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TRAPPIST episodes

  • 157: La crisi in Ucraina in Italia
    L’Italia è tra i paesi più incerti di fronte alla necessità di imporre sanzioni forti contro la Russia. Ma che percorsi ci sono per ridurre la nostra dipendenza dal gas russo? Ne abbiamo parlato nell’ultima puntata di Trappist, registrata prima dell'invasione.

    L’Europa, e l’Italia, sono fortemente dipendenti dal gas russo, che costituisce il 40% del nostro approvvigionamento annuale. La crisi in Ucraina, da questo punto di vista, arriva nel peggiore dei momenti possibili, con i prezzi del gas in costante aumento a causa dell’esplosione delle domanda da parte dell’industria, che sta cercando di recuperare il tempo perduto nella prima fase della pandemia.

    Lasciare alle spalle il gas russo non è impossibile, ma richiederà uno sforzo, e un tempo, considerevole. Per questo, diversi retroscena vogliono che l’Italia sia tra gli stati meno convinti sulla possibilità di avviare immediatamente sanzioni particolarmente dure contro la Russia. Ma l’invasione di oggi rende la posizione del nostro paese — che su questo fronte è affiancato da Germania e Cipro — sempre meno difendibile.

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    58 min
  • 156: La scure della Consulta sui referendum
    I referendum su cannabis ed eutanasia sono stati dichiarati inammissibili dalla Corte Costituzionale: una mossa molto conservatrice, ma che deve aprire un dibattito sulla formulazione dei quesiti respinti — e in generale sull'efficacia dei referendum per come sono concepiti oggi.

    La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sull’eutanasia legale. La sentenza completa sarà pubblicata nei prossimi giorni, ma intanto l’ufficio stampa della Consulta ha diffuso un comunicato stampa in cui vengono riassunte le motivazioni: secondo la Corte, con l’abrogazione “ancorché parziale” della norma sull’omicidio del consenziente “non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili.” Marco Cappato, tra i principali promotori, ha parlato di “una brutta notizia per coloro che subiscono e dovranno subire ancora più a lungo sofferenze insopportabili contro la loro volontà,” aggiungendo che saranno percorse altre strade come “disobbedienza civile e ricorsi.”

    Il referendum aveva raccolto 1,2 milioni di firme — più del doppio del necessario — e proponeva di abrogare una parte dell’articolo 579 del codice penale, che punisce l’omicidio di una persona consenziente: un modo per rendere legale di fatto l’eutanasia attraverso lo strumento limitato del referendum, che nel nostro ordinamento può essere solo abrogativo. La proposta di abolire una parte delle norme sull’omicidio, in assenza di una cornice legale coerente sull’eutanasia, aveva fatto sollevare alcune critiche, non soltanto da parte del conservatorismo cattolico. Luigi Testa, ricercatore di diritto pubblico all’Università dell’Insubria, aveva scritto a luglio sul proprio blog sul Fatto Quotidiano che l’inammissibilità del referendum sarebbe stata probabile, perché l’abolizione di una parte dell’art. 579 non avrebbe garantito i “delicati bilanciamenti” auspicati dalla stessa Corte nel 2019.

    La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile anche il referendum sulla cannabis legale. In attesa che siano depositate le motivazioni della decisione, il neopresidente della Consulta Giuliano Amato le ha illustrate in una conferenza stampa — un fatto di per sé piuttosto inusuale. Amato ha spiegato che il quesito referendario sulla cannabis riguardava in realtà altre sostanze stupefacenti “pesanti” e quindi sarebbe stato sufficiente “a farci violare obblighi internazionali plurimi.” In più, il referendum sarebbe stato “inidoneo allo scopo” perché avrebbe lasciato in piedi “altre disposizioni che prevedono la responsabilità penale delle stesse condotte.”

