TRAPPIST

TRAPPIST

By The SubmarineNewsNews CommentaryPolitics
Download on the App Store

TRAPPIST episodes

  • 138: Dalla pandemia alla crisi dell’energia: la Brexit è stata una scommessa persa
    L’economia del Regno Unito si prepara a una tempesta perfetta, mentre sempre più aziende non trovano dipendenti disposti a lavorare per i bassi salari che offrono
    Il discorso di Boris Johnson alla convention del Partito conservatore britannico è stato tutto quello che ci si potrebbe aspettare un discorso di Boris Johnson, tra riferimenti a Thatcher e racconti di quando sarebbe “quasi morto” di Covid–19 il Primo ministro ha presentato un disegno per il futuro del paese che è riuscito a scontentare tutti, ricevendo critiche da laburisti, SNP, e persino dagli ambienti del conservatorismo più convinto. Il premier ha deciso di fare anche in questa occasione ciò che sa fare meglio — divertire e parlare alla pancia del suo elettorato — ma non è sembrato granché padrone della situazione nel proprio paese.

    Il Regno Unito infatti è in una crisi economica, lavorativa e sociale molto più profonda rispetto ai paesi dell’Ue che ha abbandonato con la Brexit: in particolare stanno aumentando vertiginosamente i prezzi dei beni di consumo fondamentali e delle risorse come la benzina e il gas. E il paese è attanagliato da una grave mancanza di manodopera — ben esemplificata dal tentativo disperato di trovare camionisti, la cui scarsità è complice della crisi della benzina di pochi giorni fa, per cercare di salvare i consumi natalizi.

    La mancanza di manodopera è dovuta a una combinazione degli effetti della Brexit, che ha reso il Regno Unito meno attrattivo per i lavoratori stranieri, e della pandemia, che ha spinto tutto l’Occidente a rivedere il proprio rapporto con il lavoro. Una crisi che dimostra quanto il modello di sviluppo adottato finora si regga sullo sfruttamento dei lavoratori autoctoni e migranti, ugualmente necessari all’arricchimento di chi detiene il potere, sia nel Regno Unito che in Italia.
    Show notes

    Boris Johnson’s conference speech: what he said and what he meant | Boris Johnson | The Guardian
    (222) 'Insulate them snuggly in prison' - Boris Johnson's best gags from Tory Party Conference speech - YouTube
    Uproar at proposal to lower student loan repayment threshold | Varsity
    Co-op warns of price rises as staff and stock shortages dent profits | Supply chain crisis | The Guardian
    EU lorry drivers will not help Britain ease its fuel crisis, union says | Supply chain crisis | The Guardian
    The good news about labor shortages – POLITICO
    Russia says it could boost supplies to ease Europe gas costs - ABC News
    One in ten firms passing on higher prices as BoE chief economist says inflation spike is worse than expected | Business News | Sky News
    ‘Significant’ price rises will continue and more energy firms will collapse, Ofgem warns | The Independent
    ‘Significant’ energy price rises will continue and more firms will collapse, Ofgem warns

    Sostieni l’informazione indipendente di the Submarine: abbonati a Hello, World! La prima settimana è gratis



    in copertina, foto via Twitter
    1 hr 4 min
  • 137: Bla bla bla nei palazzi, manganelli nelle strade
    L’aggressione delle forze dell’ordine alla manifestazione di Rise Up, a un mese dall’inizio di una Cop26 che si preannuncia difficile se non fallimentare, mostra quanto movimenti ambientalisti e politica siano ancora lontanissimi
    Gli attivisti e le attiviste di Rise Up For Climate Justice hanno occupato nella notte piazza Affari, a Milano, piantando alcune tende e mettendo le catene all’ingresso della Borsa. L’azione si inserisce nella serie di proteste in atto in questi giorni per la pre-Cop in corso nel capoluogo lombardo: gli attivisti di Extinction Rebellion hanno messo in atto ieri diversi blocchi stradali nei dintorni del centro congressi in zona CityLife — rimossi con violenza dalla polizia, che ha arrestato alcuni manifestanti.

    Ieri Draghi ha incontrato Greta Thunberg ed è intervenuto nella sessione conclusiva della Youth4Climate, dando ragione alla protesta: “Dobbiamo agire adesso. Sono convinto che abbiamo tanto da imparare dalle vostre idee, i vostri suggerimenti e la vostra leadership. La vostra mobilitazione è stata di grande impatto, e potete starne certi: vi stiamo ascoltando.” Appena ha iniziato a parlare è stato interrotto da un gruppo di contestatori che cantavano “El pueblo unido jamás será vencido.”

    Tuttavia, nonostante le dichiarazioni di Draghi, il suo ministro alla Transizione Ecologica resta una delle voci più stonate in ambito ecologico a livello europeo: Cingolani, che due giorni fa è stato colto da una sorta di ansia da prestazione per il confronto con Thunberg. In un fuorionda pubblicato dall’Ansa, Cingolani si lamentava con un proprio collaboratore della “poca concretezza” e della mancanza di proposte dell’attivista svedese — che, ricordiamo, ha 18 anni e nessun incarico politico nazionale, a differenza di Cingolani.

