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  • 147: Tutte le vittime dei CPR
    Gli ultimi suicidi ed episodi di autolesionismo testimoniano il disagio psichico dei migranti intrappolati nei Centri di permanenza per il rimpatrio. Un’emergenza del diritto alla salute fisica e mentale che continua e si aggrava a causa di un sistema che criminalizza la migrazione.
     

    Questa puntata di TRAPPIST menziona casi di suicidio e autolesionismo. Se hai bisogno di parlare con qualcuno, o conosci qualcuno che ha pensieri suicidi, puoi contattare gratuitamente il Telefono Amico al 02 2327 2327 (anche su WhatsApp al 324 011 72 52) o la Onlus Samaritans allo 06 772 08 977.

     

    C’è stata una nuova morte all’interno del Cpr di Gradisca d’Isonzo, in Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di una persona proveniente dal Marocco, che si è tolta la vita mentre si trovava in isolamento per precauzione anti-Covid. “I Cpr restano luoghi oppressivi ed angoscianti, e lo sono da sempre: a prescindere dal colore politico che governa il fenomeno migratorio, in queste strutture è molto difficile vivere. Soprattutto per persone fragili o con un vissuto tortuoso alle spalle. Questo è il momento del lutto e del silenzio ma al tempo stesso della riflessione sulle criticità dei Cpr, strutture concentrazionarie che continuano a palesare gravi criticità,” ha commentato la sindaca di Gradisca, Linda Tomasinsig. 

     

    Intanto il consigliere regionale laziale di +Europa Alessandro Capriccioli ha dichiarato di aver parlato con i compagni di stanza di Wissem Ben Abdel Latif, il 26enne tunisino morto il 28 novembre dopo una permanenza al Cpr di Ponte Galeria, che gli hanno detto che Latif gli aveva raccontato di “aver subito delle percosse il giorno prima del suo ricovero. Circostanza che, se confermata, sarebbe gravissima.” Il consigliere però ha confermato che il ricovero al San Camillo avrebbe avuto a che fare solo con le condizioni psichiatriche di Latif e non con un eventuale pestaggio. Ci sono molte domande sulla sua morte che meritano una risposta. Perché Latif è sbarcato in buone condizioni psico-fisiche e dopo 2 mesi nelle mani dello stato è morto? La sofferenza mentale del detenuto era precedente alla sua detenzione o è maturata nel corso della stessa? Quale “terapia” gli è stata somministrata?

     
    Show notes
     

    Cpr, l’accusa dei periti dopo la morte di Moussa Balde: “Non c'era solo l'ospedaletto, gravi carenze in tutta la gestione sanitaria” - la Repubblica
    Un altro morto in un centro per rimpatri (CPR), questa volta a Gradisca d'Isonzo
    Si toglie la vita al Cpr di Gradisca dov’era in isolamento per Covid. Il sindaco: “Un dolore immenso” - Il Piccolo Trieste
    15 anni di "Bossi-Fini", legge frutto di ideologia che ha fatto aumentare gli irregolari - Altreconomia
    Il decreto sicurezza ha prodotto 140mila migranti invisibili in più - la Repubblica
    Che cambia con il nuovo decreto immigrazione - Annalisa Camilli - Internazionale
    Migranti, rapporto Cild sui Centri di permanenza per i rimpatri: 6 morti in 2 anni, mai così tanti
    Le domande sulla morte di Abdel nel Cpr di Ponte Galeria | L'HuffPost
    Cpr, l’accusa dei periti dopo la morte di Moussa Balde: “Non c'era solo l'ospedaletto, gravi carenze in tutta la gestione sanitaria” - la Repubblica
    Una lunga scia di sangue sul pavimento, le immagini choc dal Cpr di via Corelli Milano
    Il libro nero del Cpr di Torino. Dove le persone camminano sull’orlo di un burrone


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    In copertina, il CPR di Gradisca d’Isonzo. Grab via Google Maps
    54 min
  • 146: Europa zona rossa
    Nuovi lockdown e vaccinazioni obbligatorie: l’Unione europea cerca di fermare il contagio, mentre l’arrivo della variante Omicron fa temere sulla tenuta dei vaccini
     

    I residenti in Grecia che hanno più di 60 anni e non hanno ancora effettuato il vaccino contro il Covid–19 saranno multati fino a 100 euro al mese: è il primo passo verso un obbligo vaccinale generale, annunciato di fronte al numero sempre crescente di casi. A novembre, nonostante il buon tasso vaccinale, in Grecia sono morte di Covid 2.219 persone, e soltanto martedì sono stati registrati 7.486 nuovi casi. Anche la Germania, finora restia a a qualsiasi tipo di vaccinazione obbligatoria, sembra ormai orientata in questa direzione: il futuro cancelliere Olaf Scholz ha dichiarato che il paese potrebbe introdurre l’obbligo a partire da febbraio o marzo, specificando che qualsiasi decisione dovrà passare dal parlamento. Il numero di casi ha smesso di crescere in modo drastico negli ultimi giorni, ma il numero di morti continua ad aumentare: l’altroieri sono stati contati 446 decessi.

