Una casa aperta anche a chi è lontano
In questa domenica partiamo dalla straordinaria apertura annunciata dal profeta Isaia: la casa del Signore, il tempio, è una casa di preghiera per tutti i popoli, non soltanto per Israele. Nei versetti omessi dal lezionario si parla anche degli eunuchi, persone che erano escluse dall’accesso al tempio. Eppure il Signore dice che anche loro, insieme agli stranieri che aderiscono a lui e rimangono fedeli alla sua alleanza, possono entrare, pregare, essere ascoltati e venire colmati di gioia.
Questa apertura diventa ancora più audace nel Vangelo, dove incontriamo una donna cananea, appartenente proprio a quel popolo che la Bibbia presenta come nemico di Israele. Gesù, dopo il confronto con i farisei, si dirige verso Tiro e Sidone, territori pagani, quasi uscendo dai confini di Israele. È significativo che Gesù si trovi proprio sul confine, nel luogo dell’incontro con chi è lontano.
Gesù e la donna si incontrano sul confine
Possiamo leggere questo incontro come qualcosa che Gesù stesso ha cercato. Come era accaduto con la Samaritana, Gesù va incontro a una persona che si trova fuori dai confini religiosi e sociali abituali. La donna cananea, però, è straordinaria anche per la sua audacia: esce dal proprio confine, attraversa la distanza e va incontro a Gesù.
In questo ci viene in mente anche Maria, che abbiamo celebrato nella sua Assunzione. Nel Magnificat Maria riconosce che Dio ha guardato alla sua umiltà, alla sua piccolezza. Dio sembra cercare proprio coloro che si riconoscono piccoli, poveri e bisognosi.
La cananea grida: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Le sue parole sono sorprendenti sulle labbra di una pagana, ma soprattutto mostrano ciò che la muove: l’amore per sua figlia. È questo amore che la rende capace di tutto: uscire dal proprio confine, andare da Gesù, gridare, insistere e non arrendersi.
Il silenzio di Gesù fa crescere la fede
All’inizio Gesù non le rivolge nemmeno una parola. I discepoli, infastiditi dalle sue grida, chiedono che venga esaudita e mandata via. Gesù risponde sottolineando una priorità: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
La donna sembra essere esclusa, collocata agli ultimi posti. Eppure il silenzio di Gesù può essere letto non come un rifiuto, ma come un modo per permetterle di compiere un passo ulteriore. Lei non si allontana: si avvicina, si prostra davanti a lui e dice semplicemente: «Signore, aiutami».
È proprio qui che comincia un vero dialogo. Gesù le dice che non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini. La donna non si ribella e non contesta la parola di Gesù. Rimane dentro l’immagine che lui ha utilizzato e la trasforma in una richiesta ancora più radicale: «È vero, Signore, ma i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Ci bastano le briciole
La donna accetta di essere piccola, lontana, quasi una delle ultime. Ma proprio lì manifesta una fede grandissima. Non pretende il pane dei figli: le bastano le briciole.
È una delle immagini più belle del Vangelo: le briciole che cadono dalla tavola di Gesù sono sufficienti per guarire sua figlia. Ciò che sembra poco, nelle mani del Signore, è tutto. La donna sa che anche una minima parte della grazia di Gesù è sufficiente.
Per questo Gesù la ammira e le dice: «Donna, grande è la tua fede!». È il contrario di ciò che aveva detto a Pietro quando stava affondando: «Uomo di poca fede». E un episodio analogo era già avvenuto con il centurione, che aveva chiesto a Gesù la guarigione di una persona a lui cara senza pretendere che Gesù venisse fisicamente: gli bastava una parola. Anche lì Gesù aveva riconosciuto una grande fede.
La fede della cananea nasce dall’amore per sua figlia, dal bisogno e dalla certezza che Gesù può intervenire. È una fede che cresce proprio nel dialogo e nell’incontro con il Signore.
Le donne della Scrittura che vivono di poco
La cananea non è un caso isolato. Nella Scrittura incontriamo altre donne che, proprio nella loro piccolezza e povertà, diventano esempi straordinari di fede.
Pensiamo alla vedova di Sarepta, che possiede soltanto un po’ di farina e dell’olio e che, fidandosi della parola del profeta, condivide ciò che ha e scopre che non viene meno. Pensiamo a Rut, la moabita, una straniera che vive di spigolature e che proprio attraverso quella povertà entra nella storia della salvezza. Rut arriverà a essere parte della genealogia di Davide e, attraverso di lui, della genealogia di Gesù.
Non è casuale che Matteo racconti nella genealogia di Gesù proprio la presenza di donne fuori dagli schemi, straniere o segnate da situazioni particolari. Sono persone che diventano parte della storia della salvezza attraverso la loro fede, la loro forza e la loro capacità di affidarsi a Dio.
Qual è il nostro confine?
Questa Parola ci porta a chiederci personalmente: qual è il nostro confine da passare, dal quale avvicinarci a Lui? Dove ci sentiamo collocati?
Possiamo essere totalmente lontani, a motivo del peccato, della ribellione, della confusione. Possiamo essere vicini a parole, ma ipocriti, pieni di noi stessi. Tutti ci dobbiamo fare piccoli, spogliarci, adattarci al sottotavola, alle briciole.
Possiamo essere venuti a Messa perché abbiamo bisogno di un incontro con il Signore. Forse abbiamo una persona cara per la quale vogliamo pregare; forse portiamo una ferita, una difficoltà, un peccato, una situazione che ci pesa e che vorremmo affidargli.
Come la cananea, possiamo anche noi arrivare sul confine e dire semplicemente: «Signore, aiutami».
Non dobbiamo avere grandi pretese. Possiamo perfino accontentarci delle briciole, perché le briciole del Signore sono tutto. Attraverso quel poco che riceviamo, Dio ci dona tutta la sua grazia. Non abbiamo bisogno di quantità straordinarie: basta poco, se quel poco viene da lui.
Apriamo il cuore alla grazia
Oggi possiamo quindi presentarci davanti al Signore consapevoli delle nostre lontananze, del nostro essere sul confine, delle nostre fragilità e del nostro peccato. Ma siamo qui perché sappiamo che lui può raggiungerci proprio lì dove siamo.
Possiamo chiedergli con fiducia ciò di cui abbiamo bisogno, certi che anche una sola briciola della sua grazia può guarirci, riempirci e restituirci quella gioia e quella pace che Isaia promette a coloro che entrano nella casa del Signore.
La fede della cananea ci insegna così a non muoverci dal Signore: anche quando sembra tacere, anche quando ci sentiamo lontani, anche quando pensiamo di essere gli ultimi. Perché davanti a lui le briciole non sono poco: sono sufficienti per tutto.