    Sul panorama internazionale, però Cingolani non è assolutamente tra i problemi più grossi di chi chiede maggiore azione politica contro il cambiamento climatico (principalmente per le dimensioni trascurabili dell’Italia e della sua economia). La Cop26, infatti, non inizia con i migliori auspici: la situazione è particolarmente tesa nei confronti dell’Australia — non è nemmeno chiaro se parteciperà alla Cop26. 

    Da mesi ormai è chiaro che il governo australiano si trova sempre più isolato nel proprio scetticismo climatico. Morrison negli ultimi mesi si è progressivamente ammorbidito, ma la stessa cosa non si può dire del suo alleato di governo, il Partito Nazionale d’Australia, che continua a inquadrare l’azione climatica come un peso per l’economia, difesa strenuamente dalle élite cittadine che non ne pagheranno le conseguenze economiche — a differenza delle comunità rurali. 

    In Australia l’industria del carbone è ancora potentissima, ma tensioni simili tra politica ed economia sono presenti nel dibattito di tutti i paesi: pochi giorni fa la Camera dei rappresentanti statunitense ha ufficialmente lanciato un’indagine sul ruolo delle grandi aziende petrolifere nel diffondere disinformazione sulla crisi climatica. Il Congresso è preoccupato che “per proteggere i propri profitti l’industria abbia condotto un impegno coordinato per diffondere disinformazione e per prevenire azioni vitali per combattere il cambiamento climatico.” La Harvard Gazette ha parlato con Naomi Oreskes e con Geoffrey Supran, due ricercatori che negli ultimi anni hanno pubblicato numerosi studi sull’ostruzionismo dell’industria degli idrocarburi, per farsi raccontare nel dettaglio chi sono i responsabili ultimi dell’inazione della politica di fronte all’emergenza.
    Show notes

    Youth4Climate, gli attivisti occupano piazza Affari a Milano: tende di fronte alla sede della Borsa italiana - Il Fatto Quotidiano
    Milano, blocco stradale degli attivisti di Extinction Rebellion: rimossi dalla polizia - LaPresse
    Global March for Climate Justice, marcia per la giustizia climatica - Milano
    Youth4Climate, la promessa di Draghi ai giovani: 'Avete ragione, agiremo adesso' - Politica - ANSA
    Intervento
    1 hr 4 min
  • 136: Unione europea e Stati Uniti in fuga dalle proprie responsabilità vaccinali
    Per la seconda volta in meno di un mese i paesi più ricchi del mondo si sono dati una pacca sulla spalla, promettendo di donare poche dosi invece di pochissime ai paesi ancora scoperti, e ignorando le richieste della società civile e dell’OMS
    Intervenendo in videoconferenza al “Global Covid-19 Summit” a margine dell’assemblea generale dell’Onu, l’altro ieri Draghi ha annunciato che l’Italia donerà 45 milioni di dosi ai paesi più poveri entro la fine del 2021, triplicando gli sforzi annunciati finora — la previsione era infatti di donare 15 milioni di dosi, principalmente attraverso il meccanismo COVAX. Il presidente del Consiglio ha riconosciuto nella distribuzione dei vaccini ci sono ancora “grandi disuguaglianze” e che “uno dei punti deboli nella risposta globale alla pandemia è stato l'insufficiente coordinamento tra autorità sanitarie e finanziarie.”

    Draghi ha detto inoltre che “dobbiamo aumentare la nostra preparazione per le pandemie del futuro,” aumentando “la capacità produttiva di vaccini e di strumenti sanitari in tutto il mondo, soprattutto nei paesi più vulnerabili.” Le donazioni saranno composte soprattutto dalle dosi di AstraZeneca non distribuite alle regioni. L’Italia aggiunge così il proprio timido impegno agli impegni altrettanto insufficienti degli altri paesi occidentali: per quanto triplicato, lo sforzo italiano è infatti poca cosa di fronte ai miliardi di persone che in tutto il mondo ancora non hanno ricevuto il vaccino.

    Contemporaneamente, a dispetto della contrarietà dell’Oms, il nostro paese procede spedito con la somministrazione delle terze dosi: nel primo giorno ne sono state inoculate poco più di 3 mila. L’estensione del programma alla popolazione generale è solo questione di tempo: il sottosegretario Sileri ha detto che è ancora prematuro parlarne, ma sicuramente la terza dose “sarà per tutti.” Dello stesso avviso anche il consigliere del ministro Speranza Walter Ricciardi, secondo cui il richiamo per tutti sarà periodico, già a partire dall’anno prossimo.

    La somministrazione delle terze dosi nei paesi ricchi pone però gravi problemi etici vista la mancata vaccinazione di quelli poveri. A inizio mese, i ministri della Salute del G20 si sono incontrati a Roma e hanno sottoscritto una dichiarazione non apre alla possibilità di una sospensione dei brevetti, ma prevede di “rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento, per aumentare e diversificare la capacità produttiva di vaccini globale, locale e regionale,” con attenzione in particolare ai paesi a reddito medio-basso. Il “Patto di Roma,” firmato all’unanimità, è un documento di 11 pagine suddiviso in 33 punti incentrato sulla cooperazione multilaterale per una ripresa post-pandemica “salutare e sostenibile.” Al punto 7 viene riaffermato l’obiettivo di vaccinare il 40% della popolazione mondiale entro la fine del 2021 — un’espressione che significa poco: secondo i dati aggregati da Our World in Data il 40,4% della popolazione mondiale ha già ricevuto almeno una dose, ma è il 40% più ricco. Nei paesi a basso reddito, la percentuale di chi ha ricevuto almeno una dose è ferma all’1,8%.