     

    Grecia e Germania si trovano nella situazione complessa di dover parlare di vaccinazioni obbligatorie mentre sui media continua il dibattito sull’efficacia dei vaccini attuali contro la variante Omicron. Martedì l’ad di Moderna Stéphane Bancel ha detto al Financial Times che “tutti gli scienziati con cui ho parlato dicono che le cose non andranno bene.” Bancel ha specificato che per avere dati più sicuri bisognerà aspettare, ma ha anche sottolineato che serviranno mesi per lo sviluppo e la produzione di vaccini aggiornati. È stato più confortante invece il co–fondatore di BioNTech Ugur Sahin, secondo cui, anche se sicuramente più persone vaccinate si ammaleranno a causa della variante, molto probabilmente saranno comunque protetti dai sintomi più gravi. “Il nostro messaggio è: non spaventatevi, il piano resta lo stesso — bisogna accelerare con la somministrazione delle terze dosi,” ha detto Sahin, rivolgendosi ai paesi più ricchi del mondo. Le dichiarazioni di Bancel avevano avuto un impatto negativo sui mercati.

     

    I dati che arrivano dal Sudafrica sembrano attestare l’alta contagiosità della variante Omicron: mercoledì i casi registrati sono raddoppiati rispetto al giorno precedente — passando da 4.373 a 8.561. La settimana scorsa i casi si aggiravano attorno al migliaio al giorno — la settimana precedente 300. Stanno aumentando anche le ospedalizzazioni, anche se fortunatamente non alla stessa velocità. Maria Van Kerkhove, una dirigente dell’OMS, ha confermato che ci sono molti casi con sintomi moderati, ma anche casi gravi. Michelle Groome, dell’Istituto nazionale sudafricano per le malattie trasmissibili, ha dichiarato che il paese sta osservando “un aumento esponenziale” dei casi.

     

    Ieri sono stati confermati i primi casi di Omicron anche negli Stati Uniti, negli Emirati Arabi Uniti, e in Corea del Sud. La diffusione preoccupa particolarmente le autorità sudcoreane, che stanno già affrontando l’ondata più grande dall’inizio della pandemia. In Europa, von Der Leyen ha aperto la porta alle vaccinazioni obbligatorie dicendo che di fronte alla variante Omicron il blocco deve “prepararsi per il peggio, e sperare che vada tutto bene.”

     

    Il direttore generale dell’OMS Tedros ha aperto il briefing media sul Covid–19 ricordando in modo pragmatico ai leader del mondo che la quasi totalità dei casi registrati a livello globale dipendono ancora dalla variante Delta. Il direttore generale ha però denunciato la “combinazione tossica” di “bassa copertura vaccinale e testing ancora minore,” che insieme costituiscono “una ricetta per allevare e amplificare le varianti.”

     
    Show notes
    South Africa's new COVID cases double in 1 day amid omicron | AP News
    Covid: WHO says South Africa hospitalizations rising, omicron severity unclear
    Omicron variant fuelling ‘exponential’ rise in Covid cases, say South Africa officials | Coronavirus | Th
    58 min
  • 145: Il Kurdistan siriano si prepara a una quarta invasione turca
    Nonostante gli accordi di cessate il fuoco, i bombardamenti turchi nel Kurdistan siriano non sono mai finiti, e ora, con la situazione politica in Turchia sempre più instabile, molti temono Erdogan si stia preparando a una quarta invasione.
     

    Tre giorni fa la testata turca Sabah ha denunciato con sdegno la presenza di bandiere e insegne curde in Strappare lungo i bordi, la serie animata di Zerocalcare per Netflix. La vicinanza dell’artista alla causa curda non è ovviamente una notizia — almeno per il pubblico italiano che lo segue da anni — ma la polemica turca ci offre una utile scusa per tornare a parlare per un’ora di Kurdistan siriano, ridotto, dopo tre operazioni di vera e propria guerra, in patchwork geopolitico, con piccole strisce di territorio sotto il controllo di militanti e attori esteri diversi.

