in Ucraina: la previsione tendenziale di crescita del Pil per il 2022 scende dal 4,7% — che era stato ipotizzato a settembre — al 2,9%, e dal 2,8 al 2,3% per il 2023.

    L’inflazione sta crescendo e la crisi colpisce soprattutto le famiglie meno abbienti, che di fronte all’aumento dei prezzi hanno meno margine per rivedere le proprie spese, dato che tendenzialmente consumano meno beni considerati superflui. In questa crisi la situazione si presenta ancora più preoccupante, dato che ad aumentare sono quei beni che già pesano di più sul conto delle famiglie più povere: prodotti alimentari ed energia.

    L’aumento dell’inflazione è dovuto a diversi fattori e la crisi è trasversale, spiega Fabio del Bravo - responsabile area analisi Ismea - Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare - in una intervista per Today Economia. Il rialzo dei prezzi sulle materie prime si poteva già osservare prima dello scoppio della guerra in Ucraina, per diverse ragioni geopolitiche e finanziarie. In questa situazione di tensione dei mercati si è inserita la crisi sull'approvvigionamento energetico e alimentare, che ha rincarato la dose.

    I prodotti alimentari che sono più soggetti al rincaro dei prezzi sono cereali, latte e derivati. I paesi occidentali contano su Russia e Ucraina non solo per l’approvvigionamento energetico, ma anche per quello di grano; forniscono rispettivamente un 20 e un 10 per cento delle esportazioni mondiali di grano. I prezzi della filiera alimentare aumenteranno dunque esponenzialmente in tutto il mondo, secondo l’Ocse dall’8.5% fino al +12.6 per cento in caso di blocco delle esportazioni agricole dell’Ucraina.
    57 min
  • 162: Ci sono sempre soldi per la Difesa
    Draghi parlava di aumentare notevolmente la spesa per la Difesa già a gennaio — come hanno fatto anche i governi precedenti. Ma perché spendere di più quando l’esercito russo sembra essersi rivelato una tigre di carta?

    Il ministro della Difesa Guerini è andato incontro alle richieste di Giuseppe Conte, cercando di ricucire lo strappo nella maggioranza sulle spese militari: l’obiettivo del 2% sarà raggiunto gradualmente entro il 2028. “È un buon passo verso quella sostenibilità e gradualità da noi sempre richiesta,” commentano fonti del M5S, facendo intendere che la ricomposizione della crisi è vicina — anche se, secondo un retroscena, il Movimento sarebbe tentato di sfilarsi dalla maggioranza il prossimo autunno, approfittando della fine vicina della legislatura per fare un po’ di opposizione e recuperare consensi. L’incontro tra Mario Draghi e Giuseppe Conte non aveva portato a buoni risultati, tanto che il premier ha riferito immediatamente a Sergio Mattarella quanto la divisione sulle spese per la difesa stia mettendo a rischio la stabilità del governo, in un momento già preoccupante per l’Europa. Il sospetto che aleggia a palazzo Chigi è che il leader del M5S voglia portare il paese al voto anticipato.

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    in copertina, elaborazione foto CC-BY-SA-2.5 Jollyroger
    1 hr 7 min
  • 161: Per risolvere il problema energetico dell’Ue serviranno anni
    Superato lo shock dello scoppio della guerra in Ucraina, si inizia a pensare a soluzioni concrete per fare a meno dei combustibili fossili russi: ma forse bisognava pensarci prima.

    Joe Biden è arrivato in Europa per una visita di quattro giorni, che si aprirà oggi con una tripletta di summit senza precedenti storici: nello stesso giorno si coordineranno Nato, Consiglio europeo e G7. Sarà una giornata complessa: Biden può vantare di aver saputo tenere l’alleanza atlantica unita in questo primo mese di guerra, ma sulle decisioni più difficili che si dovranno prendere in questi giorni le spaccature sono profonde, in particolare per quanto riguarda l’energia. Ieri Olaf Scholz ha cercato di anticipare i temi in discussione, dicendo al Bundestag che la Germania è contraria alla no–fly zone e a un intervento Nato in Ucraina, e che il boicottaggio di gas e petrolio russo farebbe più male all’Europa che alla Russia.

    Ieri Putin ha annunciato che gli “stati non amichevoli” dovranno pagare gas e petrolio russo in rubli, costringendo di fatto i paesi europei che comprano energia dalla Russia a sostenerne la moneta. In realtà, per la valuta russa il peggio sembra già essere alle spalle: il rublo è crollato immediatamente dopo l’ingresso in guerra, e poi è sceso ulteriormente sotto il peso delle sanzioni, ma da questa seconda svalutazione si è ripreso piuttosto rapidamente, già la settimana scorsa. La mossa, però, ha un effetto secondario ancora più importante: dovendo cambiare euro e dollari in rubli, le autorità europee torneranno a garantire un flusso di valute estere — più stabili — nelle banche russe, almeno quelle non sanzionate. Proprio nei primi giorni delle sanzioni Stati Uniti e Unione europea avevano cercato di bloccare l’accesso delle autorità russe alle valute estere. Il ministro dell’Economia tedesco Habeck ha accusato Putin di non rispettare i contratti: infatti, per smettere di accettare pagamenti in euro e in dollari, Gazprom dovrà necessariamente rivedere i propri contratti, che attualmente prevedono pagamenti in dollari.

