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La filmografia fantascientifica è piena di guanti e tute aptiche, capaci di trasmettere a chi le indossa precise sensazioni tattili. Ma da oggi non è più fantascienza.
PERCEIVING, un progetto coordinato dal Centro di Ricerca E.Piaggio dell’Università di Pisa, ha l'obiettivo di mettere a punto un guanto capace di percepire e trasmettere a chi lo indossa tutti i principali segnali tattili, riducendo nel contempo al minimo le risorse necessarie, come sensori e attuatori. Il guanto potrà funzionare sia come “amplificatore tattile”, sia come sistema per permettere a una persona di percepire, ad esempio, la superficie toccata da una mano robotica.
Ne parliamo con Matteo Bianchi, Professore di Robotica del dip Ingegneria dell’informazione dell’Università di Pisa e del Centro E. Piaggio.
Si parla spesso di sensori indossabili per monitorare lo stato di salute o le prestazioni sportive di noi umani. Ma la stessa cosa può essere fatta con le piante per determinare, per esempio, se la loro crescita è ottimale. È quanto hanno realizzato l’ENEA e L’Università Campus Bio-Medico di Roma, sviluppando una nuova famiglia di sensori basati su fibra ottica, che possono essere applicati direttamente su piante e frutti un po’ come fossero cerotti, e che permettono di monitorarne in modo non invasivo la crescita e la stato di salute.
Ce lo racconta Rosaria D’amato, ricercatrice ENEA del Lab di Micro e nanostrutture per la Fotonica.
Su Nature Communications la ricerca realizzata grazie alla collaborazione fra Università di Pisa e Jozef Stefan Institute di Lubiana, che descrive il primo materiale liquido cristallino a memoria di forma riprogrammabile in 3D. Si tratta di un nuovo tipo di materiale con cui è possibile dare vita a oggetti tridimensionali capaci di assumere almeno tre forme diverse, programmabili a priori. Un risultato mai ottenuto prima, che apre la strada a moltissime applicazioni innovative.
Ne parliamo con Valentina Domenici, professoressa di Chimica Fisica dell’ Università di Pisa.
Continuiamo a parlare del rischio di incendio legato alle batterie delle auto elettriche. Come già trattato nella puntata precedente, si tratta di un rischio bassissimo, molto inferiore a quello legato ai veicoli termici, e tuttavia c’è molto lavoro, da parte della ricerca, per ridurlo ulteriormente: Luca Magagnin, professore di Chimica Fisica Applicata del Politecnico di Milano, ci spiega che si sta lavorando su vari aspetti contemporaneamente, agendo sulla chimica della batteria.
Nella prima puntata della nuova stagione trattiamo un argomento ancora molto dibattuto, nonostante i dati siano a senso unico: parliamo di auto elettriche, del rischio di incendio delle batterie e di cosa si sta facendo per eliminarlo completamente.
Secondo i dati in possesso delle assicurazioni, le probabilità che un’auto elettrica prenda fuoco sono un sessantesimo di quelle di un veicolo a combustione. Anche se certamente una batteria in fiamme non è facile da spegnere.
Ma perché può accadere che una batteria prenda fuoco? Quali sono le conseguenze e come si spegne una batteria in fiamme?
Ne parliamo con Luca Magagnin, professore di Chimica Fisica Applicata del Politecnico di Milano.
Dagli impianti di teleriscaldamento a biomassa, alle fonti di idrogeno da biomassa, fino alla bioplastica da legno, capace di coniugare buona resistenza con la completa riciclabilità del materiale. In questa puntata, parliamo di alcune possibili soluzioni nella lotta al cambiamento climatico e per l’autonomia energetica.
Parliamo di sfide tecnologiche per la transizione energetica, come la produzione continua di energia da fonti rinnovabili attualmente non programmabili, ma anche di sistemi basati sull’automazione e sull'intelligenza artificiale, per prevenire possibili blackout elettrici causati da ondate di calore quando la domanda elettrica è alta e la temperatura dell’aria pure.
Negli ultimi anni abbiamo parlato di alluvioni e di siccità, che sono due facce della stessa medaglia. Lunghissimi periodi senza o con poca acqua, infatti, amplificano gli effetti alluvionali, quando l’acqua si ripresenta tutta insieme. In Italia, dalle pratiche agricole alla gestione degli acquedotti, il sistema idrico del paese è sintonizzato su un regime di precipitazioni più abbondanti e più regolari, che ormai non esiste più. Cerchiamo di capire come potremmo usare l’acqua in maniera più efficiente e sostenibile.
C'è una convinzione diffusa a tutti i livelli, ma errata, secondo cui l'Italia e l'Europa sarebbero prive di molte delle materie prime critiche per la transizione ecologica e digitale. La sfida, invece, è estrarle in modo sostenibile.
Se la spazzatura è un problema sulla Terra, nello Spazio va anche peggio: a differenza della spazzatura terrestre, quella spaziale viaggia infatti a 9 o 10 km al secondo, più di 20 volte la velocità del suono, 10 volte la velocità di un proiettile sparato da un fucile militare. Ed è sempre di più questa spazzatura volante. Gli impatti, per quanto ancora occasionali, rischiano di trasformare dei singoli detriti in pericolosi proiettili difficili da monitorare. Parleremo di vari modi per mitigare il rischio crescente di collisioni e consentire in futuro l’uso sostenibile dello Spazio, pensato – come affermano i ricercatori – come bene comune.
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Il drammatico uno-due della pandemia seguita dal conflitto in Ucraina ha contribuito dolorosamente a un passaggio culturale importante, facendoci finalmente realizzare che la transizione ecologica…
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