     

    Le tre incursioni turche, infatti, hanno reso lo scacchiere, già molto complesso — tra operazioni russe e statunitensi contro ISIL praticamente ingestibile e presenza delle forze fedeli ad Assad — praticamente invivibile. Le tre operazioni sono state condotte rispettivamente nel 2016, nel 2018 e nel 2019: quest’ultima in aperta opposizione alle operazioni statunitensi, che negli anni precedenti, prima del tradimento di Trump, aveva investito ingenti risorse per addestrare le SDF.

     

    Due anni dopo, la zona attorno a Idlib, l’ultima area completamente in mano ai ribelli, è costellata di avamposti di milizie vicine ad Ankara, e le strade che collegano la regione sono “sorvegliate” da pattuglie coordinate da Turchia e Russia. 

     

    Secondo la Turchia, le ultime enclavi curde costituiscono un problema per la sicurezza: un problema alla sicurezza che viene gestito bombardando civili e controllando impedendo la circolazione dell’acqua.

     
    Show Notes
     

    Netflix'te yayınlanan çizgi dizide PKK/YPG skandalı - Son Dakika Haberler
    "Non possiamo voltare le spalle ai curdi". L'appello di Zerocalcare
    Turkey's war of attrition against Syria's Kurds - Al-Monitor: The Pulse of the Middle East
    Kurds and refugees behind Turkey’s Syria offensive | News | Al Jazeera
    Turkey to launch imminent Syria operation against YPG | Turkey-Syria Border News | Al Jazeera
    How Turkey’s ‘Peace Spring’ changed the dynamics of Syria’s war | Turkey-Syria Border | Al Jazeera
    3 Killed in Suspected Turkish Drone Attack in NE Syria
    Killing the Khabur: How Turkish-backed armed groups blocked northeast Syria’s water lifeline - Peace Organization PAX
    Iraq's elections weaken PKK in Sinjar - Al-Monitor: The Pulse of the Middle East
    Erdogan Has Never Been in This Much Trouble

     
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    In copertina: grab Netflix / Strappare lungo i bordi
    58 min
  • 144: Giro d’Europa nella quarta ondata
    In tutta Europa la politica cerca soluzioni all’aumento dei contagi senza ritornare alle restrizioni: ma è un campo ancora inesplorato — mentre i contagi e i morti aumentano.
     

    Ieri la Germania ha registrato 65.371 casi giornalieri. È il numero più alto dall’inizio della pandemia, ma probabilmente è sottostimato: il presidente dell’Istituto Robert Koch, Lothar Wieler, ha avvisato che moltissimi casi non sono stati conteggiati, durante un discorso che ha scosso la politica tedesca — il Welt lo definisce “incendiario.” Il presidente dell’Istituto in questi mesi si era fatto conoscere come una presenza calma anche nelle situazioni più dure, mentre ieri non ha nascosto la gravità della situazione: secondo Wieler la Germania va incontro a un “Natale molto brutto,” e ha definito la situazione attuale come “molto cupa,” preannunciando che se non si agisce in fretta il paese potrebbe arrivare a vedere 1.200 morti al giorno.

     

    Ciononostante, il Bundestag ha deciso di non estendere le precedenti misure d’emergenza, preferendo inaugurarne di nuove, firmate dalla nuova coalizione tra SPD, Verdi e FDP. Tra le misure, c’è l’obbligo di regolamentazione 3G su tutti i posti di lavoro e sui mezzi — una misura analoga al nostro green pass, che permette l’accesso alle persone vaccinate (geimpft), guarite (genesen) o testate (getestet).

     

    La decisione del parlamento tedesco arriva dopo una settimana di decisioni che si sono susseguite mentre la politica cercava un modo per limitare il contagio alternativo alle ormai classiche limitazioni alla circolazione. Si sta formalizzando, attraverso molti paesi europei e nell’invocazione dei governatori regionali italiani, un vero e proprio “modello bavarese” — che prevede livelli di restrizioni diversi, negando l’accesso a servizi e svaghi a chi ha test negativi ma non ha fatto il vaccino e non è guarito.

     

    In questa puntata di TRAPPIST percorriamo rapidamente la situazione stato per stato: dove la campagna vaccinale ha incontrato più difficoltà, ora la situazione è proporzionalmente più grave: ma in tutta Europa la situazione è la stessa — i mesi persi all’inizio della campagna e le difficoltà nel gestire le terze dosi ora si fanno sentire.