    Amato ha accusato in sostanza il comitato promotore di aver sbagliato il riferimento alle tabelle richiamate all’articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti, depenalizzando la coltivazione delle sostanze delle tabelle 1 e 3, mentre la cannabis si troverebbe nella tabella 2. Secondo il comitato promotore, invece, è la Corte costituzionale ad essersi sbagliata, perché la parola “coltiva” non può che riferirsi alla cannabis, mentre per le altre sostanze citate da Amato resterebbe il reato di “produzione, fabbricazione, estrazione, raffinazione.” Del resto, che il quesito proponesse di depenalizzare la “coltivazione” per uso personale di qualsiasi sostanza era già noto, ed era anche inevitabile per com’è scritta la legge, che non distingue adeguatamente tra le diverse sostanze. In ogni caso, nella tabella 1 la cannabis c’è, ma è citata con il suo principio attivo — il Delta-9-trans-tetraidrocannabinolo, comunemente noto come THC. Viene il dubbio, quindi, che la Corte costituzionale abbia preso la propria decisione senza sapere con precisione che cos’è il THC, e senza sapere che la cannabis si può coltivare e consumare senza particolari processi di produzione e raffinazione — a differenza di coca e papavero da oppio.

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    Foto: CC BY 2.0 EU2017EE Estonian Presidency
    1 hr 4 min
  • 155: La Costituzione protegge l’ambiente, ma i sostenitori del nucleare festeggiano
    L’articolo 41 della Costituzione italiana ora prevede la tutela dell’ambiente e degli animali: una grande vittoria, che però è messa in ombra dalle pressioni per il ritorno al nucleare.

    La Camera ha dato il via libera definitivo alla legge costituzionale che modifica gli articoli 9 e 41 della Costituzione, inserendo la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli animali tra i princìpi fondamentali dell’ordinamento italiano. All’art. 41, quello che stabilisce che “l’iniziativa economica privata è libera” a patto che non si svolga “in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana,” viene aggiunto ora che non deve neanche recare danno “alla salute e all’ambiente.” Grande soddisfazione è stata espressa dai ministri Cingolani e Giovannini, così come dalle principali associazioni ambientaliste, che però ora chiedono di tradurre i princìpi in azioni concrete. Nel frattempo, però, dallo scandalo sulla tassonomia voluta dalla Commissione europea, il discorso ambientalista è stato legato a doppio filo all’azione di alcuni gruppi di interesse, che vogliono riportare in Italia l’energia nucleare.
    49 min
  • 154: Il caos nei partiti dopo la rielezione di Mattarella
    Centrodestra e M5S escono disastrati dalla riconferma di Mattarella al Quirinale: mentre Salvini sogna un nuovo partito repubblicano, tra Di Maio e Conte si prepara lo scontro finale.


    La rielezione di Mattarella ha portato a un clima da resa dei conti tra Di Maio e Conte all’interno del Movimento 5 Stelle: secondo il ministro degli Esteri è necessario “aprire una riflessione politica interna,” perché “alcune leadership hanno fallito, hanno creato tensioni.” Il capo politico del movimento gli ha risposto piccato, dicendo che anche lui “era in cabina di regia” e quindi dovrà chiarire “i comportamenti, l’operato e se la sua agenda era condivisa o meno.” Ma per Di Maio “in cabina di regia non si è mai parlato di fare annunci roboanti su presunti accordi raggiunti con Pd e Lega” — il riferimento è chiaramente al nome “bruciato” di Elisabetta Belloni — e quindi “non si provi a scaricare le responsabilità su altri. È chiaro che ci sono diversi aspetti che vanno chiariti.” In questo botta e risposta si è inserito anche Alessandro Di Battista, che su Facebook ha criticato la deriva del Movimento dando del “vigliacco” a Di Maio e definendo Conte “persona perbene e leale.”


    Fino a dove può spingersi questa tensione? C’è chi profila la possibilità di una scissione, ma secondo alcuni retroscena Conte avrebbe addirittura intenzione di espellere Di Maio dal Movimento con un voto online — sempre che riesca a non farsi cacciare lui dalla “corrente” dei dimaiani. Questa guerra interna rischia di danneggiare la già fragile alleanza con il Pd, che infatti cerca di gettare acqua sul fuoco: secondo la capogruppo alla Camera Serracchiani, l’elezione del presidente della repubblica ha addirittura “rafforzato” l’alleanza tra i due partiti.


    Nel campo del centrodestra le cose non vanno tanto meglio: Meloni ha detto che ora lavorerà lei per rifondare la coalizione, accusando Salvini di aver appoggiato la rielezione di Mattarella contro la volontà degli alleati. Il leader leghista si trova a gestire contemporaneamente i dissapori interni: nei prossimi giorni si terrà il consiglio federale del partito per avviare “una profonda riflessione sul centrodestra,” mentre le consorterie locali del partito — dal Veneto alla Lombardia — attaccano il segretario per la sua gestione disastrosa delle trattative di settimana scorsa. Per fortuna c’è Tajani a dispensare un po’ di ottimismo: secondo il coordinatore forzista il centrodestra “saprà fare pace,” mentre Berlusconi — uno dei principali responsabili del fallimento del “trasloco” di Draghi al Quirinale — prepara già il proprio ennesimo ritorno sulla scena.