    A inizio mese la Commissione europea ha pubblicato i punti principali del piano per arrivare all’indipendenza dall’energia russa entro il 2030. Vengono indicati progetti per aumentare l’energia proveniente da fonti rinnovabili, e promessi interventi con “azioni urgenti sui prezzi.” In Italia ci vorranno almeno tre anni per sostituire il gas russo: l’ha detto il ministro Cingolani nella propria informativa urgente alla Camera. Cingolani ha annunciato anche l’arrivo di due nuove navi per la rigassificazione, in grado di trasformare il GNL — gas naturale liquefatto — in metano gassoso da immettere nella rete di distribuzione. Per l’espansione della Tap, invece, ci vorrà molto più tempo, fino a 9 anni per raddoppiarne la portata.

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    In copertina, tubi del Nord Stream 2. Elaborazione foto CC BY 4.0 Gerd Fahrenhorst
    45 min
  • 160: L’ondata ignorata
    La variante BA.2 sembra essere responsabile di una nuova ondata di contagio in tutta Europa, ma l’affaticamento da misure anti-contagio e la guerra in Ucraina coprono l’inazione dei governi. In Italia si parla di “riaprire il paese,” e l’ultima flash survey sulle varianti è del 31 gennaio.
    È atteso per oggi il decreto con la “road map” per l’uscita dallo stato d’emergenza: già dal primo aprile per i luoghi all’aperto non dovrebbe più servire il green pass, mentre il certificato “base” basterà per i mezzi di trasporto. A partire da maggio non dovrebbe essere più necessario neanche per accedere ai luoghi al chiuso, mentre sui luoghi di lavoro tornerà a bastare anche per gli over 50 il green pass base. L’obiettivo è arrivare a giugno con le restrizioni praticamente azzerate.
    Su questa tabella di marcia incombe però il progressivo peggioramento del quadro epidemiologico: ieri sono stati registrati 72.568 nuovi contagi, oltre 20 mila in più rispetto a mercoledì scorso, con un tasso di positività al 14,8% e 137 decessi. Anche per questo nel decreto dovrebbe essere inclusa, per richiesta del ministro Speranza, una “clausola di salvaguardia” che permetta di aumentare rapidamente le restrizioni casomai la situazione dovesse ulteriormente peggiorare.
    La campagna vaccinale, però, si è praticamente fermata, nonostante i 6 milioni di persone in età vaccinabile che non hanno ricevuto neanche una dose. Gli indicatori più “lenti” della pandemia — come decessi e ricoveri in terapia intensiva — continuano a calare su base settimanale, la curva dei contagi conferma il trend al rialzo: la settimana si è chiusa con 340.825 casi.

    La corsa alle riaperture europea rischia di portare ad una nuova crisi, accelerata dalla nuova variante BA.2, apparentemente più contagiosa di Omicron. Austria, Germania e Paesi Bassi hanno registrato nelle ultime settimane un innalzamento dei contagi. Le autorità sono tuttavia reticenti a imporre nuove restrizioni, dopo averle allentate poche settimane fa.

    Gli scienziati e gli ufficiali della sanità pubblica stanno monitorando la variante BA.2, che è stata descritta come la variante “stealth” perchè ha delle mutazioni che la rendono difficile da riconoscere. Gli scienziati danesi stimano che questa sottovariante sia più contagiosa, e che stia già sostituendo Omicron. La variante BA è già responsabile per più della metà dei nuovi casi in Germania e dell’11% dei casi negli Stati Uniti.

    Finché il virus continuerà a diffondersi, in particolare nelle popolazioni non vaccinate o dove l’immunità vaccinale si sta riducendo, produrrà nuove varianti, che continueranno a essere una minaccia anche per i paesi con un alto numero di vaccinati.

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    50 min
  • 159: Cosa fare del petrolio che finanzia la guerra in Ucraina
    Gli Stati Uniti hanno vietato l’import di energia dalla Russia e il Regno Unito si prepara a rendersi indipendente entro fine anno: da oggi anche l’Europa deve mettere in discussione tutte le proprie politiche energetiche.

    Joe Biden, senza aspettare l’Europa, ha firmato un ordine esecutivo che vieta tutto l’import di petrolio, gas e carbone dalla Russia. Nonostante la dipendenza dall’energia russa per gli Stati Uniti sia molto inferiore rispetto a quella europea, Biden ha ammesso che la decisione non sarà senza costi neanche per l’economia statunitense; commentando in questo senso la necessità di diventare indipendenti a livello energetico, accelerando una transizione all’energia pulita. Al momento la maggioranza dei cittadini statunitensi si è detta favorevole alla misura. Tuttavia, il costo della benzina rappresentava da sempre un problema politico per Biden e la situazione potrebbe quindi cambiare nelle prossime settimane, con l’aumento dei prezzi.