     
    Show notes
     

    Corona: Germany Measures of the Federal Government
    COVID in Europe: Germany faces 'terrible Christmas', Czech Republic and Slovakia target unvaccinated | Euronews
    Čo s neočkovanými zamestnancami, ktorí sa nechcú testovať? Firmy vidia riziká - Korzár SME
    Česko zavede bavorský model. Vláda zvažuje i obnovení povinného testování ve firmách | Hospodářské noviny (HN.cz)
    FFP2 und 2-G-plus: Was gilt in welchem Bundesland? | DiePresse.com
    Coronavirus: RKI-Chef Lothar Wieler warnt in Brandrede vor einem „sehr schlimmen Weihnachtsfest“ - WELT
    Corona-Regeln der Bundesländer: 3G, 2G-Plus, 2G – was gilt wo? - DER SPIEGEL
    Bundestag und Ministerpräsidentenkonferenz: Bund und Länder entscheiden über neue Corona-Regeln | ZEIT ONLINE
    Covid Italia, superata la soglia dei diecimila contagi. Stretta sul green pass, mossa delle Regioni- Corriere.it
    Green pass rafforzato, il pressing delle Regioni - Cronaca - ANSA

     
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    in copertina, elaborazione foto CC-BY-SA 4.0 Cezary p
    1 hr 3 min
  • 143: Come sta la destra statunitense
    Un anno dopo la sconfitta, il partito repubblicano è diviso tra chi vuole assecondare una base ormai radicalizzata e chi invece vorrebbe collaborare con i democratici
    Anche se siamo ormai alle porte del 2022, la politica e la società statunitense devono ancora metabolizzare il fatto senza precedenti accaduto lo scorso 6 gennaio, quando una folla variegata di estremisti di destra e supporter dell’ex presidente Trump ha invaso il Campidoglio a Washington. Il repubblicano sta ora cercando di fermare la desecretazione e la pubblicazione di alcune carte relative a suoi incontri e conversazioni nelle ore precedenti all’assalto — viene da domandarsi perché. In queste carte potrebbero essere contenute informazioni cruciali per capire davvero le dinamiche di quei giorni: non è chiaro se Trump, sfruttando la legislazione statunitense, potrà davvero impedirne la diffusione.

    Il Partito repubblicano intanto è sospeso in un limbo in vista delle prossime elezioni di midterm, sulle quali potrebbe lucrare grazie al calo della popolarità di Biden. Una parte ha votato il piano di investimenti infrastrutturali dell’amministrazione, ma un’altra larga fetta è invece rimasta ostile a qualsiasi forma di trattativa con l’esecutivo, adottando una tattica ostruzionistica. 

    La Corte suprema del paese intanto dovrà dare il proprio parere su alcune delle questioni più scottanti e divisive degli ultimi anni - in particolare quelle inerenti al diritto all’aborto, che è al centro di decenni di tentativi di attacco da parte della destra reazionaria. In primis, saranno esaminati i casi provenienti dal Texas e dal Mississippi.

    Su questo sfondo la battaglia puramente ideologica tra chi vuole un paese egualitario — almeno a livello di diritti civili — e uno in cui vige di fatto il suprematismo bianco è sempre accesa e risulta evidente nei giorni del processo al terrorista Kyle Rittenhouse. Il nuovo terreno di scontro è la cosiddetta Critical race theory, una prospettiva di insegnamento della storia statunitense nelle scuole che fa notare come il razzismo sia incardinato da sempre alle istituzioni del paese, che ha ovviamente irritato i conservatori. Tra questi, il nuovo governatore della Virginia Glenn Youngkin, che ha costruito una campagna elettorale vittoriosa facendo del contrasto alla CRT la propria bandiera.
    Show notes

    La decisione della giudice sui registri della Casa bianca
    Trump’s Claim of Executive Privilege in the Jan. 6 Inquiry, Explained - The New York Times
    Capitol Police Officers Sue Trump and Allies Over Election Lies and Jan. 6 - The New York Times
    Trump bashes infrastructure bill and many Repulicans follow his lead - The Washington Post
    How Mitch McConnell, one of Washington's longtime GOP power players, succumbed to the preeminence of Trump - The Washington Post
    McConnell praises federal infrastructure bill during a visit to Covington | WVXU
    Glenn Youngkin vows to ban critical race theory if elected Virginia governor | Fox News
    Glenn Youngkin | TheHill
    What Youngkin's Win in the Virginia Governor Race Means for Democrats - The New York Times
    Pete Buttigieg gains new tool to speed up infrastructure megaprojects - The Washington Post
    How a Conservative Activist Invented the Conflict Over Critical Race Theory | The New Yorker
    The 1619 Project and the Long Battle Over U.S. History - The New York Times
    "Critical race theory" is a fairytale — but America's monsters are real | Salon.com