    Questo clima di incertezza politica si riflette ovviamente anche sul governo, che dopo la conferma di Mattarella riparte con una serie di incognite: dall’ipotesi di un rimpasto, per ora smentita, al rebus della nuova legge elettorale in vista delle elezioni dell’anno prossimo. L’esecutivo dovrà affrontare di corsa una serie di dossier importanti, dal caro bollette al Pnrr, prima di farsi risucchiare inesorabilmente dal gorgo della campagna elettorale.


    Mattarella è il secondo Presidente consecutivo a cui le istituzioni chiedono di restare per un secondo mandato. Il primo era stato Napolitano nel 2013, che era rimasto al Quirinale su richiesta dei principali leader politici dell’epoca. La conferma di Napolitano era sfociata in un “governo del presidente” di larghe intese, capeggiato proprio da Enrico Letta. Questa volta un governo di quel tipo di fatto c’è già, e dunque la rielezione di Mattarella è una conferma sostanziale dello status quo politico complessivo del paese, in attesa delle elezioni del 2023 — uno status quo che paradossalmente rafforza Draghi e piace a tutti i poteri che sono interessati a conservarlo, come l’Ue o i principali attori finanziari. Il prossimo passo potrebbe essere la legge elettorale, probabilmente su un modello proporzionale che favorisca l’attuale coalizione imperniata sul centro.


    “Paradossalmente,” perché Draghi è il principale sconfitto di questa votazione — essendo il nome di più alto profilo ad essersi di fatto candidato — ma è riuscito comunque a ottenere un quadro politico a lui favorevole. Dopo aver capito in occasione dell’incontro con Salvini di venerdì pomeriggio che non sarebbe riuscito a conquistare il Quirinale, sarebbe stato proprio lui a indicare quella sera Mattarella e a chiedergli esplicitamente di rimanere ieri mattina, in occasione del loro incontro al Quirinale per il giuramento del nuovo giudice costituzionale Filippo Patroni Griffi. Mattarella ha preso atto piuttosto facilmente della richiesta di “sacrificio” avanzatagli dal Parlamento — anche se probabilmente in occasione del discorso inaugurale, fissato per il 3 febbraio in occasione del nuovo giuramento, ribadirà la sua posizione per cui sarebbe necessaria una riforma che limiti la possibilità di essere eletti a un solo mandato come quella delineata nel Ddl elaborato dai parlamentari Pd Parrini e Zanda.


    Leggi le note dell’episodio: https://thesubmarine.it/2022/01/31/trappist-154/

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    1 hr 5 min
  • 153: La pandemia del lavoro povero
    Uno studio del ministero del Lavoro certifica che l’11,8% dei lavoratori vive in condizioni di povertà, e che le soluzioni della politica finora sono servite a poco. E non solo: la classificazione europea di in–work poor esclude paradossalmente i lavoratori più poveri

    Secondo una relazione presentata dal ministero del Lavoro, l’11,8% dei lavoratori italiani si trova in condizioni di povertà, tre punti percentuali più della media europea. Il 25% percepisce una retribuzione inferiore al 60% della mediana dei redditi, rientrando nella categoria dei low-pay worker. In alcuni settori, come quello degli alberghi e della ristorazione, il rischio di basse retribuzioni annuali sfiora il 65%.

    La relazione del Gruppo di lavoro sugli interventi e le misure di contrasto alla povertà lavorativa in Italia rileva una situazione difficilissima, con tantissime persone che vivono in condizione di povertà — nonostante lavorino — e con le misure applicate da questo governo e dai precedenti sostanzialmente inefficaci nel sostenere il reddito di chi ne ha più bisogno.

    Non solo: la categoria degli in–work poor, definita dall’Unione europea come chi lavora almeno 7 mesi all’anno e ha un reddito familiare sotto la soglia di povertà, è estremamente limitativo, e nasconde come il problema dello sfruttamento dei lavoratori sia ancora più grave di così.