    Il summit dell’altro ieri è stato invece organizzato da Joe Biden, che come altre volte ha abbinato retorica roboante ad azioni molto timide di fronte alle proporzioni enormi della crisi. Biden ha aperto il summit indicando due emergenze: riuscire a vaccinare il resto del mondo, e risolvere la crisi globale dell’ossigeno, che sta causando ulteriori morti tra persone che potevano invece essere salvate. “Non possiamo risolvere questa crisi con mezze misure o ambizioni modeste, dobbiamo pensare in grande,” ha dichiarato il presidente. Purtroppo, quelle offerte dagli Stati Uniti sono invece proprio mezze misure: gli Stati Uniti hanno promesso di donare 1,1 miliardi di dosi — un numero comunque bassissimo per vaccinare i 5,4 miliardi ancora senza vaccino — ma entro la fine dell’anno ne consegneranno circa 300 milioni, permettendo di vaccinare 150
    58 min
  • 135: Non chiamatelo obbligo vaccinale
    Dopo settimane di dibattito sempre più radicalizzato, l’espansione del green pass voluta dal governo Draghi è la più aggressiva d’Europa. Ma anche questa volta la politica ha scaricato le responsabilità dei propri fallimenti sulle persone
    Le anticipazioni sono state confermate: il nuovo decreto legge sul green pass, approvato ieri all’unanimità dal Consiglio dei ministri, prevede l’obbligatorietà, a partire dal 15 ottobre, del certificato verde per tutti i lavoratori del pubblico e del privato, inclusi i lavoratori autonomi, occasionali e volontari. In totale parliamo di una platea di circa 23 milioni di persone. L’onere di controllare il possesso e la validità del pass spetta al datore di lavoro: chi ne è sprovvisto rischia una multa da 600 a 1500 euro, la sospensione dal lavoro e dallo stipendio, ma non il licenziamento o altre conseguenze disciplinari — unica concessione ottenuta dai sindacati dopo l’incontro di mercoledì con il governo. I tamponi continueranno ad avere prezzi calmierati — 15 euro per i maggiorenni, 8 per i minorenni, gratis per i soggetti che non possono fare il vaccino — e sono previste sanzioni per le farmacie che non li applicano.

    A proposito di tamponi, il governo è intenzionato ad accogliere la richiesta di estendere a 72 ore la validità dei tamponi molecolari, ma la modifica sarà inserita con un emendamento al “decreto bis,” che a breve dovrà essere convertito in legge. L’altra novità rilevante inserita già nell’ultimo decreto, invece, è che il green pass sarà valido subito dopo la prima dose, e non più dopo 15 giorni: un dettaglio che conferma lo scopo fondamentale del provvedimento — non tanto garantire direttamente la salute pubblica, dato che nessuno sviluppa la risposta immunitaria dopo un giorno dal vaccino, ma spingere gli ultimi indecisi a vaccinarsi rendendo sostanzialmente impossibile la vita a chi non è vaccinato.

    Nella conferenza stampa successiva al Cdm — dove, nonostante l’importanza del provvedimento, Draghi ha deciso di non parlare — il ministro Brunetta ne ha parlato cinicamente in termini di produttività, citando la crescita del Pil e il fatto che “il capitale umano tutto vaccinato in presenza” non potrà che rafforzare questa crescita. Sulla stessa linea anche la ministra Gelmini, secondo cui l’obbligo del green pass garantirà “libertà e aperture.”

    Una piccola polemica riguarda il green pass obbligatorio anche per i parlamentari e i membri delle altre assemblee elettive: il governo non può intervenire sui regolamenti di Camera e Senato, e quindi nel decreto si limita a invitare le due Camere ad adeguarsi — ma ovviamente c’è qualcuno che vorrebbe evitarlo. Il senatore di Italexit Gianluigi Paragone, ad esempio, si è già detto pronto a “forzare questa regola” ed entrare lo stesso in Senato.

    E la Lega? Matteo Salvini continua a borbottare la propria contrarietà, ma ha deciso sostanzialmente di abbandonare la battaglia contro il green pass, convinto dagli esponenti “governisti” del partito a non percorrere una strada evidentemente impopolare.
    Show notes

    Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 36 | www.governo.it
    Draghi sul green pass: «Il decreto è pensato per continuare ad aprire»- Corriere.it
    Green Pass obbligatorio, Brunetta: "Vale per 23 milioni di lavoratori"
    Tamponi Covid e Green pass, il governo: "Sì validità del test molecolare a 72 ore" - Cronaca
    Green pass subito dopo prima dose vaccino
    Conferenza stampa del Consiglio dei Ministri n.36 - YouTube
    Green pass, una decisione forte che Draghi doveva spiegare | L'HuffPost
    Dl Green Pass. Speranza: "Spinta alla ripartenza". Brunetta: "Rafforzerà la crescita" - Rai News
    Green pass, Governo chiede al Parlamento di adeguarsi a obbligo
    Green Pass in Parlamento: “L'obbligo in aula dovevamo deciderlo prima” - la Repubblica
    Green Pass obbligatorio, Salvini: "Non si può complicare la vita a italiani"
    Green pass, Salvini «convertito» dai big leghisti: «Se stai su quella linea il Paes
    56 min
  • 134: La repressione degli afgani comincia a Kabul ma continua in Europa
    A un anno dall’incendio nel campo di Moria, sull’isola di Lesbo, migliaia di richiedenti asilo sono ancora intrappolati nel nuovo campo di Mavrovouni. Intanto, la Grecia e l’Unione europea sono impegnate a impedire l’arrivo di nuovi richiedenti asilo dall’Afghanistan
    Un anno fa andava a fuoco il campo profughi di Moria, sull’isola di Lesbo nell’Egeo. A distanza di un anno la situazione a Lesbo è ancora emergenziale: nonostante le promesse del governo greco, i profughi vivono ancora in tendopoli dalle condizioni miserabili — pochissimi servizi igienici e acqua potabile, impossibilità di muoversi liberamente per l’isola, repressione da parte delle forze di polizia. 

    Il governo greco è poi impegnato in una guerra politica e giudiziaria contro tutte le persone in transito sul proprio territorio. Nel corso dell’ultimo anno sono aumentati i respingimenti illegali verso la Turchia e le autorità elleniche sembrano aver deciso di punire i migranti con processi sommari: per il rogo di Moria sono state condannate a decenni di carcere quattro persone con processi farsa, a cui è stato impossibile assistere da parte di osservatori internazionali, nel silenzio dell’Europa.

    La maggior parte delle persone ancora bloccate nell’Egeo proviene dall’Afghanistan, da cui è scappata prima che i governi europei si rendessero conto che forse non era un paese così sicuro come andavano dichiarando. In generale, la differenza tra migranti economici e rifugiati — è opportuno ricordarlo — è una distinzione artificiale che serve solo a mettere in atto più comodamente politiche repressive verso persone nate in altri paesi.

    A scanso di equivoci l’Afghanistan, dopo la conquista talebana, è in una situazione sempre più critica: l’inviata speciale ONU Deborah Lyons ha detto al Consiglio di Sicurezza che la comunità internazionale deve trovare modo di far affluire in Afghanistan risorse economiche, nonostante la presenza del governo talebano, “per prevenire un collasso totale dell’ordine sociale ed economico.” Il prezzo dei beni di prima necessità sta aumentando, mentre le banche private stanno finendo la liquidità e le autorità statali stanno finendo le risorse per pagare gli stipendi. “Dobbiamo dare la possibilità all’economia di respirare per ancora qualche mese, per dare la possibilità ai talebani di mostrare flessibilità e l’intento genuino di fare le cose in modo diverso questa volta, in particolare in prospettiva sui diritti umani, genere, e antiterrorismo.” Lyons specifica che sono necessarie “garanzie” che i soldi vengano usati “dove serve che siano spesi,” e che non vengano sprecati dalle autorità. 

    L’ex presidente Mohammad Ashraf Ghani ha pubblicato su Twitter un messaggio in cui “spiega” la propria fuga da Kabul, dicendo che il suo team di sicurezza gli aveva detto che sarebbe stato impossibile evitare “gli stessi orribili scontri in strada in città che abbiamo visto durante la guerra civile negli anni Novanta.” “Lasciare Kabul è stata la decisione più difficile della mia vita, ma credevo che fosse l’unico modo per tenere zitte le pistole, e salvare Kabul e i suoi 6 milioni di cittadini.” Ieri, in visita in Germania, il segretario di Stato Blinken è tornato a dire che i rapporti tra governo talebano e comunità internazionale “dovranno essere guadagnati.”

    Intanto, i talebani confermano di essere un regime repressivo, nonostante le parole concilianti con la comunità internazionale. Il primo decreto di Sirajuddin Haqqani come ministro dell’Interno è radicalmente autoritario: dopo giorni di proteste, il governo ha stabilito che protestare sarà legale soltanto previa approvazione sia della manifestazione in sé, sia dei singoli slogan che verranno usati. La repressione nei giorni scorsi è stata dura, e a Herat martedì si sono registrati due morti. Ieri il vicepresidente della commissione culturale dei talebani, Ahmadullah Wasiq, ha annunciato che alle donne probabilmente sarà vietato partecipare agli sport “in cui i loro corpi potrebbero esse
    56 min
  • 133: Ricostruire il mondo dopo il cambiamento climatico
    Gli allagamenti delle metropolitane di New York e Zhengzhou, le case distrutte in New Jersey, il disastro ambientale lasciato dalla guerra in Siria: come potrete immaginare la responsabilità non è degli ambientalisti ideologizzati
    L’ondata di maltempo causata dal passaggio di parti dell’uragano Ida sul nord–est degli Stati Uniti è stata devastante: si parla di almeno 46 morti, ma si teme che il numero sia destinato a crescere: ieri il governatore del New Jersey Phil Murphy ha annunciato che 23 persone avevano perso la vita, principalmente perché sorpresi da allagamenti improvvisi mentre erano alla guida. La governatrice di New York Kathy Hochul ha specificato il collegamento tra devastazione e cambiamento climatico, sottolineando come questi eventi non si possano più definire “impossibili da prevedere.” Tra i problemi che gli Stati Uniti devono affrontare c’è l’estrema fragilità di case e altre strutture: è il caso di Mullica Hill, in New Jersey, in cui tante abitazioni sono state fatte letteralmente a pezzi da un tornado. Per grandi città come New York, che dipendono fortemente dalla propria metropolitana, l’alluvione di ieri dovrebbe essere un momento di chiarezza: negli ultimi anni ci sono stati molti allagamenti che hanno paralizzato i trasporti e causato morti. 