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    In copertina, foto CC-BY 2.0 Anthony Crider
    1 hr 4 min
  • 142: La Cop26, tra buone intenzioni ed ecofascismo
    Secondo gli esperti supereremo il limite di 1,5 °C già tra 11 anni. Intanto, la comunità internazionale non è pronta a mettere in discussione il nostro sistema economico
    La Cop26 era iniziata non con i migliori auspici. A Roma, il G20 si era chiuso con un nulla di fatto, e Boris Johnson, che sta ospitando il summit, aveva sfondato ampiamente nell’ecofascismo, spiegando che il cambiamento climatico causerà “eventi geopolitici molto difficili” tra cui migrazioni di massa. Intervistato dentro al Colosseo, il Primo ministro britannico ha usato la Roma imperiale come paragone, dicendo che “quando l’impero romano è crollato, è stato in gran parte a causa dell’immigrazione incontrollata.” Una cosa che, secondo la visione pronta per la quinta elementare del premier britannico, “potrebbe succedere di nuovo.”

    All’evento non si sono presentati né Vladimir Putin né Xi Jinping, e anche Erdogan ha cancellato la propria partecipazione all’ultimo minuto. Anche tra i presenti le cose non sono iniziate benissimo, durante gli annunci degli impegni nazionali per affrontare la crisi climatica, l’India si è data per la prima volta una scadenza entro cui arrivare alle zero emissioni — ma per il 2070, vent’anni troppo tardi. Nel proprio discorso Modi ha comunque difeso il proprio paese, sottolineando come l’India costituisca il 17% della popolazione globale, ma contribuisca solo al 5% delle emissioni. Questo annuncio ha congelato qualsiasi ambizione di presentare obiettivi più avanzati della Cop22 di Parigi, nonostante la politica abbia ormai imparato a usare la retorica dell’apocalisse per parlare del disastro climatico: durante il proprio intervento Boris Johnson ha citato James Bond, dicendo che l’umanità è legata a un “dispositivo apocalittico”; con lo stesso spirito teatrale, Antonio Guterres ha detto che i leader del mondo “stanno scavando la propria stessa fossa,” e che bisogna “smettere di trattare la natura come un cesso.” Tra gli interventi più importanti c’è stato quello della Prima ministra delle Barbados, Mia Mottley, che ha parlato a nome dei tanti stati insulari a rischio a causa dell’innalzamento del livello del mare, chiedendo agli stati più ricchi di “non permettere che la via dell’avidità e dell’egoismo pianti i semi della nostra comune distruzione.”

    Una delle voci più ottimiste della prima giornata di summit è stata quella di Biden, che ha parlato di una “opportunità incredibile” di fronte alla “crescente catastrofe.” Biden da sempre sostiene che la conversione necessaria per ridurre le emissioni e la dipendenza dai combustibili fossili possa essere una nuova fonte importante di impiego: “Costruire i pannelli solari e le turbine eoliche che faranno crescere il mercato energetico del futuro creerà lavori sindacalizzati e ben pagati per i lavoratori americani,” ha commentato il presidente statunitense nel proprio intervento. “È una cosa che non dobbiamo mai perdere di vista.” Parlando con gli altri leader presenti al summit, Biden ha ammesso che l’impegno climatico degli Stati Uniti è stato a dir poco incostante, ovviamente in gran parte per responsabilità di Trump: “La mia amministrazione sta facendo gli straordinari per dimostrare il nostro impegno climatico coi fatti e non con le parole.” Biden ha promesso che nei prossimi giorni saranno svelate nuove iniziative climatiche guidate dagli Stati Uniti.

    Intanto, alcuni dati visti dal Guardian confermano le preoccupazioni degli attivisti: attraverso un accordo internazionale poco noto — l’Energy Charter Treaty del 1998 — gli investitori del petrolio e del carbone possono fare causa ai governi per i profitti persi a causa delle leggi che cercano di far abbandonare i combustibili fossili. Il quotidiano di Londra ha visionato numerosissime cause intentate nel contesto della ECT, tra cui c’è anche il famigerato caso che vede Rockhopper Exploration contrapposta all’Italia.

    Oggi è arrivata una importante presa di posizione per il superamento del carbone, che dovrebbe essere fi
    55 min
  • 141/2: Pandemia e territorio: presentazione di Opera Aperta e Scalandrê
    Questa settimana su TRAPPIST ospitiamo le due talk di APNEA, l’evento organizzato sabato 23 al Circolo IAM.
    Opera Aperta e Scalandrê sono due nuovi libri fotografici di Cesura Publish, le pubblicazioni del collettivo di fotografi emiliano. Ne abbiamo parlato con i due autori, Alex Majoli e Marco Zanella, che ci hanno raccontato il loro percorso da fotografi, dalle origini ai loro ultimi progetti.
     