    Leggi le note dell’episodio su https://thesubmarine.it/

    / In copertina, foto CC BY 2.0 simbiosc via Flickr
    1 hr 9 min
  • 152: La variante B
    Il picco dei casi di questa ondata sembra superato, ma i numeri del contagio restano altissimi. Nel frattempo, la politica è assorbita dal Quirinale, dove un centrodestra che per la prima volta in anni può nominare un presidente non riesce a liberarsi di Silvio Berlusconi
     

    La situazione della pandemia in Italia resta estremamente critica, nonostante i numeri degli ultimi giorni sembrino indicare che abbiamo superato il picco del contagio — fortunatamente in anticipo rispetto ai modelli matematici che erano circolati nei giorni scorsi. La situazione negli ospedali di molte regioni resta però di massimo allarme, per cui le regioni si sono mosse per trovare soluzioni creative per contare meno ospedalizzazioni possibili. 

     

    Intanto, a Roma, continua la partita a bridge per il Quirinale: è sempre più evidente che la scalata di Silvio Berlusconi sia più ardua di quanto l’ex presidente voglia ammettere, ma allo stesso tempo, i partiti della coalizione non riescono a trovare un nome per un “piano B.” Tra quadri regalati, pubblicità sul Giornale e riunioni per pretendere lealtà, Berlusconi sembra crederci ancora — o per lo meno vuole arrogarsi il titolo di kingmaker, se non può essere direttamente lui presidente.

     

    In conclusione di puntata, cerchiamo di capire cosa sta succedendo con la cannabis light: nello stesso giorno in cui la Cassazione ha validato le firme per il referendum sulla cannabis, infatti, la Conferenza Stato Regioni ha adottato un decreto che rappresenta un passo indietro verso la legalizzazione. Ora i negozi di “cannabis light” rischiano sanzioni — a meno che non ricevano l’autorizzazione diretta del ministero della Salute.

     
    Show notes
     

    Covid, addio al bollettino quotidiano? «report dei contagi solo ogni 7 giorni». Il governo ci pensa- Corriere.it
    Ospedali oltre soglia, da lunedì probabile passaggio del Piemonte in arancione. Ecco cosa cambia - La Stampa
    Covid: Lombardia chiede a ospedali ampliamento posti - Lombardia - ANSA.it
    L’allarme dei chirurghi: «Rinviati causa Covid la metà degli interventi»- Corriere.it
    Covid, Draghi: "Gran parte dei problemi dipende dal fatto che ci sono non vaccinati"
    Draghi difende il governo per rilanciare la candidatura a Presidente - la Repubblica
    Salvini prepara un "piano B" per il Quirinale
    Quirinale, la Lega: «Berlusconi? Dobbiamo preparare anche un piano B»- Corriere.it
    Operazione Scoiattolo, cos'è: il significato della mossa di Berlusconi- Corriere.it
    Quirinale, Salvini e Renzi al lavoro su due ipotesi aspettando il flop di Berlusconi - la Repubblica
    Home - Referendum per la cannabis legale
    Cannabis light, negozi illegali con il nuovo decreto governativo | il manifesto
    Cannabis light illegale: spunta la norma nella conferenza Stato-Regioni
    Cannabis terapeutica: si convocano i pazienti ma si prospetta la galera per chi produce CBD? - Associazione Luca Coscioni

     
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    57 min
  • 151: Il governo della suspense
    Il nuovo decreto Covid è stato approvato da più di 24 ore, ma non è ancora pubblico. Il governo procede tra l’altezzosità di Draghi, che sembra vivere le meccaniche costituzionali come un fastidio, e l’imminenza dell’elezione del presidente della Repubblica. 
     

    A più di 24 ore dal Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al decreto sull’obbligo vaccinale per gli over 50, in Gazzetta Ufficiale il decreto non c’è ancora: secondo indiscrezioni, la scrittura del testo vero e proprio era ancora in corso ieri pomeriggio e i suoi contenuti erano “in fase di affinamento” anche dopo l’approvazione all’unanimità in Cdm. Per tutta la giornata c’è stato quindi un susseguirsi di interpretazioni contrastanti sull’applicazione delle nuove norme, dato che lo scarno comunicato stampa del governo — oltre a non costituire fonte del diritto — non offre molta precisione.