    A fine luglio dopo l’alluvione a Zhengzhou, dove 12 persone sono morte nella metropolitana, molti esperti avevano denunciato la fragilità del trasporto sotterraneo di fronte al cambiamento climatico. Solo pochi giorni dopo, l’alluvione che ha colpito l’Europa centrale ha mostrato come anche nei paesi europei le città e i comuni più piccoli non siano in grado di reggere l’impatto devastante degli eventi meteorologici aggravati dal cambiamento climatico.

    Intanto, il Mar Mediterraneo viene segnato da un altro riversamento di petrolio, causato dalla rottura di un serbatoio in una centrale termica a Baniyas. L’area contaminata interessa un raggio di 800 km quadrati: il paragone più usato sulla stampa è che è grande quanto l’area di New York. L’evento ha iniziato a fare notizia solo quando il petrolio si è avvicinato a Cipro del Nord: infatti, la situazione dell’inquinamento in Siria è universalmente ignorata. La guerra civile, e la progressiva sostituzione di stabilimenti per l’estrazione del petrolio con postazioni improvvisate e costruite senza sufficienti misure di sicurezza, hanno profondamente segnato l’ambiente del paese.

    Pochi giorni fa, l’istituto delle politiche energetiche dell’università di Chicago ha pubblicato il proprio report annuale sulla qualità dell’aria in cui stima che l’inquinamento dell’aria in India rischia di ridurre di almeno 9 anni l’aspettativa di vita del 40% della popolazione indiana. Gli autori del report sottolineano con particolare preoccupazione che l’area interessata da un alto inquinamento dell’aria sia in aumento costante nel paese. La situazione non è particolarmente dissimile anche in Europa — Milano, ad esempio, è una delle città più inquinate del pianeta, classificandosi tra le prime venti metropoli per peggior qualità dell’aria prima della pandemia. Secondo le stime, ogni anno a Milano muoiono 1500 persone per l’inquinamento atmosferico.

    Esiste però un lungo asse, che attraversa tutta la destra e arriva fino al ministro della Transizione Ecologica Cingolani, che sistematicamente minimizza l’impatto della crisi climatica, rivendica la libertà di inquinare, o per lo almeno osteggia gli attivisti “troppo ideologizzati.” 

    In questa puntata sono con voi: Stefano Colombo e Alessandro Massone.
    Show notes

    Ida's remnants leave at least 46 dead after massive flooding in the East - CNN
    N.J. death toll from Ida climbs to 23 people, Murphy says - nj.com
    43 Die as Deadliest Storm Since Sandy Devastates the Northeast - The New York Times
    Catastrophic Tornado Rips Apart Homes in Mullica Hill, NJ – NBC10 Philadelphia
    Climate Change Means More Subway Flooding : NPR
    Zhengzhou Metro releases details of flood tr
    57 min
  • 132: La catastrofe di Kabul
    L’attentato dell’ISIS-K ha rivelato con drammaticità la disorganizzazione dell’evacuazione gestita dalle forze alleate. Nonostante le dichiarazioni dei talebani dei giorni scorsi, per l’Afghanistan si sta per aprire tutt’altro che un periodo di tranquillità
    Ieri, dopo giorni di allerta, c’è stato un attacco esplosivo all’aeroporto di Kabul, dove da giorni decine di migliaia di persone si accalcano per cercare di lasciare l’Afghanistan nei ponti aerei organizzati dalle forze alleate agli Stati Uniti. Ieri era, di fatto, l’ultimo giorno di evacuazione, perché gli gli ultimi giorni servivano agli Stati Uniti per smantellare la propria presenza militare e lasciare l’aeroporto entro la scadenza del 31 agosto. Mentre scriviamo si parla di almeno 72 civili uccisi nelle esplosioni. Inoltre, hanno perso la vita 28 guardie talebane e 13 soldati statunitensi. Sono numeri che sono destinati a crescere ancora nelle prossime ore: per un quadro aggiornato potete fare riferimento al liveblog di Al Jazeera.

    Dopo ore di silenzio, l’attacco all’aeroporto è stato rivendicato: Amaq, l’organo di propaganda dello Stato islamico, ha scritto — secondo una traduzione fornita ai media internazionali dall’agenzia di monitoring SITE — che un uomo è riuscito ad avvicinarsi fino a 5 metri dai militari statunitensi prima di attivare la propria cintura esplosiva. Amaq, tuttavia, parla di un singolo attentatore suicida e di una singola esplosione, mentre le esplosioni a Kabul sono state almeno 6. Dopo la prima esplosione all’aeroporto, all’Abbey Gate, e quella nell’hotel limitrofo, dove soggiornavano i lavoratori internazionali, ci sono state diverse altre le esplosioni segnalate nella città nelle ore successive.