    Oᴘᴇʀᴀ Aᴘᴇʀᴛᴀ | ​​Nel febbraio 2020, Alex Majoli si trovava a Reggio Emilia, dove stava lavorando con la Fondazione I Teatri. La sua intenzione era quella di aggiungere un nuovo capitolo al suo progetto Scene, una lunga ricerca per immagini sulla teatralità della vita quotidiana. ​​L’8 marzo tutto si ferma, il teatro chiude, Majoli e il suo assistente partono per un viaggio che li porterà dal profondo sud alle montagne del Nord Italia, per documentare una tragedia contemporanea. Dopo più di un anno di pausa, l’autore decide di riprendere il lavoro insieme a I Teatri. Il libro che ne risulta non è più solo fotografia, ma un paragrafo aperto sul COVID.

    Con SCENE, Alex Majoli ha generato nuove chiavi di lettura sul rapporto tra l’uomo e la sua quotidiana teatralità. In Opera Aperta, l’autore riprende il discorso già sviluppato, ed esplora l’ambiguità tra realtà e finzione.

     

    Sᴄᴀʟᴀɴᴅʀê | parola del dialetto romagnolo che significa “fuori stagione, sfasato”, è il titolo del progetto di Marco Zanella protrattosi per gli ultimi tre anni in una piccola cittadina di tradizione agricola del Nord Italia, Cotignola. Indaga quella che è stata spesso definita la fine della civiltà contadina, collocandosi a cavallo tra il mondo prima e dopo la pandemia. Racconta di una realtà messa a dura prova dall’incedere della nuova società digitale e dal confronto con un sentimento del tempo alienante, dove il ritmo naturale delle stagioni, delle feste e dei riti, che ha sempre scandito la vita di una comunità in contatto osmotico con la terra, rischia di essere stravolto e perduto. Le immagini di Marco Zanella testimoniano l’impegno di una comunità nel preservare dal cambiamento accelerato antiche tradizioni e memorie collettive.

     
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    1 hr 1 min
  • 141: Stare insieme dopo un anno e mezzo di pandemia
    Questa settimana su TRAPPIST ospitiamo le due talk di APNEA, l’evento organizzato sabato 23 al Circolo IAM.
    La pandemia ci ha costretto a ripensare al modo di stare insieme. Dopo il successo della campagna vaccinale, ma ancora in piena crisi, ripercorriamo quello che è successo con Sabina Barcucci, Valerio Bassan e Vittorio Agnoletto
     

    La pandemia ci ha costretti con la forza a ripensare il nostro modo di stare insieme. Un anno e mezzo di emergenza sanitaria e di lockdown hanno dimostrato sia quanto fosse fragile il nostro modello di convivenza sociale, sia quanto le persone siano in grado di inventare nuove forme di associazione, incontro e condivisione.

     

    Un’emergenza che ha avuto anche un effetto dirompente sui lavoratori e sui rapporti di lavoro. Un lavoro che per molti, nel settore dello spettacolo e nel settore culturale, non c’è più stato, e che ha dovuto pian piano essere reinventato. E un lavoro che per molti altri ha significato un profondo cambiamento delle proprie abitudini, con lo smart working che ha modificato la fisionomia di una città come Milano.

     

    è un evento in cui ripercorriamo la storia dell’evoluzione della socialità in questa pandemia, dai primi drammatici giorni del marzo 2020 al futuro. Lo facciamo con alcuni ospiti che hanno inquadrato momenti che difficilmente dimenticheremo, con i loro obiettivi o con la loro attività medica, di ricerca o lavorativa. O semplicemente con la loro azione quotidiana.

     

    Ospiti:

     

    Sabina Barcucci è architetto e cultural manager. Lavora nel public engagement come consulente di innovazione culturale scientifica. Ha sviluppato prodotti digitali, culturali ed educativi per musei, istituzioni di ricerca, agenzie creative, imprese, associazioni. Per 5 anni ha diretto il laboratorio di innovazione digitale del MUSE – Museo della Scienza di Trento. Nel 2021, insieme al Festival della Scienza di Genova, ha co-fondato ST[r]EAM, il festival online di comunicazione scientifica sul web.

     

    Vittorio Agnoletto è medico. Insegna Globalizzazione e Politiche della Salute nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano. Fa parte del direttivo di Medicina Democratica e conduce la trasmissione 37e2 su Radio Popolare.