     

    Uno dei nodi principali riguarda le sanzioni per chi non si adegua all’obbligo vaccinale: a quanto pare, ci sarà una multa di 100 euro “una tantum,” che potrebbe essere comminata direttamente dall’Agenzia delle Entrate incrociando i dati della popolazione residente con quelli delle anagrafi vaccinali. Si configura così un “doppio binario,” perché le sanzioni per gli over 50 che non rispettano l’obbligo vaccinale risultano diverse da quelle per chi non rispetta l’obbligo del super green pass sul lavoro.

     

    Il governo, che ha preferito difendere lo shopping natalizio anziché cercare di arginare i contagi, sarà costretto a fare molto in fretta i conti con una realtà prevedibile: giovedì sono stati registrati 219.441 contagi e 198 morti, con un tasso di positività oltre il 19%, e in molti ospedali la situazione è fuori controllo.

     

    Sulla scuola, il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ribadisce in un’intervista al Corriere che non ci sarà nessun rinvio dell’inizio delle elezioni, ma ieri una petizione firmata da più di 2000 dirigenti scolastici ha chiesto all’esecutivo di posticipare il rientro per due settimane, descrivendo una situazione altrimenti “ingestibile.” E il ministro Brunetta? Nonostante il governo abbia sconfessato la sua linea dura contro la possibilità dei dipendenti pubblici di lavorare da casa, non sembra avere intenzione di dimettersi.

     

    Ci siamo, è ufficiale: le votazioni per il nuovo presidente della Repubblica inizieranno il 24 gennaio, ed è probabile che si protrarranno a lungo a causa delle misure anti-Covid, che costringeranno a rallentare le operazioni di voto. Per i partiti non sarà un problema, dato che sono ancora nel caos più completo: i parlamentari del M5S sembrano sempre più orientati sul Mattarella bis nonostante la contrarietà di Conte, che sta cercando di tenere insieme un partito allo sbando; nel centrodestra pesa invece l’ostinazione di Berlusconi, che continua la propria caccia all’ultimo voto nonostante il consiglio di lasciar perdere che sarebbe arrivato anche da un fedelissimo come Gianni Letta. Finché il nome del leader di FI resta sul tavolo, però, il Pd si rifiuta di trattare con gli alleati di coalizione.

     

    Finalmente però è tornata l’ombra di D’Alema: Durante una tristissima diretta di auguri di fine anno su Zoom, Massimo D’Alema ha annunciato la disponibilità di Articolo 1 a rientrare nel Pd, definendo quest’ultimo come guarito dalla “malattia” del renzismo, e parlando di una “ricomposizione necessaria,” che potrebbe essere ufficializzata a maggio. Tutti d’accordo gli altri big del piccolo partito, da Bersani a Speranza; qualche reazione stizzita è arrivata però dallo stesso Pd, a cominciare dal segretario Letta, secondo cui non c’è stata “nessuna malattia e quindi nessuna guarigione. Solo passione e impegno.” Renzi, ovviamente, ha commentato ricordando il proprio famigerato 40% e ha mandato “un abbraccio a chi sognava il partito dei riformisti e si ritrova nel partito dei dalemiani.”

     
    Show notes
     

    Comunicato stampa del Consiglio dei Ministr
    1 hr 1 min
  • 150: Chiacchiere di fine anno
    In questa puntata speciale di TRAPPIST, con ospiti Francesca Motta ed Elena D’Alì di Chiamando Eva e Leila Belhadj Mohamed di Matassa cerchiamo di fare il punto sulle più importanti notizie di quest’anno, dall’Italia al Sud Ovest Asiatico, dall’implosione della maggioranza sul ddl Zan alla colonscopia di Joe Biden
    https://open.spotify.com/episode/2tfD5y16WIYUXCXUPGwRNG?si=1rlan_eBTJKiST--zKS7XQ

    Il 2021 doveva essere l’anno di uscita dalla pandemia, e non lo è stato. In Italia, doveva essere l’anno in cui si garantiva protezioni minime per le minoranze di genere e doveva essere l’anno del rilancio grazie ai fondi del PNRR — non lo è stato. È stato invece l’anno della catastrofica uscita occidentale dall’Afghanistan, che ora invece è uscito completamente dalla cronaca italiana, nonostante la situazione, in questi mesi, sia rimasta gravissima. E la crisi in Afghanistan è solo una di quelle del Sud Ovest Asiatico che la nostra stampa ha appena sfiorato.