    I talebani hanno condannato l’attacco, anche se hanno specificato che l’esplosione all’aeroporto è avvenuta in una zona dove la sicurezza era gestita dagli Stati Uniti. La reazione internazionale è stata immediata: Turchia, Qatar, ed Egitto hanno emesso dichiarazioni di condoglianze alle vittime. L’Arabia Saudita ha scritto che l’attacco è “incompatibile con qualsiasi principio religioso.” Emmanuel Macron ha dichiarato di essere in contatto con i talebani per cercare di estendere il periodo di evacuazione; Merkel ha descritto l’attacco come “atroce”; Draghi ha detto che si è trattato di un “attacco vile contro chi cerca la libertà.”

    Le dichiarazioni più dure sono arrivate però dalla Casa bianca: era dall’agosto 2011 — quando fu abbattuto un elicottero Chinook, sempre in Afghanistan, uccidendo 38 persone — che i militari statunitensi non perdevano così tanti soldati in un giorno solo. Joe Biden ha dichiarato che gli Stati Uniti “daranno la caccia” ai responsabili. L’attacco — e la morte di così tanti cittadini statunitensi — ​​mette ulteriormente in difficoltà l’amministrazione Biden, che ha gestito il ritiro delle truppe e le evacuazioni in modo disastroso. Le difficoltà del presidente sono state particolarmente evidenti durante la giornata di ieri, quando per ore Biden e il suo staff si sono chiusi nella Situation Room senza essere raggiungibili dai giornalisti e senza parlare al pubblico.

    L’attacco sembra essere stato opera di uno specifico ramo di Daesh, l’ISIS-K — la K sta per la “provincia di Khorasan.” La regione storica del Grande Khorasan comprendeva territori che oggi sono divisi tra Iran, Afghanistan, Tajikistan, Turkmenistan, e Uzbekistan. Le differenze tra talebani e ISIS-K sono profonde e ideologiche. Lo scontro tra le due forze è pressoché inevitabile, perché negli ultimi anni sia l’ormai defunto governo afgano che i talebani hanno riconquistato tutti i territori controllati dal gruppo, che ormai porta a segno solo attacchi terroristici — come quello dello scorso maggio contro una scuola di Kabul, in cui sono morte 90 persone, tra cui tantissime studentesse. Negli ultimi giorni, nella newsletter di Al–Naba, un giornale settimanale pubblicato dall’ISIS, si leggeva che i talebani avevano conquistato l’Afghanistan così in fret
    1 hr
  • 131: L’Afghanistan verso la guerra civile
    Il paese doveva essere sui binari della pace, e invece nelle ultime settimane è caduto quasi completamente sotto il controllo dei talebani. Ma cosa è successo? E perché l’occidente era così impreparato?
    I talebani hanno annunciato di aver conquistato Kandahar, la seconda città del paese. Il governo afgano non ha ancora ammesso la sconfitta, ma fonti di Associated Press confermano che il gruppo avrebbe occupato il palazzo del governatore e le strutture di potere della città. Nel corso della giornata i talebani avevano conquistato anche le importanti città di Herat e Ghazni. In totale gli insorgenti hanno preso il controllo di 13 capoluoghi provinciali e stanno facendo pressione per chiudere i territori ancora contesi sia al nord che al sud. Di fatto, sotto il completo controllo del governo resta solo il centro del paese e la zona immediatamente circostante a Kabul. Una fonte dell’intelligence statunitense ha detto a Reuters che i talebani potrebbero isolare Kabul entro 30 giorni, e prenderne il controllo entro 90 — un’analisi che a prima vista poteva sembrare catastrofista ma che potrebbe rivelarsi persino ottimista. Oggi, il ministro della Difesa britannico Ben Wallace ha dichiarato a BBC News che a suo parere il paese stava andando inevitabilmente verso la guerra civile. 

    L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari conferma che solo negli ultimi giorni migliaia di persone hanno lasciato le proprie case per cercare rifugio nella capitale: dal primo luglio al 12 agosto le organizzazioni umanitarie hanno contato più di 10 mila persone sfollate che hanno raggiunto Kabul. TOLOnews ha raccolto la storia straziante di una famiglia che, dovendo lasciare la propria casa, ha dovuto scegliere chi lasciare indietro, per mancanza di trasporto e risorse per tutti. Gli aiuti umanitari non riescono a raggiungere tutte le persone che ne hanno bisogno, per cui, in assenza di un programma governativo, il sostegno delle persone costrette a vivere in tende nella città ricade sulla società civile. Kamal Afzali ha raggiunto Wafi T. Latifi, un imprenditore di Kabul che sta cercando di coordinare i lavori di sostegno immediato per le persone che arrivano nella capitale.

    Il rapidissimo collasso della situazione ha lasciato gran parte della comunità internazionale disarmata: gli Stati Uniti hanno mobilitato 3.000 soldati per assistere all’evacuazione dell’ambasciata statunitense di Kabul e di tutti i propri cittadini ancora presenti nel paese; fonti di Associated Press confermano che anche il Canada si sta attivando per inviare militari ed evacuare i propri cittadini. L’ambasciata di Washington ha rilasciato una serie di messaggi di allerta preoccupanti, istruendo i cittadini statunitensi a “lasciare l’Afghanistan immediatamente usando i voli commerciali disponibili.” Nonostante l’evacuazione, però, il portavoce del dipartimento di Stato Ned Price ha sottolineato che non c’è l’intenzione di chiudere l’ambasciata. La Germania è ancora più avanti di Stati Uniti e Canada, e già parla come se il governo afgano fosse caduto: il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha esplicitamente criticato il ritiro delle truppe statunitensi, dicendo che la Germania “non darà un centesimo” a un Afghanistan talebano, “in cui venga introdotta la Sharia.” Maas forse non ha presente che i due partner arabi principali della Germania — gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita — sono noti per la propria interpretazione particolarmente conservatrice della Sharia.