     

    Valerio Bassan è giornalista e digital strategist . È il co-fondatore di Supercerchio, per cui si occupa di strategia digitale e innovazione nei media. È autore della newsletter Ellissi. Come consulente ha lavorato con alcune importanti testate come Forbes, Vice, Il Sole 24 Ore e Internazionale. È anche il publisher di una rivista digitale dedicata all’approfondimento e alla lettura lenta, Istmo Magazine, e co-organizza un festival dedicato al giornalismo investigativo, DIG Festival.

     
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    1 hr 11 min
  • 140: Bullismo diplomatico e estremismo di destra: la Polonia può stare nell’Ue?
    Lo scontro tra Unione europea e Polonia è arrivato al punto di rottura, prima al Parlamento e ora al Consiglio europeo. Tra stato di diritto, zone LGBTQ e pacchetto per il clima, una soluzione diplomatica sembra sempre più difficile
    Al Parlamento europeo la spaccatura tra Polonia e il resto dell’Unione europea si è manifestata in due discorsi dai toni durissimi di Ursula von der Leyen e del Primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki. Von der Leyen, che ha parlato per prima, ha impostato il confronto in modo netto, dicendo che la decisione della Corte costituzionale polacca “mette in discussione le fondamenta dell’Unione europea,” e indicando il PiS come responsabile ultimo della rottura: “La Corte costituzionale polacca che ora mette in dubbio la validità del nostro Trattato è la stessa corte che, nel contesto dell’Articolo 7, non possiamo considerare indipendente e legittima, e così, in qualche modo, si chiude il cerchio.” 

     

    Morawiecki ha risposto alle accuse mosse dalla Commissione in un discorso molto lungo, che ha sforato di più di mezz’ora il tempo concesso. Il Primo ministro polacco ha dichiarato che “le competenze comunitarie hanno chiari confini, e non possiamo rimanere zitti quando questi confini sono oltrepassati. Stiamo dicendo sì all’universalismo europeo, ma diciamo no al centralismo europeo.” Da entrambe le parti, insomma, il tono è simile: profonda frattura, ma dichiarata volontà di trovare un compromesso. Morawiecki ha anche proposto una concessione: la possibilità di abolire la sezione disciplinare della Corte suprema, con cui sono stati colpiti i giudici che non erano allineati al PiS.

     

    In questa battaglia si gioca il futuro dell’Unione europea, che deve decidere fino a che punto è disposta ad accettare derive autoritarie nei propri stati membri. Questa settimana, giovedì e venerdì, il summit dei leader dell’Unione finirà sicuramente per essere dedicato in modo sostanziale al tema dello stato di diritto — invece che al nodo digitale su mercato e servizi, o alla crisi energetica, di cui sarebbe urgente parlare. Non è chiaro in che direzione ci si muoverà: ancora pochi giorni fa Merkel aveva chiesto un ritorno al dialogo e non uno scontro diretto, ma la posizione presa dal Parlamento, che è pronto a far causa alla Commissione se non difenderà l’Europa dalla deriva polacca, fa presagire il contrario. In questo scontro la Polonia sarà sostenuta dai gruppi di estrema destra del Parlamento e dall’Ungheria, che ha già emesso un decreto in cui condanna le azioni dell’Unione, dicendo che “ignora volutamente il principio di sussidiarietà” e “cerca di privare gli stati membri dei loro diritti.”

     

    È la seconda volta che la permanenza di un paese nel blocco viene messa effettivamente in discussione negli ultimi cinque anni, ma il caso è molto diverso rispetto a quello della Brexit: in questo caso la cittadinanza polacca è largamente a favore — fino all’80% — della permanenza nell’Unione. E questo contribuisce a inquadrare la mossa del governo di Varsavia come uno arroccamento del proprio potere a scapito dell’interesse collettivo, un passo rilevante verso l’instaurazione di un governo più autoritario.