     

    In compenso nel 2022 andrà tutto benissimo, giusto? Forse no: i casi trainati dalla variante Omicron continuano a salire, il governo sembra sempre più disinteressato al benessere collettivo in favore del profitto delle imprese, e la responsabilità della gestione della pandemia viene ancora lasciata sulle spalle delle persone comuni. Per fortuna che presto potremo divertirci con le previsioni sull’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, con i principali pretendenti al Quirinale che si annunciano già — come dire — densi di significato.

     
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    In copertina, foto via Twitter @Quirinale
    1 hr 13 min
  • 149: Il contagio corre, il governo resta a guardare
    Tre nuovi studi aiutano a capire il rischio costituito dalla variante Omicron, ma nonostante il numero di casi in rapido aumento, il governo non sembra intenzionato a introdurre misure anti–contagio incisive
     

    Tre nuovi studi sembrano confermare che la variante Omicron causi sintomi meno gravi. Tuttavia, l’elevata contagiosità probabilmente provocherà comunque un’ondata di ospedalizzazioni. Riuscendo a evadere in certa misura le protezioni del vaccino, Omicron causa anche numerose re–infezioni: molti casi vengono registrati come meno gravi proprio perché riguardano chi ha già una forma di protezione dal Covid–19. In particolare, secondo un nuovo studio dell’Imperial College, la percentuale di persone ammalate nonostante una precedente infezione sono il 13%, mentre la media di reinfezione di Delta era stimata pari a 2,5%. I ricercatori arrivano alla conclusione che il 40% dei casi osservati sono re–infezioni, e di questi l’8% sono re-infezioni da Delta. Il rischio di ospedalizzazione è solo parzialmente ridotto rispetto a Delta — tra il 15 e il 20% — e per il 50–60% è riconducibile alle re-infezioni. Per approfondire ulteriormente, vi rimandiamo a questo ottimo thread di Deepti Guardasani.

     

    Gli altri due studi — uno ancora in fase di lavoro e disponibile sul sito dell’Università di Edimburgo su dati raccolti in Scozia, l’altro disponibile in pre-print e basato su casi in Sudafrica — aggiungono altri dettagli utili agli stati per valutare come reagire a Omicron: i ricercatori scozzesi hanno registrato una riduzione del rischio di ospedalizzazione di due terzi, una percentuale che sale addirittura all’80% nei dati sudafricani. Però, una volta raggiunto il livello di gravità per cui è necessario andare in ospedale, il rischio che la malattia diventi più severa è pari alle precedenti varianti.

     

    Le nuove restrizioni approvate dal governo confermano gran parte delle anticipazioni dei giorni scorsi. Dopo una settimana di attendismo per “aspettare i dati,” l’esecutivo ha adottato una serie di misure molto timide per contrastare l’ondata di variante Omicron. Viene poi estesa l’applicazione del “green pass rafforzato”: sarà obbligatorio in bar e ristoranti anche per il consumo al banco e per accedere a numerosi servizi o locali: piscine, palestre, musei, sale gioco, etc. Fa la sua comparsa anche una digi-evoluzione del green pass: il “mega green pass” — nome giornalistico ma non ufficiale, purtroppo — ovvero il certificato valido solo per chi ha la combinazione di seconda dose e tampone negativo, oppure la terza dose. Per il momento, però, servirà solo entrare come visitatori nelle Rsa e hospice.

     

    Con queste misure, per i vaccinati o i guariti, viene sostanzialmente annullata la distinzione tra zona bianca, gialla e arancione — rendendo quindi obsoleto il sistema a zone per gran parte della popolazione italiana. Non è stata approvata una delle misure più discusse nei giorni scorsi, ovvero l’obbligo di tampone per partecipare agli eventi affollati al chiuso — né l’obbligo vaccinale per i dipendenti della pubblica amministrazione, voluto, secondo i retroscena, soprattutto dal Pd. 

     

    Il governo spera insomma che l’accelerazione sulle terze dosi e l’obbligo di indossare mascherine FFP2 al chiuso — anche in situazioni molto affollate, dato che non sono previste nuove regole per le capienze di mezzi pubblici, cinema o teatri — sia sufficiente ad arginare l’ondata dei contagi. Che ieri ha raggiunto un nuovo picco massimo dall’inizio della pandemia, con 44.595 casi, 168 morti e un tasso di positività al 4,9% — indice di una circolazione del virus molto ampia. Secondo la tanto attesa “flash survey” dell’Iss, la variante Omicron è al 28% di prevalenza, con un tasso di raddoppio ogni due giorni. I dati sono già vecchi: è quasi certo che alla prossima indagine, prevista per il 3 gennaio, la nuova variante risulterà dominante. 