    Ma quindi una soluzione di pace, o comunque politica, è ormai completamente fuori discussione? Il Primo ministro pakistano Imran Khan ha speso parole pesanti nei confronti della gestione della crisi da parte degli Stati Uniti, e ha specificato che i leader talebani gli hanno detto che non sono interessati a nessuna soluzione diplomatica al conflitto finché il presidente, Ashraf Ghani, non avrà dato le dimissioni. Gli Stati Uniti da tempo accusano il Pakistan di aver fornito ai talebani il sost
    45 min
  • 130: Con la terza dose l’apartheid vaccinale si allarga ancora di più
    La preoccupazione per la variante Delta ha portato molti stati ad accelerare i propri piani per una terza dose. Ma con tutti i paesi più sfruttati del mondo ancora da vaccinare il rischio di protrarre ulteriormente la pandemia è altissimo
    Sono passati otto mesi dall’inizio della campagna vaccinale in tutto il mondo, e le aziende farmaceutiche iniziano a pubblicare i primi dati riguardo alla diminuzione di efficacia dei vaccini dopo qualche mese. I paesi più ricchi del mondo stanno uno alla volta facendo i conti con la necessità di una terza dose, prima ancora di aver finito la campagna vaccinale — e con gran parte del resto del mondo ancora a zero dosi.

    Questa settimana, il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha chiesto una sospensione della somministrazione delle terze dosi di vaccino, “almeno fino alla fine di settembre,” per permettere di vaccinare “almeno il 10%” (!) della popolazione di tutti i paesi. “Capisco le preoccupazioni di tutti i governi di proteggere i propri cittadini dalla variante Delta,” ha commentato Tedros, “ma non possiamo accettare che i paesi che hanno già usato quasi tutte le riserve di vaccini del mondo ne usino altri ancora.” La dichiarazione dell’OMS non è stata presa bene dagli Stati Uniti: l’addetta stampa della Casa bianca Jen Psaki ha detto che l’organizzazione sta “presentando una scelta falsa.” Psaki si è vantata del fatto che gli Stati Uniti finora hanno donato 110 milioni di dosi ai paesi che ne avevano bisogno — una quantità risibile rispetto a quanto necessario. 

    Dopo otto mesi, la disuguaglianza vaccinale è ancora gravissima: mentre sia Stati Uniti che Unione europea corrono verso il 50% della popolazione vaccinata, ha ricevuto il vaccino solo l’1,8% della popolazione africana. Nei paesi classificati come ad alto reddito dalla Banca mondiale sono state distribuite 101 dosi ogni 100 persone; nei 29 paesi più sfruttati del mondo 1,7 dosi ogni 100 persone. Il dottor Bruce Aylward, uno dei consiglieri speciali di Tedros, ha ripetuto l’ovvio: l’emergere di nuove varianti dimostra che “non possiamo uscirne [dalla pandemia] finché tutto il mondo non è vaccinato.” Con una disparità vaccinale come quella attuale, l’obiettivo di vaccinare tutto il mondo, però, sembra impossibile.

    C’è del vero in quello che dice Psaki: gli Stati Uniti infatti, si sono ufficialmente schierati a favore della moratoria sui brevetti dei vaccini, insieme al resto del mondo. Su questo fronte, infatti, al WTO c’è l’Unione europea sostanzialmente isolata, nella strenua difesa del diritto di Pfizer / BioNTech, e delle altre grandi aziende farmaceutiche, di chiedere prezzi sempre più esorbitanti a dose, mentre il resto del mondo resta senza vaccino.
    Show notes

    Six Month Safety and Efficacy of the BNT162b2 mRNA COVID-19 Vaccine | medRxiv
    Should you get a third Covid vaccine dose? Booster shots explained
    Brusaferro (Iss): “Sì alla terza dose di vaccino per i più fragili. La crescita dei casi? Ora è più contenuta" | L'HuffPost
    Vaccini Lombardia, consegnate un milione di dosi in meno a luglio Le forniture frenano la corsa- Corriere.it
    Vaccino Covid, Ricciardi: "Terza dose andrà fatta, serve produrre di più"
    WHO Director-General's opening remarks at the media briefing on COVID-19 - 4 August 2021
    WHO calls for moratorium on booster vaccine shots through September, citing global disparity - The Washington Post
    Coronavirus (COVID-19) Vaccinations - Statistics and Research - Our World in Data
    WHO calls for moratorium on COVID vaccine booster jabs | Coronavirus pandemic News | Al Jazeera
    Parliament calls for temporary COVID-19 vaccine patent waiver | News | European Parliament
    The patent waiver debate - PharmaTimes Magazine July 2021
    EU seals deal with Novavax for up to 200 million COVID-19 vaccines | Reuters
    I profitti di Pfizer e l'impotenza della politica | il manifesto
    Let down by rich and failing the poor, global vaccine scheme to be shaken up | Reuters
    1 hr 7 min
  • 129: L’inquinamento chimico uccide 9 milioni di persone all’anno nel mondo
    Dall’incidente di questa settimana a Leverkusen ai casi di Vicenza e Seveso, la contaminazione da sostanze tossiche è il rovescio della medaglia dell'industria chimica mondiale
    L’inquinamento è un problema grave, che mette a rischio il presente e il futuro del nostro pianeta. Ma non bisogna dimenticare che, oltre a quello causato dalle emissioni di gas climalteranti, ce n’è anche un altro: l’inquinamento chimico, che avvelena terre, fiumi, aria, vita. Un inquinamento che già oggi è causa di un sesto — sì — delle morti premature in tutto il mondo, e di cui non si parla abbastanza.