    Il Regno Unito, intanto, ha dichiarato un progetto altrettanto impegnativo: quello di volersi rendere indipendente dal petrolio russo e dai suoi derivati entro la fine del 2022, e sta considerando anche la messa a bando del gas. Da questo punto di vista il Regno Unito è già largamente indipendente rispetto agli altri paesi europei.

    La situazione Europea è invece più complessa. La Commissione europea ha pubblicato i punti principali del piano per arrivare all’indipendenza dall’energia russa entro il 2030. Vengono indicati progetti per aumentare l’energia proveniente da fonti rinnovabili, e promessi interventi con “azioni urgenti sui prezzi.” Oggi e domani a Versailles si terranno degli incontri per discutere la questione energetica.

    Euractiv ha visto una bozza del documento conclusivo in cui l’Unione rinnoverà l’impegno a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 ma, soprattutto, ad eliminare gradualmente la propria dipendenza da gas, petrolio e carbone russi. Il documento indica cinque soluzioni: diversificare l’import comprando da Stati Uniti e Qatar, accelerare lo sviluppo di energie rinnovabili, e vengono citate le necessità di aumentare l’interconnessione tra le reti elettriche e del gas dei singoli stati membri, rafforzare i “piani d’emergenza” energetici dell’Ue, e “migliorare l'efficienza energetica” del blocco.

    Comprare energia da Qatar e Stati Uniti potrebbe tuttavia rischiare di alzare i prezzi per tutti, dal momento in cui l’Europa si troverebbe a competere con altre grandi potenze consumatrici come la Cina, la Corea del Sud e il Giappone.

    Un nuovo report del think tank Transport & Environment mostra l’impatto che potrebbero avere le sanzioni sul petrolio: secondo le stime i paesi europei pagano in media 261 milioni di euro al giorno per il petrolio russo. Il direttore del think tank, William Todts, afferma che “il gas è una preoccupazione, ma è il petrolio che finanzia la guerra di Putin.”
    Il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha affermato ad Agorà Extra su Rai3 che in 24-30 mesi dovremmo essere indipendenti dal gas russo. Durante la trasmissione ha posto l’accento sulla necessità di implementare velocemente le energie rinnovabili e sulla capacità di rigassificare, cambiando anche fornitori per una parte delle fonti energetiche che ora provengono dalla Russia.

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    53 min
  • 158: Armerie italiane
    L’Italia ha deciso di inviare armi all’Ucraina senza troppe discussioni, ma l’aumento della spesa militare non è una novità: per quest'anno il budget della Difesa ha raggiunto una cifra record.

    Come arriveranno all’Ucraina le armi di cui il Parlamento ha appena autorizzato l’invio? La logistica della consegna sarà gestita dalla Nato: arriveranno con un ponte aereo alla frontiera e poi proseguiranno con un convoglio terrestre — spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera — ma probabilmente entreranno in gioco anche contractor privati. Fino al 30 settembre vengono messi a disposizione della Nato circa 4.000 soldati — i primi 1.350 sono già pronti a partire per stanziarsi in Romania e Ungheria.

    Subito dopo il voto, i parlamentari della Commissione Difesa hanno ricevuto una mail piuttosto minacciosa da parte dell’ambasciata russa in Italia, in cui si ribadisce quanto già detto più volte da Mosca: “I cittadini e le strutture della Ue coinvolti nella fornitura di armi letali alle Forze Armate Ucraine saranno ritenuti responsabili di qualsiasi conseguenza di tali azioni.” Secondo il ministro Guerini, il messaggio “dà il senso dell’arroganza del regime russo.” In Unione europea sono soltanto sette i paesi che non invieranno armi in modo diretto — anzi sei, perché anche la Spagna, dopo alcuni tentennamenti interni, ha deciso di spedire un carico di armi.

    Le voci contrarie all’invio di armi, in deroga alla legge 185/90, restano piuttosto isolate: su Domani, il politologo Pietro Ignazi spiega che “un tale cambio di passo rischia a di spianare la strada a giustificazioni tipiche dello stato di eccezione,” mentre in situazioni come questa andrebbe mantenuto “un atteggiamento improntato alla critica e alla razionalità.” A trovarsi nella posizione più imbarazzante è il Pd, che ha sposato l’invio di armi all’Ucraina senza alcuna discussione interna si trova a dover gestire i rapporti con la propria base antimilitarista e pacifista e con il mondo delle associazioni: l’Anpi ha già espresso la propria contrarietà, dicendo che la decisione italiana potrebbe essere interpretata dalla Russia come un atto di cobelligeranza, portando a un’ulteriore escalation. Sabato ci sarà a Roma una manifestazione nazionale per la pace e il disarmo, promossa dai sindacati e numerose altre associazioni.

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    1 hr 8 min

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Il mondo visto da lontano: conversazione sulle notizie piú importanti della settimana, dalla redazione di the Submarine.

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