     

    Come sempre, la situazione non è uguale in tutte le re
    1 hr 1 min
  • 148: Lo sciopero generale non basta a riportare il governo Draghi sulla Terra
    Il successo di una mobilitazione organizzata in nove giorni dimostra la distanza tra il paese reale e i partiti della maggioranza, che insieme al presidente del Consiglio hanno deciso di ignorare le ragioni dello sciopero e tirare avanti
     

    Secondo Cgil e Uil, lo sciopero generale ha avuto alte percentuali di adesione, con una media attorno all’85%. “Per noi questa non è la fine di un ciclo di manifestazioni, per noi è l’inizio perché non rinunciamo all’idea di una riforma delle pensioni, del fisco e della lotta alla precarietà. Ora ancora con più forza. Le piazze di oggi ci dicono che non siamo isolati,” ha detto Maurizio Landini a una piazza del Popolo piena di bandiere rosse e blu. Anche a Milano piazza Sempione si è riempita di circa 20 mila persone provenienti da tutto il Nord Italia.

    Lo sciopero arriva dopo lo strappo da parte dei partiti di destra della coalizione, che hanno costretto l’esecutivo a non rispettare gli impegni che Draghi personalmente aveva preso con i sindacati. Questa situazione, che dovrebbe essere di grande tensione politica, è stata minimizzata dai media, che ieri hanno largamente ignorato lo sciopero, e apparentemente ignorata dal presidente del Consiglio, che sembra sostanzialmente disinteressato dagli eventi che lo circondano, anche quando lo riguardano direttamente.

     

    Ieri Draghi era impegnato con il Consiglio europeo, e nella replica delle comunicazioni di due giorni fa al Senato si è limitato a dire che non c’è stata nessuna “volontà punitiva” nei confronti dei sindacati, ma volontà di “colloquio, confronto, ascolto.” Per l’approvazione della manovra però il tempo stringe, gli emendamenti del governo ancora non sono stati presentati e l’unico tavolo di confronto con i sindacati è stato convocato per il 20 dicembre — e solo sulle pensioni: non ci sono all’orizzonte, al momento, interventi sul fisco per venire incontro alle richieste dei lavoratori che ieri hanno incrociato le braccia.

     
    Show notes
     

    Manovra, Cgil e Uil: "Adesioni a sciopero alte con medie 85%"
    Dall'operaia al rider, le storie di chi ha scioperato: "Precari, sotto ricatto e senza tutele. La politica venga a vedere da vicino cos'è il lavoro oggi" - Il Fatto Quotidiano
    Lo sciopero contro la precarietà riporta in piazza il paese reale
    Consiglio europeo del 16 dicembre, la replica del Presidente Draghi al Senato della Repubblica | www.governo.it
    Manovra: Draghi, ‘sindacati? Nessuna volontà punitiva da governo’ – Il Dubbio
    Manovra: slitta la presentazione degli emendamenti del governo - Economia - ANSA
    Manovra a rilento. Draghi convoca i sindacati dopo il 16 | il manifesto
    Sciopero generale, aderisce l’80% dei metalmeccanici. Landini: “Di nuovo in piazza se non avremo risposte”. Centrodestra parla di farsa. M5s e Leu: “Ora dialogo” - Il Fatto Quotidiano
    Bollette, salta il contributo di solidarietà proposto da Draghi. Niente accordo sul fisco in cdm - la Repubblica
    ​Cgil e Uil: sciopero generale il 16 dicembre contro la Manovra - Rai News
    Guida allo sciopero del 16 dicembre 2021, dai treni alle manifestazioni: gli orari - Cronaca
    Perché Cgil e Uil sciopereranno contro la legge di Bilancio | Pagella Politica
    Riforma Irpef, anche sommando lo sconto sui contributi (che vale solo per il 2022) i vantaggi maggiori vanno ai redditi oltre 38mila euro - Il Fatto Quotidiano
    Landini: “Sono i partiti ad aver bloccato Draghi” - la Repubblica

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Il mondo visto da lontano: conversazione sulle notizie piú importanti della settimana, dalla redazione di the Submarine.

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