    Partiremo raccontando il disastro di Leverkusen, in Germania, dove martedì mattina si è verificata una gigantesca esplosione in uno degli impianti chimici più grandi d’Europa. Sono morte almeno due persone, e non sembra esserci speranza per altri cinque dispersi, mentre non è ancora chiaro quanti e quali inquinanti chimici siano stati dispersi nel territorio circostante.

    La mancanza di chiarezza, in effetti, è uno dei motivi per cui è così difficile contrastare l’inquinamento chimico: non esistono veri e propri protocolli internazionali per l’analisi del rischio, e la grande quantità di molecole chimiche inventate di continuo rende difficile analizzarne tutte le possibili controindicazioni: per svolgere test esaustivi su tutte le molecole inventate ogni anno, con le capacità attuali, occorrerebbero 2 mila anni. 

    La storia dell’inquinamento chimico è dunque una storia di pentimenti: come il caso della contaminazione da Pfas in provincia di Vicenza, dove la seconda falda acquifera più grande d’Europa è stata inquinata per decenni da sostanze per le quali — nonostante ne sia da tempo nota la tossicità — non ci sono state fino agli scorsi anni regolamentazioni. Risultato: a luglio è partito un processo su quello che è uno dei più grandi disastri ambientali della storia italiana.

    Per finire cercheremo di fare il punto sul disastro dell’Icmesa di Seveso del 1976, probabilmente l’incidente chimico italiano più grave e noto della storia recente, provando a capire perché uno dei nostri speaker non possa ancora coltivare le zucchine sotto casa.
    Show notes

    Leverkusen chemical blast likely released toxins into air | News | DW | 28.07.2021
    Chemical park operator assumes the death of the missing after the explosion
    Chemical pollution: A growing peril and potential catastrophic risk to humanity
    Cosa sono i PFAS, gli inquinanti delle acque del Veneto - Il Post
    PFAS nei cibi: l'EFSA ne valuta i rischi e stabilisce il limite di sicurezza | Autorità europea per la sicurezza alimentare
    Pfas, al via il processo a Vicenza, otto anni dopo la scoperta dell'inquinamento della falda
    Zucchine e diossina, il pericolo viene dall'orto: 3 verdure da evitare • MBNews
    Diossina, Corbetta (M5S) chiede più controlli sui prodotti agricoli • MBNews
    Il sindaco di Seveso dimesso nel nome della nube di diossina 45 anni dopo
    C'è un grosso problema con le vasche di diossina di Seveso

    In questa puntata sono con voi: Stefano Colombo e Alessandro Massone. Per non perderti nemmeno un episodio di TRAPPIST, abbonati su Spotify e Apple Podcasts.
    Sostieni l’informazione indipendente di the Submarine: abbonati a Hello, World! La prima settimana è gratis



    in copertina: JuergenPM / Pixabay Licence. Elaborazione CC-BY the Submarine
    1 hr 15 min

About TRAPPIST

From the publisher's feed

Il mondo visto da lontano: conversazione sulle notizie piú importanti della settimana, dalla redazione di the Submarine.

More shows like TRAPPIST

DataKnightmare: L'algoritmico è politico by Walter Vannini

DataKnightmare: L'algoritmico è politico

0 Listeners

Tintoria by OnePodcast - The Comedy Club

Tintoria

20 Listeners

Actually by Will Media

Actually

10 Listeners

Il Mondo by Internazionale

Il Mondo

35 Listeners

Indagini by Il Post

Indagini

87 Listeners

Non hanno un amico by Luca Bizzarri - Chora Media

Non hanno un amico

29 Listeners

Stories by Cecilia Sala – Chora Media

Stories

40 Listeners

Black Box - La scatola nera della finanza by Guido Brera e Gian Luca Comandini - Chora Media

Black Box - La scatola nera della finanza

7 Listeners

Fuori Da Qui by Simone Pieranni - Chora Media

Fuori Da Qui

5 Listeners

Nessuno Escluso by Chiara Piotto e Pietro Forti - Will Media

Nessuno Escluso

1 Listeners

SEIETRENTA - La rassegna stampa di Chora Media by Chora Media

SEIETRENTA - La rassegna stampa di Chora Media

16 Listeners

Una mattina by il manifesto

Una mattina

0 Listeners

Wilson - Le notizie, spiegate bene by Il Post - Francesco Costa

Wilson - Le notizie, spiegate bene

7 Listeners