     

    Le dichiarazioni più divertenti di ieri sono arrivate proprio dalle sigle europee di estrema destra. L’Ecr, il gruppo che comprende il PiS e anche FdI, ha parlato della “guerra fredda” del Parlamento “per destabilizzare i governi conservatori”; Id, il gruppo della Lega, ha parlato addirittura di “processo staliniano.” L’ironia di accusare di comportamento dittatoriale chi sta contrastando i tentativi di sottomissione della magistratura alla politica deve essere sfuggita agli europarlamentari di estrema destra. Dall’altra parte, la posizione più dura è stata presa dal gruppo S&D, secondo cui “i voti non danno la legittimità di distruggere una democrazia.” Iratxe García, la leader del gruppo, ha evocato direttamente la questione della Polexit, che la Polonia giura di non vo
    1 hr 7 min
  • 139: “Prepararsi per la Malattia X”
    L'OMS ha annunciato la formazione di un gruppo di esperti per indagare le origini del Covid-19 e prepararci alla prossima pandemia. Si cerca di superare l'approccio politico alla crisi sanitaria, ma la battaglia sembra persa in partenza
    Questa settimana l’OMS ha annunciato la formazione di un nuovo gruppo di esperti — il SAGO, per Scientific Advisory Group on the Origins of Novel Pathogens — che avrà lo scopo di guidare gli studi sulle origini di tutti i patogeni nuovi o ri-emergenti, compreso il SARS-CoV-2. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha spiegato la decisione ricordando che “l’emergere di nuovi virus con il potenziale di scatenare epidemie e pandemie è un fatto naturale, e mentre il SARS-CoV-2 è il più recente di questo tipo di virus, non sarà l’ultimo.”

    Il direttore generale ha sottolineato la varietà di ambiti da cui provengono gli esperti e dicendo che riflettono “le diversità geografiche e di genere.” In ogni caso, prima della prima riunione del gruppo bisognerà aspettare le due settimane di consultazioni pubbliche previste dalle norme dell’OMS. Il gruppo, tra le altre funzioni, assisterà l’OMS nel valutare una serie di nuovi studi sulle origini del Covid–19.

    L’annuncio è arrivato insieme a un editoriale, firmato da Maria Van Kerkhove, responsabile tecnica per la risposta alla pandemia, Michael Ryan, direttore esecutivo del programma dell’OMS per le emergenze sanitarie, e dallo stesso Tedros Adhanom Ghebreyesus, pubblicato su Science. Nell’articolo, titolato “Prepararsi per la Malattia X,” i tre autori spiegano la decisione di lanciare il SAGO: “Non è la prima volta che vengono lanciati studi internazionali sulle origini di un nuovo virus. Eppure, ogni volta, i ricercatori si trovano di fronte a una serie di sfide — non solo scientifiche, ma anche logistiche e politiche. […] Nel maggio 2020, gli stati membri dell’OMS hanno approvato una risoluzione all’unanimità per dare all’OMS un mandato per riunire un gruppo di esperti per realizzare studi scientifici e collaborativi sulle origini del virus. Ma è chiaro che i processi scientifici sono stati danneggiati dalla politicizzazione, ed è per questo che la comunità scientifica globale deve rinforzare il proprio impegno per portare avanti il processo scientifico.”

    Evitare la politicizzazione delle indagini sarà difficilissimo: nel corso del 2021 la teoria delle origini in laboratorio del virus — che, ricordiamo, non ha nessuna prova a favore, ma è stata istituzionalizzata quando è diventata bipartisan negli Stati Uniti — è diventata sempre più forte, raccogliendo il sostegno anche di diverse testate che hanno una reputazione di affidabilità. È il caso ad esempio del New York Times, che da tempo ormai abbraccia tacitamente la teoria, e che ieri ha pubblicato un pezzo in cui spiega che il nuovo gruppo incontrerà forti resistenze dalla Cina.

    Prepararsi alla Malattia X vuol dire anche superare le tante difficoltà che ancora rendono inutilmente difficile la pandemia in tante parti del mondo: mentre i paesi più ricchi del mondo si preoccupano del regime dei richiami — una cosa sacrosanta per la politica nazionale, ma miope su scala globale — i paesi più sfruttati devono affrontare sfide più complesse: in Africa il numero di tamponi è troppo basso, e un nuovo studio dell’OMS valuta che siano stati individuati solo il 14,2% dei casi — uno su tre. In tantissimi altri paesi come Indonesia e Brasile, dove la campagna vaccinale è stata condotta soprattutto con vaccini cinesi, la questione delle terze dosi è particolarmente urgente, perché questi vaccini garantiscono un periodo di protezione più breve. Così, mentre continuiamo a non produrre abbastanza vaccini per proteggere tutto il mondo, alcuni paesi che avrebbero bisogno urgente di terze dosi non hanno nemmeno quelle.
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    Scientific Advisory Group on the Origins of Novel Pathogens (SAGO)
    WHO Announces Proposed Members of its Scientific Advisory Group for the Origins of Novel Pathogens (SAGO)
    Preparing for
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Il mondo visto da lontano: conversazione sulle notizie piú importanti della settimana, dalla redazione di the Submarine.

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